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Francia: la neve copre le tende dei migranti nei campi a Calais e Dunkirk

Marion MacGregor, InfoMigrants - 21 gennaio 2021

Photo credit: Care4Calais

All’inizio del nuovo anno, Paul ha guidato dal Regno Unito fino in Francia in un’auto carica di sacchi a pelo e tende destinate a Calais.

Attraversando il confine per la prima volta dopo la Brexit, era un po’ nervoso su cosa aspettarsi, ma gli ufficiali hanno semplicemente controllato che lui fosse stato sottoposto a test COVID, timbrato il suo passaporto e fatto cenno di passare.

L’ex soldato cinquantenne ha iniziato l’anno scorso a fare volontariato con l’associazione benefica inglese Care4Calais, che consegna e distribuisce provviste donate ai migranti a Calais e Dunkirk.

All’arrivo di Paul, il tempo ha iniziato a diventare molto freddo. In poco tempo, la neve ha iniziato a cadere sulle tende e sui teloni tra gli alberi, nei parcheggi e vicino ai ponti, dove si stima che vivano fino a 1000 persone, in attesa di una possibilità di attraversare la Manica verso l’Inghilterra.

I migranti restano in gruppo a seconda della loro provenienza, spiega Paul.

Dunkirk è prevalentemente curda e iraniana, mentre un sito vicino al supermercato Auchan è principalmente sudanese. “L’ospedale”, un luogo situato vicino ad un vero ospedale, ora ospita sia sudanesi che afgani, dice Paul. L’anno scorso vi erano solo afgani. I migranti eritrei sono accampati nel luogo chiamato paradossalmente “BMX”.

La maggioranza dei migranti sono uomini singoli, ma a Dunkirk – dove le associazioni come Care4Calais sono più visibili – ci sono anche famiglie con bambini piccoli. Alcuni giorni fa ha nevicato di nuovo, spingendo ad un appello urgente da parte del gruppo per indumenti caldi ed impermeabili, sacchi a pelo, caffè, zucchero e cioccolata calda.

Centinaia di sgomberi

Le cose sono cambiate a Calais dall’ultima volta in cui è stato qui. La divisione della polizia francese nota come CRS sta usando la mano pesante con i migranti, eseguendo centinaia di sgomberi e usando quelle che i gruppi in difesa dei diritti umani definiscono tattiche brutali.

L’anno scorso c’era più accettazione e meno pressione da parte della CRS,” racconta Paul. “È diventata politicizzata a Calais. Stanno facendo più sgomberi e stanno usando una legge d’emergenza speciale per farlo.

La misura d’emergenza, chiamata “flagrance” in francese, è stata pesantemente criticata da avvocati e attivisti. “Ha il vantaggio (per le autorità) della velocità,” spiega Margot Sifre di Cabane juridique (Scudo legale), il che significa che i migranti non hanno tempo di prepararsi agli sgomberi e raccogliere i loro averi.

Arrivano distruggendo tende, attrezzature, sacchi a pelo, qualsiasi cosa abbiano i ragazzi, mettono le persone sugli autobus e li portano via,” dice Paul. “Ci sono stati due sgomberi a Dunkirk nel periodo in cui ero li (dal 4 al 12 gennaio) e negli ultimi due giorni c’è stato un grande sgombero al sito de “l’Ospedale.”

Venerdì, l’autorità distrettuale di Pas de Calais ha emanato un “piano contro il freddo”, e dichiara di aver fornito un riparo temporaneo a 1.300 migranti. Tuttavia, le Ong locali dicono che centinaia di persone rimangono all’aperto, cercando di sopravvivere a temperature sotto lo zero.

Dormendo sotto un ponte a Calais. Secondo Paul, queste tende e i loro abitanti sono state sgomberate dopo che questa foto è stata scattata | Copyright della foto: Care4Calais, gennaio 2021

Distruggere, ricostruire, ripetere

Nel frattempo, lo schema degli sgomberi continua: “Il CRS arriverà al mattino e distruggerà gli strumenti per scaldarsi e ripararsi di tutti e poi nel pomeriggio le ONG arriveranno e ridistribuiranno tende, coperte, teloni e qualsiasi altra cosa necessaria,” spiega Paul.

In vari luoghi numerose ONG, principalmente francesi, come Utopia 56 e Salam, così come Refugee Community Kitchen e altri gruppi britannici, offrono di tutto dall’acqua potabile, pasti caldi e assistenza medica fino alla consulenza legale. Paradossalmente, mentre gli sgomberi continuano, le autorità stanno ancora fornendo bagni chimici e accompagnano i migranti in autobus fino a posti dove possono fare la doccia, riportandoli poi nei campi improvvisati.

Da parte sua, Care4Calais fornisce tè caldo, caffè e biscotti e distribuisce cappelli, guanti, cappotti, cibo e altri oggetti donati. Nei mesi passati, grazie alle distribuzioni dei volontari del gruppo, più di 500 persone a Calais e Dunkirk hanno ricevuto cappotti invernali. Organizzano anche partite di cricket e di calcio e gestiscono due banchi di ricarica alimentati da generatori, così che le persone possano ricaricare i loro cellulari. Ma, secondo Paul, il più popolare di tutti è il servizio di taglio di capelli.

La gentilezza degli stranieri

Come Paul, Bahnam* lavora con Care4Calais. Rifugiato afgano, svolge un ruolo di collegamento informale tra i migranti afgani e l’ente di beneficenza. Il suo sogno è di studiare medicina, ma nel frattempo, passa le sue giornate cucinando piatti tradizionali afgani per i suoi colleghi riconoscenti.

Nel supermercato a Calais, mentre fa la spesa per offrire il pranzo a un gruppo di volontari, Bahnam viene accolto dalle persone del posto nonostante sia uno straniero. “È chiaro che non è francese, dal modo in cui è vestito, ha uno shamag, uno scialle tradizionale,” dice Paul. “E facciamo speso delle ordinazioni inusuali, come 850 cipolle e 150 agli, quindi è ovvio chi siamo. Ma le persone non sono nient’altro che gentili, che siano le persone alle casse o un’anziana signora che un giorno ci ha aiutato con l’aglio.

Fuori dal supermercato, tuttavia, c’è un vigilante con un cane con la museruola, per ricordare che ci sono alcune persone che considerano i migranti di Calais come una potenziale minaccia. Difatti, la stragrande maggioranza sta aspettando la prima occasione di andarsene. Come ha raccontato a Paul un sudanese de “l’Ospedale”, da sei mesi cerca di raggiungere il Regno Unito.

Penso che funzioni come un sistema a più velocità,” dice Paul. “Se hai i soldi e puoi pagare i trafficanti, avrai un posto su una barca. E se tu non hai i soldi e voli da solo, allora devi tentare e trovare un camion o un modo per entra inosservato.

Recentemente, pochi camion stanno attraversando il confine, il che significa che questa modalità di ingresso in Gran Bretagna è diventata più difficile. Ma attraversarlo in barca è anche più rischioso che mai. A novembre, la Gran Bretagna e la Francia hanno firmato un nuovo accordo per fermare i migranti che attraversano la Manica, raddoppiando il numero di gendarmi e polizia francese che pattugliano le spiagge sul tratto di costa di 150 chilometri.

*Nome cambiato per proteggere identità e sicurezza