Stop alle pressioni italiane sul governo tunisino in materia di immigrazione

Lettera aperta al governo Conte da un gruppo di italiani che vivono in Tunisia

Siamo cittadini e cittadine italiani/e in Tunisia che hanno deciso di rivolgersi a voi, in quanto rappresentanti dello Stato Italiano, al fine di esprimere la nostra preoccupazione riguardo le attuali pressioni esercitate dall’Italia nei confronti della Tunisia in merito alla questione migratoria.

Molti di noi, anche in qualità di migranti economici, hanno provato sulla propria pelle cosa significhi decidere di lasciare famiglia e affetti e provare a costruire la propria vita in un paese diverso. Nonostante le difficoltà, sappiamo di essere dei privilegiati, perché il nostro passaporto ci ha permesso di viaggiare e di stabilirci in Tunisia senza troppe difficoltà. Tuttavia, nel corso degli anni, abbiamo visto innumerevoli amici, conoscenti, persone malate, studenti, compagni e compagne di vita, investire tempo e denaro in domande di visto, anche solide e ben documentate, per poi ottenere un rifiuto, senza neanche ricevere un rimborso per le ingenti spese sostenute e senza una valida ragione.

Non è necessario citare numeri e accordi. Noi e voi sappiamo che il fare ostacolo all’immigrazione fa parte di un meccanismo politico europeo volto a fermare le migrazioni dall’altra sponda del Mediterraneo, e che, insieme a politiche economiche fallimentari locali e internazionali, sta rendendo il nostro comune mare un cimitero.

Se nel nostro paese, questo approccio politico alla migrazione serve a guadagnare voti e fiducia dell’elettorato simpatizzante delle politiche securitarie creatrici di illegalità e criminalità (come i decreti sicurezza e la legge Bossi Fini), e a mascherare l’incapacità e la mancanza di volontà dei governi di trovare una soluzione inclusiva alla questione migratoria, le navi quarantena, il sovraffollamento dei centri siciliani, le continue affermazioni di rimpatrio forzato, le pressioni sul governo tunisino e i maltrattamenti dei cittadini tunisini in Italia, come avvenuto recentemente nel Centro per Rimpatri di Gradisca, stanno pesando sull’opinione pubblica tunisina e sulle nostre coscienze di italiani/e.

A questo proposito, ci indigna la mancanza di lungimiranza delle nostre istituzioni, alle quali vorremmo ricordare che negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito a un aumento preoccupante di violenze verso cittadini/e stranieri/e come frutto di discorsi e politiche di incitamento all’odio razziale. Ci sembra che incrementare politiche basate su prove di forza e maltrattamenti, oltre a comportare violazioni dei diritti umani, stia comprensibilmente influenzando la reputazione dell’Italia in Tunisia e temiamo, anche quella di noi italiani/e che in questa terra siamo stati accolti da secoli, anche in qualità di migranti poveri e analfabeti, e dove cerchiamo di vivere in pace da eguali, contrariamente ai giochi di potere della politica.

I cittadini e le cittadine tunisini/e hanno lottato duramente per ottenere la democrazia e la libertà di espressione e molti di noi hanno vissuto insieme a loro la speranza, le paure, le lotte e delusioni di questi anni di transizione.
Se è vero che il mondo dopo il Covid-19 non dovrà più essere quello di prima e che la crisi sanitaria ci ha insegnato che bisogna proteggersi a vicenda e godere degli stessi diritti, invitiamo il governo a ripensare in maniera inclusiva la questione migratoria. Poiché riteniamo che ognuno, indipendentemente dal suo luogo di nascita, debba godere degli stessi diritti e di identiche libertà, pensiamo sia necessario un cambiamento nelle politiche del nostro paese nei confronti della Tunisia, per cui l’Italia è il primo partner economico.

Per questo motivo siamo profondamente contrari ai ricatti economici recentemente prospettati dal Ministro Di Maio, in un’ottica chiaramente colonialista. Chiediamo pertanto che si cessi di considerare la Tunisia come la frontiera esternalizzata dell’Europa per la repressione delle migrazioni, ma come partner economico e politico eguale i cui cittadini/e godano degli stessi nostri diritti e delle nostre stesse libertà di circolazione.

Firma la lettera su Avaaz.org