Camerun, status di rifugiata: in caso di rimpatrio sussiste il pericolo di essere nuovamente vittima di abusi e maltrattamenti, persecuzioni legate al luogo e alla sua appartenenza al genere femminile

Tribunale di Lecce, decreto del 30 marzo 2020

Il tribunale civile di Lecce, in composizione collegiale, riconosce lo status di rifugiata come definito dall’art. 1A della Convenzione di Ginevra del 1951 e dall’art. 2 comma 1 lett. e) del d.lgs. 251/2007 ad una donna camerunense, ritenendo sussistente il pericolo, in caso di rientro in patria, di essere nuovamente vittima di abusi e maltrattamenti, persecuzioni di genere legate al luogo di provenienza ed alla sua appartenenza al genere femminile.

Il Collegio ha ritenuto che, nel caso in esame, alla luce degli elementi raccolti e dall’esame dell’audizione avvenuta innanzi alla Commissione Territoriale, il racconto della richiedente appare coerente e plausibile.

Il Collegio, a seguito di un attento approfondimento delle COI anche in riferimento a quelle richiamate dalla Commissione ha evinto che i fatti narrati dalla richiedente in sede di audizione, costretta a scappare per sottrarsi alla pratica diffusa nel suo Paese dei matrimoni forzati, come indicato nelle COI, attengono a persecuzioni per motivi di appartenenza al sesso femminile in quanto non vi è dubbio che la ricorrente sia stata, e potrebbe esserlo ancora, vittima di un fondato timore di persecuzione legata al genere di appartenenza.

In caso di ritorno, la stessa, potrebbe essere esposta a violazione dei diritti umani fondamentali ed oggetto di ritorsioni o nuove esperienze di tratta. Pertanto il Collegio riconosce che la ricorrente è sottoposta al rischio specifico, legato all’appartenenza di genere, derivante dall’esteso fenomeno della tratta di essere umani a fini sessuali nell’area di provenienza, quale atto di persecuzione per motivi di appartenenza ad un determinato gruppo sociale.

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Tribunale di Lecce, decreto del 30 marzo 2020