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Rapporto 2019 sui centri e strutture di detenzione amministrativa in Francia

La denuncia: nei C.R.A. un situazione allarmante

La copertina del rapporto "Centri e luoghi di detenzione amministrativa"

Il rapporto 2019, pubblicato il 22 settembre 2020, ha messo in luce una situazione allarmante dei centri per la detenzione amministrativa (CRA) dei migranti in Francia.

Il rapporto contiene dati, osservazioni ed analisi sulla situazione a livello nazionale, nei singoli centri e nei territori d’Oltremare francesi.
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Le azioni dell’amministrazione dimostrano la volontà di rinchiudere un numero sempre maggiore di persone (+23%) e per delle durate sempre maggiori (+2 giorni). Le due leggi approvate nel 2018 hanno permesso di estendere il campo di coloro che possono essere rinchiusi nei centri di detenzione amministrativa alle persone dublinate (ancora prima di ricevere l’accordo del Paese membro responsabile) e hanno permesso di prolungare la durata massima della detenzione a 90 giorni. A ciò si aggiunge l’aumento senza precedenti del numero di posti grazie all’ampliamento dei centri già esistenti e un numero sempre maggiore di nuovi progetti di costruzione che vengono approvati.

Quest’anno la Francia si riconferma essere il primo stato membro dell’Unione Europea per numero di persone messe in detenzione amministrativa, con delle conseguenze gravissime in termini di violazione dei diritti delle persone, tra cui sulla loro salute.

Nel 2019 in Francia, le nostre associazioni hanno contato quasi 54.000 persone rinchiuse nei centri. Le cifre relative alle persone che sono passate attraverso i centri di detenzione amministrativa non ci sono state comunicate dalle autorità.

Violenze e tensioni quotidiane

Queste politiche generano delle tensioni quotidiane ed in costante aumento da fine 2017. La detenzione per dei lunghi periodi in dei centri che non sono stati concepiti a tal fine ha delle conseguenze pesanti sulla salute delle persone. La paura causata dalla privazione della libertà e dalla prospettiva di un rimpatrio forzato aumenta ogni giorno. Le associazioni francesi hanno constatato infatti che un numero crescente di persone rinchiuse nei centri di detenzione è affetto da serie patologie, sia fisiche che mentali. Gli atti disperati si moltiplicano. Tre persone sono morte nel 2019 nei CRA di Rennes e Vincennes. Come è stato evidenziato nel rapporto CGLPL, la politica messa in atto ha condotto a numerosi errori nell’accesso all’assistenza medica. La detenzione amministrativa dei migranti è diventata più che mai diffusa. L’impiego di tale misura durante la crisi sanitaria in corso e anche durante il lockdown ha messo in luce il ruolo prioritario che ha assunto la detenzione, anche nei casi in cui non si sia ancora profilata una prospettiva credibile d’espulsione durante la detenzione.

Un tasso d’espulsione EN TROMPE L’OEIL

Presentato come un mezzo per favorire l’accompagnamento alla frontiera, il prolungamento della durata della detenzione non ha prodotto gli effetti sperati dal governo. In effetti, più del 91 % delle espulsioni si è verificato entro il 45° giorno di detenzione amministrativa.

La reclusione per un periodo di 90 giorni ha un effetto marginale sull’accompagnamento alla frontiera. Il minimo aumento che è stato osservato è dovuto soprattutto a delle pratiche discutibili, come per esempio le incarcerazioni dette «di comodo», nell’ambito della procedura di Dublino, che sono state ufficializzate nel 2019.

Alcuni prefetti rinchiudono nei centri di detenzione amministrativa delle persone qualche ora prima del volo per delle ragioni puramente organizzative. Tale procedura fa sì che i numeri dell’accompagnamento alla frontiera in uscita dai CRA «migliorino» e permette di evitare il controllo da parte dei giudici, a causa della breve durata della detenzione.

Questi fatti interrogano sulla finalità della detenzione amministrativa che legalmente è accettabile solamente nell’ambito di un’espulsione forzata. Di norma la detenzione amministrativa non dovrebbe essere né una sanzione né un modo per «tenere a disposizione» delle persone in situazione irregolare e dovrebbe essere utilizzata come ultimo ricorso.

La realtà dei fatti è invece che, dietro questi numeri, più di 50 000 persone, tra cui richiedenti asilo sottoposti al regolamento di Dublino, delle persone vulnerabili e/o malate, delle famiglie con bambini, a volte vittime di tratta di esseri umani sono private della loro libertà. Tuttavia, per la maggior parte di loro in Francia metropolitana (41,2%) e per un numero sempre maggiore (45,4%) nei territori d’oltremare francesi a queste reclusioni non segue un provvedimento d’espulsione.

Testimoni dell’incremento preoccupante delle violenze e delle tensioni e del carattere sproporzionato delle reclusioni (che possono durare fino a tre mesi), le (nostre) associazioni chiedono al governo di trarre le conseguenze da una realtà esistente, oggettiva, corrispondente ad una pratica che troppo spesso non rispetta i diritti fondamentali delle persone, che lede alla loro dignità ed integrità e che è messa in atto senza sortire gli effetti annunciati.