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La Grecia esegue l’espulsione collettiva di oltre 900 richiedenti asilo col silenzio complice dell’Unione Europea

Deportation Monitoring Aegean, 17 giugno 2020

Di M.E.

Dall’inizio di marzo, varie organizzazioni che operano in Grecia hanno denunciato l’espulsione collettiva di migranti dalle isole del Mar Egeo e dalla Grecia continentale.
Vengono usate diverse modalità: il violento imbarco e respingimento di barche che hanno già raggiunto le acque greche, il respingimento di persone già sbarcate a terra, l’arresto arbitrario e l’espulsione collettiva in Turchia di persone che già vivono in campi di accoglienza sul continente. In tutti i casi, le espulsioni sono state accompagnate dalla violenza e dall’impunità della polizia. Il gran numero di persone coinvolte dimostra la determinazione dello Stato greco ad attuare respingimenti di massa di migranti. Come affermato da Dimitris Christopoulos, presidente fino a poco tempo fa della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH).


“Ovviamente queste tattiche stanno violando la Costituzione Greca ed il diritto internazionale consuetudinario , tuttavia sembrano tollerate dall’UE in quanto servono allo scopo di impedire che altre persone attraversino il Mar Egeo o il fiume Evros verso l’Europa.”

Si tratta di un’evidente intensificazione della violazione dei diritti delle persone migranti, nell’ambito di un percorso seguito ormai da diversi anni dall’Unione Europea, ma che ha subito un’accelerazione in tutti i paesi frontalieri dall’inizio dell’anno. La pandemia di COVID-19 fornisce non solo una copertura, ma anche una perfetta scusa per la detenzione e l’espulsione di migranti.

Organizzazioni come Watch The Med – Alarmphone o Aegean Boat Report hanno potuto registrare 15 casi di barche illegalmente respinte in acque turche tra il 20 aprile ed il 2 giugno, colpendo 333 persone, compresi almeno 28 minori. Tuttavia, molti di questi respingimenti probabilmente non vengono registrati, suggerendo che ce ne possano essere stati molti altri.

Attacchi e respingimenti illegali nel Mar Egeo

Le strategie per i respingimenti dal mare includono distruggere il motore delle imbarcazioni, rendendo pericolose le manovre attorno alle barche, sparare munizioni in aria ed in acqua, e violenza ed intimidazione delle persone a bordo. In molte occasioni l’equipaggio che attacca è mascherato. La storia di un testimone racconta come:
La grande barca calò una barca ad alta velocità, che ci dava la caccia. C’erano sei uomini mascherati vestiti di nero. Ci fermarono creando molte onde. Con un lungo palo si portarono via la nostra benzina e ruppero il nostro motore. Avevano pistole e coltelli. Poi ci lanciarono una corda e ci ordinarono di fissarla alla nostra barca. Poi cominciarono a trainarci verso la Turchia. Dopo un po’ si fermarono e tagliarono la corda.

Il 29 maggio vicino all’isola di Lesbo, la guardia costiera greca ha spruzzato un bambino con della polvere bianca, causando bruciore e problemi respiratori. Un altro uomo ha subito un trauma alla testa dopo essere stato colpito durante l’attacco.
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Uomo ferito durante l’operazione del 29 maggio vicino all’isola di Lesbo. Fonte: Aegean Boat Report

Il coinvolgimento di FRONTEX nelle Operazioni Illegali di Respingimento

Il coinvolgimento di Frontex in questi tipi di operazioni è diventato evidente già dal 6 marzo, quando l’equipaggio di una Barca danese di Frontex ha dichiarato di essersi rifiutato di seguire gli ordini ricevuti dal quartier generale dell’Operazione Poseidon, che consistevano nel respingere forzatamente i 33 migranti che avevano appena salvato con la loro scialuppa e trascinarli via dalle acque greche.

Flo Strass, un membro di Mare Liberum, chiarisce che
la gente ha ripetutamente descritto come le barche battessero bandiere straniere, quindi presumiamo che queste operazioni vengano effettuate da Frontex e dalla Guardia Costiera greca. Questo accade specialmente in casi in cui l’equipaggio della barca è mascherato.

Espulsioni Illegali dalle Spiagge delle Isole Greche

Insieme ai respingimenti marittimi, ci sono anche espulsioni illegali di persone che sono arrivate alle isole Egee. Dalla fine di aprile, almeno 204 persone sono state allontanate con questa pratica in almeno cinque operazioni illegali documentate da testimoni oculari. Durante la sua visita a Samo il 28 aprile, il ministro delle migrazioni Notis Mitarakis ha dichiarato alla televisione di Stato che
Ci sono stati zero arrivi nel nostro paese nell’aprile 2020 grazie agli enormi sforzi delle nostre forze di sicurezza.

Quello stesso giorno, 39 persone che erano arrivate a Samo sono state respinte in acque turche. Questo caso è stato analizzato da uno studio che ha mostrato come le stesse persone che erano arrivate a Samo siano state fermate il giorno dopo dalla guardia costiera turca. Anche espulsioni da Chio sono state ben documentate dal team di Mare Liberum.

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Un gruppo di persone fermate sull’isola di Boğaz Adasi (Turchia) dalla guardia costiera turca il 29 aprile dopo essere state respinte da Samo (Grecia). Fonte: Ricerca condotta insieme a Deutsche Welle, Trouw e Lighthouse Reports

In molti casi, la Guardia costiera greca o Frontex costringono i migranti a imbarcarsi su gommoni di salvataggio senza un motore e li abbandona al proprio destino in mare, aspettando che la Guardia costiera turca li prenda. Questa pratica, ovviamente illegale, rivela una chiara minaccia alla vita ed all’integrità fisica e psicologica dei migranti. Nonostante ciò, il 21 maggio i sindaci di Mitilene (Lesbo), Chio e Samo hanno ringraziato il lavoro della guardia costiera “che opera nelle nostre isole, per il coraggio, coscienza e spirito di sacrificio che mostrano ogni giorno durante l’esecuzione delle missioni, difendendo i confini marittimi della nostra patria e impedendo con successo lo sbarco di immigrati illegali sulle nostre isole.”

Espulsioni dalla Grecia continentale

Border Violence Monitoring Network e Josoor International Solidarity hanno potuto documentare una larga parte delle espulsioni collettive effettuate dalla Grecia continentale. Sin dall’inizio di aprile più di 390 persone sono state espulse, principalmente dal campo di Diavata e dal centro di detenzione Drama Paranesti, situato vicino Salonicco, ma anche dal campo informale di Igoumenitsa vicino al confine con l’Albania. Vassilis Papadopoulos, Presidente del Consiglio per i Rifugiati greco ha sottolineato che
Ciò che è importante e senza precedenti in queste accuse, se provate, è che stiamo parlando di respingimenti dal [profondo] interno del paese e nonostante ciò da un campo senza che venga seguita alcuna formale procedura di espulsione.“

C’è un profilo chiaramente stabilito: uomo single, sotto i 30 anni, dall’Afghanistan, Pakistan e Nord Africa. La gente riporta di essere stata picchiata, insultata, minacciata con armi, forzata a spogliarsi e colpita con scariche elettriche. Anche il furto di effetti personali fa parte della routine. L’immersione in acqua è stata identificata e denunciata come strategia di maltrattamento.

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Lividi dopo essere stato picchiato dalle autorità greche durante la deportazione dal campo di Diavata il 15-16 aprile. Fonte: Border Violence Monitoring Network

Testimonianze raccolte suggeriscono che le persone sono state obbligate a firmare un documento in greco, senza che il documento venisse tradotto in una lingua che potessero capire. La maggior parte di queste persone furono arrestate nei campi sotto il pretesto di rinnovare le proprie carte d’identità, per essere poi portate in centri di detenzione formali o informali per un periodo fino a due giorni, senza acqua o cibo sufficiente. Una delle persone che è stata respinta in Turchia spiega che
(g)li ufficiali sul posto erano molto violenti e crudeli. Tutti i detenuti nel campo dovevano sempre tenere giù le mani. Altrimenti sarebbero stati picchiati con bastoni pesanti”.

Dopo quell’arresto, che in nessun caso soddisfaceva le condizioni legali minime, le persone sono state obbligate ad attraversare il fiume Evros. Dev’essere reso assolutamente chiaro che queste sono per lo più persone che hanno fatto richiesta di asilo in Grecia, e che perciò avrebbero il diritto di rimanere su territorio greco in attesa della risoluzione della propria procedura.

Dopo quasi 10 anni, durante i quali queste pratiche sono state sistematizzate sul confine greco-turco, questo passo avanti nella sfrontatezza con cui le autorità greche perpetuano i respingimenti non fa che dimostrare la mancanza di volontà politica di terminare questa costante violazione dei diritti umani. Anziché prendere in considerazione le accuse, esortando un’indagine interna che potrebbe chiarire cos’è successo o promuovere meccanismi preventivi, la tattica è, ancora una volta, optare per l’oscurantismo con l’approvazione delle istituzioni europee”, dice Alba Díaz, coordinatrice di Border Violence Monitoring Network.

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Autobus della polizia nel porto di Igoumenitsa, da dove sono stati portati in Turchia, confermato dall’intervistato durante l’indagine di Border Violence Monitoring Network

Le pratiche sopracitate, sia quelle legate ai respingimenti dal mare in territorio greco che quelli dalle isole o dal continente, sono contrarie al diritto internazionale dei diritti umani e al diritto UE. L’Articolo 19 della Carta UE dei Diritti Fondamentali esplicitamente vieta espulsioni collettive, e l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951 contiene il principio di non-respingimento, il fondamento della protezione internazionale dei rifugiati.

Lo scorso febbraio, il giudizio della Corte Europea dei Diritti Umani ha approvato il respingimento di due migranti sub-sahariani da parte dello stato spagnolo nel 2014. La decisione incorporava i requisiti delle pratiche che sono state ignorate nei respingimenti collettivi effettuati dallo stato greco.

Il silenzio, se non la diretta collaborazione delle autorità europee di fronte a questo tipo di pratica, rende l’UE complice di una situazione che, se non viene rovesciata, è sulla strada per fondare uno stato di violazione dei diritti e di violenza permanente sui confini europei.