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Are You Syrious? Daily Digest 16.04.20: Le testimonianze di chi è intrappolato in mare

17 aprile 2020

A bordo della ALANKURDI le persone sono sempre più disperate. Dopo 11 giorni sulla nave senza la prospettiva di una risoluzione, una persona si è buttata in mare. 146 persone devono essere portate in salvo!” - @sea-eye

Una testimonianza straziante è stata riportata da una donna che faceva parte delle 63 persone abbandonate in mare per quasi una settimana. A causa della mancanza di assistenza da parte delle autorità di Malta, la donna ha visto morire 5 passeggeri della nave di sete e sfinimento, e altri sette per annegamento. Alla fine i sopravvissuti sono stati riportati in Libia ed imprigionati nel terribile centro di detenzione di Tariq Al Sikka, a Tripoli.

Siamo rimasti lì per quasi 3 anni. Siamo stati registrati a Sikka dall’UNHCR. Abbiamo lasciato Sikka depressi e senza aspettative perché non abbiamo ricevuto nessun tipo di assistenza. Eravamo disperati ed abbiamo provato ad attraversare il mare. Non avevamo uno scopo. Siamo stati in mare per quasi una settimana. Il settimo giorno siamo stati soccorsi, ed è tornata la speranza. Ma siamo stati riportati in Libia senza alcuna spiegazione. Siamo stati imprigionati di nuovo a Sikka. Ci hanno riportato nel luogo che ci aveva già fatto perdere ogni speranza. Non avevamo idea di cosa fare. Provare di nuovo ad attraversare il mare sembrava inutile perché avevamo già tentato, rimanendo per sette giorni dispersi senza cibo né acqua. Avevamo la gola così secca che abbiamo dovuto bere l’acqua del mare.”

Siamo in 8 donne qui. Stiamo tremando. Alcune hanno male al fondo schiena. Sei sono eritree, una è madre ed ha con sé il suo bambino. Credo che le altre due siano del Sudan del sud. Una di loro ha un bambino piccolo. Siamo provate psicologicamente ed i nostri corpi tremano perché abbiamo visto i nostri fratelli (amici) morire davanti ai nostri occhi. Sono morti di fame e depressione. Stesse cose che provano quelli che sono rimasti vivi. Tornare in Libia è stato molto difficile per tutti. Avevamo lasciato questo posto perché avevamo perso la speranza, e ora crediamo veramente che non ci sia alcuna possibilità per noi. Abbiamo bisogno disperatamente di un aiuto, l’aiuto ad andarcene dalla Libia. Chiediamo solo di essere mandati in qualsiasi posto che non sia la Libia e nel quale possiamo essere al sicuro; è l’unica cosa che ci può dare un po’ di pace.

Oltre ai 7 giorni trascorsi in mare, siamo stati anche 3 giorni sulla costa. Per tutto questo tempo non abbiamo mangiato. Questo ci ha devastato. Quello che ci ha fatto perdere ulteriormente la speranza è stato vedere gli elicotteri che volavano sopra di noi ma non ci aiutavano, nemmeno quando la nave è rimasta senza carburante.

C’erano onde fortissime che ci facevano venire il mal di mare. Era terribile dover affrontare tutto questo mentre eravamo sempre più affamati ed assetati. Tutti erano senza speranza, provati al punto che nessuno diceva niente. Ecco perché alcuni sono morti. Non c’era niente che poteva darci la forza di resistere, avevamo perso l’appetito anche se eravamo affamati- Aiutateci, vi prego, abbiamo un disperato bisogno di aiuto”.

Inoltre, Alarm Phone ha pubblicato un comunicato stampa che mostra come Malta e le autorità dell’UE abbiano lasciato le persone a morire in mare e ricondotto i sopravvissuti alla guerra. Il comunicato stampa afferma che la non-azione da parte delle autorità di Malta, Italia, Libia, Portogallo, Germania e da parte dell’agenzia di frontiera dell’UE Frontex, ha causato la morte di 12 persone.

Alarm Phone rifiuta le dichiarazioni del governo maltese e dimostra che la barca si era spostata all’interno della zona di ricerca e salvataggio maltese (SAR), ma che tutti i gli attori responsabili non sono intervenuti, usando la pandemia COVID-19 come scusa per violare drammaticamente la legge del mare e le convenzioni sui diritti umani e sui rifugiati.

Nel rapporto Alarm Phone offre una ricostruzione dettagliata del caso in questione, mostrando chiaramente come si è svolto ed in che modo Malta e altre autorità europee abbiano rifiutato di salvare le persone in difficoltà.

Turchia

Da Pasqua lo stato turco ha cominciato a svuotare i campi in Turchia trasportando più di 2.000 migranti in autobus verso la costa egea. Sono stati lasciati a loro stessi senza alcuna informazione, cibo o provviste.

Migliaia di rifugiati sono stati portati con la forza verso la costa egea dalla Turchia

Germania

EUobserver ha dichiarato che quasi la metà dei 600 residenti del campo per rifugiati di Ellwangen a Baden-Wurttemberg, in Germania, è risultata positiva al COVID-19. A testimonianza del fallimento continuo della Germania nel proteggere la salute dei migranti e dei rifugiati, all’interno del campo di Ellwangen le persone positive continuano ad essere costrette a condividere i servizi e le strutture con gli altri ospiti. Tutte i servizi sono condivisi, inclusi I bagni, le docce e le camere. Al campo nessuno ha il permesso di cucinare iI proprio cibo e tutti devono mangiare alla mensa.
Un ospite del campo, che ha preferito restare anonimo, ha riferito all’EUobserver “Tutti hanno paura di mangiare a causa dell’affollamento, perché non sappiamo chi ha il virus e chi no”.

Dichiarandosi contrario alle condizioni del campo, il Consiglio dei Rifugiati di Wurtemburg ne ha richiesto lo svuotamento, ma la richiesta, avanzata 3 settimane fa, è rimasta ad oggi ignorata. Dalla chiusura della struttura, avvenuta il 5 di aprile dopo che un uomo di 32 anni era risultato positivo, il numero dei contagi è aumentato vertiginosamente, costringendo la polizia a continuare ad imporre l’isolamento forzato a tutti i residenti. Con una misura senza precedenti la connessione WIFI è stata disattivata, impedendo a molti residenti di contattare le proprie famiglie, i propri legali o semplicemente di tenersi informati sulla crisi.

Vedono queste persone come una minaccia o un pericolo, a loro sembra una strategia accettabile quella di parcheggiare la polizia fuori dal campo per assicurarsi che nessuno entri o esca”, ha detto Seán McGinley, un manager del Consiglio dei Rifugiati di Baden-Wurttemberg.

I rapporti indicano che il campo ha predisposto una struttura per mettere in quarantena alcuni residenti che potrebbero contagiarsi, ma le dimensioni ridotte dell’edificio permettono di ospitare solo 30 persone; una misura inutile visto che quasi la metà dei 600 residenti già risulta contagiata.

Un gruppo di bambini rifugiati allontanati dai campi in Grecia è finalmente arrivato in Germania dopo settimane di dibattiti e ritardi. La maggior parte di questi 50 bambini arrivati a Osnabrück, in Germania, ha meno di 14 anni.

L’amministratrice del distretto di Osnabrück, Anna Kebschull, ha detto al DW “questi bambini hanno vissuto in condizioni miserabili e catastrofiche per molti mesi, e alcuni di loro hanno perso i genitori per la guerra o durante la fuga”.

Ai bambini sono state garantite cure mediche e psicologiche, ma a causa della pandemia di COVID-19, il Ministro dell’Interno tedesco ha confermato che tutti i bambini saranno posti in una quarantena di 14 giorni prima di essere condotti alla loro destinazione finale, dove riceveranno le cure a cui hanno diritto.

Austria

Il governo austriaco ha pianificato di espellere i richiedenti asilo respinti in Serbia e di finanziare degli alloggi per loro nei Balcani. I rapporti indicano che questo accordo, sebbene praticamente sconosciuto al pubblico, era stato deciso dal ministro degli interni Herbert Kickl e dalla sua controparte serba già un anno fa.

Karl Nehammer, l’attuale ministro degli Interni e successore di Kickl, ha affermato che “gli stranieri che soggiornano illegalmente in Austria, per i quali esiste una decisione di rimpatrio legalmente vincolante, a condizione che l’espulsione nel paese di origine non sia possibile e che lo straniero abbia un collegamento sufficiente con la Repubblica di Serbia”.

Ad oggi, nessun rifugiato è stato espulso ai sensi del presente accordo e molti dei dettagli finali rimangono poco chiari. Il governo austriaco ha difeso la sua decisione affermando che “molti stranieri hanno legami sufficienti con la Serbia a causa della fuga attraverso la rotta dei Balcani occidentali”, riferendosi alla rotta di transito che molti rifugiati e migranti sono costretti ad intraprendere per cercare la salvezza. Inoltre, non è stata fornita una risposta sufficiente su dove o come le persone deportate sarebbero alloggiate.

Il Ministero degli Interni afferma che si sta prendendo in considerazione una forma aperta di alloggio, il che significa che questi individui non sono imprigionati; ma non si è ancora capito se saranno ospitati in centri e strutture per rifugiati esistenti o se saranno costruite nuove strutture. Il Ministero degli Interni ha confermato che la Serbia è la responsabile ultima dell’organizzazione dell’alloggio, ma a causa delle recenti accuse di maltrattamenti perpetuate dalla polizia nei centri serbi per i rifugiati, questa notizia dà poco sollievo.

Bosnia ed Erzegovina

Esponendo la dura realtà delle condizioni che i migranti e i rifugiati sono costretti a sopportare, è stato condiviso un video che mostra 4 giovani ragazzi che si rifugiano in una baracca accanto a una discarica aperta.

Il Consiglio dei ministri ha adottato una proposta del Ministero della Sicurezza e ha approvato nuove misure per limitare la circolazione e la permanenza di cittadini stranieri senza documenti di identificazione validi, che non possono dimostrare di soggiornare legalmente in Bosnia-Erzegovina o di aver presentato domanda di asilo.

Queste restrizioni vieteranno il movimento e la permanenza al di fuori dei centri in cui questi cittadini stranieri sono alloggiati. Chiunque venga trovato a violare queste regole, in conformità con la Legge sugli Stranieri, verrà trasferito al centro di accoglienza temporaneo più vicino. Tali restrizioni sono attuate a titolo provvisorio fino a quando il Consiglio dei ministri non decida che il motivo della prescrizione di tali misure è cessato.

Grecia

Il rapporto di Aegean Boat afferma che non ci sono stati nuovi arrivi sulle isole greche nell’ultima settimana. Se fosse vero, questa sarebbe la prima volta dal 2015. Sfortunatamente, sappiamo che l’assenza di nuovi arrivi non è dovuta all’apertura di rotte migratorie sicure e legali, ma al fatto che alle guardie costiere greche è stato ordinato di impedire ai migranti di entrare nelle acque greche, utilizzando il pretesto del COVID-19 per giustificare le loro azioni.
Il rapporto di Aegean Boat ha anche condiviso il resoconto dell’esperienza di 131 persone che sono state abbandonate nel punto di arrivo a Lesbo. Queste persone vivono fuori da 25 giorni senza alcun supporto da parte delle autorità e con assistenza minima dell’UNHCR.

Human Rights Watch ha esortato il governo greco a rilasciare centinaia di minori non accompagnati attualmente rinchiusi in celle di polizia.

HRW afferma che “i bambini dovrebbero trovarsi in alloggi sicuri e adatti ai bambini, con la libertà di imparare, giocare e prosperare. Eppure, centinaia di bambini migranti in Grecia senza genitori o parenti sono seduti dietro le sbarre delle celle di polizia o in detenzione per immigrazione. Le loro condizioni rappresentano un rischio elevato per la contrazione del COVID-19“.

L’organizzazione ritiene che ci siano almeno 331 bambini attualmente in custodia di polizia e in attesa di essere trasferiti in un rifugio. Oltre allo stress psicologico e all’aumento del rischio di contrarre il COVID-19, HRW ha documentato casi di maltrattamenti da parte della polizia ai danni di questi bambini.
Human Rights Watch ha chiesto di agire e di chiedere al Primo Ministro greco di liberare i bambini, #FreetheKids.

Mare

Con una mossa senza precedenti Frontex ha impedito ai suoi aerei di apparire sulle app di localizzazione. Ciò è accaduto pochi giorni dopo che il giornalista Sergio Scandura aveva identificato che la traiettoria di volo di un aereo Frontex sembrava aver sorvolato l’ultima posizione nota di quattro imbarcazioni di rifugiati che le guardie costiere di Malta e dell’Italia si erano rifiutate di salvare.

Frontex affermaÈ prassi generale non rendere visibili le attività delle forze dell’ordine. Ciò potrebbe rivelare informazioni sensibili come il programma di pattugliamento / l’area di sorveglianza, minando così gli obiettivi operativi.

Non è la prima volta che Frontex adotta misure per ridurre al minimo la sua responsabilità. Come riportato in precedenza da Are You Syrious, dopo aver vinto una causa legale contro due attivisti che lottavano per la trasparenza, Frontex ha cercato di addebitargli la loro fattura legale di $ 24.000. Gli attivisti credevano che fosse un tentativo diretto di mettere a tacere critiche future. Luisa Izuzquiza, una delle attiviste, ha dichiarato all’EUobserver “il nostro è stato il primo caso contro Frontex, se questo diventa la norma, se si rischierà di pagare spese legali a cinque cifre per averli portati in tribunale per un caso sui diritti umani, allora tutti ci penseranno due volte ”. I due attivisti hanno cercato di costringere legalmente Frontex a fornire loro informazioni dopo aver fallito nel soddisfare le richieste di libertà di informazione.

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In una nuova dichiarazione rilasciata dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, è stato confermato che gli Stati dovrebbero garantire il salvataggio in mare e consentire lo sbarco sicuro durante la crisi COVID-19.
Dunja Mijatović, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha affermato che “nonostante le sfide senza precedenti che i paesi europei devono affrontare a causa del COVID-19, si deve continuare a salvare vite in mare e sbarcare i sopravvissuti in un porto sicuro“.

Il commissario invita gli Stati membri del Consiglio d’Europa a rispondere prontamente a qualsiasi richiesta di soccorso in mare, ad attuare tempestivamente le necessarie misure di salvataggio e a cooperare efficacemente per identificare un luogo sicuro in cui i sopravvissuti possano essere sbarcati, facendo tutto il necessario per proteggere la salute di tutti i soggetti coinvolti.
Per leggere la dichiarazione completa, consultare il seguente link:
Gli stati dovrebbero assicurare il salvataggio in mare e permettere uno sbarco sicuro durante la crisi COVID-19

Un’imbarcazione con 29 persone (16 uomini e 13 donne) è stata soccorsa a 130 miglia nautiche dalle Isole Canarie. Questa è la prima imbarcazione arrivata sull’isola dal 5 aprile.
Soccorsa in alto mare una nave con destinazione Canarie.