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Oulx – C’è chi accoglie e chi respinge. No alla chiusura della casa cantoniera

Petizione contro la chiusura della casa cantoniera: da settembre migliaia di persone in transito hanno trovato assistenza e sostegno

Da pochi giorni ha superato le 10.000 firme, e si presta a raggiungere il traguardo delle 15.000, la petizione lanciata su Change.org da un gruppo di volontari dell’Alta Valle di Valsusa che chiedono al Prefetto di Torino di non chiudere la casa cantoniera occupata di Oulx, che ogni giorno ospita decine di persone in transito, la maggior parte delle quali proviene dalla rotta Balcanica.

“Considerata la situazione di grave emergenza umanitaria che coinvolge il territorio dell’Alta Valle, con la presenza di flussi migratori intensificatisi significativamente in questi mesi invernali”, il gruppo esprime “profonda preoccupazione rispetto a ciò che sta accadendo”.

“In particolare desiderano rendere noto che da settembre 2020 a tutto gennaio 2021 c’è stato il passaggio in Oulx di circa 5.000 persone, prevalentemente nuclei famigliari con minori e donne anche in stato di gravidanza provenienti dalla rotta Balcanica: dalle 50 alle 100 persone che si sono fermate quotidianamente al rifugio Fraternità Massi e alla casa cantoniera occupata.

Se la popolazione – continuano – non ha percepito la dimensione del flusso quotidiano è anche grazie all’opera dei volontari e alla solidarietà dei tanti cittadini che ogni giorno offrono accoglienza, assistenza, vestiario, ascolto, informazioni alle migliaia di persone che transitano.

Nonostante il Comune di Oulx si sia reso parte attiva della rete di accoglienza rendendo possibile l’apertura del rifugio Fraternità Massi nei locali dei Salesiani, sono ancora molteplici le criticità. Il rifugio è chiuso dalle ore 10 alle ore 16 e, di conseguenza, esiste un’unica realtà (extra-legale) che è in grado di accogliere H24 le persone in transito. Il preannunciato sgombero della casa cantoniera occupata avrebbe come conseguenza la presenza per strada, all’addiaccio, di decine di donne, uomini e bambini che non avrebbero altro posto dove andare. Ognuno può comprendere le conseguenze di questa eventualità che potrebbe portare a sentimenti di esasperazione nella popolazione residente e a un rischio elevato per la salute delle persone costrette a rimanere per strada. Si fa presente che i volontari hanno sempre lavorato in collaborazione con gli attivisti della casa cantoniera nell’ottica di proteggere e garantire un minimo di rispetto dei diritti umani in una situazione in cui sono forti le derive di intolleranza e di razzismo”.

Manca in Oulx un’assistenza sanitaria adeguata ai bisogni delle persone in transito, denunciano i volontari, che quotidianamente accompagnano alla guardia medica ragazzi (anche minori) con “problemi di congelamento o necrosi agli arti, donne in avanzato stato di gravidanza, bambini con patologie legate al freddo, persone con gravi lesioni e infezioni alle gambe e ai piedi dopo aver trascorso giorni in cammino nei boschi balcanici o aver subito violenze da parte della polizia croata e bosniaca”.

“Ad oggi il progetto di accoglienza presso il rifugio Fraternità Massi ha una durata limitata al mese di aprile 2021. Non abbiamo alcuna certezza di cosa accadrà da maggio e su come potremo continuare la nostra attività solidale. La nostra preoccupazione è anche supportata dalle notizie che arrivano dal fronte balcanico, e in particolare dalla Bosnia, riportate da tutti i mezzi d’informazione che lasciano presagire un drammatico aumento dei flussi in Italia”.

L’appello si conclude con il ringraziamento dei volontari ai tanti cittadini di Oulx che in modo discreto forniscono aiuti concreti e pertanto costituiscono una risorsa preziosa e fondamentale in termini di umanità.

Vogliamo anche ringraziare tutti coloro che si adoperano, sia da una parte che dall’altra del confine, per salvare vite umane in alta montagna. Infine, vogliamo esprimere il nostro riconoscimento agli attivisti della casa cantoniera che accolgono la stragrande maggioranza delle persone in transito garantendo loro un posto dove stare, ascolto e solidarietà concreta”.