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Verso sud

di Christian Jakob, giornalista e scrittore - MigrationControl.info

Immagine di copertina: Il nuovo centro della polizia di frontiera nigerina nella capitale Niamey, inaugurato nel settembre 2020, è stato finanziato dagli Stati Uniti e dotato dall'UE di attrezzature elettroniche, software e hardware per la tecnologia di rilevamento e banche dati.

Ciò che l’offensiva dell’UE per il controllo delle frontiere in Niger, ad oggi il più importante Paese di transito dell’Africa occidentale, avrebbe significato per i Tuareg era prevedibile fin dall’inizio.

A ottobre 2016, il consiglio regionale di Agadez, lo snodo della rotta trans-sahariana, aveva già preparato uno studio a riguardo.
Dimostrava la perdita che la nuova politica portava alla regione: secondo lo studio, ogni migrante lasciava l’equivalente di 295 euro nella città per alloggio, cibo, provviste, tassa di uscita e il viaggio di Libia. L’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM) stima che nel 2016 un totale di 330.000 persone ha viaggiato passando per Agadez. Nel caso in cui queste persone evitassero Agadez, il consiglio regionale ha calcolato che ci sarebbe una perdita di circa 100 milioni di euro all’anno.

E l’hanno evitata. Dal 2016, il trasporto di migranti verso la Libia, in precedenza legale, è stato classificato come “traffico di esseri umani” e quindi punibile. Nel 2019, solo 50.000 persone si sono spostate dal Niger alla Libia. Di conseguenza, il numero di arrivi in Italia dall’Africa occidentale è diminuito di oltre il 90 per cento. Per i tuareg del Niger centrale, ciò ha significato che la loro principale fonte di reddito, che era stata legale fino ad allora, non esisteva più. Tuttavia, a partire dal 2016, il governo di Niamey ha ricevuto più di un miliardo di euro di aiuti allo sviluppo aggiuntivi dall’Europa. Questo è di gran lunga superiore rispetto alle sovvenzioni ricevute da Paesi simili al Niger.

La nuova politica era altrettanto impopolare ad Agadez. Così il Presidente del Niger, Mahammadou Issoufo ha dovuto mandare un outsider nella regione come governatore: Sadou Soloke, originario del Niger occidentale. Sarà relatore al World Border Security Congress ad Atene il prossimo giugno. Qui, dirà molto probabilmente qualcosa di simile a ciò che ha detto nel 2017: “Non stiamo facendo questo perché lo dicono gli europei, anche se molte persone lo dicono”.

Soloke rigetta le accuse secondo le quali il Niger, con una manovra legislativa senza precedenti, ha sospeso la libertà di movimento dell’ECOWAS in metà del suo territorio. “Certo che la gente è libera di muoversi”, ha dichiarato Soloke. “Ma non se vogliono andare in Libia”.

Del resto, dice, le azioni delle autorità non sono dirette ai migranti. “Non li tocchiamo. Noi puniamo soltanto i trafficanti”. Questo ha avuto un effetto, ha detto: “I numeri sono diminuiti drasticamente”. I migranti che vengono fermati oggi vengono mandati in un campo aperto gestito dall’agenzia per le migrazioni dell’ONU OIM ad Agadez. Da qui, l’OIM organizza il loro ritorno nel loro presunto Paese di origine.

È vero, afferma Soloke, che molte persone ad Agadez oggi non hanno introiti a causa di questo cambio di classificazione. “Siamo consapevoli che queste debbano cambiare completamente le loro attività. Stiamo lavorando su questo” dice Soloke.

Lui dice che l’intero processo è volto a combattere i trafficanti, che “riteniamo essere disumani che mettono in pericolo i giovani”. Secondo Soloke, i trafficanti manipolano i giovani in modo che si mettano in pericolo mortale. “È un business disonorevole. Come possiamo tollerarlo?”. Soloke non dice però come mai le autorità abbiano notato questo “obbligo morale” solo quando l’UE stava lasciando milioni sul tavolo.

Lui è consapevole del fatto che le nuove rotte sono più pericolose. “Stiamo monitorando questo. Dopodiché chiuderemo anche quelle rotte. Trovano sempre delle rotte nuove, quindi non possiamo smettere di lavorare”.

Probabilmente il passo più importante che il Niger ha fatto su questo punto da allora è stata l’istituzione della Compagnia Mobile di Controllo delle Frontiere (CMCF). Attualmente la CMCF è composta da 245 uomini e 7 donne. Germania e Paesi Bassi hanno dato decine di milioni di dollari alla CMCF. La sua sede nella piccola città di Birnin Konni, al confine con la Nigeria, avrebbe dovuto essere inaugurata ad ottobre 2020. Tuttavia, la cerimonia è stata posticipata a gennaio perché le condizioni di sicurezza nell’area erano pessime.

Il Niger, uno dei Paesi più poveri del mondo, possiede una forza di polizia nazionale, una gendarmeria, una guardia nazionale ed un esercito. Tutti sono coinvolti nella protezione delle frontiere e, dal 2016, nella lotta contro i trafficanti. Tuttavia, dal 2018, l’UE ha istituito un’altra forza di protezione delle frontiere, la CMCF. La Germania ha inviato ufficiali di polizia in Niger per questo scopo. “Uno dei punti focali delle loro attività era la pianificazione di un progetto, in gran parte finanziato dalla Germania, per istituire compagnie mobili di controllo delle frontiere”, ha annunciato il governo tedesco a giugno 2020. Ufficiali di polizia provenienti da Belgio, Germania e Paesi Bassi hanno addestrato la CMCF.

Quale ruolo giochino i diritti umani in questo non è chiaro. Il fatto è che lo studio dell’UNHCR “In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori1 pubblicato a luglio 2020, ha rilevato che gli uomini in viaggio lungo la rotta dell’Africa occidentale verso la Libia che sono stati vittime di violenze fisiche, nel 70% dei casi sono stati maltrattati da forze di sicurezza, polizia o militari. Per quanto riguarda le donne, questi gruppi erano responsabili del 51% delle aggressioni.

Il compito principale della nostra forza è di proteggere i confini”, dichiara il comandante della CMCF Haro Ammani. “Combatte l’immigrazione clandestina è parte essenziale di questo”.

Ad oggi, i confini nei deserti dell’Africa occidentale sono per lo più non contrassegnati. In passato, le popolazioni locali potevano attraversarli senza dover mostrare il passaporto. Tutto questo sta per cambiare. “La nostra forza si compone di unità mobili, poiché molti fenomeni sfuggono al controllo delle stazioni di polizia nei valichi di frontiera ufficiali”, dice il comandante. “Le nostre pattuglie dovrebbero anche perseguire ed arrestare i trafficanti e i passeurs al di là di questi”.

Molto è “stato già consegnato” dai “partner”, l’UE “e in particolare la Germania e i Paesi Bassi” ha dichiarato Ammani. “Ci sarà un edificio moderno per la sede, con una cucina moderna, attrezzature per le comunicazioni, ma anche molto equipaggiamento personale, calzature, attrezzature di soccorso per operazioni di combattimento, ambulanze”.

Formalmente, la CMCF è responsabile per tutto il Niger. Eppure il fatto che la sua sede si trovi al confine con la Nigeria non è un caso. Circa 20.000 nigeriani chiedono asilo in Europa ogni anno – più di ogni altro Paese africano. Entro il 2050, la Nigeria sarà il terzo Paese più grande al mondo in termini di popolazione. L’UE si aspetta che un numero crescente di persone si dirigerà verso l’Europa da lì. Per questo, la Nigeria è stato il primo Paese africano con cui l’agenzia europea per la protezione delle frontiere Frontex ha concluso un accordo di cooperazione nel 2011.

Dato che ora gli autisti di migranti in Niger sono perseguiti come criminali, l’unico modo per attraversare il deserto è attraverso strade tortuose. L’ONU stima che oggi potrebbe morire il doppio delle persone nel deserto rispetto al Mediterraneo. “Il fatto che l’ONU si stia lamentando di questa tragedia umanitaria è completamente legittimo”, ha affermato a questo proposito il comandante Ammani. Ma lui dice che non ha niente a che fare con la mancanza di vie legali per i migranti. “Coloro che mandano altri nel deserto dove potrebbero morire dovrebbero essere puniti”.

Questa è la stessa equazione dell’assistenza all’immigrazione irregolare con il traffico di esseri umani, come sostenuto dal governatore Soloke, da Frontex e dall’UE: l’immigrazione è principalmente trattata come una violazione della legge. A quel punto, non è molto lontana dall’islamismo.

Siamo anche uno strumento contro il terrorismo”, afferma Haro Ammani. La sua unità mostra la misura in cui le politiche di sicurezza, immigrazione e sviluppo sono ora mescolate nel Sahel. Questo perché le unità di guardie di frontiera dovrebbero fermare l’immigrazione irregolare e contemporaneamente impedire ai terroristi di attraversare le frontiere. Il confine con il Niger, dove ha sede la CMCF, è anche una delle porte d’accesso per i militanti islamisti.

Negli ultimi dodici mesi, il numero di nigerini in fuga dal terrorismo nel loro stesso Paese è aumentato di oltre un terzo, raggiungendo attualmente quasi 270.000 persone. Stati come il Mali e il Niger contano sul sostegno dell’UE, tra gli altri, per combattere il terrorismo. Questo aiuta a rendere i militari e la polizia più efficaci. Questi Stati combattono poi contro gli estremisti islamici e i trafficanti. In questo modo, l’UE approfitta degli interessi regionali per promuovere i propri.

Ciò probabilmente continuerà in futuro. Perché l’unica cosa su cui l’UE può essere facilmente d’accordo quando si tratta di migrazione è fermare i migranti prima che raggiungano le frontiere esterne. Questo è anche uno dei progetti principali della nuova Agenda UE per l’immigrazione, che la Commissione ha presentato a settembre. Margaritis Schinas, il commissario greco per “la promozione dello stile di vita europeo ”, ha descritto il patto come una “casa con tre piani. Il primo piano è rappresentato da una dimensione esterna molto forte. Il focus è sul rafforzamento delle partnership con i Paesi d’origine e di transito”.

Nelle sue osservazioni sul patto, la Commissione sottolinea di aver concordato di combattere il fenomeno della tratta durante la conferenza ministeriale tra l’UE e i “partner africani” tenutasi a luglio 2020. I Paesi terzi devono essere sostenuti attraverso “partnership mirate al fine di combattere il traffico di migranti”.

Ciò include il rafforzamento delle competenze “sia in materia di applicazione della legge che di capacità operative”. Tradotto, questo significa che l’UE dà denaro per far sì che gli organi giudiziari e la polizia agiscano contro chiunque sia coinvolto nell’immigrazione irregolare – proprio come in Niger. In una “partnership globale”, la migrazione dovrebbe essere “fissata come una questione centrale basata sulla valutazione degli interessi dell’UE e dei Paesi partner”, prosegue l’Agenda. L’UE è consapevole che questo possa incontrare la resistenza dei Paesi di transito e di origine, dove l’immigrazione e la libertà di movimento rappresentano degli interessi autentici. “Le problematiche sulla migrazione come la gestione delle frontiere potrebbero essere politicamente sensibili per i partner”, precisa poi l’Agenda.

  1. https://www.meltingpot.org/Rapporto-In-questo-viaggio-a-nessuno-importa-se-vivi-o.html