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Rotta Balcanica: migliaia di persone bloccate ai confini esterni dell’UE affrontano l’indigenza e la violenza della gente del posto e di coloro che mantengono le frontiere chiuse

European Council on Refugees and Exiles (Ecre), 2 ottobre 2020

Photo credit: No Name Kitchen

Le autorità locali di Krajina hanno evacuato un centro di accoglienza e limitato l’accesso ad altri, nonostante la capacità ricettiva, lasciando più di 2.500 persone senza alcun riparo. Nel comune di Velika Kladuša si sono verificati nuovi attacchi contro i migranti da parte dei residenti. Nel nord della Serbia, la situazione è altrettanto tesa: molte persone dormono per strada e hanno riferito di episodi in cui la polizia serba ha distrutto le loro tende. Con l’intensificarsi dei controlli alle frontiere ungheresi, le persone si sono spostate verso la Romania, dove i respingimenti violenti sono frequenti.

Il 30 settembre, le autorità hanno sgomberato i 350 residenti del centro d’accoglienza per migranti Bira, a Bihac, e li hanno trasferiti in un campo a Lipa, un centro già pieno, il che significa che hanno dovuto dormire all’aperto. Secondo il Guardian, un altro campo nella regione nordoccidentale della Krajina, che attualmente ospita 700 persone, verrà sgomberato nei prossimi giorni.

Le autorità locali hanno limitato l’accesso ai centri di accoglienza in tutta la regione, nonostante i posti disponibili. Un centro gestito dall’OIM opera a un terzo della propria capacità, ospitando unicamente 500 persone invece di 1.500.

Oltre a sgomberare e a limitare l’accesso ai centri di accoglienza, le autorità locali hanno trasferito i migranti dai centri cittadini a lontani siti forestali dove manca l’accesso al cibo, all’acqua e alle infrastrutture sanitarie. Nel frattempo, le forze di polizia hanno impedito agli sgomberati di ritornare nelle città.

Già prima degli ultimi sgomberi, circa 2.500 persone (circa un terzo di quelle attualmente bloccate in Bosnia) sono state costrette a dormire per strada, nei boschi o in edifici abbandonati. 300 persone, espulse dalla città, hanno creato un campo di fortuna in una foresta vicino a Velika Kladuša, costruendo tende con teloni di plastica e bastoni. “Il lato triste della storia è che tutto questo è assolutamente inutile, nel senso che abbiamo le risorse finanziare, forniteci in gran parte dall’Unione Europea, per provvedere e prenderci cura di queste persone”, ha commentato Peter Van der Auweraert, responsabile del centro dell’OIM.

Finora la Bosnia ha ricevuto 60 milioni di euro di finanziamenti di emergenza, principalmente per la gestione dei sette centri di accoglienza, attrezzati per ospitare più di 7.000 persone.

Nel comune di Velika Kladuša, quattro uomini che vivevano in una casa abbandonata sono stati vessati per giorni da una dozzina di residenti locali. Il gruppo è stato attaccato con coltelli e taser ed è dovuto scappare dal proprio rifugio perchè è stato dato alle fiamme.

Una donna, intervistata da un giornale locale, ha riferito che questi uomini sono stati picchiati in modo talmente violento che era possibile sentirne le urla in tutto il quartiere. Le violenze dei locali contro i migranti sono in crescita nel nord della Bosnia e a queste si aggiungono gli abusi durante le operazioni di respingimento, perpetuati dai funzionari di stato nelle varie frontiere regionali. Anche nel nord della Serbia, un numero crescente di persone rimane fuori dai campi.

Gli attivisti locali riportano che le persone stanno ritornando dalla Bosnia a causa delle condizioni devastanti che hanno trovato lì. Inoltre, il cambio di stagione spinge le persone che sono già nel Paese ad andare verso il confine settentrionale per riprendere il proprio viaggio prima dell’arrivo dell’inverno.

Questi due fattori contribuiscono all’incremento del numero delle persone presenti nella Serbia settentrionale. Le condizioni sono dure e attraversare i confini con la Croazia, l’Ungheria o la Romania rimane estremamente difficile. Secondo quanto riportato, nelle ultime due settimane, la polizia serba avrebbe distrutto accampamenti in diversi luoghi. A causa della crescente domanda, gli attivisti faticano a fornire alle persone bisognose cibo, vestiti e cure mediche. Considerando che le persone spesso perdono tutto durante le operazioni di respingimento (gli averi vengono bruciati o rubati dagli agenti di polizia), la necessità di distribuire i beni di prima necessità diventa ancora più alta.

Sempre più persone cercano di raggiungere l’UE attraverso la Romania, anche a causa dell’intensificazione dei controlli di frontiera al confine ungherese. Ma anche qui, i respingimenti violenti sono abituali. Una ONG locale stima che “almeno cinquanta persone al giorno” vengono respinte dalla Romania alla Serbia. Analogamente a quanto avviene in altri confini della regione, sono frequenti gli episodi di estrema violenza. Recentemente, un gruppo di persone è stato frustato dalla polizia romena.
In un altro caso, un uomo senza una gamba è stato picchiato con le proprie stampelle.

Secondo quanto riportato dall’UNHCR, al 31 agosto, nei Balcani c’erano più di 16.000 rifugiati, richiedenti asilo e sfollati. Fonti del governo serbo rivelano che il paese ospita circa il 30% di migranti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si stima che 150 persone al giorno entrino nella Serbia attraverso il confine meridionale. Circa 8.500 sono attualmente bloccate in Bosnia.

Per maggiori informazioni:

– ECRE, Balkans: Continued Pushbacks and the Formation of a Paramilitary Practice at the Southern Borders, 25 Settembre 2020
– ECRE, Things are Heating up along the Balkan Route, 18 Settembre 2020
– ECRE, Balkans: New Report Details Illegal Pushbacks and Border Violence, 28 Agosto 2020
– ECRE, Slovenia Plans New Barriers at the Border while Pushbacks and Violence Continue Across the Balkans, 17 Aprile 2020
– ECRE, Balkans: New Protests Along the EU Borders, 21 Febbraio 2020
– ECRE, Croatia: New Report on Torture of Asylum Seekers by Authorities, 31 Gennaio 2020
– ECRE, Shots Fired, Arrests and Violent Push Back Reported at the Serbian Hungarian Border, 31Gennaio 2020
– ECRE, Spain: 55 Jump Fence to Melilla, 10 Aprile 2020
– ECRE, D and N.T v Spain: Return to Morocco Did Not Breach Convention, 14 Febbraio 2020
– EDAL, D. and N.T. v. Spain: do hot returns require cold decision-making?, 28 February 2020