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Bosnia-Erzegovina: soluzioni sistemiche e un sostegno significativo da parte dell’UE, comprese vie di accesso sicure, potrebbero evitare le emergenze umanitarie ricorrenti

Medecins du monde, gennaio 2021

Photo : Valerio Muscella - Michele Lapini

Le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani esortano le autorità della Bosnia-Erzegovina a fornire immediatamente sostegno umanitario, compresi l’assistenza e un riparo adeguato, ai migranti e richiedenti asilo presenti sul loro territorio. Inoltre, la Bosnia-Erzegovina deve rispettare i suoi obblighi internazionali e far applicare le proprie leggi, in particolare assumendosi la piena responsabilità per l’alloggio e la protezione delle persone che ne hanno bisogno e istituendo un sistema d’asilo efficace. La Bosnia-Erzegovina ha anche l’obbligo di garantire un accesso sicuro e senza ostacoli alle organizzazioni umanitarie che assistono rifugiati e migranti.

In assenza di soluzioni durevoli e sistemiche, volte soprattutto a responsabilizzare le autorità della Bosnia-Erzegovina, crisi umanitarie come quella registrata durante le feste di fine anno si ripetono ormai inevitabilmente ogni inverno. L’impasse politica che ha portato delle persone bisognose a ritrovarsi senza casa mentre delle strutture sono disponibili, evidenzia la necessità di una risposta istituzionale e globale.
Gli accordi politici dell’ultimo minuto, i finanziamenti d’emergenza e le soluzioni provvisorie, sebbene abbiano contribuito a contenere le crisi passate, non potranno risolvere le carenze sistemiche. In mancanza di miglioramenti durevoli, questo approccio alla gestione delle crisi rischia di minare la capacità della Bosnia-Erzegovina di sviluppare una risposta istituzionale efficace e permanente all’immigrazione e di diminuire la sua responsabilità.

Oltre all’indispensabile assistenza umanitaria e finanziaria, l’Unione Europea dovrà aiutare le autorità della Bosnia-Erzegovina a sviluppare la loro capacità di rispondere alle esigenze dei rifugiati, migranti e richiedenti asilo presenti sul loro territorio, conformemente ai loro obblighi internazionali. La situazione in Bosnia-Erzegovina è una conseguenza diretta della politica migratoria e d’asilo dell’UE, che protegge le sue frontiere esterne e delega le sue responsabilità in materia di protezione di migranti e richiedenti asilo ai Paesi vicini, e per questo l’Unione ha una responsabilità nei confronti della Bosnia-Erzegovina.

A conti fatti, tuttavia, soltanto una solidarietà rafforzata tra gli Stati membri dell’UE e delle misure europee concrete volte ad aumentare significativamente le vie d’accesso sicure e legali verso l’Europa, tanto per i rifugiati che per i migranti, permetteranno di evitare delle crisi umanitarie alle frontiere esterne dell’UE.

Migliaia di migranti e richiedenti asilo senza dimora in Bosnia-Erzegovina

Nel campo di fortuna di Lipa, nella Bosnia-Erzegovina nord-occidentale, circa 900 persone dormono all’aperto da più di tre settimane, sfidando la neve e le temperature rigide. L’accampamento di tende che era stato eretto l’anno passato come soluzione di alloggio temporanea di fronte alla pandemia di COVID-19 è stato chiuso il 23 dicembre. L’incendio ha distrutto gran parte del campo, lasciando solo un terreno in pessime condizioni e inabitabile.

Sfortunatamente, con i responsabili politici a tutti i livelli del governo del Paese dimostratisi incapaci di raggiungere un accordo, tutti i tentativi di ricollocare i residenti del campo di Lipa in centri di accoglienza adeguati alle condizioni invernali in altre parti della Bosnia-Erzegovina sono falliti.

Lo scorso fine settimana, le autorità hanno installato 20 grandi tende riscaldate nel campo di Lipa, ma tuttora più di 350 persone non dispongono di un alloggio di fortuna. Senza accesso all’acqua corrente, a servizi igienici adeguati e a un sistema di riscaldamento, la salute e la sicurezza dei residenti del campo sono seriamente minacciate. Pertanto, il campo di Lipa non è una soluzione di alloggio a lungo termine.

Dalla chiusura del campo di Lipa, circa 2500 persone in più si sono ritrovate senza dimora in Bosnia-Erzegovina. Malgrado le rigide condizioni invernali, molti uomini, famiglie con bambini e minori non accompagnati continuano a cercare riparo nei parchi, nelle case abbandonate, nelle fabbriche dismesse e nelle foreste vicine alla frontiera croata.

Una crisi umanitaria evitabile

L’attuale crisi umanitaria, tuttavia, era prevedibile e totalmente evitabile. Come ogni anno, con l’avvicinarsi dell’inverno, le organizzazioni umanitarie e per la difesa dei diritti umani hanno avvertito che se non avessero avuto accesso urgente a delle strutture aggiuntive adeguate molte persone non avrebbero altra scelta se non quella di trascorrere i lunghi mesi invernali senza un alloggio degno di questo nome.

In Bosnia-Erzegovina vivono attualmente circa 8500 migranti e richiedenti asilo, di cui circa 6000 sono ospitati in centri d’accoglienza gestiti dal’ONU. Mentre altre strutture ben equipaggiate, con un notevole numero di letti, come il centro d’accoglienza di Bira, vicino a Bihac, sono state create con l’aiuto economico dell’UE, le autorità locali ne impediscono l’utilizzo. Delle strutture simili esistono in altre parti del Paese, ma il Consiglio dei Ministri della Bosnia-Erzegovina e le autorità locali non hanno raggiunto un accordo sul loro utilizzo, rendendo per il momento impossibile la ricollocazione dei migranti e richiedenti asilo senza dimora.

La complessa struttura costituzionale della Bosnia-Erzegovina rende spesso le catene di responsabilità poco chiare. Inoltre, nel Paese manca la volontà politica di coordinare la risposta alle crisi e di gestire le questioni di responsabilità condivisa. Da anni, infatti, il cantone di Una-Sana, situato al confine con la frontiera croata, deve gestire da solo la maggior parte dei migranti e dei richiedenti asilo bloccati sul territorio del Paese. Ha quindi reagito prendendo delle misure volte ad impedire nuovi arrivi nel cantone.

Nel corso degli anni, e nonostante il sostegno significativo dell’UE e delle organizzazioni internazionali, le autorità non si sono mai pienamente assunte le proprie responsabilità nel fornire alloggio o sostegno a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Nel momento in cui le organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), intervengono anno dopo anno per colmare le lacune, gli accordi informali in materia di gestione delle soluzioni di alloggio tra le autorità e le organizzazioni umanitarie offuscano le responsabilità individuali e minano qualsiasi effettiva responsabilità.

La Bosnia-Erzegovina ha il dovere di offrire garanzie minime a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, ad esempio rispettandone il diritto all’alloggio e a un riparo, all’acqua e ai servizi igienici, alla salute e alla protezione sociale, in conformità con il diritto internazionale e nazionale. Il Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina dovrà considerare l’impasse attuale e la crisi umanitaria come un’opportunità per assumersi pienamente le proprie responsabilità in materia di accoglienza e alloggio e, in coordinamento con le autorità delle entità e dei cantoni, sviluppare una strategia volta ad assicurare in maniera adeguata l’alloggio e la protezione di persone bisognose. Dopo tutto, un sistema d’asilo efficace e un sostegno idoneo in materia di accoglienza e alloggio per rifugiati, migranti e richiedenti asilo fanno parte dell’acquis comunitario che la Bosnia-Erzegovina si è impegnata a rispettare in quanto Paese che aspira ad aderire all’UE.

Crisi umanitaria nei balcani – Una conseguenza inevitabile della politica di esternalizzazione dell’UE

Sebbene le autorità della Bosnia-Erzegovina abbiano decisamente una parte di responsabilità nell’emergenza attuale, il deterioramento della situazione umanitaria nel Paese è anche una conseguenza della politica dell’UE volta a consolidare le sue frontiere esterne e a delegare il controllo delle migrazioni agli Stati membri periferici o a Paesi terzi – dove i diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono minacciati sistematicamente.

In effetti, dai campi sovrappopolati sulle isole greche agli accampamenti di fortuna in Bosnia-Erzegovina, le persone alla ricerca di protezione e di una vita migliore in Europa si trovano di fronte a una politica di confine repressiva, filo spinato, condizioni disumane e indegne, oltre che a situazioni di incertezza permanente. La crisi umanitaria nei Balcani era in arrivo da anni, quando gli Stati membri dell’UE hanno chiuso i principali punti d’ingresso sul territorio europeo – senza prevedere altre vie d’accesso legali. L’inasprimento delle politiche migratorie europee ha creato una strettoia sempre più importante alle frontiere esterne dell’UE, in particolare quella con la Croazia, e ha portato alla creazione di campi sovraffollati e disumani, come quello di Lipa.

Laddove l’UE fornisce assistenza finanziaria e tecnica alla Bosnia-Erzegovina, questo sostegno si concentra spesso su delle soluzioni a breve termine. Il 3 gennaio, la Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di altri 3,5 milioni di euro per venire in aiuto ai rifugiati e migranti attualmente senza dimora in Bosnia-Erzegovina, portando quindi il totale di questo aiuto a 13,8 milioni dal 2018. Complessivamente, durante gli ultimi tre anni, l’UE ha mobilitato più di 88 milioni di euro per aiutare il Paese a rispondere ai bisogni immediati di queste persone e rafforzare le sue capacità di gestione della migrazione.

Seppur essenziali, l’assistenza finanziaria stanziata per dare risposte a breve termine e il finanziamento per emergenze specifiche non avranno altro che un effetto limitato in mancanza di un dialogo decisivo riguardante soluzioni significative nel lungo periodo. L’approccio costante di gestione delle crisi, usato principalmente dalla Commissione europea, senza esigere dei progressi concreti per quanto riguarda i criteri di adesione, non incoraggia le autorità della Bosnia-Erzegovina ad assumersi maggiormente le proprie responsabilità.

In risposta a questa crisi, la Commissione dovrebbe definire chiaramente gli impegni che si aspetta dalle autorità della Bosnia-Erzegovina per ciò che riguarda la creazione di istituzioni solide e la loro volontà di fornire una risposta adeguata ai bisogni delle persone presenti sul loro territorio. Ciò include l’individuazione di alloggi adeguati in tutte le regioni del Paese e l’assunzione graduale della gestione e fornitura di protezione e assistenza. Inoltre, le lacune nel sistema di asilo del Paese, inclusa la continua mancanza di risorse e competenze del Ministero per la sicurezza e l’incapacità di offrire garanzie procedurali in materia di protezione internazionale, dovrebbero essere risolte con urgenza. I progressi in materia dovrebbero essere valutati nel quadro del processo di adesione della Bosnia-Erzegovina, come previsto nei capitoli 23 e 24.

A tal fine, la Commissione europea deve adoperarsi affinché alla Bosnia-Erzegovina sia fornita un’assistenza tecnica e finanziaria sufficiente, affidabile e a lungo termine.

L’UE ha la responsabilità di continuare ad offrire un sostegno significativo ai Paesi vicini per far sì che le persone temporaneamente bloccate sul loro territorio a causa delle sue misure di confinamento e delle sue politiche migratorie restrittive abbiano accesso a un riparo, alla protezione e al sistema d’asilo. Finché non verranno fornite delle vie d’accesso legali e sicure, i diritti dei migranti e dei rifugiati continueranno ad essere violati. È deplorevole che il patto europeo sull’immigrazione e l’asilo non abbia quest’ambizione e proponga nuovamente una strategia di contenimento di migranti, rifugiati e richiedenti asilo nei Paesi situati alla periferia d’Europa. Questa strategia porterà sicuramente nuove violazioni dei diritti umani.