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La lunga estate di Ventimiglia

Un rapporto a cura del Progetto 20K

Presenza costante delle forze dell'ordine durante la distribuzione di cibo presso il parcheggio delle Gianchette

La situazione in città e in frontiera non smette di mutare e il dispositivo confinario si ridefinisce in base all’evolversi della mobilità delle soggettività migranti. Il nostro lavoro sul territorio segue quotidianamente l’evolversi delle rotte così come dei riadattamenti repressivi del dispositivo di frontiera.

I numeri delle forze dell’ordine in città rimangono molto alti. Nella stazione di Ventimiglia il controllo sui binari dei treni diretti in Francia è effettuato dalle diverse FO: Polizia, Carabinieri, Esercito, Digos, La Vigile (Agenzia di Sicurezza privata) e Guardia di Finanza.
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Controlli di identità ai/lle solidali durante la distribuzione di cibo presso il parcheggio delle Gianchette

Spesso i controlli sono effettuati da pattuglie miste in gruppi numerosi fino a 15 persone per ciascun treno. I controlli in stazione a Ventimiglia vengono effettuati anche da FO e polizia ferroviaria francesi. Un fatto anomalo che ultimamente abbiamo riscontrato è il controllo saltuario all’interno dei vagoni e all’interno della stazione da parte degli agenti italiani per la verifica dei documenti. Quando le persone risultano sprovviste di documenti vengono allontanate dalla stazione.

I controlli dei treni a Menton Garavan continuano come al solito. La Gendarmerie sale a bordo di tutti i treni respingendo persino 20 persone per corsa. Talvolta, le forze dell’ordine controllano i documenti a tutte le persone presenti sul treno, compres* italian* e frances*. La media dei respinti giornaliera riportata dal presidio dei Kesha Niya è di 100 persone. Durante il weekend i respingimenti arrivano a 130. Le persone continuano ad essere detenute in condizioni spaventose all’interno dei container presso gli uffici di polizia francesi, una procedura inaccettabile, a maggior ragione durante un’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo. 1

Gli arrivi in città sono ogni giorno molto numerosi. Oltre che i flussi di rientro in Italia per la sanatoria (conclusa il 15 agosto), gli arrivi sono dalla rotta mediterranea e balcanica, ma anche di persone che lasciano i centri di accoglienza. Per quanto concerne la recente sanatoria sono state numerose le persone che risiedono in altri paesi europei (anche da diversi anni ma con “posizione irregolare”) che sono rientrate in Italia nei mesi di luglio e agosto per pagare un datore di lavoro (spesso fittizio) per regolarizzare la propria posizione.

Rispetto al periodo precedente abbiamo riscontrato un aumento di arrivi dal Sud Italia (principalmente tunisini) e continuano numerosi gli arrivi dalla rotta balcanica, da dove spesso le persone giungono a piedi. Le nazionalità maggiormente riscontrate in questo mese sono state le seguenti: afghani, pakistani, bengalesi, iracheni e curdi. D’altra parte, le persone provenienti dalla rotta centrale sono: eritrei, somali, sudanesi, ghanesi, maghrebini.

In città accrescono gli accampamenti e i luoghi di aggregazione informale; molte persone dormono vicino alla foce del fiume, sotto il ponte della ferrovia e lungo il corso del Roya.

La città è completamente militarizzata e si osservano costantemente operazioni di polizia (fermi, controlli d’identità, rastrellamenti), che costituiscono ormai la normalità di questa cittadina di frontiera.

Ad esempio, verso le 5 del mattino e durante l’orario serale la polizia si reca in spiaggia per allontanare le persone che vi pernottano ed ultimamente questo avviene spesso anche di giorno.

Al momento della chiusura del campo Roja gestito dalla Croce Rossa avvenuta il 30 luglio, alcune delle persone che vi dormivano sono state spostate in altri circuiti dell’accoglienza tra Savona e Imperia ed il campo è ad oggi in via di smantellamento. Gli edifici che erano stati occupati dagli ex-residenti del campo sono anch’essi stati sgomberati e chiusi in concomitanza con la chiusura ufficiale della struttura.

In seguito alla chiusura del Parco Roja, la Chiesa di San Nicola ha dato la propria disponibilità per ospitare famiglie (in numero limitato) in una delle stanze sotto la chiesa. Purtroppo la disponibilità è solamente dal lunedì al venerdì e non dopo una certa ora. Le persone vengono ospitate in due stanze di catechismo assolutamente spoglie con poche brandine su cui sdraiarsi. Non c’è la possibilità di utilizzare la cucina e l’ospitalità è pensata solamente per una o due notti.

A parte questo unico caso, l’assenza di soluzioni abitative ed emergenziali da parte delle istituzioni è sconcertante: per il sindaco di Ventimiglia così come per la Prefettura non esiste nessuna emergenza né criticità a Ventimiglia. Ci chiediamo come, quando girano per strada nella città di frontiera, riescano a non vedere quella che è la realtà sul territorio: famiglie, donne incinta (tantissime al nono mese), minori non accompagnat*, bambin* di pochi giorni, uomini e donne ferit*, malat*, che tutti i giorni vengono respint* dalla frontiera e obbligat* a dormire per strada, esponendole agli abusi di polizia e a traffici di vario tipo.

Perché noi lo vediamo tutti i giorni, con i nostri occhi: donne incinta di 9 mesi con contrazioni in corso, bambini di 11 giorni e persone in stampelle che vengono respinte e che si trovano ad accamparsi per strada, aspettando di provare nuovamente a sfidare il dispositivo frontiera.

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Striscioni realizzati in solidarietà ai/lle migranti in sciopero della fame al CRA di Marsiglia, 24/08/20
Il collettivo Kesha Niya continua con la distribuzione serale davanti al parcheggio del cimitero delle Gianchette ogni sera alle 19:00 e con il punto colazioni che si è spostato a 1.5/2 KM prima della frontiera (a Grimaldi inferiore). Nell’ultimo mese per due volte il presidio è stato riempito di letame e sono state ricevute minacce dei vicini e la presenza di forze dell’ordine durante le distribuzione è costante, con sistematici controlli di identità ai e alle volontari/e e ai veicoli usati per spostare il materiale. Questo avviene anche in città e in frontiera, dove le/i solidali sono costantemente sotto il mirino della macchina repressiva, unica “funzione pubblica” che sembra funzionare a Ventimiglia.

Attualmente stiamo portando avanti le attività di monitoraggio, di ospitalità, di infopoint mobile, di distribuzione di beni di prima necessità. Il luogo principale dove si svolge l’attività è alla distribuzione serale (ore 19:00), attraverso il servizio di ricarica elettrica per cellulari e power banks, così come la distribuzione di diverse tipologie di materiali, quali informativo, igienico-sanitario e vestiario. È altresì svolto un primo soccorso sanitario (contusioni, punture, abrasioni, ecc…): infatti, sono tantissime le persone che presentano ferite e contusioni, dovute principalmente all’aver attraversato a piedi numerose frontiere (soprattutto per chi prova il game della Balkan route) e che necessitano di essere disinfettate e curate. Il nostro obiettivo principale risiede nel trasmettere alle persone in transito gli strumenti per poter proseguire autonomamente il proprio viaggio, creando percorsi di solidarietà che permettano di costruire pratiche e immaginari comuni, oltre ogni frontiera.

  1. Il rapporto è consultabile qui e qui