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Human Rights Watch: Grecia, violenza contro i richiedenti asilo alla frontiera terrestre

Detenuto, aggredito, spogliato, deportato

An asylum seeker in northern Turkey at the Greek border on March 6 shows injuries he says Greek security forces inflicted after he had crossed the Evros River into Greece. © 2020 Belal Khaled

(Atene) – Le forze di sicurezza greche e uomini armati non identificati hanno arrestato, picchiato aggredito sessualmente, derubato e spogliato i richiedenti asilo e i migranti bloccati al confine grecoturco, per poi costringerli a tornare in Turchia, ha dichiarato ieri Human Rights Watch. Gli alti funzionari dell’UE hanno elogiato le misure di controllo delle frontiere della Grecia e hanno fornito sostegno attraverso l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (FRONTEX).

L’Unione Europea si nasconde dietro uno scudo di abusi da parte delle forze di sicurezza greche invece di aiutare la Grecia a proteggere i richiedenti asilo e a trasferirli in modo sicuro in tutta l’UE”, ha denunciato Nadia Hardman, ricercatrice sui diritti dei rifugiati per Human Rights Watch. “L’UE dovrebbe proteggere le persone in difficoltà piuttosto che appoggiare le forze che picchiano, derubano, spogliano e scaricano i richiedenti asilo e i migranti dall’altra parte del fiume”.

La Grecia dovrebbe immediatamente revocare la sua decisione del 1° marzo di sospendere per un mese l’accesso all’asilo per le persone che entrano irregolarmente nel paese e di espellerle, ove possibile, verso i loro paesi d’origine o di transito. Il Parlamento greco dovrebbe indagare e FRONTEX dovrebbe monitorare gli abusi da parte delle forze di sicurezza greche e l’espulsione sommaria dei richiedenti asilo e dei migranti. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero trasferire urgentemente i richiedenti asilo dalla Grecia ad altri paesi dell’UE e trattare equamente le loro richieste d’asilo.

Tra il 7 e il 9 marzo, Human Rights Watch ha intervistato 21 richiedenti asilo e migranti, 17 uomini e 4 donne, in Turchia, per capire come hanno cercato di entrare in Grecia attraverso il confine terrestre dopo l’annuncio del governo turco del 27 febbraio che non avrebbe più impedito ai richiedenti asilo e ai migranti di lasciare la Turchia per raggiungere l’Unione Europea.

Gli intervistati, assieme a migliaia di altre persone, si sono recate a Pazarkule, in Turchia, al confine greco-turco e verso il fiume Evros, che forma un confine naturale tra la Turchia e la Grecia, a sud di Pazarkule. Otto degli intervistati hanno raccontato che la polizia turca li ha trasportati nei villaggi di confine e ha mostrato loro dove passare in Grecia.

© 2020 Human Rights Watch
© 2020 Human Rights Watch

In risposta il governo greco ha rinforzato i controlli al confine con pattuglie di polizia, esercito e forze speciali, che hanno sparato gas lacrimogeni e, secondo quanto riferito, proiettili di gomma contro le persone che si sono avvicinate al valico di Pazarkule. Due richiedenti asilo con cui ha parlato Human Rights Watch hanno detto che anche le forze di sicurezza greche hanno usato proiettili veri per respingere le persone. Una di queste, intervistata in un ospedale dove si stava curando, ha riferito che gli hanno sparato alla gamba. Secondo i funzionari turchi, le forze di sicurezza greche hanno sparato e ucciso almeno tre richiedenti asilo, ma Human Rights Watch non è riuscita a verificare questo dato.

Tutti gli intervistati hanno raccontato che nelle ore successive all’attraversamento in barca o al passaggio del fiume, uomini armati con varie uniformi delle forze dell’ordine o in abiti civili, tra cui alcuni vestiti di nero col passamontagna, li hanno intercettati, trattenuti in centri di detenzione ufficiali o informali, o sul ciglio della strada, e hanno rubato loro soldi, cellulari e borse prima di respingerli sommariamente in Turchia. Diciassette persone hanno anche raccontato di essere stati picchiati con scosse elettriche, bastoni e spranghe, anche sulle piante dei piedi, e di essere stati riempiti di calci e pugni. Questo trattamento è stato riservato anche a donne e bambini.

Cinque turchi residenti nei paesi di confine hanno riferito che tra il 28 febbraio e il 6 marzo hanno aiutato a curare numerosi gruppi di persone che sono tornati dal confine greco ferite e quasi nude, dopo essere state picchiate, derubate, spogliate e deportate dalla polizia greca.

Hanno cercato di perquisire mia moglie e le hanno toccato il seno”, ha raccontato un uomo siriano che viaggiava con la moglie e i figli. “Poi hanno cercato di toglierle il velo e i pantaloni. Quando ho cercato di fermarli, mi hanno preso a calci e a pugni e mi hanno picchiato con violenza con bastoni e spranghe. Hanno colpito anche mia figlia di due anni, che ha ancora un livido in testa”. Human Rights Watch ha visto il livido sotto i capelli della bambina. La maggior parte delle persone intervistate, tra cui alcune donne, ha raccontato di essere stato lasciato in mutande e di essere stato costretto ad attraversare il fiume Evros per tornare in Turchia. Sembra che ci sia un coordinamento tra la polizia, i soldati e gli uomini a volto coperto.

Il 3 marzo 2020, FRONTEX ha accettato di dispiegarsi lungo tutta la lunghezza del confine terrestre tra Turchia e Grecia, ma non è ancora chiaro quante forze ci siano sul campo. Il 13 marzo Human Rights Watch ha informato FRONTEX di presunti abusi da parte di forze non greche e ha chiesto informazioni sulle sue azioni lungo il confine. Il 16 marzo FRONTEX ha risposto dicendo che non era in possesso delle informazioni richieste e che avrebbe risposto non appena le avesse avute.
Alcuni degli intervistati hanno riferito di aver tentato più volte di entrare in Grecia e di essere sempre stati rimpatriati con forza. In totale le persone intervistate hanno denunciato 38 deportazioni che hanno coinvolto quasi 4.000 persone.

Il 6 marzo, il direttore della comunicazione del Presidente turco, Fahrettin Altun, ha condannato quanto stava succedendo alla frontiera di terra del fiume Evros, ma la Turchia ha continuato a trasportare le persone al confine e a sollecitarne l’attraversamento.

Il 3 marzo, alti funzionari dell’UE hanno incontrato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis al confine terrestre greco-turco, lodando il governo per aver protetto il confine e facendo riferimento alla Grecia come allo “scudo” dell’UE. In dichiarazioni successive, la presidente della Commissione europea, Ursula van der Leyden, e il commissario europeo per l’immigrazione Ylva Johansson hanno sottolineato la necessità di rispettare i diritti fondamentali, compreso il diritto d’asilo.

La Grecia è vincolata dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che riconosce il diritto di chiedere asilo e garantisce la protezione dal respingimento, il ritorno forzato di chiunque si trovi in un rischio reale di persecuzione o di altri danni gravi.

La Turchia non soddisfa i criteri dell’UE per un paese terzo sicuro in cui un richiedente asilo può essere rimpatriato, che includono il rispetto del principio di non respingimento. Dal luglio 2019, la Turchia ha espulso centinaia di siriani dalle sue città, esponendo le persone rimpatriate con la forza dalla Grecia al rischio di un ulteriore respingimento in Siria.

Dal 2016 le guardie di frontiera turche che pattugliano il confine chiuso tra Turchia e Siria hanno ucciso e ferito i richiedenti asilo siriani e hanno effettuato massicci respingimenti sommari. La maggior parte è stata rimpatriata verso la provincia di Idlib, dove il governo siriano e le forze russe hanno recentemente effettuato un nuovo ciclo di bombardamenti indiscriminati, colpendo civili, ospedali e scuole, costringendo un milione di persone a fuggire.

Nel 2018 la Turchia ha anche deportato sommariamente migliaia di afghani nel proprio Paese.
La Grecia dovrebbe garantire l’accesso alle persone che cercano protezione ai suoi confini e valutare in modo equo ed efficiente le loro richieste di asilo, ha dichiarato Human Rights Watch. La Commissione europea dovrebbe sollecitare la Grecia a ripristinare le procedure di asilo per le persone che entrano irregolarmente in Grecia dalla Turchia, a porre fine ai rimpatri sommari in Turchia e a fare pressione sulle autorità per perseguire i funzionari che hanno commesso abusi.
FRONTEX dovrebbe monitorare e riferire pubblicamente sul rispetto da parte delle forze di sicurezza greche dei diritti umani europei e internazionali e della legge sui rifugiati, compresi gli standard di detenzione, così come l’analogo rispetto da parte dei suoi funzionari e di quelli forniti dagli Stati membri. La Turchia non dovrebbe obbligare nessuno ad attraversare il confine in modo irregolare verso la Grecia.

Senza la pressione dell’UE sulla Grecia per fermare questi terribili abusi, questo ciclo di violenza continuerà”, ha detto Hardman. “Ma l’UE dovrebbe anche aiutare la Grecia trasferendo i richiedenti asilo nel resto dell’UE e aiutare la Turchia, il primo paese al mondo ad ospitare i rifugiati, reinsediando un numero molto maggiore di rifugiati”.

La Turchia ospita quasi 3,6 milioni di siriani registrati in base a un regolamento di “protezione temporanea”, che secondo le autorità turche si applica automaticamente a tutti i siriani che chiedono asilo. Questo riflette la posizione dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati secondo cui “la grande maggioranza dei richiedenti asilo siriani continua ad aver bisogno di protezione internazionale” e che “gli Stati [non dovrebbero] rimpatriare con la forza i cittadini siriani e gli ex residenti abituali della Siria”.

Secondo le autorità turche, nel 2018 quasi 115.000 richiedenti asilo hanno presentato domanda di protezione, di cui 70.000 iracheni e 40.000 afghani, mentre nel 2019 quasi 35.000 afghani e 15.000 iracheni hanno presentato domanda d’asilo. Alla fine del 2019, la Turchia ha dichiarato di aver ospitato anche circa 460.000 persone presenti irregolarmente, tra cui 200.000 afgani, 70.000 pakistani, 55.000 siriani, 12.000 iracheni, 12.000 palestinesi e 9.000 iraniani. Non è chiaro come la Turchia abbia identificato queste persone senza registrarle.

Per leggere le testimonianze raccolte da Human Rights Watch clicca QUI.