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Metà delle persone detenute nei Centri d’immigrazione negli Stati Uniti risulta positiva al Coronavirus

Manuel Ruiz Rico, Público - 25 maggio 2020

Centro di detenzione per minori negli Stati Uniti. @Reuters

Sappiamo ben poco riguardo alla pandemia di covid-19 negli Stati Uniti, poiché ci sono delle zone d’ombra nei dati sull’incidenza di questa malattia o sul virus che la causa. Una di queste è stata riscontrata nei Centri di detenzione per immigrati.

Questa settimana, l’Agencia de Inmigración y Aduanas ha trasmesso i dati dei primi 2.172 test effettuati e il risultato è stato devastante: il 49,5% dei migranti trattenuti in queste strutture, ha il Coronavirus.

Di questi primi 2.172 test, sono risultate positive 1.073 persone. I test rappresentano il 7,78 % del totale dei 27.908 migranti detenuti in queste strutture. L’Agencia de Inmigración y Aduanas degli Stati Uniti dispone di circa 1.500 strutture di questo tipo nel Paese. Gli Stati con il maggior numero di Centri sono il Texas (184) e la California (120), secondo il bilancio delle autorità del 2019.

Questi dati offrono un quadro piuttosto cupo perché in questi Centri è complicato garantire la sicurezza, le norme igieniche e le misure di distanziamento sociale per evitare il contagio, che sta colpendo anche gli operatori. Secondo la NBC, il Centro con il maggior numero di casi positivi di Coronavirus è Otay Mesa, a San Diego, California, con 149 casi. Oltre a questi, il virus è stato riscontrato anche in 35 operatori del Centro. In totale, 44 dipendenti dei Centri per migranti in tutto il Paese sono risultati finora positivi al Coronavirus.


“1.073 migranti detenuti sono risultati positivi al Coronavirus”

Il Centro di San Diego è stato anche il primo a comunicare una morte per covid-19 il 6 maggio. Era un uomo di 57 anni di nome Carlos Ernesto Escobar Mejia. Secondo quanto dichiarò il suo avvocato Joan del Valle, alla CBS, Escobar Mejia viveva negli Stati Uniti già dagli anni ’80 e negli ultimi 20 anni a Los Angeles. È arrivato nel Paese in fuga dalla guerra civile de El Salvador. Fu arrestato il 10 gennaio. L’Agencia de Inmigración y Aduanas informó la CBS che Escobar Mejia era diabetico e iperteso, che fu ricoverato per covid-19 il 24 aprile e che un giudice gli negò la libertà provvisoria a marzo, dopo averlo giudicato a rischio di fuga.

Nonostante situazioni come questa, l’amministrazione di Donald Trump continua ad arrestare ed espellere i migranti senza un’adeguata documentazione, non curandosi del fatto che molti di loro siano considerati lavoratori essenziali durante la pandemia, lavorando in prima linea e in settori di prima necessità come l’agricoltura, l’assistenza o i trasporti.

Le autorità responsabili di questi Centri sono poco affidabili quando si tratta di fornire informazioni dettagliate sulla loro situazione. Per questo motivo, un gruppo di detenuti del centro di Mesa Verde vicino a Bakersfield Township (in California, circa 180 chilometri a nord di Los Angeles) ha realizzato, la scorsa settimana, un video per denunciare la situazione e diffondere la richiesta di aiuto.

“L’amministrazione di Donald Trump continua ad arrestare ed espellere i migranti senza un’adeguata documentazione.”

Voglio renderlo pubblico e mostrare cosa sta succedendo. La verità, quello che succede dietro queste mura“, dice un detenuto di nome Charles Joseph, ripreso dalla NBC. Joseph ha ammesso che potrebbero subire delle ripercussioni a causa del video: “Potrebbero toglierci il tablet, così non potremmo videochiamare le nostre famiglie.”

Il detenuto ha descritto come 100 uomini siano costretti a condividere cinque saponette, dormire in cuccette doppie a distanza di appena un metro l’una dall’altra e sono praticamente privi di prodotti per la pulizia o la disinfestazione. “Il personale che ci lavora entra ed esce senza mascherine o guanti. Questa pandemia richiede un distanziamento sociale e ciò è impossibile in questo contesto. La nostra detenzione diventerà una condanna a morte“, ha dichiarato.

Siamo genitori, figli, fratelli e sorelle, coniugi e persino nonni di cittadini americani. Non dovremmo essere in custodia e lottare per tornare dalle nostre famiglie“, ha aggiunto Joseph, che ha stimato circa 40 detenuti affetti da patologie di base, che possono rendere covid-19 mortale, come lui, che sostiene di essere asmatico.
L’Agencia de Inmigración y Aduanas afferma di attenersi alle linee guida dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, in termini di test e di trattamento dei detenuti.

Ovviamente i regolamenti stanno funzionando male e sono insufficienti“, afferma la direttrice del Centro Giustizia del Popolo ALDEA, Bridget Cambria. Nelle dichiarazioni al Bridget Cambria, Cambria sostiene che “il fatto che il 50 % di coloro che sono stati testati siano risultati positivi al Coronavirus, dimostra che il virus si è diffuso nei Centri per migranti, che i test sono deplorevolmente inadeguati e che le strutture rimangono sovraffollate“.

“Ovviamente i regolamenti stanno funzionando male e sono insufficienti”, afferma la direttrice del Centro di Giustizia del Popolo ALDEA.

Un portavoce del Centro di Mesa Verde ha spiegato alla NBC che la Agencia de Aduanas sta riducendo il numero di fermi dei migranti in tutto il paese a causa della pandemia di covid-19. Secondo la NBC, da gennaio sono diminuiti del 71%, e stanno continuando a diminuire. Le autorità si giustificano dicendo che la legge deve essere applicata e i criminali violenti devono essere tenuti lontani dalle strade.
Non c’è motivo di mettere le persone in questi Centri di detenzione per immigrati, soprattutto in questo momento“, afferma Christiana Fialho, fondatrice dell’organizzazione Freedom for Immigrants.

Molte delle persone che sono detenute e rinchiuse in questi Centri – aggiunge Fialho – vivono negli Stati Uniti da decenni, hanno figli americani e si sono sposati in questo Paese.

Anche altre organizzazioni si sono espresse nella stessa maniera. Come la direttrice di American Civil Liberties Union (Unione Americana per le Libertà Civili), Andrea Flores, che denunciò la detenzione di massa dei migranti, le condizioni in cui sono reclusi, il ruolo delle società private che gestiscono questi Centri e il degrado delle procedure legali a cui i detenuti possono ricorrere, hanno creato una situazione insostenibile.

Gli esperti di salute pubblica“, aggiunge, “hanno da tempo segnalato che i Centri per l’immigrazione, diventeranno focolai di diffusione del virus.
La morte per covid-19 di Carlos Ernesto Mejia è stato un campanello d’allarme e chiediamo al Governo di agire affinché le persone detenute in questi Centri siano liberate
“.