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Il concetto di “Stato sicuro”. Il caso italiano: conformità alla normativa europea o presunzione di sicurezza?

Tesi di laurea magistrale in Scienze Internazionali di Carlotta Mazzanti

Photo credit: Gabriel Tizon

Questo elaborato ha come oggetto di studio il concetto di “Stato sicuro” all’interno del diritto di asilo, con particolare riferimento alla legislazione italiana e alle leggi di recepimento della normativa europea in materia.

A seguito dell’emanazione del DL 113/2018 cd. “Decreto Sicurezza”, si è ritenuto necessario analizzare la nozione di sicurezza applicata al diritto di asilo. In quest’ambito il tema della sicurezza fa principalmente riferimento alla condizione di vita dei richiedenti asilo nel proprio Paese di origine.

Un paese di origine è considerato sicuro se si può dimostrare che al suo interno non vi sono generalmente persecuzioni, forme di tortura, di pena o trattamento disumano e degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato. 1

Dopo alcuni brevi cenni alla letteratura propria della politica internazionale, 2 il primo capitolo si concentra sulla definizione del concetto di sicurezza, strettamente correlato a quello di minaccia. In secondo luogo, viene affrontato il concetto di “dilemma della sicurezza”, ovvero una “condizione strutturale del sistema politico internazionale per cui i tentativi degli stati di provvedere alle proprie esigenze di sicurezza tendono […] a produrre una crescente sicurezza per gli altri, poiché ognuno interpreta le proprie misure come difensive e quelle degli altri come potenzialmente minacciose”. 3 Infine, lo scritto affronta una breve analisi del passaggio dalla concezione di sicurezza in epoca “premoderna” a quella di sicurezza della globalizzazione.

Il secondo capitolo analizza la normativa europea in materia di diritto di asilo, ponendo come punto di partenza la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 1951 che è alla base della nozione di “paese sicuro”.

Viene inoltre considerato il cd. “Sistema Dublino”, componente essenziale della politica comunitaria in materia di asilo. In particolare, assumono rilevanza la direttiva 2005/85/CE e la sua rifusione Dir. 2013/32/UE attraverso cui il concetto di “stato sicuro” è stato introdotto nella normativa UE. Infine, viene dedicato un breve approfondimento al diritto internazionale in tema di flussi migratori via mare, con particolare riferimento al concetto di “porto sicuro”, strettamente connesso alla nozione di “stato sicuro”.

Poiché si è ritenuta necessaria una disamina comparativa tra le normative europee in materia di asilo e le relative norme all’interno della legislazione italiana, il terzo capitolo si concentra sull’analisi delle leggi di recepimento delle norme e delle direttive europee analizzate all’interno del secondo capitolo. Lo scopo di questa terza parte è comprendere le modalità di applicazione del concetto di “stato sicuro” a livello nazionale.

A partire dalla ratifica della Convenzione di Ginevra del 1951, si osserva l’evoluzione della materia, diventata oggetto di legislazione ordinaria negli anni Novanta, attraverso il DL n. 416/1989. Successivamente, il capitolo tratta dell’istituzione dei primi Centri di Permanenza Temporanea e del progetto “Azione Comune”, poi evolutosi nel “Programma Nazionale Asilo” (PNA) e divenuto nel 2002 il “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” (SPRAR).

Assume rilievo l’analisi dei principali provvedimenti governativi che hanno delineato il cd. “binomio immigrazione e sicurezza” a partire dal 2008. Infine, si è ritenuto necessario concentrarsi sulle carenze sistemiche del sistema di accoglienza nazionale, con particolare riferimento ad alcune sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come per esempio Mohammed Hussein e a. c. Paesi Bassi e Italia, 4 Tarakhel c. Svizzera 5 e Hirsi Jamaa c. Italia. [[Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Hirsi Jamaa e altri c. Italia [GC], n. 27765/09, 2012]]

Il quarto capitolo, infine, è dedicato alle politiche migratorie adottate a partire dall’emanazione del cd. “Decreto Sicurezza”. A tal proposito la trattazione prende in esame le implicazioni che da esso derivano, soffermandosi sull’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sul trattenimento a scopo identificativo, sulle nuove procedure accelerate di analisi delle domande di asilo, sulle disposizioni in materia di accoglienza dei richiedenti asilo e sull’introduzione nell’ordinamento italiano del concetto di “paesi di origine sicuri”.

In secondo luogo, il capitolo tratta del caso che ha visto coinvolta la nave Sea Watch 3 nel mese di giugno 2019, nonché delle principali azioni del nuovo Governo instauratosi il 5 settembre 2019, con particolare attenzione all’adozione di una lista di paesi di origine sicuri.

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  1. Direttiva 2013/32/UE, art. 38
  2. In particolare, si farà riferimento a David Baldwin e Barry Buzan, rinomati studiosi del campo delle relazioni internazionali.
  3. Andreatta et al. (2007), Relazioni Internazionali
  4. Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Mohammed Hussein e a. c. Paesi Bassi e Italia, n. 27725/19, 6 giugno 2013
  5. Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Tarakhel c. Svizzera, n. 29217/12, 4 novembre 2014