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“Rimettere al centro le vite delle persone”. Intervista al fotoreporter Valerio Nicolosi

Il giornalista è da poco rientrato dalla rotta balcanica

Photo credit: Valerio Nicolosi (Trieste, luglio 2020. L'Associazione Linea d'Ombra cura le ferite delle persone in transito)

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Innanzitutto Valerio permettimi di ringraziarti per la disponibilità e per il tuo prezioso contributo. Come si legge nella tua biografia, tu sei un film-maker e un fotoreporter molto impegnato. Al momento stai documentando quanto accade lungo la cosiddetta rotta balcanica. Ci può spiegare brevemente come nasce questo tuo interesse?

Da anni mi occupo di rotte migratorie. Nel 2014 presi parte all’operazione “Mare Nostrum”, l’operazione militare e umanitaria, come era stata definita dall’allora premier Letta, che vedeva in campo la marina militare italiana e la guardia costiera per soccorrere le persone in mare che partivano dalla Libia e che fu organizzata dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, operazione che durò un anno. In realtà, poco prima mi ero occupato di altre migrazioni, ovvero di quelle che dai Paesi dell’America centrale portavano verso il Messico e da lì negli Stati Uniti. Quella che è stata definita la “carovana”, ma che in realtà è un flusso che esiste da tanto tempo e che è altrettanto difficile e disumano proprio come le rotte che dal Centro dell’Africa portano verso l’Europa o dall’Asia portano all’Europa. Ecco, diciamo che io da circa 6 o 7 anni mi occupo di rotte migratorie ed è un interesse particolare perché credo che sia uno dei grandi fenomeni della nostra era. Mi piace dare un taglio molto umano a questo fenomeno. Pochi dati ma tante storie di persone che spesso dietro ai dati si perdono. Mi piace rimettere al centro le vite e le storie delle persone.

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Al confine tra Bosnia e Croazia sono moltissime le violazioni dei diritti che ci vengono segnalate dalle associazioni che operano in loco. Tu stesso hai avuto modo di documentare quanto accade in quei territori. Puoi raccontarci la situazione dei migranti che arrivano in quei Paesi e anche cosa accade poi al confine italiano?

Quello che accade nell’ultimo tratto della rotta balcanica è una costante violazione dei diritti umani e soprattutto vi è un uso sistematico della violenza. In passato, in particolare la polizia croata e quella slovena sono state protagoniste di questi abusi. In realtà anche la polizia e l’esercito italiano ormai da metà aprile stanno utilizzando il sistema dei respingimenti (chiamato “riammissione” dal ministero dell’Interno) in maniera sistematica. Che cosa vuol dire?
Vuol dire che sostanzialmente le persone che arrivano in Italia e vengono intercettate dalla polizia e dall’esercito non hanno la possibilità di accedere alla richiesta di asilo politico ma vengono prese, messe all’interno dei mezzi della polizia e dell’esercito, consegnate alla polizia slovena, quindi a quella croata e, infine, abbandonati al confine con la Bosnia dopo aver subito violenze da parte degli stessi militari. Di fatto, vengono espulsi dopo essere stati in almeno tre paesi dell’Unione europea secondo una prassi messa in atto da tre governi in aperta violazione della legge (a partire dal Trattato di Dublino III). Questo è quello che accade tra Bosnia e Croazia, ma anche al confine italiano.
Possiamo aggiungere che, nello specifico, la Croazia e la polizia croata sono state più volte protagoniste di abusi e violenze. C’è addirittura un garage nella cittadina di Korenica dove la polizia croata porta i migranti e li lascia lì per giorni senza cibo e senza acqua e molte volte usa la violenza nei confronti di queste persone. Io ho raccolto la testimonianza di un ragazzo, un minore non accompagnato, a cui hanno puntato una pistola sopra la testa e poi hanno fatto fuoco. Un ragazzo naturalmente che credeva di essere ucciso. Ecco, questo è quello che accade lungo l’ultimo tratto della cosiddetta rotta balcanica.

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La pandemia che abbiamo vissuto è stata utilizzata anche come “silenziatore” rispetto a determinate problematiche. Nel silenzio e nell’indifferenza generale negli ultimi mesi sono stati inaspriti i controlli alle frontiere e sono stare realizzate nuove barriere e nuovi muri. Cosa puoi dirci a riguardo?

Sicuramente la pandemia è stata sfruttata dai governi in chiave securitaria. Quindi hanno sfruttato l’emergenza sanitaria per dare una svolta in chiave militarista o comunque di controllo e sicurezza nei rispettivi paesi. Lo ha fatto anche lo Stato italiano dichiarando i porti non sicuri e in qualche modo cercando di bloccare le navi delle ONG che salvano le persone in mare. E lo sta continuando a fare bloccando le navi con la scusa o che hanno troppi salvagenti a bordo 1 o che salvano troppe persone e non sono sicure 2.
Ma quello è successo sulla rotta balcanica e a cui ho assistito è sostanzialmente la creazione di una nuova barriera interna all’Unione europea. Tra la Croazia e la Slovenia esiste un confine naturale rappresentato dal fiume “Kolpa”. Una zona turistica molto bella e frequentata dove si fanno escursioni e rafting. Il governo sloveno ha creato una barriera di rete metallica in pieno lockdown. Quello che mi hanno raccontato gli abitanti del posto è che in pratica sono entrati in lockdown e la barriera non c’era, sono usciti dal lockdown e hanno trovato questa barriera di rete metallica con filo spinato, alta almeno 3 metri che si estende per circa 25 km ma che arriverà a 40 km.
Questa barriera ha naturalmente lo scopo di bloccare i flussi migratori dalla Croazia verso la Slovenia, ma la cosa assurda, che mi ha portato a pensare di essere all’interno di un romanzo distopico, è che mentre le famiglie di turisti tedeschi e austriaci fanno rafting, magari ci sono famiglie dall’altra parte del fiume, all’interno del bosco, nascosti in attesa di poterlo passare, e che guardano questa barriera che blocca loro l’accesso. Poi naturalmente la barriera ha dei cancelli che vengono utilizzati dai turisti per raggiungere il fiume e fare rafting o escursioni.

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In questi giorni siamo concentrati su quanto accade in Libia anche per le notizie che riguardano il rifinanziamento della sedicente guardia costiera libica da parte dello Stato italiano. Cosa pensi di questa decisione?

Mi sono occupato moltissimo delle ONG che salvano le persone in mare e quello che penso riguardo al finanziamento della sedicente guardia costiera libica è che lo Stato italiano continua a finanziare criminali facenti parte di milizie. In particolare parlo di Bija 3, che è uno dei comandanti, nei confronti dei quali pende un mandato di cattura internazionale per traffico di esseri umani. Quindi parliamo di criminali fedeli ad un governo, quello di Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, che l’Italia finanzia. Quindi continuiamo a dare soldi per esternalizzare la frontiera, per fare il lavoro sporco, per mettere le persone nei lager e bloccarli in Libia. La cosa che mi ha fatto più arrabbiare sono le dichiarazioni della ministra Lamorgese che, successivamente al rifinanziamento della guardia costiera libica ha detto adesso mettiamo in sicurezza i migranti, c’è bisogno dell’evacuazione dalla Libia e di un grande corridoio umanitario.
Ma se paghi dei criminali che sono loro stessi trafficanti o comunque collusi con i trafficanti come può dire poi che vuoi evacuare la Libia ed organizzare un grande corridoio umanitario?
E’ chiaro che un grande corridoio umanitario è l’unica soluzione, ma al tempo stesso è una contraddizione in essere chiederlo dopo aver finanziato per l’ennesimo anno questi criminali che si sono resi colpevoli di numerose violenze durante i respingimenti. Perché non sono mai soccorsi. Dalla mia esperienza in mare, quello che ho visto io è che a volte ci è capitato di soccorrere persone che di notte si sono buttate in mare scambiandoci per libici, e poi ci hanno detto che preferivano morire in mare piuttosto che tornare in Libia.
Credo che questa sia la chiara situazione di quello che accade in Libia e che noi continuiamo a finanziare proprio come continuiamo a finanziare la Turchia in un altrettanto accordo criminale.
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  1. https://www.fanpage.it/politica/troppi-giubbotti-a-bordo-irregolarita-contestate-a-sea-watch-3-sono-solo-un-pretesto-per-fermarla/
  2. https://www.change.org/p/liberate-la-ocean-viking
  3. https://www.articolo21.org/2019/10/come-nasce-linchiesta-su-bija-il-trafficante-di-uomini-stanato-da-nello-scavo-ecco-a-cosa-servono-i-giornali-che-qualcuno-considera-inutili/

Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.