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Durante e dopo la crisi: Evros Border Monitoring Report

La traduzione integrale del rapporto di HumanRights360 (novembre 2019 - aprile 2020)

Indice
– Introduzione
– Gli attraversamenti dei confini di Evros in numeri
– Il nuovo quadro giuridico per l’asilo
– La crisi dei confini europei nella regione di Evros
– Gli incidenti di Evros portano a procedure più severe e modifiche della legislazione
– Il centro di detenzione di Kleidi a Serres
– Scoppia il Covid-19 nel bel mezzo della crisi dei confini
– Un occhio al futuro: il costante bisogno di una vigorosa e collettiva difesa dei diritti umani

Introduzione

HumanRights360 è un’organizzazione della società civile greca che si occupa di difesa, comunicazioni strategiche e monitoraggio delle violazioni dei diritti umani. Con il progetto “Assistenza legale ai minori non accompagnati e separati (Unaccompanied and Separated minors – UASCs) a Evros1, HumanRights360 ha acquisito una panoramica completa delle pratiche e delle politiche attuate nella zona.

Il nostro team sul campo ha sostenuto le persone vulnerabili presenti nel centro di accoglienza e identificazione (RIC) e nel Centro di detenzione pre-respingimento di Fylakio, assicurando l’esercizio dei loro diritti legali e sociali e il loro accesso ai servizi di protezione. HumanRights360 è anche l’unica ONG sul campo a sostenere, oltre agli UASCs, individui estremamente vulnerabili, come gli individui LGBT e i sopravvissuti di SGBV. Parallelamente, attraverso le missioni nell’area, HumanRights360 sta monitorando la situazione ai confini terrestri europei di Evros con la Turchia, e molti documenti dimostrano e forniscono testimonianza delle pratiche illegittime, dei flussi e dei modelli attuati, con particolare attenzione ai respingimenti forzati illegali (push-back).

Foto: Akis Maragkozakis
Foto: Akis Maragkozakis

Gli attraversamenti dei confini di Evros in numeri

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Nel 2016, in seguito alla chiusura della rotta dei Balcani occidentali, è entrata in attuazione la dichiarazione UE-Turchia; tuttavia il confine terrestre di Evros non è stato incluso nel campo di applicazione della dichiarazione e successivamente si è assistito ad un aumento dei flussi in quest’area attraverso il fiume Evros, il confine naturale tra Grecia e Turchia a nord.

Secondo le statistiche ufficiali del 2019, 14.887 persone sono arrivate attraverso i confini terrestri e 4.875 attraverso i confini marittimi, esercitando maggiore pressione soprattutto nel nord di Evros.

A dicembre 2019, 440 persone sono state ospitate presso il RIC di Fylakio, che è l’unico centro chiuso di registrazione e identificazione in Grecia; un numero che supera di molto la sua capacità massima, di 318 persone in quel periodo specifico.
Il numero di bambini non accompagnati e separati (UASC) posti sotto “custodia protettiva” (una misura essenzialmente equivalente alla detenzione) all’interno del RIC è rimasto elevato, raggiungendo a fine dicembre 2019 i 245 bambini. In particolare, negli ultimi tre mesi del 2019 (ottobre-novembre-dicembre) 4.979 persone sono arrivate al RIC, tra cui 189 UASC.

Secondo le ultime statistiche, dall’inizio del 2020, 2.076 persone sono arrivate attraverso i confini terrestri, circa 250 persone attraverso i confini marittimi della regione di Evros, mentre 7.623 persone sono arrivate dalle isole greche 2. Nel gennaio 2020, 861 persone sono state registrate all’interno del RIC, tra cui 138 erano minori non accompagnati. A febbraio 2020 all’interno del RIC vi erano in totale 754 persone registrate, 14 delle quali minori non accompagnati.

All’interno del RIC di Fylakio la limitazione della libertà di circolazione dovrebbe, secondo la legislazione, essere applicata solo in estremo bisogno, sempre nell’interesse dei bambini e per un massimo di venticinque (25) giorni.

Dopo il completamento delle procedure di registrazione e identificazione le persone appena arrivate dovrebbero essere rilasciate o segnalate a strutture di detenzione pre-respingimento, come il Centro di detenzione pre-rimozione di Orestiada (PRDC), dove possono essere ulteriormente trattenute in vista dell’allontanamento. In casi eccezionali, la limitazione del movimento per gli UASC può essere prorogata per un periodo di venti (20) giorni 3.

Tuttavia nella pratica la maggior parte degli UASC rimane nel RIC di Fylakio per molto più di 45 giorni, con il pretesto legale della “custodia protettiva“, mentre attende di essere integrata in strutture di accoglienza attraverso il National Center for Social Solidarity (NCSS), che è l’autorità responsabile per il collocamento. Questa pratica diffusa rende la limitazione del movimento una “misura di detenzione de facto“.

Secondo i dati più recenti (8 maggio), vi sono 250 persone sottoposte a procedure di registrazione e identificazione presso il Centro di accoglienza e identificazione (RIC) di Fylakio, di cui 151 sono UASC che rimangono sotto “custodia protettiva” a seguito dell’ordine del pubblico ministero, che funge da custode temporaneo 4, mentre il tempo medio per il loro trasferimento in un alloggio adeguato sulla terraferma è di 6-8 mesi (!), contrariamente alle disposizioni di legge. 5

Lo status di “custodia protettiva” è una condizione molto problematica in Grecia.

Secondo le ultime statistiche del National Center for Social Solidarity (NCSS), il 30/04/2020 276 bambini si trovavano sotto “custodia protettiva6. NCSS evidenzia nelle sue statistiche che questa cifra si riferisce ai minori che sono rimasti in zone sicure fino alla loro integrazione in strutture di protezione.

Nello stesso periodo 151 minori sono rimasti nel RIC di Fylakio sotto custodia protettiva e hanno atteso diversi mesi per essere integrati in strutture di accoglienza. Secondo le stesse statistiche, 1.699 posti in totale in alloggi a lungo termine (Rifugi/SIL) e 659 posti in totale in alloggi temporanei (zone sicure/ alberghi di emergenza) sono attualmente disponibili in strutture di accoglienza per bambini; ma il numero totale di minori rifugiati non accompagnati in Grecia è 5.099 7 e perciò un numero significativo di UASC sono esclusi da qualsiasi sistema di protezione.

Tenendo conto della disposizione della legge greca 8 relativa alla “custodia protettiva” delle persone, è facile capire che la pratica relativa applicata agli UASC costituisce una violazione di tale disposizione – in ogni caso obsoleta -, in quanto è imposta come misura amministrativa precauzionale, e non come misura penale – repressiva che riguarda la restrizione della libertà personale. Gli esperti legali hanno ripetutamente notato l’incostituzionalità di questa disposizione fin dall’inizio della sua attuazione, a causa della sua opposizione all’articolo 5 comma 4 della Costituzione greca, ma anche a causa della sua incompatibilità con l’articolo 5 della CEDU.

La violazione della suddetta disposizione si basa principalmente sull’argomentazione secondo cui la persona che è sotto “custodia protettiva“, da un lato non può esercitare il diritto di essere ascoltata prima che la misura sia inflitta a lui/lei, e d’altra parte è privata della possibilità di fare ricorsi legali per contestare la misura amministrativa avversa a lui/lei, misura che non è soggetta a limiti massimi. 9

In questo contesto e a causa della mancanza di strutture ricettive o di transito per minori, questa “misura di detenzione de facto” viene sistematicamente imposta agli UASC e può essere prolungata per ulteriori otto mesi. Nella maggior parte dei casi, gli UASC sotto “custodia protettiva” rimangono nelle unità di guardia di frontiera fino al loro trasferimento al RIC, come nella regione di Evros, in strutture di pre-respingimento, o anche nelle stazioni di polizia della terraferma, in condizioni inaccettabili e degradanti per i minori.

La pratica della “custodia protettiva” è stata pesantemente criticata in quanto è indubbio che la prolungata permanenza degli UASC nelle strutture di detenzione “costituisce una flagrante violazione dei loro diritti e rappresenta un rischio diretto per uno sviluppo senza ostacoli10.

Nonostante il fatto che la legislazione dica chiaramente che gli UASC “saranno detenuti solo per estremo bisogno, sempre nel loro interesse, … se si dimostra che non si possono applicare misure alternative e meno restrittive… e ogni sforzo deve essere fatto affinché gli UASC siano rimossi dalla detenzione e siano indirizzati a strutture ricettive adatte ai minori e mai nei penitenziari11, in pratica la detenzione degli UASC viene attuata come regola e i minori sono soggetti a condizioni sfavorevoli di privazione della libertà. Peggio ancora, qualsiasi valutazione individualizzata del loro miglior interesse avviene prima o durante la detenzione, contrariamente alla Convenzione sui diritti del fanciullo, anche se la Grecia è già stata condannata dalla CEDU per quanto riguarda la detenzione di minori con il pretesto di “custodia protettiva” (violazione dell’articolo 3, articolo 5 e 13).

Inoltre il 2019 è stato anche un anno caratterizzato dalle costanti violazioni dei diritti umani ai confini terrestri di Evros, che hanno portato all’esposizione di migranti e rifugiati a possibili maltrattamenti o/e abusi. Di conseguenza, nella primavera del 2019 si è notato un aumento significativamente rapido degli arrivi via mare, e gravi respingimenti si sono verificati ai confini terrestri di Evros.

In un certo numero di casi, compresi i casi di persone vulnerabili, vi sono state accuse di respingimenti forzati informali (push-back) di cittadini stranieri dalla Grecia alla Turchia attraverso il fiume Evros. È stato pubblicato il primo di una serie di casi di respingimenti segnalati nella regione di Evros, che HumanRights360 sta esaminando in collaborazione con Forensic Architecture: il video conferma diverse testimonianze di migranti che hanno attraversato il fiume Evros/Merio dalla Turchia alla Grecia e che hanno riferito di essere stati detenuti, picchiati e “respinti indietro” verso la Turchia attraverso il fiume, da uomini mascherati non identificati e in piena segretezza, senza aver avuto accesso alla procedura di asilo. Tuttavia, le autorità della Grecia e dell’UE negano sistematicamente qualsiasi illecito e rifiutano di indagare su tali accuse; questa pratica è gravemente aumentata dopo la crisi di Evros (cfr. sezione seguente).

Il nuovo quadro giuridico per l’asilo

Nel frattempo la nuova controversa legge sulle procedure di asilo, adottata il 1° novembre 2019 ed entrata in vigore il 1° maggio 2020, ha incluso modifiche radicali e fondamentali al sistema di asilo esistente, restringendo i criteri di ammissibilità per lo status di rifugiato e le categorie di “vulnerabilità“, estendendo il periodo di detenzione per i richiedenti asilo, accelerando le procedure di asilo e limitando allo stesso tempo le garanzie procedurali. Essa ha introdotto anche la possibilità di creare un elenco di “paesi di origine sicuri” e altre disposizioni rigorose, che potrebbero effettivamente costituire una trappola per i richiedenti asilo, mettendoli di fronte al pericolo diretto di una domanda di asilo nulla in caso di mancato rispetto di tali nuove procedure. La nuova legge 4636/2019, che ha riformato in modo significativo l’attuale sistema di protezione internazionale in Grecia, ha ricevuto forti critiche da parte della stragrande maggioranza degli attori legati a questo campo di lavoro.

Il 10 aprile 2020 il Ministero della Migrazione e dell’Asilo ha presentato alla consultazione pubblica un disegno di legge intitolato “Miglioramento della legislazione in materia di migrazione“, introducendo un’ulteriore controversa riforma del quadro legislativo greco in materia di asilo, proponendo tra l’altro che la detenzione di cittadini di paesi terzi nell’ambito delle procedure di rimpatrio dovrebbe essere la regola e che le alternative alla detenzione saranno applicate solo in modo eccezionale. L’emendamento, approvato dal parlamento greco ed entrato in vigore il 12/05/2020, viola chiaramente la direttiva europea pertinente, in quanto tra le altre cose attribuisce carattere generalizzato alla misura della detenzione amministrativa, senza alcuna precedente valutazione individualizzata.

La crisi dei confini europei nella regione di Evros

La capacità della Turchia di rendere violenta la questione dei rifugiati è connessa all’accordo UE-Turchia; il 28 febbraio 2020, il presidente Erdogan ha annunciato che “la Turchia non avrebbe più impedito ai rifugiati siriani di raggiungere l’Europa“, informando allo stesso tempo la popolazione con messaggi scritti o orali ai loro cellulari che le frontiere con la Grecia sarebbero state aperte per un libero passaggio.

300 rifugiati e migranti si sono riuniti quindi alla stazione di confine di Kastanies durante la notte. Le autorità elleniche avevano però chiuso la stazione e annunciato la chiusura delle frontiere, mentre anche forze di polizia pesanti e forze militari si erano riunite al confine. Il 29 febbraio, mentre circa 1.500 persone si trovavano al confine, il capo dello Stato Maggiore dell’esercito ellenico, il ministro della protezione dei cittadini e il ministro della difesa nazionale hanno visitato l’area, sostenendo il rafforzamento delle forze di polizia e militari sul posto. In seguito al tentativo della folla di attraversare con forza il confine, si sono verificati violenti incidenti, che hanno comportato l’uso di sostanze chimiche e gas lacrimogeni.

Secondo le autorità elleniche, il 1° marzo c’erano circa 5.000 persone nella zona e sono stati annunciati 77 arresti lungo il confine. Il 2 marzo quelli che si erano riuniti al punto di confine di Kastanies hanno cominciato gradualmente a ritirarsi e sono andati verso sud, in particolare verso il delta di Evros, dove hanno tentato di raggiungere il territorio greco. A quel punto, si stima che 13.000 individui fossero presenti al confine, mentre 3.000 erano rimasti a Kastanies.

Sono stati segnalati ripetuti e violenti respingimenti illegali di individui che erano riusciti ad attraversare il confine. Il 3 marzo il sito è stato visitato dal Primo Ministro insieme ai leader delle istituzioni dell’UE a Evros; il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e il Vicepresidente della Commissione europea, funzionario comandante per la promozione dello stile di vita europeo, Margaritis Schinas.

Indubbiamente in tutti questi anni la Turchia ha utilizzato i flussi migratori come punto di leva per ricevere maggiori concessioni politiche e finanziarie dall’UE, e questa leva è stata nuovamente attivata.

Il governo greco non ha sbagliato a chiamare questa mossa una “minaccia asimmetrica“; ma ha sbagliato a fornire una risposta “simmetrica” di forza e violenza. Dopo aver promesso maggiore aiuto finanziario, evitando allo stesso tempo qualsiasi impegno tangibile nell’azione politica o nelle politiche di ripartizione degli oneri, i leader dell’UE hanno lasciato la Grecia ancora una volta sola a fare il lavoro sporco; sostengono la Grecia con maggiori risorse finanziarie, ma la minacciano attraverso gli organi europei competenti (Comitati e tribunali) per le violazioni dei diritti umani e dei rifugiati, tra cui: il rinvio dell’accesso alle procedure di asilo, l’ampio uso di sostanze chimiche, segnalazioni di sparatorie e respingimenti illegali eseguiti allo scoperto.

Foto: Marios Constantinides
Foto: Marios Constantinides

I leader europei si sono nuovamente rifiutati di aprire la discussione per un programma permanente di ricollocazione dei migranti dalla Grecia e per un programma di reinsediamento dalla Turchia, che è l’unica strategia giusta ed efficace per affrontare la situazione, e ha proseguito invece la catastrofica politica di messa in sicurezza e militarizzazione delle frontiere.

Questa politica deriva dalla necessità di evitare un movimento secondario di persone verso i loro paesi, nonché dalla politica dell’UE di promozione e militarizzazione della sicurezza delle frontiere, che si basa su pressioni prolungate da parte dell’industria militare e di sicurezza europee.

A seguito dell’ordine del Ministero, la conservazione dei dati di coloro che vengono arrestati è divenuta responsabilità esclusiva delle forze militari e della polizia ellenica. Ciononostante, il RIC di Fylakio ha ricevuto richieste dagli avamposti della polizia e ha finalmente accettato di ospitare 146 persone di famiglie e bambini, 10 dei quali erano minori non accompagnati. Con una mossa senza precedenti il governo greco ha congelato l’accoglienza delle domande di asilo per un mese, il che significa che tutti i nuovi arrivati sono stati trattati come illegali senza il diritto di accesso all’asilo; molti di loro hanno ricevuto condanne penali con condanne di reclusione per ingresso illegale (vedi sezione successiva).

In seguito agli incidenti alla frontiera della regione di Evros, venerdì 6 marzo il membro di estrema destra del Parlamento europeo (MEP) Ioannis Lagos è stato fotografato insieme alla gente del posto mentre pattugliava il confine dall’ingresso illegale di migranti e rifugiati. Inoltre membri di un gruppo di estrema destra tedesco sono arrivati in Grecia per aiutare i greci a “difendere i loro confini”, come hanno scritto sui social media, ma sono stati obbligati a lasciare il paese una volta che i servizi di sicurezza locali sono venuti a conoscenza della loro presenza al confine greco-turco.

Il gruppo di 10 cittadini tedeschi e austriaci dell’Identitare Bewegung (Movimento Identitario), un gruppo di estrema destra con filiali in diversi paesi europei, ha viaggiato in Grecia attraverso il confine di Promachonas nella regione di Serres.

E’ stato ritratto sui social media con in mano bandiere greche e austriache e uno striscione che diceva: “Nemmeno per sogno. Non farete dell’Europa la vostra casa“. Gli incidenti a Kastanies e nella zona cuscinetto hanno continuato a verificarsi, e il 24 marzo, è stato stimato che circa 2.000 a 2.500 persone fossero presenti sul lato turco del confine. Nel frattempo le autorità turche hanno fornito cibo a tutte queste persone ed effettuato procedure di disinfezione per l’epidemia di COVID-19.

Il 27 marzo 2020, nel bel mezzo dell’epidemia di COVID-19, le autorità turche hanno finalmente evacuato il campo profughi sul lato turco dei confini delle Kastanies con violenza, distruzione e incendi, assicurando il trasferimento delle persone nel continente.

Foto: Marios Constantinides
Foto: Marios Constantinides

Gli incidenti di Evros portano a procedure più severe e modifiche della legislazione

Foto: Marios Constantinides
Foto: Marios Constantinides

A causa degli incidenti di Evros, la legge è stata attuata con estrema severità. I primi 17 afghani arrestati sono stati immediatamente portati dinanzi al tribunale distrettuale con procedure penali severe; gli uomini adulti hanno ricevuto una condanna a 3,5 anni di carcere per ingresso illegale, senza diritto di sospensione e una multa di 4.000 euro, le donne adulte hanno ricevuto una condanna a 3 anni di carcere per ingresso illegale, con diritto di sospensione e una multa di 5.000 euro, mentre un numero significativo di minori ha ricevuto avviso di un processo pendente per l’ingresso illegale, contro le disposizioni della Convenzione di Ginevra e del sistema comune di asilo europeo. A causa delle rigide procedure penali potate avanti dal tribunale distrettuale, il numero esatto delle persone che sono state condannate rimane sconosciuto, visto che la maggior parte di loro è stata immediatamente trasferita in prigioni giudiziarie sulla terraferma, ad esempio nelle strutture carcerarie Komotini e Thiva.

La sospensione delle domande di asilo, immediatamente applicata da un atto legislativo urgente per le persone che sono entrate illegalmente in Grecia e che sono state arrestate dalle autorità greche dopo il 1° marzo 2020 (privando queste persone del diritto di esprimere la loro volontà di chiedere asilo), è stata una chiara violazione del diritto dell’UE e della convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati; in combinazione con la pesante militarizzazione della zona di confine, ha diminuito di molto gli arrivi attraverso la regione di Evros nei mesi di marzo e aprile.

In particolare, nel mese di marzo sono arrivate circa 350 persone attraverso i confini terrestri, la maggior parte delle quali arrestate dalle forze di polizia di Alexandroupolis (circa 190), di Orestiada (circa 100), di Komotini (circa 25) e dalla guardia costiera (circa 35). I principali paesi di origine di queste persone erano: Turchia: 40%, Afghanistan: 40%, Iran: 10%, Siria: 10%. I casi più vulnerabili riguardavano famiglie provenienti dalla Siria o dall’Afghanistan o persone dalla Turchia.

Nessuno di loro ha avuto il diritto di esprimere la propria volontà di chiedere asilo a causa dell’attuale atto legislativo. Molte famiglie provenienti dalla Siria o dall’Afghanistan sono ancora detenute presso il PRDC di Fylakio con i loro minori, in attesa del trasferimento nei campi di Malakasa o Serres. Gli uomini soli sono stati trasferiti al PRDC di Paranesti Drama o Xanthi. Dal momento che non erano richiedenti asilo, hanno ricevuto un avviso di espulsione. Per alcuni di loro c’era già un processo in sospeso, mentre per altri è previsto un processo per l’ingresso illegale nel paese.

Foto: Marios Constantinides
Foto: Marios Constantinides

Il centro di detenzione di Kleidi a Serres

Il Ministero della Migrazione e dell’Asilo, a causa degli incidenti nella regione di Evros e al crescente numero di arrivi via mare sulle isole del Mar Egeo orientale, ha annunciato la creazione di un centro di detenzione per immigrati e rifugiati nella città di Kleidi a Serres, un’area situata vicino ai confini greco-bulgari, scatenando gravi opposizioni da parte bulgara. Il ministro degli Esteri bulgaro Krasimir Karakachanov ha pubblicato sul suo profilo Facebook che “l’alloggio di migranti illegali vicino ai nostri confini dalla parte greca è un focolaio per ulteriori tensioni” e ha dichiarato con enfasi che “l’esercito bulgaro è pronto, e vi garantisco che non permetterò l’arrivo di una nuova ondata di migranti nel paese“, riferendosi al timore che questi migranti possano in qualche modo attraversare il confine ed entrare in territorio bulgaro.

In conformità con la politica generale europea anti-immigrati, lo scopo principale di questa decisione politica è quello di utilizzare il nuovo centro chiuso come struttura temporanea per coloro che sono entrati illegalmente nel paese dal 1° marzo attraverso la regione di Evros e le isole greche. Privati del loro diritto di chiedere protezione internazionale, in base allo statuto del Ministero della Protezione dei Cittadini, saranno ospitati per un periodo di tempo limitato prima di essere ritrasportati nel loro paese d’origine.

Il 21 marzo 2020 i primi 300 rifugiati e immigrati, per lo più famiglie e persone vulnerabili, sono stati trasferiti dalle isole al campo chiuso di Kleidi, mentre il trasferimento di persone che sono entrate in Grecia attraverso la regione di Evros è ancora in sospeso. Le condizioni di vita all’interno del centro sono inadeguate e disumane, contro la dignità degli individui e in violazione totale dei loro diritti umani.

Le persone sono costrette a vivere in tende di plastica senza riscaldamento ed elettricità, e non possono ricevere alcun tipo di supporto legale o sociale, una alimentazione adeguata o beni materiali. La polizia è la principale responsabile del centro, ed opera seguendo le severe misure applicate a causa della pandemia COVID-19.

I rappresentanti di comunità internazionali, come l’OIM e il CICR, solo di recente sono riusciti a garantire la loro presenza e aiuti costanti all’interno del centro, fornendo aiuti umanitari, mentre altre ONG non sono ancora autorizzate ad entrare. C’è ancora una notevole necessità di sostegno sociale e materiale, nonché di protezione dalle pratiche che minano i diritti sociali e civili dei rifugiati.

Scoppia il Covid-19 nel bel mezzo della crisi dei confini

L’epidemia di Covid-19 ha complicato la situazione. Misure dirette e rigorose adottate contro il COVID19 dal governo greco hanno portato il servizio di asilo greco a decidere una sospensione di tutti i servizi rivolti al pubblico dal 13 marzo 2020 al 10 aprile 2020, al fine di proteggere la salute pubblica e limitare l’ulteriore diffusione del virus COVID-19.

Recentemente è stato annunciato che la sospensione sarà prorogata fino al 15 maggio 2020. Durante questo periodo, non avranno luogo registrazioni o colloqui di asilo, né notifiche di decisioni di asilo o ricorsi.

All’interno del RIC di Fylakio, ci sono 4 ali (A-D) che ospitano detenuti in 6 container e un’ala in più (E) con 7 container, tutte sotto la sovrintendenza medica dell’Organizzazione Nazionale della Sanità Pubblica (NPHO).

Dall’inizio delle misure di restrizione COVID-19 e del progetto Agnodiki applicato in tutti i RIC, 1 container per ogni ala, ad eccezione dell’ala E, è stato riformato al fine di ospitare qualsiasi potenziale paziente COVID-19. Inoltre 2 container extra al di fuori delle ali sono stati adibiti a zone di trattamento per eventuali potenziali pazienti di COVID-19 e sono state prese misure protettive tra i dipendenti e il personale di polizia (maschere, guanti, antisettici, regola di 2 metri di distanza, presenza fisica a turni, antisettici a chiunque entri nel RIC).

Foto: Marios Constantinides
Foto: Marios Constantinides

Le organizzazioni e le istituzioni che operano all’interno del RIC continuano a fornire i loro servizi principalmente tramite telecomunicazioni o organizzando dei turni in presenza, dimostrando così il rispetto delle misure di contenimento volute dal governo greco. L’UNHCR ha annunciato che deid proiettori e degli schermi saranno presto messi nel RIC per cercare di tenere i detenuti costantemente informati sul COVID-19. Per garantire la copertura delle esigenze mediche della popolazione all’interno del RIC l’Organizzazione Nazionale della Sanità Pubblica (NPHO) ha nominato 3 psicologi, 3 assistenti sociali, 2 infermieri, 2 primi soccorritori, 1 medico, 1 ostetrica e 1 coordinatore, che sono presenti quotidianamente nei locali del RIC e sono pronti ad affrontare qualsiasi potenziale incidente legato al COVID19.

A causa della sospensione delle domande di asilo, applicata per le persone che sono entrate illegalmente in Grecia e sono state arrestate dalle autorità greche dopo il 1° marzo 2020, nonché delle misure dirette e rigorose adottate contro il COVID-19 dal governo greco, il RIC non accetta all’interno dei locali individui appena arrivati, almeno fino a nuovo avviso (almeno fino al 10 maggio). Nel mese di marzo, 146 persone in totale, 10 delle quali erano minori, sono state eccezionalmente registrate presso il RIC, nel tentativo di decongestionare le stazioni di polizia locali e i centri di detenzione.

L’ultima registrazione all’interno del RIC riguardava due minori siriani non accompagnati, arrivati il 20 marzo, dopo un ordine diretto del pubblico ministero di metterli sotto “custodia protettiva”. Non appena entrati nel centro sono stati messi in quarantena per 14 giorni. Recentemente altre 12 persone arrestate al PRDC di Fylakio sono state trasferite al RIC e sono state messe in quarantena per 14 giorni. Nessun incidente relativo al COVID-19 è stato ancora notato o annunciato all’interno dei locali del RIC a Fylakio Orestiada.

133 persone sono inoltre detenute presso il Centro di detenzione pre-respingimento di Fylakio (PRDC) 12, che ha una capacità di 374 persone e non presenta quindi per ora alcuna situazione di sovraffollamento.

A causa delle misure adottate nei confronti del COVID-19 dal governo greco, l’accesso delle ONG e dei loro avvocati ai locali del PRDC e ai detenuti è stato temporaneamente sospeso fino a nuovo avviso. La risposta ufficiale del direttore del PRDC alle richieste da parte dei membri delle ONG attive sul campo è stata la seguente: “Le visite di ONG o di singoli individui ai centri di detenzione, nonché le loro azioni, sono sospese fino a nuovo avviso. L’accesso è consentito solo a coloro che ci lavorano… In caso di eccezione, nei casi particolari in cui è richiesta la comunicazione fisica degli avvocati con i detenuti, e questi casi devono essere adeguatamente giustificati, il contatto telefonico con il direttore del centro di detenzione è un prerequisito, per quanto riguarda l’approvazione o meno a contattare i detenuti.”

L’UNHCR è l’unica organizzazione che ha un accesso limitato all’interno dei locali e ai detenuti del PRDC. Anche prima della sospensione di cui sopra, i membri delle ONG e gli avvocati dovevano fornire un preavviso, almeno 3 giorni prima della visita, al fine di ottenere l’approvazione dell’accesso e incontrare i detenuti.

Il personale all’interno del PRDC di Fylakio Orestiada, oltre al personale di polizia, è stato nominato dalle unità sanitarie S.A. ed è composto da uno psicologo, due infermiere e un medico. Nel mese di marzo sono stati nominati anche un assistente sociale e un dipendente amministrativo, e ci si aspetta che un altro medico e altri interpreti si uniscano presto al team. Il personale e la polizia hanno assicurato che, oltre alla disinfezione all’interno dei locali, sono stati collocati in punti importanti all’interno del centro di detenzione volantini e manifesti del segretariato generale per la protezione civile per quanto riguarda il COVID-19. Nessun incidente legato al COVID-19 è stato ancora notato o annunciato all’interno dei locali del centro di pre-respingimento di Fylakio.

In quest’ultimo periodo, durante l’attuazione delle misure per il COVID-19, il RIC di Fylakio ha affrontato il rinvio del trasferimento dei bambini a strutture di accoglienza sulla terraferma, costringendo i minori non accompagnati e separati a rimanere sotto “custodia protettiva” per più di 6-8 mesi in un vicino centro di accoglienza che non era stato istituito in primo luogo per questo motivo. Alla fine, l’8 maggio 2020, ha avuto luogo, dopo un lungo periodo, il primo trasferimento di un minore in un alloggio sulla terraferma, sotto rigide misure preventive per il COVID-19.

Un occhio al futuro: il costante bisogno di una vigorosa e collettiva difesa dei diritti umani

Nell’ambito di questi sviluppi senza precedenti, la nuova legislazione passata l’8 maggio ha scatenato una tempesta di reazioni da parte di organizzazioni umanitarie, società civile e attori legali. Nel contesto degli incidenti alle frontiere della regione di Evros nel marzo 2020, delle condizioni disumane dei rifugiati sulle isole greche e della costante limitazione delle garanzie in materia di diritti umani, questa controversa riforma del quadro legislativo arriva solo tre mesi dopo la revisione della legislazione greca in materia di asilo, introdotta dalla legge sulla protezione internazionale 4636/2019.

La situazione instabile delle persone che cercano protezione internazionale, causata dalle costanti riforme giuridiche, dalla severa politica di frontiera giustificata dalla diffusione del virus COVID-19, dal rifiuto dell’UE di aprire la discussione su un sistema permanente di ricollocazione dalla Grecia e su un programma di reinsediamento dalla Turchia, come unica strategia equa ed efficace per affrontare la situazione, porterà indubbiamente a una continuità della politica disumana di militarizzazione delle frontiere e dei confini, e quindi a violazioni dei diritti umani.

Il rispetto e la difesa dei diritti dell’uomo, che derivano dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, dal diritto dell’UE e dagli standard internazionali, costituiscono principi elevati inalteranti che devono essere garantiti, soprattutto in una regione sensibile come Evros.

HumanRights360 con i suoi sforzi, le sue azioni e la sua presenza sul campo può e continuerà a difendere le garanzie giuridiche nelle procedure di protezione internazionale, a sostenere le persone che sono costrette a fuggire dal loro paese d’origine.

Foto: Orestis Seferoglou
Foto: Orestis Seferoglou

PS: Nel momento in cui queste righe sono state scritte (13 maggio 2020), il nostro team sul campo ci ha informato di un’altra protesta nella zona. Il 12 maggio si sono avute tensioni all’interno del RIC di Fylakio; sono iniziate nell’ala D, dove i detenuti hanno bruciato i materassi e coperte e hanno protestato per il loro prolungato periodo di detenzione sotto “custodia protettiva“. La situazione si è aggravata rapidamente fino ad includere anche le ali B e C. I locali sono stati evacuati dal personale e dalle ONG, e c’è stato un intervento delle forze di polizia. Fortunatamente non ci sono state conseguenze gravi. 28 persone, di cui 2 adulti, sono state arrestate; sono stati tutti trasferiti alla stazione di polizia di Neo Chimonio.

Con il supporto di:
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  1. Operativo da settembre 2018, con il sostegno di Ascend Collaborative Initiative, Help Refugees, The King Baudouin Foundation & Global Whole Being Fund, Open Society Foundations, Rockefeller Brothers, Forensic Architecture, Programma europeo per l’integrazione e la migrazione.
  2. https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean/location/5179, Ultimo aggiornamento: 03 maggio 2020
  3. Secondo la legge 4375/2016 come modificato e in vigore.
  4. Si veda, tuttavia, l’ultimo paragrafo della presente relazione per gli sviluppi attuali.
  5. Articolo 48 della legge 4636/2019 (articolo 11 della direttiva 2013/33 / UE).
  6. Situazione Aggiornamento: Bambini non accompagnati (UASC) in Grecia 30 aprile 2020, EKKA http://www.ekka.org.gr/images/%CE%A3%CE%A4%CE%91%CE%A4%CE%99%CE%A3%CE%A4%CE%99%CE%9A%CE%91_2020/EKKA%20Dashboard%2030-4-2020.pdf
  7. Situazione Aggiornamento: Non accompagnati Bambini (UAC) Grecia, 30 Aprile 2020, EKKA, http://www.ekka.org.gr/images/%CE%A3%CE%A4%CE%91%CE%A4%CE%99%CE%A3%CE%A4%CE%99%CE
    %9A%CE%91_2020/EKKA%20Dashboard%2030-4-2020.pdf
  8. Articolo 118 del Decreto Presidenziale 141/1991
  9. “Ripensa alla custodia della protezione delle persone ai sensi dell’articolo 118 del decreto presidenziale 141/1991” (Difesa Rivista legale / 1993 / pp.1041-1045)
  10. Condizioni inaccettabili per la detenzione di minori non accompagnati nella Grecia settentrionale, Atene, 31 luglio 2017, Vice difensore civico per i diritti dei minori dell’Autorità indipendente, https://www.synigoros.gr/?i=childrensrights.en.news.446301
  11. Articolo 48 della legge 4636/2019 (articolo 11 della direttiva 2013/33/UE)
  12. Aggiornato 08 Maggio 2020