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140mila richiedenti asilo in attesa di responso tra dinieghi facili e aule giudiziarie congestionate

I dati elaborati dal Sole 24 Ore mettono nuovamente in luce che il sistema non funziona

Sono oltre 140mila le richieste di asilo presentate che attendono una risposta da parte delle autorità italiane. Sono questi i dati riportati dal Sole 24 Ore nell’articolo delle giornaliste Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei pubblicato il 31 gennaio 2021.

“La maggioranza (quasi 95mila) delle pendenze – scrivono – aspetta il responso delle Sezioni immigrazione dei tribunali che decidono sui ricorsi contro le bocciature delle domande da parte delle Commissioni territoriali del ministero dell’Interno, cui spetta il primo esame delle richieste”.
Le pendenze, proseguono, “si sono impennate soprattutto nel 2019 (+53% rispetto all’anno prima), spinte dall’aumento dei nuovi ricorsi. Anche i tempi di decisione si sono dilatati ben oltre i quattro mesi previsti dalla legge, che i tribunali non riescono a rispettare: la maggior parte supera i 15 mesi e alcuni arrivano a tre anni”.

“L’onda dei ricorsi si è poi allungata in Cassazione, che decide sulle impugnazioni delle decisioni dei tribunali: le pendenze a fine 2020 erano 13.101, il 153% in più di due anni prima. Ridotte a 33.808, invece, le domande oggi in attesa di fronte alle Commissioni, sia per il rafforzamento di questi organismi, sia per il calo degli arrivi dei migranti dopo il boom del 2017”.

I dati confermano quindi una tendenza già in atto da tempo che ha delle cause molto precise.
Alla base di tutto c’è una stretta imposta a suon di decreti legge e da procedure interne alle Commissioni territoriali che hanno compresso negli anni il numero dei riconoscimenti della protezione internazionale e della protezione umanitaria. 1
Richiedenti asilo che si sono visti negare il riconoscimento non hanno avuto (e ancora oggi non hanno) altra possibilità che affidarsi, se sono fortunati, ad un buon legale e ricorrere in tribunale.

Un altro fattore è contenuto nel decreto legge n. 13 del 2017, il cosiddetto decreto Minniti-Orlando, che ha cancellato la possibilità del ricorso in Corte di Appello. Una serie di analisi avevano già anticipato che i ricorsi si sarebbero spostati in Cassazione, fino ad ingolfarle 2.

Sempre dal citato articolo emerge che la situazione è peggiorata nel 2019, con l’aumento delle impugnazioni, salite in media del 23% rispetto all’anno prima. Guarda caso proprio dopo l’arrivo al Viminale di Matteo Salvini che influenzò enormemente il lavoro dei funzionari delle Commissioni 3 e fu l’artefice del Decreto sicurezza con il quale venne sancita l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

I dati dicono che “questa stretta aveva fatto crescere da subito i “no” dal 60-63% all’80% e, a cascata, incrementato le impugnazioni”. Interessante è poi verificare le percentuali delle pendenze nelle diverse sezioni dei tribunali, ad esempio “a Milano l’arretrato è salito dell’843% rispetto al 2017” (a fondo pagine le infografiche).

Da questo quadro desolante che impatta profondamente sulla vita e sullo stato psicologico dei e delle richiedenti asilo, un parziale tentativo di rattoppo poteva arrivare dalla “sanatoria” dello scorso anno, se però non fosse stata impostata con procedure macchinose ed escludenti. Il suo misero fallimento, sottaciuto dai media e dalle forze politiche dell’ex maggioranza, ha invece generato ulteriori problemi e non è un caso che non ci siano dati ministeriali che illustrino con chiarezza quante domande presentate con il primo e secondo canale di regolarizzazione abbiano concluso l’iter. Noti a coloro che si sono ritrovati costretti a ricorrervi sono invece le truffe, i ritardi delle prefetture oltre ogni ragionevolezza e le opache prassi delle questure. E’ doveroso ricordare che tutto ciò avviene mentre l’emergenza sanitaria e la crisi economica non accennano a diminuire.

L’unica, parzialissima, ancora di salvataggio è rappresentata dal permesso di protezione speciale, unico lascito dignitoso del governo Conte bis. Staremo a vedere se questo titolo di soggiorno nella nuova formulazione conseguente al Decreto Legge n. 130 del 21 ottobre 2020 andrà a mitigare gli effetti di politiche che hanno impresso giuridicamente e culturalmente una divisione sempre più marcata tra “migranti economici” e “richiedenti asilo” o “rifugiati”, e che nei fatti oltre ad appesantire il sistema si sono rivelate delle nocive fabbriche di irregolarità.

Per approfondire

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Vedi le sentenze:
* Status di rifugiato
* Protezione sussidiaria
* Permesso di soggiorno per motivi umanitari (art. 5, co. 6, D.lgs. N. 286/98)
* Permesso di soggiorno per protezione speciale

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  1. Nel 2017 i non riconosciuti si attestavano al 52%, nel 2018 al 59%, nel 2019 al 65%; se si prende solo il mese di dicembre 2020 la percentuale è del 67% – http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/quaderno_statistico_per_gli_anni_1990_2019_0.pdf | http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo
  2. https://www.meltingpot.org/Decreto-Minniti-Orlando-cartellino-rosso-ai-migranti-ed.html
  3. https://www.interno.gov.it/it/notizie/diritto-asilo-salvini-necessarie-procedure-piu-efficienti-e-veloci

Redazione

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Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org