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Migranti e rifugiati espulsi in Niger nonostante la crisi del Coronavirus e bloccati nei campi dell’OIM

Scoppiate proteste a causa delle condizioni di vita insostenibili

Nonostante le frontiere tra gli Stati africani siano chiuse a causa della crisi del coronavirus, le espulsioni ed i respingimenti proseguono e migliaia di migranti e rifugiati sono bloccati nei Paesi di transito come il Niger. Si sono verificate delle proteste laddove le persone denunciano le pessime condizioni di vita all’interno dei campi e la cattiva gestione da parte dell’OIM.

A causa della crisi del coronavirus, numerose frontiere tra i Paesi africani sono state chiuse ai viaggiatori, tra queste le frontiere dell’Algeria e della Libia con il Niger. La crisi minaccia non solo la salute, ma anche i mezzi di sussistenza di molte persone che vivono già in condizioni precarie.

Al contempo, l’Algeria e anche la Libia continuano, almeno parzialmente, la loro politica di espulsioni, nonostante la crisi del coronavirus e i migliaia di migranti e rifugiati al momento bloccati in condizioni insostenibili nei Paesi di transito, come il Niger.

Secondo un rapporto del giornalista Sofian Philip Nacer, alla fine di marzo un centinaio di persone sono state espulse dall’est della Libia verso il Sudan. Durante la prima metà del mese di aprile, le autorità libiche dell’est hanno rinviato almeno 236 persone in Sudan, Mali, Somalia, Nigeria e Ghana.

I respingimenti e le espulsioni dell’Algeria verso il Niger sono proseguite nonostante la chiusura delle frontiere tra i due Paesi. La Nigeria, da parte sua, sta espellendo dei cittadini nigerini che vivevano sul suo territorio.

Assamaka: respingimenti e quarantena nel deserto

Secondo il capo dell’equipe di informatori di Alarme Phone Sahara (APS) ad Assamaka, tra il 12 ed il 14 aprile 2020, 302 migranti sono arrivati ad Assamaka. Tra di loro ci sono donne e uomini, tutti cittadini del Niger, tranne un cittadino della Guinea Conakry.

Tutte queste persone sono state sottoposte ad una quarantena di 14 giorni nell’hangar dell’OIM in base ai regolamenti sulla prevenzione della propagazione del virus. Le cifre corrispondono anche con le dichiarazioni dell’OIM, secondo la quale 418 persone in totale si trovavano in quarantena ad Assamaka il 16 aprile.

Hangar dell’OIM ad Assamaka (foto scattata prima della crisi del coronavirus)
L’ufficio di Medici senza frontiere ha spiegato che queste persone in isolamento non sono delle persone espulse, ma dei lavoratori sulla strada del ritorno. Tuttavia, gli informatori di Alarme Phone Sahara ipotizzano che queste persone siano in realtà state espulse dall’Algeria.

Già da diverso tempo nelle forze di sicurezza algerine è prassi comune espellere le persone verso il Niger, organizzando non soltanto dei convogli per le espulsioni comunicate ufficialmente alle autorità del Niger, ma anche abbandonando molte persone espulse in maniera ufficiosa al “Punto Zero”, nella zona frontaliera. Le persone devono poi andare a piedi attraverso il deserto fino al valico di frontiera di Assamaka. Secondo gli informatori di Alarme Phone Sahara, le persone attualmente in isolamento nell’hangar dell’OIM hanno subito questo tipo di espulsione ufficiosa.

Alarme Phone Sahara denuncia anche le condizioni nelle quali le persone espulse dall’Algeria sono tenute in quarantena per due settimane: Assamaka è una piccola città in mezzo al deserto. L’hangar dell’OIM e le risorse per l’assistenza medica sul posto non sono sufficienti per una presa in carico adeguata di centinaia di persone spesso ferite, malate e traumatizzate psicologicamente dopo le esperienze dolorose e violente vissute durante l’espulsione.

Bloccati nei campi dell’OIM, proteste davanti a una frustrazione crescente

Centinaia di migranti e rifugiati sono attualmente bloccati nel centro di transito dell’OIM ad Arlit e anche nei campi dell’OIM e dell’UNHCR ad Agadez e dintorni. In diversi posti le persone hanno cominciato a protestare davanti ad una frustrazione crescente:

Arlit
Il 20 aprile ad Arlit, dove secondo le cifre dell’OIM sono state collocate circa 640 persone, soprattutto migranti respinti dall’Algeria, le persone hanno protestato e si sono opposte alle condizioni di vita insostenibili.

Secondo uno dei migranti intervistati dalla giornalista Fatma Ben Hamad per “Obesrvateurs France 24“, le loro proteste e le loro rivolte sono state causate dalla mancanza di dialogo con i responsabili dell’OIM che gestiscono il campo di Arlit.

Nella situazione in cui si trovano, le persone desiderano rientrare nei loro Paesi, tra i quali il Mali, la Nigeria, la Guinea Conakry, il Benin e d il Camerun, ma questi Paesi, da parte loro, hanno chiuso le loro frontiere a causa della crisi del coronavirus. L’OIM, dal suo canto, dichiara che al momento non c’è la possibilità di facilitare il rientro dei migranti bloccati in Niger, ma i migranti nel campo di Arlit sottolineano che dal loro arrivo, nessuna persona responsabile dell’OIM è andata lì per dialogare con loro e che la loro situazione rimane poco chiara e incerta.

Secondo l’uomo intervistato da “Observateurs France 24“, le condizioni di vita nel campo dell’OIM sono insopportabili: al loro arrivo da Assamaka, i migranti non avevano né acqua potabile né materassi e beneficiavano di solo quattro tende per più di 900 persone. Inoltre, non avevano ricevuto dei kit igienici con sapone ed asciugamani, una delle ragioni per cui durante le proteste delle persone indignate hanno forzato le porte dei magazzini dell’OIM per procurarsi beni di prima necessità.
Secondo “Obesrvateurs France 24”, la polizia ha reagito con la repressione: sono stati lanciati gas lacrimogeni sui migranti, almeno 13 persone sono state arrestate e portate alla stazione di polizia, dove sono ancora detenute il 24 aprile.

Testimonianza di Galius Moumouni Efouad, attualmente nel centro di transito dell’OIM ad Arlit, Niger

Agadez

Un gruppo di migranti del Mali, 276 persone secondo le loro stesse dichiarazioni, che erano stati espulsi in Niger dall’Algeria il 4 marzo 2020 e che si trovano attualmente nel Centro di transito dell’OIM ad Agadez, si sono rivolti attraverso un video al popolo, alle autorità e al presidente del Mali. Denunciano il fatto che fino ad ora non abbiano trovato alcuna soluzione per il loro rimpatrio nel Paese e sottolineano che sono molto preoccupati vista la situazione sanitaria in Niger. Perciò chiedono urgentemente di essere aiutati a rientrare in Mali.

Secondo i dati dell’OIM, 256 migranti che erano stati portati dalla frontiera libica fino ad Agadez all’inizio di aprile 2020, erano in isolamento nello Stadio regionale Sidi Mohamed di Agadez per due settimane.

Gli informatori di Alarme Phone Sahara riferiscono che a queste persone era stato inizialmente rifiutato l’ingresso in Libia da parte delle forze libiche, prima di essere intercettate dalle forze di sicurezza nigerine e portate ad Agadez. Secondo Aïr Info Agadez, il 10 aprile 2020 43 di queste persone sono fuggite dallo stadio, e questo offre un’impressione chiara del fatto che il loro isolamento si svolgesse in condizioni poco trasparenti e in violazione dei loro diritti.

Dan Issa, frontiera tra il Niger e la Nigeria

In più occasioni, alcuni cittadini del Niger ritornati dalla Nigeria, tra i quali anche delle persone respinte con la forza, sono arrivati a Dan Issa, sulla frontiera tra Niger e Nigeria.

Secondo Tiémogo Amadou dell’Agence Nigérienne de la Presse a Maradi, un primo gruppo di 103 persone, composto da donne, uomini e bambini, è arrivato il 22 aprile 2020 e nei giorni successivi si sono aggiunti altri 148 nigeriani provenienti dagli stati federati di Kano, Katsina, Lagos e dalla Repubblica del Camerun. Tutte queste persone sono state messe in quarantena a Dan Issa per la prevenzione del coronavirus, prima di avere la possibilità di raggiungere le loro rispettive comunità.
Questo caso mostra come la crisi del coronavirus stia aggravando la situazione di molte persone che stanno migrando, non verso l’Europa, ma in altri Paesi dell’Africa sub-sahariana per guadagnarsi da vivere.

Libertà di circolazione e diritto ad una buona salute per tutti e tutte – anche ai tempi del coronavirus!

Mentre le espulsioni ed i respingimenti continuano, migliaia di migranti e rifugiati espulsi o fermati lungo il loro tragitto restano ancora bloccati in Niger. Bloccati in campi in condizioni di vita insostenibili, in cui la loro salute è in pericolo, senza la prospettiva di poter arrivare in un posto che permetta loro di avere una vita dignitosa – e allo stesso tempo privati della possibilità di rientrare nel proprio Paese.

La situazione deprecabile dei migranti e dei rifugiati intrappolati in questo momento in Niger e in altri Paesi dell’Africa, è uno dei risultati della politica migratoria dei Paesi europei che non solo lasciano morire dei migranti nel Mediterraneo, ma cercano da anni anche di esternalizzare le loro frontiere nel continente africano. Sono stati investiti miliardi di euro nei Paesi del Maghreb e in Niger per fermare i migranti e i rifugiati in viaggio e per forzarli a rientrare nei loro Paesi d’origine. Nell’epoca del coronavirus questa politica di chiusura delle rotte e delle frontiere si trasforma in una trappola per migliaia di persone.
 
Alarme Phone Sahara si oppone fortemente nei confronti di una situazione in cui migranti e rifugiati restano isolati, bloccati e “dimenticati” nei campi, nelle zone franche, esposti al rischio di contagio più che altrove e privati della loro libertà e dei loro diritti.

In questo senso, Alarme Phone Sahara denuncia anche l’evidente cattiva gestione da parte dell’OIM, un’organizzazione internazionale che dispone di risorse finanziarie considerevoli, ma che non riesce a fornire ai migranti e ai rifugiati bloccati in Niger un alloggio in condizioni dignitose, trasparenti e nel rispetto dei loro diritti.
Alarme Phone Sahara è solidale con tutte le persone che resistono per il loro diritto alla salute, alla libertà e alla vita.

Dinanzi a questa situazione, Alarme Phone Sahara chiede all’OIM e alle autorità del Niger:

 
• Nessun isolamento di rifugiati e migranti nei campi nel deserto, nessun isolamento in condizioni poco trasparenti e insostenibili.
• Alloggio per tutti i rifugiati e migranti presenti sul territorio del Niger, in condizioni dignitose e rispettose dei loro diritti, della loro libertà e anche la protezione della loro salute contro i rischi connessi al coronavirus.
• Una comunicazione chiara e trasparente riguardante tutte le misure di prevenzione contro il coronavirus e la possibilità di ritornare nel loro Paese d’origine.
• Di prendere tutte le misure possibili per facilitare il ritorno di migranti e rifugiati bloccati sul territorio del Niger nei rispettivi Paesi di origine per coloro che vogliono ritornare per loro libera scelta.
• Di non intercettare con la forza le persone che cercano di continuare il loro viaggio.
 

Alarme Phone Sahara chiede alle autorità di Algeria, Libia e Nigeria:

• Di interrompere immediatamente tutti i tipi di respingimenti ed espulsioni di migranti e rifugiati.
• Di rispettare la vita e i diritti di tutti i migranti e rifugiati presenti sul loro territorio e di lasciarli vivere in condizioni dignitose, che permettano loro di proteggere la loro salute contro il coronavirus.

Alarme Phone Sahara chiede alle autorità degli Stati d’Europa:

• Tutte le misure di chiusura ed esternalizzazione delle frontiere devono essere interrotte a causa della crisi del coronavirus.
• Invece, gli Stati europei devono investire immediatamente in misure volte a creare delle condizioni di vita dignitose per tutti i migranti e rifugiati attualmente bloccati lungo il loro percorso nei Paesi dell’Africa e per proteggere la loro salute contro il coronavirus.
• Davanti alla crisi umanitaria che peggiora con la pandemia di coronavirus, gli Stati europei devono aiutare attivamente ad evacuare rifugiati e migranti bloccati nei campi gestiti dall’OIM, dall’UNHCR e da altri attori e facilitare il loro arrivo in un luogo in cui essi possano vivere in sicurezza e in dignità. Sia che questo significhi rientrare nel loro Paese per quelli che lo desiderano, sia che significhi raggiungere un Paese scelto da loro, tutto dovrà essere fatto nel rispetto del diritto alla libera circolazione delle persone.