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Le lavoratrici domestiche immigrate in Libano: tra sfruttamenti, lotte e resistenze

Un elaborato di Master di Silvia Bertoldi

Università Ca’ Foscari Venezia

Master in Immigrazione
Fenomeni Migratori e Trasformazioni Sociali

Elaborato di Master

Le lavoratrici domestiche immigrate in Libano: tra sfruttamenti, lotte e
resistenze

Corsista: Silvia Bertoldi

A.A. 2018/2019
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Introduzione

Dagli albori del suo sviluppo, il capitalismo ha promosso una divisione del lavoro e dei lavoratori strumentale a sfruttare l’attività lavorativa dei gruppi più deboli e, nel caso preso in esame in questo elaborato, vi è stata una normalizzazione della separazione di genere, di classe e/o razziale tra lavoro di riproduzione sociale e di produzione economica. Questo sistema ha permesso al gruppo etnico maggioritario o alla classe sociale privilegiata un’espropriazione del lavoro domestico e di cura ad un costo molto basso – se non a costo zero – della popolazione femminile inferiorizzata e/o razzializzata.

Anche nel caso libanese qui preso in considerazione, si assiste oggi ad un subappalto dei lavori domestici e di cura a donne immigrate sottopagate, sfruttate e svalutate su cui si è basato e si sta basando un processo di emancipazione elitario e parziale riservato alle donne libanesi dei gruppi sociali privilegiati. A quest’ultime è così permesso di evitare parte dei lavori domestici per ambire ad una vita più indipendente ed extra-domiciliare e/o di intraprendere una carriera lavorativa ambiziosa senza rinunciare alla volontà di creare una famiglia e un ambiente domestico e familiare curato. Tali famiglie si appoggiano all’oppressione di migliaia di donne per permettersi degli standard di vita migliori, senza mettere in discussione la divisione dei ruoli di genere alla base del nucleo familiare; rinunciando a lottare per un sistema di welfare pubblico in grado di garantire servizi trasversali a tutta la popolazione; evitando di unirsi alla lotta delle lavoratrici domestiche per chiedere maggiori dignità e tutele per il lavoro svolto e senza denunciare uno Stato che – al contrario – offre su un piatto d’argento il facile sfruttamento di questa forza lavoro senza diritti.

Ibtissam Alsaadi è una donna libanese di origine siriana. Oltre ad essere moglie e madre di quattro figli, è una avvocato che si occupa di diritti umani e che negli ultimi quindici anni ha più volte concorso per il parlamento. Durante tutta la sua carriera si è battuta per una maggiore partecipazione delle donne nelle elezioni e nella vita politica, spingendo per l’apertura anche al genere femminile della possibilità di condividere decisioni politiche e cariche dirigenziali e diplomatiche. Nonostante il suo apparente impegno per l’emancipazione femminile, due anni fa finì sulle prime pagine della cronaca nazionale, e non solo, per aver schiavizzato e violentato fisicamente e psicologicamente per dieci anni Halima Ubpah, la propria lavoratrice domestica filippina, proibendole di comunicare con la propria famiglia e negandole gran parte dello stipendio, anche in seguito allo scandalo pubblico 1.

Questo esempio lampante mostra con la lente d’ingrandimento la situazione nell’ambito del lavoro domestico in Libano e quanto sia ormai strutturata e normalizzata la gerarchia di potere che sta alla base di questa violenta discriminazione multipla ed intersezionale di “razza”, di classe, di occupazione, di condizione giuridica e di genere.

Nella prima parte del seguente elaborato si ripercorreranno brevemente le ragioni principali che hanno portato questo fenomeno alla situazione attuale e si analizzerà il quadro normativo vigente e come questo influisca sulla condizione sociale in cui versa la quasi totalità delle lavoratrici domestiche immigrate. Al termine di questa prima parte verranno presi in considerazione i dati degli abusi e delle violenze che questa fetta di popolazione subisce quotidianamente mettendo in luce come queste donne siano vittime di una discriminazione multipla in quanto si trovano ad essere soggette ad una svalutazione dovuta al genere, all’occupazione, allo stato di bisogno e allo status giuridico di immigrata proveniente dal Sud del mondo. Condizioni, queste, che creano le basi per una vulnerabilità sfruttabile e ricattabile.

La seconda parte di questo elaborato è invece dedicata all’auto-attivazione e alle esperienze di lotta e resistenza delle lavoratrici domestiche immigrate che, nonostante le condizioni precarie e le barriere che impediscono l’accesso alla giustizia, sono riuscite e riescono tutt’ora ad animare un cambiamento sociale potente e positivo sia nella società d’arrivo che in quella di partenza. I loro attivismi infatti comprendono metodi, ambiti e luoghi diversificati e rappresentano un esempio virtuoso di quel femminismo per il 99% che mira non solo a portare un miglioramento alla propria condizione di lavoratrici domestiche ma ad un avanzamento collettivo di tutti i discriminati verso una maggiore giustizia sociale per la collettività. Puntano alla responsabilizzazione e al potenziamento tanto delle lavoratrici domestiche sfruttate in Libano quanto ai propri colleghi e colleghe lavoratori nei paesi d’origine mettendo in moto percorsi di sindacalizzazione e di accrescimento di competenze e conoscenze specifiche utili a sviluppare un miglioramento dal basso e in maniera autonoma all’interno di entrambe le società.

L’elaborato si concluderà con le parole dirette di due collettivi di lavoratrici domestiche immigrate attiviste che gentilmente hanno collaborato rilasciando due interviste semplici e spontanee, di grande efficacia e valore umano e che permetteranno anche di fare un breve ma interessante collegamento con la situazione contemporanea delle rivolte che dal mese scorso – ottobre 2019 – agitano il Paese.

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Le lavoratrici domestiche immigrate in Libano: tra sfruttamenti, lotte e resistenze

  1. Accurata inchiesta condotta dalla Onlus This is Lebanon e pubblicata interamente sul sito internet alla seguente pagina: https://thisislebanon.info/case-of-kafala-abuse/halima-10-years-in-slavery-to-ibtissam-saade/