Bosnia-Erzegovina: le ultime notizie da Bihać

Un aggiornamento dei volontar* indipendenti

Bihać (Bosnia-Erzegovina)

La situazione a Bihać sta peggiorando per le persone in movimento e per la popolazione locale, mentre i politici e le organizzazioni responsabili sono bloccati in una lotta per il potere, tentando apparentemente di rendere la situazione così tremenda che le persone che stanno arrivando in questo momento siano scoraggiate dal venire qui.

Ovviamente, le persone arrivano comunque ma si ritrovano in situazioni sempre più vulnerabili: sempre più migranti e rifugiat* arrivano da est, e molti subiscono nuovamente dei pushbacks dalla Croazia – sta circolando un video di un gruppo, che adesso si trova a Velika Kladusa, che ha subìto particolare violenza con l’uso di bastoni e coltelli, con il risultato di ossa rotte e molte ferite alla testa.

Il campo di Lipa
Il campo di Lipa

Il campo di Bira è ancora chiuso a parte per coloro che tentano il Game. Quando subiscono un pushback e tentano di ritornare all’interno del campo, la polizia li caccia via e coloro che gestiscono il campo, assieme alle organizzazioni umanitarie che lavorano all’interno del campo, sembrano essere prive di qualsiasi tipo di potere.

Dicono che stanno contrastando questi atteggiamenti dietro alle quinte ma non confrontando apertamente la polizia, nonostante la legalità del “blocco” che stanno imponendo sia discutibile.

Alcune persone riescono a scavalcare la recinzione per entrare nel campo, ma poi finiscono in una “lista nera”, viene loro negato il cibo, oppure vengono buttati fuori di nuovo dalla sicurezza. Quindi ci sono sempre più persone che vivono fuori dai campi, dentro a palazzi abbandonati e nella jungle. Tra questi vi sono anche minori non accompagnati, a cui è negato il permesso di rientrare all’interno del campo, anche se i guardiani e varie organizzazioni come Save the Children sono riuscite a farli entrare in uno dei campi per famiglie che ci sono qui vicino (ma questo cambia le dinamiche all’interno di quei campi, specialmente per le donne e i bambini che vivono lì).

La polizia stava lasciando in pace la gente, visto che il campo di Lipa era pieno, ma ieri ha raggruppato un gruppo di persone abbastanza numeroso da riempire un autobus – senza lasciare loro la possibilità di prendere le proprie cose – e li ha portati a Lipa, dove i gestori del campo non li hanno lasciati entrare, dicendo che non c’è spazio. Questo lascia le persone in movimento nel bel mezzo del nulla, dove ci sono solo un piccolo mercato molto caro e alcuni imprenditori che cucinano e vendono cibo. Non ci sono bagni, letti, docce, rifugi…

Il market a Lipa
Il market a Lipa

Nel frattempo, sembra che l’Italia abbia iniziato a respingere le persone indietro verso la Slovenia, il che fa sì che queste persone vengano poi respinte in Croazia e poi ancora in Bosnia.

Il 18 maggio, la commissione per la crisi del Cantone di Una-Sana ha emesso un insieme di “decisioni” sviluppato in sette punti, che devono essere messe in atto dalla polizia, anche se la base legale per questi decreti non è per nulla chiara. Hanno presentato richieste totalmente irrealistiche, compresa quella che i campi di Bira e Miral fossero chiusi tre giorni dopo (dopo il 18 maggio) e che le organizzazioni internazionali trasferissero tutti i minori fuori dal Cantone. Nulla di tutto questo è successo e i problemi rimangono.

Il decreto finale della lista stabiliva di proibire a organizzazioni e a individui di compiere azioni di solidarietà nei confronti dei migranti e delle migranti, a meno che non siano direttamente controllati dall’IOM o dalla Croce Rossa. Impediscono anche “attività nei campi liberi”.

Questo significa forse che non solo i volontari ma nemmeno le associazioni ufficiali che non lavorano nei campi gestiti dall’IOM possono dare cibo e vestiti alle persone?

Nemmeno per strada o in altri posti che non siano degli squat?
Nessun* aveva una risposta.

Anche le organizzazioni hanno sospeso la distribuzione per alcuni giorni finché non si sono confrontate con i loro avvocati e hanno avuto conferma del fatto che il decreto non ha base legale. I volontari individuali si sono tenuti un po’ indietro e cercano di consegnare il cibo velocemente.

Volontar* indipendenti dalla Bosnia-Erzegovina

#Lesvoscalling

Una campagna solidale per la libertà di movimento
Dopo il viaggio conoscitivo a ottobre 2019 a Lesvos e sulla Balkan route, per documentare e raccontare la drammatica situazione sull'isola hotspot greca e conoscere attivisti/e e volontari/e che si adoperano a sostegno delle persone migranti, è iniziata una campagna solidale lungo la rotta balcanica e le "isole confino" del mar Egeo.
Questa pagina raccoglie tutti gli articoli e il testo di promozione della campagna.
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