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Salute mentale e immigrazione

Anna Peñarroya e Mariona Sementé, Solidary Wheels

Photo credit: José Palazón

Se la salute mentale è già ampiamente trascurata da questa società, dove c’è una grande mancanza di risorse per soddisfare i bisogni mentali e dove il sostegno psicologico è ancora avvolto nel pregiudizio e nell’ignoranza, allora per quanto riguarda la salute mentale dei bambini che vivono per strada, o in contesti di estrema vulnerabilità, l’assistenza è praticamente inesistente.

Ci sono diverse ragioni per cui questi giovani rischiano maggiormente di soffrire di problemi di salute mentale o stress emotivo. In primo luogo, perché non vengono soddisfatti i loro bisogni primari, non hanno accesso a cibi salutari, al riposo necessario, e sono privi di un senso di protezione. Né hanno accesso ad alloggi, assistenza sanitaria o istruzione, tra le altre cose 1.
Tutte queste violazioni dei diritti comportano l’insorgere di sentimenti ed emozioni come angoscia, rabbia, diffidenza e ostilità così come repentini cambi di umore che diventano parte delle loro personalità.

Ogni migrazione, come qualsiasi cambiamento sociale e personale, ha la sua parte di dolore. Questa sofferenza può essere spiegata dalla perdita multipla e massiccia di legami sul piano fisico, sociale e culturale, dal dispiacere e dalla frustrazione delle aspettative, che derivano dallo spostarsi da un luogo ricco di legami emotivi a uno nel quale ci si deve adattare e crearne di nuovi (Sayed-Ahmad, 2013).

Se a questo dolore, che in misura maggiore o minore è sempre presente in qualsiasi migrazione, aggiungiamo lo stress causato dalla preoccupazione per la loro integrità fisica, ci troviamo di fronte a un uragano emotivo che in pochi hanno gli strumenti necessari per affrontarlo.

Non possiamo nemmeno dimenticare che sono ragazzi giovani, adolescenti, che sono in un periodo critico di cambiamenti, di transizione verso l’età adulta, con tutte le insicurezze e le confusioni che questo processo comporta.

Nel caso specifico dei giovani che vivono per le strade di Melilla, bisogna aggiungere altre cause dovute alle caratteristiche proprie della città, le quali influiscono direttamente sulla loro salute mentale.

Da un lato, Melilla è una città progettata per trattenere questi giovani lì e prevenirne l’entrata nel continente, trasformando la città in un limbo spazio-temporale dove loro aspettano settimane, mesi o addirittura anni prima di poter proseguire con il loro progetto migratorio e raggiungere finalmente la penisola. A questo bisogna aggiungere le loro enormi aspettative riguardo ciò che l’Occidente rappresenta: un territorio di opportunità, di successo, un immaginario collettivo condiviso da questi ragazzi, che va a crollare quando si confrontano con la realtà della Fortezza Europa. Questo faccia a faccia con la realtà, senza una maturità emotiva, senza riferimenti e senza un ambiente sicuro e protetto, complica ulteriormente il loro benessere emotivo.

Di fronte a questa complessa situazione, alcuni giovani presentano numerosi indicatori di problemi di salute mentale, tra cui la somatizzazione di problemi emotivi, la quale porta a un disagio fisico costante (mal di testa, problemi intestinali, affaticamento, ecc.), bassa autostima, nonché autolesionismo e idee suicide legate alla depressione e all’ansia di cui soffrono. Per evitare la difficoltà che si riscontra nel gestire tale situazione, spesso questi giovani ricorrono al consumo di sostanze stupefacenti, che da un lato aumenta temporaneamente il loro senso di benessere, ma che a lungo termine può causare o aggravare le conseguenze descritte sopra.

Noi di Solidary Wheels e No Name Kitchen crediamo nella necessità di compiere un lavoro emotivo con i giovani per accompagnarli nella gestione di tutti questi fattori, affinché eventuali problemi di salute mentale non diventino irreversibili. Pertanto, ci occupiamo di prevenzione e di supporto basati su varie tecniche e strategie. Da un lato, creiamo legami che rafforzano le loro possibilità individuali, con una base di incondizionalità, che dà loro sicurezza e migliore autostima, facendogli capire che saremo al loro fianco nei momenti di successo, ma anche nei momenti di fallimento. Il nostro supporto è sempre offerto da un punto di vista costruttivo, lavorando sulle loro aspettative, sia quelle celate che quelle manifeste. E infine, le relazioni si costruiscono sulla base dell’ascolto attivo ed empatico, facendo loro percepire che accettiamo e rispettiamo i loro sentimenti e le loro emozioni, nobilitando il loro progetto migratorio e di vita.

Nonostante la violenza e la disuguaglianza strutturale a cui sono sottoposti questi bambini, sono molti i segni evidenti di resilienza, intesa come capacità umana di superare e uscire più forti da esperienze avverse, che consentono loro di affrontare con coraggio questo percorso ad ostacoli per raggiungere i propri obiettivi. Così, nonostante le complicazioni amministrative, la frustrazione e le loro poche prospettive di miglioramento, la volontà di continuare a lottare per il loro progetto migratorio è ancora viva e dà loro ogni giorno la forza di proseguire la battaglia contro questo sistema che cerca di privarli della loro dignità.

di Anna Peñarroya e Mariona Sementé

  1. Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia: https://www.ohchr.org/Documents/ProfessionalInterest/crc.pdf