/

Parigi non è Lesbo!

Una petizione on line sullo sgombero di Saint Denis

Photo credit: Solidarité migrants Wilson

19 novembre 2020

Le forze dell’ordine, all’alba di martedì 17 novembre, a Saint-Denis, ai piedi dello Stadio di Francia, hanno proceduto allo sgombero del più grande accampamento di migranti della capitale. Circa 2.000 persone vivevano lì, in uno stato di precarietà estrema da diversi mesi.

Sotto lo stretto controllo di un grande dispiegamento di forze dell’ordine, l’operazione per evacuare e dare rifugio agli esiliati in vari centri di accoglienza e palestre dell’Ile-de-France è iniziata intorno alle 7 del mattino, lontano dai giornalisti tenuti a distanza. Dalle 4:30 del mattino, i migranti con i loro averi aspettavano di essere trasferiti.

Questi campi sono inaccettabili“, ha dichiarato il prefetto della polizia di Parigi, Didier Lallement, in una conferenza stampa. “Questa operazione ha lo scopo di assicurare che le persone in situazione regolare siano accolte e [distinguere] quelle che, in situazione irregolare, non possono rimanere nel territorio“, ha spiegato.

Tuttavia, ieri eravamo quattro avvocati a constatare che moltissime persone, donne, bambini e uomini sono state lasciate indietro. Mille secondo l’associazione Utopia56 e il suo presidente Yann Manzi, senza tende né coperte perché le loro tende e coperte erano state prese dalla polizia.

Quello che abbiamo visto è inaccettabile.

Abbiamo visto persone smarrite, stanche, malate, con segni di violenza (braccia e ginocchia rotte, cellulari rotti).
Abbiamo sentito storie di migranti come tante storie di migranti, spostati da un campo all’altro, che ci raccontano di gas e manganelli usati dalla polizia.

Un uomo mi si è avvicinato e mi ha detto che l’altro ieri il suo amico è morto congelato. Ha scattato una foto del suo corpo esamine. Ha esitato a mostrarmela, non sapendo se dovesse farlo per rispetto della sua memoria e della sua famiglia, poi, dopo aver riflettuto a lungo e senza che io glielo chiedessi, ha preso il suo cellulare e mi ha mostrato l’immagine di quest’uomo, morto per strada, a Parigi, nel 2020, in piena reclusione.

Era afgano.

Jérôme Giusti, Presidente di Droits d’urgence