Come sta reagendo il Brasile di Bolsonaro all’arrivo dei venezuelani

L'uso politico della pandemia tra gestione emergenziale dell'accoglienza e criminalizzazione dei richiedenti asilo

Richiedenti asilo Venezuelani entrano nella capitale del Roraima, Boa Vista @ https://istoe.com.br/

Brasile, São Paulo – Secondo il quotidiano la Folha de São Paulo, dal 2015 ad oggi, circa 5,6 milioni di venezuelani sono usciti dal loro paese di origine spostandosi all’interno del continente sudamericano creando il dislocamento forzato più grande della storia della regione. Stando ai dati dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (ACNUR, in inglese UNHCR), ad oggi, circa 260.000 venezuelani vivono in Brasile, 47.000 sono titolari dello status di rifugiato, e l’88% delle persone economicamente attive lavora in nero.

La maggior parte dei venezuelani che arrivano in Brasile entrano lungo la frontiera nello stato di Roraima, la frontiera più a nord del paese. Pacaraima, una città sul confine con il Venezuela, è uno dei punti di accesso più significativi dove si concentra il flusso migratorio che poi si sposta verso Boa Vista, la capitale della regione. Questo flusso è misto, composto da migranti economici e di indigeni di etnia Warao, che spesso vengono dal nord del Venezuela, e si spostano per quasi 1.000 km fino ad arrivare alla frontiera brasiliana in condizioni di salute precarie.
Dal 2012 ad oggi, la migrazione dei venezuelani verso il Brasile si è sviluppata in tre momenti diversi. Nel primo, dal 2012 al 2014, i protagonisti erano migranti altamente qualificati che arrivavano via aerea, maggiormente nella città di São Paulo, e restando nella zona centrale e sudest del paese. Il secondo, dal 2015 al 2017, ha visto come protagonista la classe media, con la differenza che si è cominciato a vedere persone attraversare anche le frontiere a nord, via terra.

Il terzo, più recente, è quella cominciato con l’arrivo del 2018, e il peggioramento delle condizioni di vita in Venezuela. I protagonisti di questo movimento migratorio sono persone che vivono in stato di povertà, e che spesso si spostano con l’intero nucleo familiare. Tra il 2010 e il 2019, il 30% delle persone che sono arrivate nel paese sono donne, per la maggior parte giovani, e con un livello di istruzione medio, ma sta progressivamente aumentando l’arrivo di interi nuclei familiari.

Bambine che giocano vicino all’ingresso di un centro di accoglienza gestito dal governo federale. Crediti: Catarina Barbosa / Brasil de Fato
Bambine che giocano vicino all’ingresso di un centro di accoglienza gestito dal governo federale. Crediti: Catarina Barbosa / Brasil de Fato

Il flusso migratorio dal Venezuela, dal febbraio del 2018, è gestito all’interno dell’Operação Acolhida (Operazione Accoglienza) di cui i principali attori sono il Ministero della Cittadinanza, le Forze Armate e l’ACNUR. Questo programma si svolge in quattro fasi: l’uscita dai centri di prima accoglienza, l’inserzione in centri di accoglienza non emergenziale, la riunificazione familiare e sociale, e il sostegno nell’inserimento lavorativo.

Tuttavia, spesso queste fasi non si materializzano, e i richiedenti asilo rimangono intrappolati in centri d’accoglienza circondati da muri altri e architetture simili a centri di detenzione in condizioni emergenziali e di sovraffollamento. Dal 2000 al 2019, di 162.000 venezuelani registrati nel Registro Nazionale sulla Migrazione solo 38,8 mila sono stati coinvolti in questa operazione. Per non parlare delle migliaia di persone che arrivano ogni settimana e che non compaiono nei dati ufficiali. I 13 centri di accoglienza temporanea nella regione – 11 in Boa Vista, e 2 in Pacaraima – secondo i dati dell’ACNUR aggiornati al 18 maggio 2021, hanno già raggiunto in media l’87% della loro capacità.

Nei siti del governo federale, e nei discorsi del presidente Bolsonaro, l’Operação Acolhida viene descritta come un successo e un esempio positivo di gestione dei flussi migratori. Il Consiglio Nazionale sui Diritti Umani (CNDH), e varie organizzazioni locali, hanno invece fortemente criticato l’operazione che coinvolge più di 4.000 militari, descrivendola in netto contrasto con la Nueva Ley de Migración (Ley nº 13.445/17) (Nuova Legge sulla Migrazione del 2017), che stabilisce i parametri per una gestione dei flussi migratori secondo le linee dei diritti umani.

Frontiera tra gli stati brasiliani di Amazonas e di Roraima con il Venezuela. Grafica Poder360
Frontiera tra gli stati brasiliani di Amazonas e di Roraima con il Venezuela. Grafica Poder360

La chiusura delle frontiere tra il Brasile e il Venezuela per contrastare la pandemia del Covid-19 a partire dallo scorso anno, ha incentivato la migrazione clandestina attraverso percorsi molto pericolosi che vengono chiamati trouxas che passano nel mezzo della Foresta Amazzonica, dove la vita dei migranti, e soprattutto degli individui più a rischio come anziani e bambini, sono esposte ad alti livelli di rischio.

La mancanza di rotte migratorie legali, ha portato all’aumento della migrazione irregolare che secondo le autorità dello stato di Roraima sta portando circa 1.500 venezuelani ogni settimana all’interno del territorio brasiliano. Una situazione che ha spinto lo stato a creare l’Operação Horus con l’intento di usare le forze armate per contrastare questi flussi irregolari, e sigillare le frontiere con il Venezuela.

Le persone che riescono ad attraversare la foresta attraverso le trouxas, ed arrivare in Brasile, rimangono completamente escluse dal programma Operação Acolhida e dagli aiuti economici che vengono dati ai più poveri nel paese. Vivono in condizioni di marginalizzazione e criminalizzazione, spesso accampate nelle strade delle città, private dei servizi di accoglienza, della salute pubblica e dei loro diritti umani.
Come dimostrato dal recente raid in un rifugio nella città di Pacaraima – raccontato dalla Folha de São Paulo lo scorso 17 marzo -, anche le organizzazioni non governative locali che offrono accoglienza alle persone che arrivano irregolarmente vengono criminalizzate. Le autorità locali infatti, usano pretesti legati alla salute pubblica, e alla sicurezza nazionale per prendere di mira i centri di accoglienza non governativi, facendo irruzione, arrestando e deportando sommariamente le persone coinvolte.

Secondo le ordinanze attuali infatti, chiunque entri nel territorio brasiliano in maniera irregolare non ha diritto a fare domanda di asilo, ed è soggetto a rimpatri immediati. Una condizione che di fatto esclude tutti i venezuelani dalla possibilità di essere considerati rifugiati, e che li espone ai gravi rischi legati all’essere esclusi da ogni tipo di protezione internazionale, di essere considerati criminali, e di essere deportati in uno dei frequenti raid che stanno accadendo nella regione.

La posizione di repressione e di criminalizzazione della migrazione dei venezuelani è il risultato di un atteggiamento sistematico che il governo brasiliano cristallizza ripetutamente con nuove ordinanze – l’equivalente di decreti nel sistema giuridico italiano.

Nel 2019 il governo Bolsonaro ha introdotto l’ordinanza (Portaria) 666, che permette alle autorità di individuare migranti, rifugiati o richiedenti asilo potenzialmente “pericolosi” e di rimpatriarli entro 48 con imprigionamento preventivo, senza rivelarne le motivazioni. Questi rimpatri possono essere motivati da sospetti o investigazioni in corso, in base a informazioni di intelligence, sospetti di terrorismo e vengono applicati anche a persone che hanno figli/e brasiliani.

Nel 2020, l’ordinanza 120, diretta specificamente ai cittadini venezuelani che sono stati riconosciuti come rifugiati in prima istanza, ma che sono stati risultati positivi al Covid-19, permette alle autorità il diritto di rimpatriarli immediatamente, e di rifiutare la loro richiesta di asilo. In questo modo, facilitando significativamente la possibilità di rifiutare domande di asilo sulla base della protezione del territorio nazionale, e creando le condizioni per una “squalifica della domanda di asilo”.
L’ordinanza 652, del 25 gennaio 2021 vieta l’ingresso in Brasile via terra, fatta eccezione per le persone con residenza permanente, con un partner, figlio o genitore brasiliano, e coloro che sono già presenti nel registro nazionale delle migrazioni. Tuttavia, quest’ordinanza aggrava ancora di più la sistematicità con cui vengono presi di mira i venezuelani vietando l’ingresso in Brasile via terra a qualsiasi persona proveniente dal Venezuela in qualsiasi circostanza.

Altre ordinanze interministeriali come la 18 e la 21 del 2021, hanno periodi di risoluzione estremamente brevi e non sono chiare riguardo a quali azioni debbano essere intraprese per il rinnovo dei documenti di soggiorno, creando serie difficoltà per i migranti e richiedenti asilo venezuelani che non sono riusciti a regolarizzarsi durante il contesto pandemico, e che si sono trovati in un limbo giuridico che li ha resi irregolari.

Questo atteggiamento delle autorità locali e federali chiaramente discriminatorio nei confronti dei venezuelani, viola le leggi internazionali di non refoulement, le norme della costituzione Brasiliana, i diritti umani dei richiedenti asilo che arrivano nel Brasile, e rende i processi di accoglienza lenti e inefficienti. Le deportazioni invece sono sempre più rapide, e aumentano esponenzialmente di numero e di frequenza. Stando ai dati del giornale O Globo, infatti, tra aprile e giugno del 2020, i rimpatri sono aumentati del 9.200% rispetto allo stesso periodo nel 2019.

In tutto questo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, certifica centri gestiti dal governo che sono in chiara violazione dei diritti umani. L’ACNUR, nel suo studio condotto con la Banca Mondiale pubblicato il 18 maggio 2021, descrive il quadro giuridico sull’immigrazione brasiliano “favorevole”, e ad un livello istituzionale sembra esserci poca volontà di fare alcun tipo di pressione significativa sul governo, che già nel gennaio del 2019 ha abbandonato il Patto Mondiale per una Migrazione Sicura.

Le comunità indigene e le comunità di migranti che vivono negli spazi gestiti dal governo all’interno dell’Operação Acolhida nella regione di Roraima, invece non sono dello stesso avviso e reclamano a gran voce. Nelle loro interviste dicono che le operazioni del governo, con trasferimenti forzati frequenti e la gestione militarizzata dei campi sono in violazione dei loro diritti umani. Queste provocano gravi disarticolazioni delle comunità, delle reti, e delle loro attività di mutuo supporto autonome e auto-gestite.

Il giornale Brasil de Fato, ha visitato diversi centri di accoglienza per migranti venezuelani che sono risultati avere gravi problemi di precarietà e condizioni di vita insalubri. Cibo avariato, bagni scadenti, caldo eccessivo (più di 45 gradi) nelle unità abitative, mancanza di spazio, dialogo e di medici, e persino brutalità della polizia, sono alcune delle caratteristiche che emergono dalle interviste con i residenti di questi centri di accoglienza.

Un esempio degli spazi dove dormono i rifugiati indigeni nei centri di accoglienza del governo. Crediti: Catarina Barbosa /Brasil de Fato
Un esempio degli spazi dove dormono i rifugiati indigeni nei centri di accoglienza del governo. Crediti: Catarina Barbosa /Brasil de Fato

La leader di una comunità Ka’Ubanoko, Yidri Torrealba, racconta a Brasil de Fato:“Viviamo nel rifugio come prigionieri, non possiamo nemmeno cucinare il cibo, abbiamo poco accesso all’acqua, viviamo in caserme, ci sono bagni collettivi per 500-700 persone […] In questo spazio la nostra parola non conta, le nostre decisioni non esistono”.

A Boa Vista, Leannys Torres, una leader indígena Warao di un altro campo, racconta come i ricollocamenti forzati dell’esercito creano “molta pressione psicologica e sociale. Stiamo vedendo donne che hanno iniziato a bere, donne che piangono, bambini nella paura”. Altri residenti raccontano la stanchezza “di essere calpestati” e “trattati come animali”.

La gestione emergenziale dei centri di accoglienza e la criminalizzazione sistematica dei richiedenti asilo venezuelani, dimostrano come il governo federale stia usando la pandemia come scusa per impedire selettivamente ai rifugiati venezuelani l’accesso al paese.

La promozione sistematica di discorsi xenofobi, secondo cui i migranti sono la “scoria del mondo” e sono una minaccia per le Forze Armate, l’uscita dal Patto Mondiale per una Migrazione Sicura e l’adozione di strumenti infralegali come le ordinanze (Portarias) in maniera disorganizzata e disomogenea, sono chiari segnali che Bolsonaro stia gestendo la crisi migratoria in maniera violenta e repressiva.

Fonti:
– https://www.brasildefato.com.br/2021/01/07/mesmo-com-violacoes-de-direitos-humanos-de-refugiados-belem-recebe-selo-da-onu
– https://www.brasildefato.com.br/2020/08/26/indigenas-warao-sofrem-com-pessimas-condicoes-de-vida-no-abrigo-publico-de-belem
– https://www.brasildefato.com.br/2020/10/04/operacao-elogiada-por-bolsonaro-na-onu-despeja-venezuelanos-em-boa-vista-rr
– https://www.brasildefato.com.br/2020/10/28/operacion-militarizada-dificulta-la-integracion-de-migrantes-en-roraima
– https://radaramazonico.com.br/violacao-de-direitos-de-imigrantes-venezuelanos-no-brasil-sera-tema-de-missao-do-cndh/
– https://www.ufsm.br/app/uploads/sites/563/2021/03/MANIFESTO-Sociedade-Civil.pdf
– https://www.gov.br/acolhida/historico/
– https://app.powerbi.com
Grafico dinamico dell’ACNUR sull’Operazione Acolhida
– https://www.acnur.org/portugues/2021/05/17/politicas-publicas-do-brasil-impulsionam-inclusao-de-refugiados-e-migrantes-da-venezuela-mas-desafios-permanecem/
– https://www.acnur.org/portugues/2021/05/06/estudo-revela-eficiencia-da-interiorizacao-na-integracao-socioeconomica-de-refugiados-e-migrantes-da-venezuela/
– https://www1.folha.uol.com.br/colunas/latinoamerica21/2021/05/existe-uma-governanca-migratoria-sul-americana.shtml
– https://www1.folha.uol.com.br/mundo/2019/07/moro-preve-deportacao-sumaria-de-estrangeiros-considerados-perigosos.shtml
– https://www1.folha.uol.com.br/mundo/2021/03/policia-invade-abrigo-de-refugiados-e-detem-freira-em-roraima.shtml?origin=folha
– https://www1.folha.uol.com.br/mundo/2020/09/imigrantes-venezuelanos-estao-em-23-dos-municipios-brasileiros.shtml
– https://portaldeimigracao.mj.gov.br/images/dados/relatorio-anual/2020/OBMigra_RELAT%C3%93RIO_ANUAL_2020.pdf
– https://pucminasconjuntura.wordpress.com/2020/10/27/o-governo-de-jair-bolsonaro-e-o-impacto-sobre-refugiados-no-brasil/
– https://www.redebrasilatual.com.br/saude-e-ciencia/2020/09/migrantes-e-refugiados-sao-excluidos-das-acoes-do-governo-bolsonaro-contra-a-covid-19/
– https://migramundo.com/como-a-nova-portaria-da-pf-e-a-saida-do-brasil-do-pacto-global-para-migracao-se-relacionam/
– https://oglobo.globo.com/brasil/deportacao-de-estrangeiros-pela-policia-federal-dispara-durante-pandemia-24626208
– https://revistas.ufrj.br/index.php/metaxy/announcement/view/435

Leone Palmeri

Sono un antropologo basato in centro Italia, specializzato in diritti umani agricoltura e migrazione, con esperienze in organizzazioni internazionali, le nazioni unite e con organizzazioni non governative locali che lavorano sulle intersezioni tra migrazione ambientalismo ed agricoltura. Sono madrelingua inglese ed italiano, amo viaggiare, e nel mio tempo libero scrivo articoli sui contesti migratori che mi circondano.