Bosnia ed Erzegovina – Di male in peggio

Dalla lettera della Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d'Europa al governo di Sarajevo nulla è cambiato

Photo credit: Massimo Gorreri (Velika Kladusa, 2018) - Si ringrazia l'autore per la gentile concessione.

Con una dura lettera datata 7 dicembre 2020, indirizzata al Presidente del Consiglio e al Ministro della Sicurezza della Bosnia-Erzegovina, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, denuncia la crisi umanitaria che stanno vivendo migliaia di migranti e richiedenti asilo arrivati nel paese attraverso la rotta balcanica e chiede di risolvere con urgenza alcune criticità del sistema che riguardano l’accoglienza, l’accesso e la durata della procedura di asilo, la protezione dei minori non accompagnati.

Come la commissaria stessa evidenzia, molti di questi problemi dipendono dalla scarsa cooperazione istituzionale e dalla mancanza di volontà politica a trovare soluzioni serie.

Tuttavia, a distanza di 20 giorni la situazione è ulteriormente peggiorata ed è necessario un intervento immediato.

L’incendio della tendopoli di Lipa, avvenuto il 24 dicembre scorso e il freddo inverno balcanico rendono la questione dell’accoglienza, già di per sé drammatica, non più differibile.

Nell’ottobre 2020, il numero complessivo dei migranti e richiedenti asilo che dormivano all’aperto o in edifici abbandonati, nel cantone di Una-Sana ed in altri luoghi del paese, raggiungeva un numero compreso tra i 2.000 e le 3.500 persone. Ed anche per coloro che erano e sono, attualmente, collocati nei centri di accoglienza (circa 7.000 individui), le condizioni di vita non sono migliori. Nel campo tendato allestito lo scorso aprile a Lipa, vicino al confine Croato, mancavano elettricità ed acqua corrente. Inoltre, da quando il centro di Bira è stato chiuso e i migranti trasferiti a Lipa, il campo era diventato decisamente sovraffollato (ospitava circa 1.400 profughi). Dopo l’incendio, avvenuto il giorno in cui l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (Oim) aveva iniziato il ritiro del suo personale per protestare contro le autorità locali che non avevano attrezzato la tendopoli per l’inverno, ci si domanda dove i residenti verranno ricollocati e quando.

La commissaria sottolinea che “la chiusura del centro di accoglienza di Bira ed il divieto di nuovi ingressi nel centro temporaneo di Miral imposto dalle autorità di Una-Sana, ha avuto gravi conseguenze per centinaia di migranti e richiedenti asilo, incluse famiglie con bambini, che sono rimaste senza i servizi essenziali, alloggio, cibo e assistenza medica. In più le limitazioni alla libertà di movimento imposte dalle autorità del cantone [per l’emergenza Covid-19], hanno ulteriormente esacerbato la situazione dei gruppi più vulnerabili, come minori non accompagnati, donne incinte e anziani”.

In questo contesto, le autorità della Bosnia-Erzegovina devono assicurare con urgenza che i servizi di base, vale a dire un alloggio adeguato, accesso alle cure mediche, cibo, acqua, indumenti, vengano soddisfatti, a prescindere dallo status giuridico delle persone, sia che queste siano in transito o che intendano rimanere nel paese”, così continua, perentoria, la commissaria.
Ovviamente, per garantire un’appropriata gestione del fenomeno migratorio, è fondamentale che i migranti vengano distribuiti in modo più uniforme tra la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, Republika Srpska e il distretto di Brčko, come pure all’interno dei cantoni (mentre ora sono collocati quasi esclusivamente in centri di accoglienza che si trovano in alcune zone della Federazione di Bosnia-Erzegovina) e che vengano realizzati nuovi centri di accoglienza, perché “i fondi sono disponibili”.

Photo credit: Massimo Gorreri (Velika Kladusa, 2018)
Photo credit: Massimo Gorreri (Velika Kladusa, 2018)

Un’altra questione che preoccupa Mijatović, è quella del razzismo e della violenza da parte della polizia e della società civile. Vi è stato un eccessivo uso della forza da parte della polizia locale durante l’evacuazione di alcuni stabili occupati a Una-Sana e durante i trasferimenti dal campo di Bira a quello di Lipa. Vi sono anche testimonianze che riportano che gruppi di vigilantes, formati da privati cittadini, hanno attaccato dei migranti e distrutto i loro effetti personali in varie località del paese.

Queste azioni sono state intraprese in un clima anti-immigrazione diffuso da politici e organi di stampa, la cui retorica dipinge gli stranieri come criminali, terroristi ed un serio pericolo per la salute, favorendo sentimenti xenofobici e violenti tra la popolazione.

La commissaria fa appello ai politici affinché si astengano, da un lato, dal pronunciare discorsi che tendano a stigmatizzare gli stranieri o a fare generalizzazioni sui rifugiati e i migranti e dall’altro, si impegnino a contrastare il fenomeno delle ronde.

Nella missiva è affrontato anche il problema degli attacchi a danno degli attivisti per i diritti umani, e in particolare la campagna diffamatoria portata avanti sui social media contro la signora Zehida Bihorac, insegnante delle elementari che dal 2018 fornisce generi di prima necessità ai migranti e denuncia gli abusi che subiscono da parte della polizia e dei residenti.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Mary Lawlor1 si è espressa su questo caso ed ha di recente condannato pubblicamente le minacce di morte rivolte alla signora Bihorac.

La commissaria del Consiglio d’Europa condivide questa pubblica condanna e si unisce alla relatrice delle Nazioni Unite nell’invitare le autorità competenti ad intraprendere un’indagine sui fatti accaduti che sia tempestiva, indipendente e imparziale e chiede che i responsabili vengano consegnati alla giustizia.

Altro tema sensibile è quello dell’accesso alla procedura di asilo e la sua eccessiva durata.

Secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati (UNHCR) a Novembre 2020, la procedura di asilo era in corso per 295 richiedenti, mentre 400 persone erano in attesa di poter registrare la loro domanda alla sezione asilo del Ministero della Sicurezza.

I potenziali richiedenti asilo incontrano ostacoli non solo nel formalizzare la loro istanza di protezione internazionale (per poterla registrare a volte occorrono mesi, a seconda della località in cui si trova l’ufficio territoriale competente a riceverla) ma devono poi attendere tempi molti lunghi anche per avere una decisione, in media 313 giorni, secondo i dati forniti da UNHCR.

La situazione è più critica nel cantone di Una-Sana e a Sarajevo dove, addirittura, mancano i funzionari addetti alla registrazione delle domande.

Inoltre, in tutto il paese mancano interpreti e traduttori per poter informare compiutamente i richiedenti asilo, in una lingua ad essi comprensibile, sulle varie fasi della procedura ed i passaggi che devono intraprendere.

Le autorità della Bosnia-Erzegovina devono affrontare queste lacune nel sistema di asilo in stretta collaborazione con UNHCR e le altre organizzazioni internazionali e ONG che lavorano nel settore della migrazione” dichiara la commissaria.

Nella lettera si fa menzione anche della politica dei rimpatri che il governo vuole, con tutta evidenza, intensificare, visti gli accordi bilaterali che di recente ha firmato con diversi paesi di origine dei migranti. In proposito, il governo viene richiamato al rispetto del principio di non-refoulement, secondo il quale tutte le persone che desiderano chiedere la protezione internazionale nel paese devono avere la possibilità di farlo e tutte le richieste di asilo devono essere esaminate nel merito, nel corso di procedure giuste ed efficienti, che prendano in considerazione le circostanze individuali dell’istante e le informazioni aggiornate sul paese di origine da cui proviene.

Durante lo svolgimento della procedura di asilo, inoltre, i richiedenti hanno il diritto di avere accesso a forme di sostegno che consentano loro di vivere dignitosamente.

Per quanto riguarda le procedure di espulsione, queste devono essere conformi alle obbligazioni assunte dallo Stato con la sottoscrizione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, tra cui il divieto di espulsioni collettive, il dovere di fornire adeguate garanzie procedurali ai soggetti coinvolti e il rispetto delle loro libertà personali.

L’ultimo argomento analizzato nella nota è la situazione dei minori non accompagnati, circa 480 in tutto il paese, nel Novembre 2020. Molti di essi vivono in condizioni terribili, spesso in promiscuità con adulti e famiglie con cui non hanno relazioni di parentela e che possono mettere a rischio il loro benessere; nella maggior parte dei casi sono sprovvisti di un tutore legale ed in molte località del paese vengono privati del diritto allo studio e all’istruzione di base.

La commissaria conclude invitando le autorità di Bosnia-Erzegovina ad agire velocemente per creare le condizioni adeguate ad un’effettiva protezione dei minori stranieri soli, in ossequio agli standards internazionali in materia e alle direttive del Consiglio d’Europa.

  1. https://www.ohchr.org/SP/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=26476&LangID=E

Alessia Riva

Ho una laurea in giurisprudenza e un master in diritti umani e democratizzazione. Mi interesso di immigrazione ed asilo dal 2014 ed ho operato a vario titolo in contesti difficili come la jungle di Calais, gli sbarchi di migranti nei porti dell’Italia meridionale, tra i rifugiati urbani di Bangkok. Sono stata osservatrice elettorale in missioni internazionali per OSCE-ODHIR.