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Polizia croata accusata di marcare le teste dei richiedenti asilo con la vernice spray

Lorenzo Tondo, The Guardian - 12 maggio 2020

Le ONG ritengono che la tattica possa essere un tentativo di identificare e umiliare i migranti che attraversano più volte il confine. Photograph: Handout

La polizia croata è accusata di disegnare delle croci con la vernice spray sulle teste dei richiedenti asilo che provengono dalla Bosnia e tentano di attraversare il confine.
Il Guardian ha ottenuto una serie di fotografie di quella che è stata descritta dalle organizzazioni come “l’ultima umiliazione” perpetrata dalle autorità croate contro i migranti che viaggiano lungo la rotta balcanica.

L’ONU ha chiesto al governo croato di indagare su tutte le accuse di abuso.

È ovvio che uno degli effetti sperati di questo comportamento è quello di umiliare i rifugiati e i migranti che tentano di attraversare il confine“, ha detto Jack Sapoch di No Name Kitchen (NNK), una ONG che opera a Velika Kladuša, a 2 km dal confine, e fa parte dell’organizzazione di monitoraggio Border Violence Monitoring Network.

Per quanto ne so questo comportamento può avere due motivazioni. O le autorità croate che commettono questi atti stanno usando la vernice spray per identificare e umiliare chi attraversa più volte il confine o, cosa più preoccupante, utilizzano questa tattica per traumatizzare psicologicamente i migranti – la maggior parte dei quali sono musulmani – con un simbolo religioso“, ha detto Sapoch.

Fonti hanno riferito a NNK che il 6 maggio a Poljana, in Bosnia, un gruppo di migranti è stato rimandato indietro e spruzzato con vernice arancione. Al gruppo sono inoltre stati rubati soldi, telefoni e scarpe.

Il 7 maggio un altro gruppo, tornato al campo di Miral, fuori Velika Kladuša, ha riportato di aver ricevuto un trattamento simile.

La polizia croata è stata contattata per un commento. In precedenza le autorità avevano sottolineato la necessità di proteggere le loro frontiere.

Ogni notte gruppi di richiedenti asilo tentano di attraversare il confine Bosnia- Croazia, e squadroni di polizia li attendono armati di manganelli, pistole e occhiali notturni mentre pattugliano la frontiera esterna più lunga dell’UE. I richiedenti asilo chiamano questo attraversamento del confine “il gioco, ma è un’impresa molto pericolosa.

Operatori umanitari, medici, guardie di frontiera e funzionari delle Nazioni Unite hanno documentato abusi sistematici e violenze perpetrati dalla polizia; i migranti vengono spesso picchiati, fucilati, derubati e persino spogliati dei loro vestiti.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’UNHCR, ha dichiarato di essere “profondamente preoccupata per la violenza segnalata e per il trattamento riservato a migranti e rifugiati da parte della polizia croata“.

La nostra organizzazione ha già ricevuto, e successivamente condiviso con le autorità, segnalazioni credibili di persone che affermano di essere state illegalmente riportate dalla Croazia in Bosnia Erzegovina e in Serbia“, ha detto al Guardian Stevanovic, responsabile delle comunicazioni regionali dell’UNHCR per l’Europa centrale.

Queste testimonianze evidenziano problemi relativi all’identificazione delle domande di asilo, alla violenza e all’uso eccessivo della forza, all’identificazione di individui vulnerabili, al trattamento dei minori non accompagnati“, ha affermato.

L’UNHCR ha chiesto al governo croato di indagare su tutte le accuse di violazioni e abusi, e di istituire un meccanismo di valutazione indipendente per accertare la situazione al confine“.

Tra settembre 2019 e gennaio di quest’anno, l’UNHCR ha riportato alle autorità croate 100 casi di presunti rimpatri illegali dalla Croazia alla Bosnia e Serbia.

Nonostante ciò Sapoch ha riferito che negli ultimi due mesi la sua organizzazione ha continuato a ricevere notizie di violenze al confine con la Bosnia.

Ha aggiunto: “Ricevere notizie di una crescente brutalità durante i respingimenti è preoccupante a causa della maggiore autonomia che le autorità statali hanno guadagnato in questi periodi di pandemia (coronavirus). Ora, più che mai, è importante per noi rendere le autorità responsabili delle proprie azioni.

I respingimenti sono illegali e la diffusione del Covid-19 non è una scusa per trattare le persone vulnerabili con ancora più violenza. È inaccettabile“.

Il mese scorso le autorità bosniache hanno ordinato il trasferimento di migliaia di migranti in un campo a Lipa, un villaggio a circa 25 km dal confine con la Croazia, a causa dell’epidemia di coronavirus giunta nel paese. La costruzione del nuovo campo ha suscitato il panico tra i richiedenti asilo e i volontari, che temono che la misura non garantisca alcuna assistenza ai migranti.

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