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Madrid – Blocco dell’ingresso della sede centrale dell’Unione Europea per denunciare gli abusi alle frontiere

El Salto, 15 luglio 2020

Photo credit: Álvaro Minguito

traduzione di Genny Caporalini

Un gruppo di 20 persone ha fatto irruzione questo pomeriggio [15 luglio n.d.t] davanti alla sede dell’Unione Europea in Spagna, situata nel Paseo de la Castellana di Madrid, e ha srotolato uno striscione con lo slogan “Chiudete le frontiere, noi vi chiudiamo le porte”.

Photo credit: Álvaro Minguito
Photo credit: Álvaro Minguito

Due attiviste si sono poi incatenate all’ingresso dell’edificio. I partecipanti appartengono alla Carovana Abriendo Fronteras.
Dopo la lettura di un comunicato, gli agenti di polizia hanno cominciato ad arrivare e hanno proceduto con l’identificazione delle due donne incatenate e delle altre persone presenti alla protesta.

Nel 2020, la Carovana Abriendo Fronteras sarebbe dovuta partire alla volta dei Balcani. Il viaggio doveva iniziare il 15 luglio; ancora una volta, dopo il viaggio al confine meridionale nel 2019, e quello alle coste settentrionali del Mediterraneo centrale nel 2018, la Carovana, insieme ad altri gruppi filo-migranti e antirazzisti, si è posta l’obiettivo di evidenziare la violazione dei diritti umani nella Fortezza Europa, questa volta sulla cosiddetta rotta dei Balcani.

Come accaduto per tante altre cose, la pandemia ha vanificato questo progetto, ma ciò non impedisce alle persone di continuare a cercare di raggiungere l’Europa, un’Europa che per tutta risposta rafforza le sue mura. Pertanto, la Carovana ha deciso di intraprendere questa azione per ricordare da Madrid ciò che avrebbero denunciato sul campo, ovvero come l’Unione Europea perseveri con “misure che non rispettano i diritti umani di alcuni rispetto agli interessi razzisti e oppressivi di altri“, come affermano nel manifesto letto pubblicamente durante la protesta.

Photo credit: Álvaro Minguito
Photo credit: Álvaro Minguito

Con questa azione gli attivisti e le attiviste hanno voluto ricordare la criminalizzazione della solidarietà, come quella che Carola Rackete, capitana della Sea Wacht 3, ha dovuto subire un anno fa, il blocco delle imbarcazioni che si occupano di soccorso umanitario, i patti con la Libia che permettono il ritorno di migliaia di persone in un Paese in pieno conflitto, e in questo caso, il modo in cui chi tenta la fortuna sulla rotta balcanica viene accolto dalle forze di sicurezza di Paesi come Bosnia, Ungheria, Croazia e Serbia.

La Carovana ha posto anche l’accento sull’agenzia FRONTEX e sulla militarizzazione dei confini della regione. Le attiviste e gli attivisti esortano pertanto la popolazione europea a porre fine a quelle che considerano politiche razziste sponsorizzate e finanziate dall’Unione europea. Inoltre, come denunciano nel loro comunicato, si investono milioni di dollari nell’esternalizzazione del controllo ai Paesi del sud del Mediterraneo, tra i quali figurano “partner” come la Guardia Costiera libica e il Marocco, e altri Paesi a sud del Sahara.

Photo credit: Álvaro Minguito
Photo credit: Álvaro Minguito

Per questo motivo ritengono l’Unione Europea “responsabile del massacro dei migranti“. “Ci rifiutiamo di chiudere gli occhi di fronte a questa situazione, la popolazione europea deve organizzarsi e lottare per lo smantellamento di FRONTEX, di questo programma omicida e di queste politiche di investimento del denaro pubblico europeo in violenza, omicidio e stupro“, spiegano gli attivisti e le attiviste nel loro manifesto.

Oltre a questa protesta, l’organizzazione ha in previsione l’organizzazione di una serie di giornate di denuncia a Valencia e Bilbao alla fine di agosto. Infine, ricorda che domenica prossima, domenica 19, ci sarà una massiccia mobilitazione a favore di un’ampia regolarizzazione da parte dello Stato.

Photo credit: Álvaro Minguito
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