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Bambini e adolescenti sotto tutela a Melilla reclamano i documenti

Pablo 'Pampa' Sainz, El Salto - 28 ottobre 2020

Minori migranti si sono concentrati davanti all’Assessorato per il Benessere Sociale di Melilla per reclamare che gli venga permesso di ottenere i documenti

Bambine, bambini e adolescenti di origine migrante denunciano che anche se vicini a compiere i 18 anni e da uno a tre anni sotto la tutela della Comunità Autonoma di Melilla, non hanno ancora ottenuto i documenti come impone la Legge alle amministrazioni. A seguito del presidio dello scorso 19 ottobre davanti all’Assessorato per il Benessere Sociale, ed alle porte dell’Ufficio Immigrazione e Procura del Minore – entrambi organismi che operano nel processo per i documenti – lunedì 26 ottobre un nutrito gruppo si è incontrato in privato per valutare le strade da seguire per richiedere che le autorità si occupino della loro rivendicazione. Come chiariscono in un comunicato stampa, sono preoccupati perché altri ragazzi sono giunti alla maggiore età senza aver ottenuto i documenti e ciò implica che “in molti dei casi finiscano in situazioni di irregolarità”.

Che la Città Autonoma compia le pratiche di domanda di residenza dopo nove mesi di tutela, non significa che abbiamo ottenuto i documenti, dato che una volta ottenuta la disposizione positiva, non vengono effettuate le pratiche obbligatorie delle impronte digitali per ricevere il Documento Identificativo per Stranieri, solo per la carta di iscrizione in alcuni casi, per cui la situazione rispetto alla gestione dei nostri documenti è bloccata”, denunciano.

É il caso di Hicham (nome fittizio), un adolescente sotto tutela nel Centro La Purísima, che confessa a El Salto la sua preoccupazione per essere a pochi giorni dal compiere la maggiore età ed avere, come unica meta all’orizzonte, la strada. “Da più di un anno sono sotto tutela, e mi manca una settimana per dover andarmene dal Centro”, spiega, e chiarisce che “è un problema di tutti i ragazzi a cui manca poco per uscire”. “Quando compirò 18 anni devo lasciare il Centro, senza documenti, e non so cosa farò. Immagino che andrò agli alloggi alla Plaza de Toros, destinati a maggiorenni in situazione di strada, dove finiscono molti dei giovani che erano sotto tutela”, si rammarica.

Dopo l’incontro di lunedì 26 ottobre è apparsa nella bacheca dei centri una lista con i nomi di chi questa settimana doveva andare a lasciare le impronte: nessuno di quelli che avevano protestato era nella lista.

All’iniziativa, nata da un gruppo di giovani accolti nella Purísima, si sono unite ragazze adolescenti del Centro Gota de Leche. E la decisione di non dare i loro nomi reali si deve al fatto che dopo la protesta di lunedì 26 ottobre è apparsa nella bacheca dei centri una lista con i nomi di chi questa settimana doveva andare a lasciare le impronte, ma nessuno di loro era stato incluso. “Nessuno gli ha comunicato niente, ma che nessuna delle quasi settanta persone che si era radunata il lunedì precedente, dà da pensare”, riflettono da collettivi sociali che si uniscono alla rivendicazione.

Secondo quanto descrivono, l’appello e la esasperazione di fronte alla possibilità di diventare maggiorenni senza essere in possesso dei documenti risiede in due problemi: il primo, che devono abbandonare il Centro senza l’opzione di andare in Spagna, dove contano di poter avere più possibilità di lavoro. Il secondo, che per ottenere i documenti una volta compiuti i 18 anni, le pratiche sono più difficili.

Se non portiamo a compimento le pratiche per le impronte finché siamo minori, una volta compiuti i 18 siamo obbligati ad iscriverci all’anagrafe per poterlo fare. Questo è un requisito richiesto sistematicamente nell’Ufficio Immigrazione di Melilla. La difficoltà di iscriversi all’anagrafe a Melilla fa passare la scadenza senza che possiamo fare le pratiche per il Documento Identificativo per Stranieri. E se non lasciamo le impronte, perché non ci viene permesso quando minorenni, o perché non otteniamo l’iscrizione anagrafica quando maggiorenni, ci troviamo bloccati nella Città di Melilla fino a quando la residenza scade e cadiamo in situazioni di irregolarità”, contestano.

Un’altra delle richieste è che se non hanno il passaporto non vengono fatte le pratiche per la carta di iscrizione, quindi la loro situazione finisce per essere di “totale” impotenza. Questa carta è un documento che in un certo modo sostituisce il passaporto quando non c’è possibilità per la persona di ottenere il documento da parte del proprio paese di origine.

Nel caso dei giovani marocchini, la Spagna sostiene che il Marocco rilascia passaporti, il che è vero. Il problema è che né il Marocco ha un ufficio consolare a Melilla, né questi bambini e giovani possono andare nella penisola per la pratica. In realtà, quindi, è impossibile per loro ottenere un passaporto.

A molti di noi che non abbiamo passaporto né modo per ottenerlo non viene mai data la carta di iscrizione. Questo ci impedisce anche di viaggiare verso la penisola una volta compiuti i 18 anni, perfino nel caso ipotetico in cui abbiamo lasciato le impronte. Inoltre, ci viene detto che non possiamo avere la carta una volta maggiorenni, nonostante l’evidente impossibilità di ottenere un passaporto marocchino a Melilla”, sottolineano. Non possono nemmeno tornare in Marocco per le pratiche, anche perché molti di loro non hanno una famiglia alla quale “tornare”.
Voglio firmare, che mi diano i documenti perchè mi manca molto poco, solo quattro mesi, per compiere 18 anni. I documenti mi permetterebbero di andare nella penisola per poter lavorare e aiutare la mia famiglia”.

Nel Centro La Purísima ci sono attualmente 426 bambini e adolescenti minori in accoglienza. Tra di loro c’è Mohammed, sotto tutela a Melilla da un anno e sei mesi senza aver ancora ottenuto i documenti. “Voglio firmare, che mi diano i documenti perché mi manca molto poco, appena quattro mesi, per compiere 18 anni. Questa settimana il mio nome non è nelle liste, e i documenti mi permetterebbero di andare nella penisola per poter lavorare e aiutare la mia famiglia”, racconta.

A Hassan resta la metà del tempo e anche lui si è unito all’iniziativa per difendere i suoi diritti. “Sono a La Purísima e non posso firmare, anch’io da tanto tempo, un anno, nove mesi e dieci giorni e non mi hanno dato i documenti. Ho fatto molti corsi, ma mi mancano due mesi ai 18 anni”, rivela. Anche Moha è sotto tutela dello Stato da quasi due anni e crede che sia ora di difendere quello che spetta loro.

É da un anno e nove mesi che aspetto di lasciare le impronte. Lunedì 26 ottobre stavamo manifestando davanti all’Assessorato perché ci sono molti ragazzi che escono senza documenti, ed è un nostro diritto riceverli prima di diventare maggiorenni. Volevamo spiegare alla Procura le nostre condizioni”, afferma.
Preoccupa anche la mancanza di informazione, il non sapere quando sono state iniziate le pratiche dall’Assessorato, quanto tempo approssimativamente possono durare: un sistema amministrativo che genera solo incertezza e timori.

Inoltre le organizzazioni che si uniscono alla lotta denunciano il fatto che, per qualsiasi consultazione questi minori sono tenuti ad “essere accompagnati da un educatore”, un’assistenza o tutela che secondo loro “limita la capacità di azione ed eccede quanto stabilito nella Legge del minore”.

Al momento ci sono a Melilla più di 800 bambine, bambini e adolescenti di origine migrante in situazione di accoglienza, e si stima che da qui a fine anno un centinaio di loro raggiungano la maggiore età.