Ci salviamo solo se ci salviamo tutti: la campagna #LeaveNoOneBehind di Seebrücke

di Liliya Chorna

Photo credit: Liliya Chorna

Germania – La crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 ha mostrato in tutta la sua ferocia il meccanismo instabile di un sistema globale basato su diseguaglianze ed esclusione. Persino nella parte del mondo che gode dei vantaggi della globalizzazione le contraddizioni di tale sistema si sono svelate nel modo più improvviso e spietato. Per circa un mese e mezzo l’Europa si è chiusa dietro le proprie finestre, divisa tra chi misurava il proprio tempo a colpi di serie Tv di Netflix e chi, invece, a colpi di speranza di poter tornare al più presto a guadagnarsi il pane.

Ai confini esterni di quella stessa Europa migliaia di persone venivano lasciate al proprio destino. In questo strano mondo, atti come indossare una mascherina, lavarsi le mani e mantenere la distanza sociale sono un lusso per pochi. La diffusione del virus ha messo in evidenza in maniera ancora più pungente le condizioni disumane in cui i migranti sono costretti a vivere nei campi di concentramento, senza accesso ad acqua pulita e senza le misure adeguate per regole di social distancing. Tali condizioni sono state ripetutamente condannate dalla Corte di Strasburgo, in quanto in violazione con l’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La diffusione del virus in tali circostanze avrebbe conseguenze terrificanti.

L’ong tedesca Seebrücke – in cooperazione con una vasta rete di associazioni tra cui ProAsyl, Fridays For Future, Sea Eye e Sea Watch – ha lanciato la campagna #LeaveNoOneBehind per chiedere alla Commissione europea e agli Stati membri l’urgente evacuazione dei lager ai confini esterni dell’UE e l’accoglienza delle persone presso regioni e comuni in cui possano ricevere l’immediato accesso a cure mediche. Le richieste di Seebrücke esortano altresì il governo tedesco all’immediata evacuazione dei centri di accoglienza, in cui non è possibile osservare le misure di sicurezza imposte dal Coronavirus, la cessazione immediata del sostegno alla violenza di Stato alle frontiere esterne dell’UE, il rispetto dei diritti umani e il ripristino dell’accesso alle procedure di protezione e asilo nell’Unione europea.

Il 29 marzo, in tutte le città tedesche, da quelle stesse finestre chiuse in se stesse sono scesi striscioni di speranza uniti da un grido di solidarietà. A causa delle restrizioni dovute alla pandemia le prime manifestazioni, che hanno subito coinvolto anche altri Stati europei, si sono svolte online in diretta streaming. Migliaia di persone si sono attivate attraverso foto, video, post, mailbombing o anche semplicemente partecipando alla diretta. A distanza di settimane, quando le condizioni lo hanno permesso, con le dovute distanze di sicurezza, le mobilitazioni si sono spostate in piazza, sempre con lo stesso messaggio e la stessa richiesta: Leave No One Behind.

Fino ad ora la petizione ha raccolto quasi 400 mila firme 1 e i primi risultati concreti si sono mostrati il mese scorso quando la Turingia ha deciso di mettere in atto una disposizione per l’accoglienza di rifugiati presenti nei lager sulle isole greche. Una settimana dopo anche Berlino ha approvato un provvedimento per accogliere 300 rifugiati, tra cui minori non accompagnati, malati e donne incinte. Nonostante si trattasse di un numero di gran lunga inferiore rispetto alle 1.500 persone che il governo di Berlino si era dichiarato pronto ad accogliere all’inizio della pandemia, è stato un segnale tangibile della pressione fatta di cui è stato impossibile non gioire.

Una gioia che si è spenta ben presto, in seguito alle dichiarazioni ufficiali del Ministro dell’Interno Horst Seehofer, che per la prima volta ha vietato per iscritto ad uno Stato l’accoglienza di rifugiati. Intanto, anche la Turingia è in attesa di una risposta dal governo federale.

Il no di Horst Seehofer è la chiara dimostrazione di quanto l’Europa sia sempre più lontana dal garantire l’esercizio effettivo del diritto di asilo. Quest’ultimo, sancito all’art. 18 della Carta UE, insieme al principio di non-refoulement, sancito all’art. 19 della stessa vengono ripetutamente violati alle porte della Fortezza Europa. La guardia costiera greca respinge sistematicamente i migranti approdati sulle coste verso la Turchia. Gli stessi episodi sono tristemente noti anche nel Mediterraneo centrale perpetrati dalla cosiddetta guardia costiera libica finanziata dall’Italia.

L’ospite inquieto che si aggira sul nostro pianeta ci offre un’inaspettata possibilità di riscatto. La possibilità di accettare il proprio fallimento di fronte alle vite umane e ricominciare da capo. La possibilità di ripensare completamente un mondo, che costruisce la prosperità di pochi sulla povertà di molti, che fonda la libertà dei forti sull’oppressione dei deboli e che consente il movimento ad una minoranza negandolo alla maggioranza.

Ridisegnare la geografia del nostro spazio e del nostro tempo, rivendicando un diritto di migrare per tutti e per tutte, comprendere che l’uomo è uguale a tutti gli altri uomini e che, se non salva gli altri, non può salvare se stesso: questa è la folgorante e preziosa lezione che il virus ci offre. Ci salviamo solo se ci salviamo tutti. Leave No One Behind.

  1. Per sostenere la campagna e firmare la petizione clicca sul seguente link: https://www.change.org/p/leavenoonebehind-prevent-the-corona-catastrophe-now-also-at-the-external-borders

Liliya Chorna

Nata in Ucraina, cresciuta nel Sud Italia, da anni vivo in Germania, dove lavoro a diversi progetti nel campo della migrazione. Nel 2020 ho conseguito a Napoli la laurea in Comunicazione interculturale in area euro mediterranea con una tesi in Tutela internazionale dei migranti. Guardare alle migrazioni da diverse angolature, in particolare dalla prospettiva post coloniale, mi offre lo spazio per pensare e lavorare ad una collettività più giusta e solidale. Per me l'impossibile è reale.