Atene – Violenze e abusi contro famiglie di rifugiati accampate in piazza Viktoria

Un mese di sgomberi e deportazioni: lo Stato greco e l'Ue sono incapaci di assicurare una vita dignitosa a chi scappa dalle guerre

Foto di Maria Louka

AteneDomenica 14 giugno. Sono arrivate in città dall’inferno di Moria, isola di Lesvos, circa 200 persone. Fa parte del piano del governo quello di trasportare i migranti dai campi delle isole alla terraferma, per dire che stanno sistemando la situazione di Lesvos, vergogna d’Europa.

Una volta arrivate, le persone migranti si sono accampate a Plateia Viktoria, a circa 10 minuti da dove vivo. Non hanno casa, non hanno un euro, non hanno assolutamente nulla, solo i vestiti che indossano. La polizia ha tentato di portarli al campo profughi di Elonas, praticamente in centro ad Atene, ma solo poche famiglie ci sono andate. Nessuno vuole ritornare a vivere in un campo profughi dopo essere stato mesi o anni nell’inferno di Moria. In più le notizie da Eleonas sono che il campo è pieno, non c’è fisicamente più posto, e le famiglie che hanno accettato di andare nel campo non hanno avuto nulla, sono state lasciate sotto il sole senza acqua e cibo.

Abbiamo portato in piazza circa 200 porzioni di cibo al giorno durante l’accampamento in Viktoria. Altri gruppi hanno portato tende e coperte, e offerto posti per farsi la doccia. Ci sono tanti bambini piccoli, anche di 2/3 anni, di cui uno con problemi di salute, che non si lavano da più di dieci giorni e vivono in strada. Il 15 giugno ci siamo riuniti in assemblea nella piazza con le persone migranti e chi è venuto in solidarietà, per capire cosa fare. E’ stato straziante ascoltare le grida di madri e padri. Sono venuti in Europa per cercare una vita migliore, in quella che credevano essere la patria dei diritti umani, e si trovano a vivere peggio dei nostri cani. Non sono colpevoli, i loro figli non sono colpevoli, son stati costretti a venire qui, a chiedere aiuto, vorrebbero non averne bisogno. Vogliono solo una vita umana, un tetto sopra alla testa. “Chi ha un cuore ci aiuti“, dicono, “our crime is having asylum”.

Trovare sistemazione per tutti è un grande problema, non sappiamo come fare. Sono una ventina di famiglie con almeno 4 bambini per ciascuna. Si è organizzato il rifornimento cibo e gli altri servizi essenziali, e si sta pensando a una manifestazione davanti agli uffici immigrazione per mettere pressione alle istituzioni. Loro ripetono che non ce la fanno più a stare in strada, ma non ci sono posti disponibili nonostante Atene sia piena di case vuote, ma se provi ad occuparle la polizia ti sgombera brutalmente dopo qualche giorno. Abbiamo poi deciso di organizzare dei turni per garantire la presenza costante di qualcuno con le persone in piazza, per monitorare la situazione e fare una specie di servizio di sicurezza: ci sono fascisti in giro ed è pieno di polizia, che all’alba potrebbe provare a sgomberare la piazza.

Il 17 giugno alle 4 di mattina la polizia è entrata in azione e ha sgomberato tutti, portato i migranti in Eleonas Camp, picchiato gli attivisti presenti e portati in carcere.

Le famiglie sono rimaste giorni accampate, alcuni dentro Eleonas Camp e alcune appena fuori, in attesa di capire il loro destino. Come detto, nonostante fossero state portate dalla polizia in quel luogo, non hanno ricevuto nulla, nemmeno un tozzo di pane, sentendosi rispondere che non ne hanno diritto perché hanno già l’asilo. La loro sopravvivenza è stata garantita da collettivi e gruppi che hanno rifornito giornalmente le famiglie con cibo e acqua.

Sabato 20 giugno è stata organizzata una grande manifestazione che è partita proprio da Viktoria ed Eleonas ed è arrivata in piazza Syntagma, sotto il parlamento. Hanno partecipato migliaia di persone, e molte comunità di migranti di Atene, ma le istituzioni rimangono sorde.

Da quel primo approdo in Plateia Viktoria, nelle ultime settimane è continuato più o meno intensamente l’arrivo di persone da Moria, dai campi della terraferma o dalle case del progetto Estia dell’UNHCR. La linea del governo è chiara: chi ha l’asilo deve immediatamente lasciare i campi (ce ne sono circa 25 anche sulla terraferma, oltre agli hotspot delle isole) o gli appartamenti, dove peraltro ha diritto di stare solo una piccola minoranza di persone particolarmente vulnerabili.

Questa linea è supportata dall’UE, e porterà per strada nelle prossime settimane e mesi 11 mila persone

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Continuano gli sgomberi, continua il via vai a Viktoria, continua lo stesso copione di violenza e abusi da parte dallo Stato greco attraverso il suo braccio armato.

Foto di Noborders @Refugees_Gr
Foto di Noborders @Refugees_Gr

Sabato 4 luglio si è raggiunta l’escalation, non ho mai visto nulla di simile in vita mia. Durante la notte tra sabato e domenica – ero pure io nella piazza – c’erano circa 150 persone accampate dalla scorsa settimana. Si tratta prevalentemente di famiglie con bambini piccoli. C’era una donna incinta all’ottavo mese, un bambino di 6 mesi, decine di bambini sotto i 5 anni. Il caldo è atroce, di giorno e anche di notte, e vivere per strada diventa ancora più duro. Sono tutti afghani aventi l’asilo, abbandonati per strada dalla stessa polizia.

Eravamo circa una trentina di “solidarians”, perché dopo qualche notte di pressione della polizia si sentiva che qualcosa stava per succedere. Le famiglie da giorni resistevano alle richieste della polizia di lasciare la piazza e portarli altrove. Voi direte: perché se la polizia ti propone un altro posto dove andare non li ascolti e li segui, piuttosto di stare per strada? La risposta è semplice: il posto a cui erano destinati è un centro di detenzione di Amygdaleza, una prigione militarizzata a cielo aperto, dove puoi venire maltrattato e non hai alcun controllo sulla tua vita, e soprattutto nessuno sa più niente di te.

Sabato notte è stata l’ennesima notte di resistenza di queste persone, ma le richieste non erano più orali bensì a colpi di manganello. Alle 23:30 abbiamo sentito un poliziotto ascoltare una comunicazione al walkie talkie che diceva “prendeteli con la forza”, mentre con un lenzuolo e un proiettore si stava proiettando in piazza un film per bambini. Verso mezzanotte la piazza è stata circondata da poliziotti in tenuta antisommossa, con scudi, gas, manganelli, armi, tre grandi blindati, decine e decine di militari, con gli occhi di chi non vede l’ora sfogare la violenza contro chiunque si trovi tra loro e l’ordine che devono eseguire.

E’ stata un’azione infame. Tutto il quartiere, anche a centinaia di metri di distanza, era pattugliato. Hanno attaccato varie volte, di corsa, caricando, pestando, riuscendo alla fine ad isolare le famiglie per costringerle ad obbedire, prelevando le persone una ad una, mettendo addirittura le mani addosso alla donna incinta. Un ragazzo è stato portato via chiuso in un lenzuolo, non so bene come mai, come se avesse perso i sensi. Ad un certo punto è arrivata l’ambulanza. E quelli sorridevano guardando gli altri, dicendo “tu sarai il prossimo“.

Hanno prelevato 23 migranti, e incarcerato 5 compagni solidali. La maggior parte delle persone sono riuscite a rimanere, grazie alla tenacia unica delle donne afgane, che si opponevano con i loro corpi e con le loro urla, resistendo per 4 ore, tra mezzanotte e le 4 del mattino. Da domenica sera piazza Viktoria è di nuovo vuota, nel pomeriggio una donna del ministero dell’immigrazione è venuta per proporre una mediazione, che è stata trovata, mentre la piazza si riempiva di persone solidali e attività di gioco per i bambini.
Le famiglie hanno detto: “Monteremo sull’autobus (civile non militare) solo se ci porterete in un campo aperto, non in un centro di detenzione, dove ci sarà da mangiare e bere e un luogo dove dormire, se ci darete i documenti necessari per affittare una casa e avere un lavoro e se liberete i compagni e i familiari prelevati e incarcerati la notte prima“.

L’accordo è stato trovato, e speriamo che venga rispettato, anche se può essere che poi dal campo saranno subito ricacciati, non essendoci nessun motivo perché stiano nelle strutture se non quello che per strada danno fastidio, perché mostrano alla città l’incapacità dello Stato e dell’Unione europea di assicurare una vita dignitosa a chi scappa dalle guerre.

E’ stata, in realtà, una vittoria della resistenza della notte precedente, della capacità delle famiglie di rimanere dove erano e usare i loro corpi e le loro grida opponendosi ai militari, una vittoria di chi è venuto in solidarietà e ha reso pubblico il massacro che stava avvenendo nel buio della notte. Senza questa resistenza, quei bambini sarebbero ora rinchiusi ad Amygdaleza. I 5 compagni arrestati sono ora liberi e saranno processati giovedì, dopo essere stati accusati ieri nella corte di aver aggredito i poliziotti, cosa ovviamente falsa e strumentale.

Il ministro dell’immigrazione Mitarachis si è pubblicamente complimentato con la polizia per l’azione di sabato notte mentre le donne inviate nel ruolo delle “buone” porgevano le false scuse a nome del ministero.

Ci si aspetta, nei prossimi mesi, che questa situazione continui e si aggravi dato che le evictions saranno sempre di più. E continuerà questo gioco mortale del governo contro i migranti: ti sgombero dal campo, ti butto in strada, ma in strada infastidisci, quindi ti porto in galera, e poi nel centro di detenzione, e poi in strada, e poi in un campo, e via così.

Un gioco sulla pelle dei bambini piccolissimi, costretti a vedere i loro familiari piangere, urlare, subire percosse da parte della polizia. Sulla pelle delle madri, che vedono i mariti picchiati o portati via, che urlano a squarciagola per i loro bambini, ma nessuno sembra sentirle. Chissà come dormono la notte questi poliziotti, i ministri, i parlamentari, chissà come reagirebbero vedendo loro figlio di 3 anni in ginocchio con le mani in alto che assiste a questa violenza, come il bambino che si vede in uno dei video che vi invito a guardare.
Intanto, Plateia Viktoria è stata rinominata “Azadi Square”: azadi in farsi significa libertà.
E oggi, martedì 7 luglio, la piazza si è di nuovo ripopolata, ci sono di nuovo più di 100 persone.

Maggiori informazioni:
Pagina FB “Viktoria Solidarity

Altri video dello sgombero:
Pagina FB “Solidarity With Migrants
Pagina FB “No Borders

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Giovanni Marenda

Studente magistrale di Sociologia e Ricerca Sociale all'Università di Trento. Ho trascorso la maggior parte del 2020 ad Atene, in Grecia, impegnato nel lavoro di solidarietà. Sono un attivista del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino, che promuove la libertà di movimento e supporta le persone migranti lungo le rotte balcaniche e sui confini italiani.