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La terra di nessuno per gli “indesiderati” d’Europa

Legal Centre Lesvos, 11 marzo 2020

Photo credit: Lesvos, 12 marzo (Lesvoscalling)

Da quando l’1 marzo il primo ministro greco ha annunciato che la Grecia avrebbe sospeso il diritto d’asilo, tutti i migranti che hanno raggiunto l’isola greca dalla Turchia sono detenuti fin dal loro arrivo, in uno stato di limbo.

Nel porto di Mitilene, almeno 574 persone – fra loro bambini e bambine, donne incinte, persone disabili, e minori non accompagnati – sono detenute arbitrariamente, nella maggioranza dei casi per più di 10 giorni.

Più di 42 persone sono trattenute sono il controllo della polizia sul ciglio di una strada vicino Skala Sikaminea, con solamente due tende per dormire. Il governo greco si è rifiutato di permettere loro di fare domanda di richiesta d’asilo, ha invece parlato dei suoi piani di “immediata espulsione senza registrazione, dove possibile, per i propri paesi d’origine o di transito”. Questo in evidente violazione delle leggi nazionali e internazionali in materia d’immigrazione, e mette tutte le persone a grave rischio di respingimento.

Detenzione in condizioni disumane

Le persone al porto, che hanno immediatamente informato il nostro Legal Center dei fatti contenuti in questo report, sono trattenute in condizioni disumane e degradanti.

Molte di queste, per i primissimi giorni di detenzione, sono costrette a dormire all’aperto, sull’asfalto e senza alcun riparo. Questo ha voluto dire notti di forte pioggia senza coperte impermeabili, senza neanche la possibilità di avere vestiti asciutti i giorni seguenti. In questo momento, le persone sono trattenute all’interno di una nave militare con una pavimentazione in metallo e tappeti sottili su cui dormire. In tanti/e hanno lamentato che non riescono a dormire a causa del freddo.

Sono ammassati/e l’uno addosso all’altra, senza provviste per soggetti vulnerabili quali minori non accompagnati/e, donne sole, bambini e bambine o persone con disabilità. L’accesso alle cure mediche è consentito solamente a casi urgenti, che vengono trasferiti all’ospedale e poi riportati al porto; donne incinte, molte di loro quasi al termine della gravidanza, non sono state assistite da un medico.

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Solamente otto bagni chimici mobili – cinque dei quali sono stati mandati dopo l’arrivo dei detenuti – sono a disposizione di tutta la popolazione migrante. Non sono muniti di scarico, carta igienica, né sapone. Nel periodo in cui le persone sono state trattenute al porto, i bagni non erano ancora stati messi a disposizione.

L’evidente rischio sanitario che ciò comporta è ulteriormente esacerbato dal fatto che non esistono docce – ciò vuol dire che le persone non hanno possibilità di lavarsi per più di dieci giorni. In breve, queste non hanno la possibilità di pulirsi dopo che sono andate in bagno, di lavarsi le mani o farsi un bagno. Sono costrette in condizioni che possono essere descritte solamente come un violento abuso nei confronti dell’umana dignità.

Il cibo viene servito due volte al giorno, e i/le detenuti/e ne hanno lamentato l’inadeguatezza nutrizionale – specialmente per i bambini e le bambine. Viene dato latte ai neonati una volta al giorno, ma i genitori riferiscono che le provvigioni non sono adatte per i loro figli. Inoltre, per i bambini vengono dati solo 3 pannolini al giorno – nonostante solitamente abbiano bisogno di una quantità almeno tre volte superiore durante il loro primo anno di età. Questo è un problema di salute continuo e ricorrente, di nuovo aggravato dalla mancanza di servizi e strutture per lavarsi.

A Skala Sikaminea, più di 40 persone sono state trattenute da sabato scorso. Durante la notte del loro arrivo non avevano alcun riparo e durante un temporale si sono accalcate sotto il portico di una chiesa (chiusa). Una tenda è stata poi fornita dall’UNHCR, dove hanno potuto dormire i più piccoli. Ieri ne è stata portata un’altra. Non ci sono servizi sanitari e le persone sono costrette a defecare all’aperto. Non sono state registrate né prese le loro impronte. Non è chiaro se queste saranno portate al porto insieme agli altri detenuti.

Non ci sono stati aggiornamenti dal governo su quando – o se – i detenuti saranno spostati o se saranno in grado di avviare le procedure di richiesta d’asilo.

Non sussistono basi legali per la detenzione

Dall’arrivo, e in conseguenza della decisione del governo greco di sospendere le procedure d’asilo, i detenuti sono state portati dal loro luogo di sbarco al porto. Dopo qualche giorno, sono state registrate le loro impronte e sottoposti a un’ordinanza di detenzione di tre giorni – alla quale, si diceva, sarebbe seguita un’ordinanza di espulsione.

Tale ordinanza era scritto in greco, ciò vuol dire che i/le migranti non riuscivano a leggerlo. Non è stata data loro alcuna spiegazione, scritta o a voce, in un linguaggio a loro comprensibile – nonostante lo stesso ordine prevedeva una scadenza di 48 ore per presentare ricorso. Molti hanno pensato che la registrazione delle loro impronte digitali fosse l’inizio della pratica d’asilo. Al contrario, ciò potrebbe aver significato registrarli come persone entrate illegalmente in Europa – con un grave impatto su qualsiasi richiesta di asilo in Europa.

Inoltre, la grande maggioranza delle persone al porto sono state trattenute per più dei tre giorni disposti dal protocollo di detenzione. La loro detenzione – soprattutto in condizioni così inadeguate – è sempre stata priva di fondamento rispetto alle leggi nazionali e internazionali. Adesso, ad ogni modo, la scadenza di quest’ordine di detenzione rende il loro isolamento del tutto privo di presupposti legali.

Supporto legale e avvicinamento alle persone detenute

Accedere al supporto legale è stato una continua sfida per i nuovi arrivati, in tutte le isole egee. A Lesbo, la mancanza di elettricità per i telefoni cellulari è stata all’inizio uno strumento per il loro isolamento, fino a che una protesta organizzata sabato dai detenuti non è stata seguita dal permesso di ricaricare i cellulari. A Samos, comunque, i telefoni dei nuovi arrivati – e a quanto pare alcuni beni personali – sono stati confiscati, rendendo ancora più difficile per gli operatori legali contattare i detenuti.

Agli avvocati è stato inizialmente negato l’accesso al porto, privando così le persone del loro diritto di assistenza legale – solamente dopo un ordine del pubblico ministero al Legal Center Lesvos e ad altri nostri colleghi di altre organizzazioni è stato concesso di entrare al porto. La polizia è rimasta ostile, comunque, pretendendo informazioni su dove gli avvocati avessero trovato nomi e dati personali dei detenute. A Chios, è stato sistematicamente negato agli avvocati il colloquio con i migranti, rendendo i detenuti più vulnerabili alle procedure poco chiare che il governo greco sta applicando.

Dal loro arrivo, come nel “black site” [ndt. Termine usato per i centri non riconosciuti usati dai governi per la detenzione] scoperto in Grecia settentrionale, le persone detenute sono state tagliate fuori dal resto del mondo. A Samos, i cellulari sono stati confiscati dalle autorità.

A Lesbo, subito dopo la pubblicazione, avvenuta lo scorso venerdì, da parte della BBC di un video che mostrava bambini e bambine rinchiusi nel porto di Mitilene – e, casualmente, il giorno dopo che gli avvocati avevano finalmente avuto accesso alle visite ai detenuti – le persone sono state portate via dalle recinzioni esterne, dove potevano vedere i propri famigliari, contatti, e operatori legali. Ora sono trattenuti a circa 100 metri dalle recinzioni esterne.

I giornalisti che hanno avuto accesso al porto sono stati avvertiti del fatto che non possono parlare con le persone detenute lì, e che possono soltanto filmare o fotografare da una certa distanza. I detenuti hanno detto che fin da subito sono trattati peggio degli animali; adesso le autorità li hanno messi in un vero e proprio zoo.

Uno specchio del campo di Moria

Le condizioni affrontate dai detenuti nel porto di Lesbo riflettono le politiche che colpiscono i/le migranti in tutta l’isola. L’isolamento illegittimo (che sia nel porto o sull’intera isola); l’assoluta inadeguatezza delle condizioni di accoglienza, anche dei soggetti vulnerabili; scadenti strutture sanitarie – ora che siamo vicino a una pandemia globale; e la sfacciata inosservanza dei diritti umani di persone migranti, da parte sia del governo greco che dell’Unione Europea, che lo finanzia e supporta, non sono delle novità.

Quello che vediamo accadere sul porto è soltanto una minima parte di un processo molto più grande, nel quale i migranti sono le pedine dei giochi politici di Stati che sarebbero apparentemente tenuti a proteggerli. Con rabbia e solidarietà, stiamo dalla parte di tutte e tutti i detenuti, e ringraziamo tutti e tutte coloro che hanno condiviso insieme a noi queste notizie.