/

Maternità transnazionale e diversi livelli di ineguaglianza

Foto: Movimiento Migrante Mesoamericano

Capirete presto che quest’articolo esplora tanti significati, analizzando il loro ruolo nel discorso accademico e la connessione tra ciascuno di essi. Nonostante ciò, la chiave di lettura rimane quella di vedere la maternità transnazionale come il concetto accademico principale, il perno attorno al quale tutti gli altri termini ruotano. Questo è perché, come affermo nelle prossime righe, un fenomeno tanto complesso e articolato come quello delle madri che lasciano il proprio paese per lavoro non può che essere analizzato alla luce di tanti aspetti che, apparentemente indipendenti tra loro, si fondono per offrirci una spiegazione completa e coerente.

Aspettative di genere per madri e padri transnazionali

Assicurare un futuro migliore alla propria famiglia è tra le motivazioni più impellenti che spingono molti a lasciare il proprio paese per lavorare all’estero. Molti genitori, infatti, decidono spesso di partire per racimolare qualcosa in più per i propri figli, dando così vita alla “genitorialità transnazionale”. Fare il genitore a distanza è ormai una realtà globale, che vede spostamenti di madri e padri dal Sud America agli Stati Uniti, o dall’Europa dell’Est fino all’Europa del Sud. Questo obbliga i migranti ad adempiere alla loro responsabilità di genitore entro i limiti imposti dalla separazione fisica 2. Nonostante ciò, la maternità e la paternità transnazionale sono due fenomeni distinti, che rendono i ruoli genitoriali un fattore innanzitutto di genere. In termini generali, sebbene entrambi le madri e i padri transnazionali mandino soldi e regali alla famiglia nel paese d’origine, è possibile vedere delle aspettative diverse dettate proprio dal genere dell’individuo in questione.

Da un lato, dalle madri ci si aspetta che, oltre all’aiuto economico, continuino a provvedere l’affetto e l’assistenza emotiva dei propri figli, seppure a chilometri di distanza 3. In altre parole, le donne continuano ad essere vincolate dalle aspettative sociali sul ruolo tradizionale di madre, nonostante si assumino la responsabilità di assicurare una stabilità economica. Dall’altro lato, invece, è più raro che ai padri si chieda di essere all’altezza delle stesse aspettative di genere a cui sono sottoposte le madri, pensando che sia già sufficiente che mandino le rimesse a casa. Uno studio sui padri transnazionali polacchi e filippini ha dimostrato come essi non mostrassero affetto alla famiglia mentre lavoravano all’estero e come non lo si aspettasse da loro. Mentre per le madri mandare i soldi a casa diventa l’obiettivo principale della loro vita all’estero, capita che alcuni padri smettano di dare aiuto economico per un periodo, per poi tornare senza troppi problemi: gli uomini hanno meno probabilità delle donne di essere puniti socialmente e moralmente quando evadono dalle loro responsabilità di genitore 4. Come vedremo nelle prossime sezioni, le diverse esperienze delle madri e dei padri transnazionali nascono dalle ideologie di genere che sacralizzano le madri all’interno della famiglia e mantengono il ruolo dei padri come meri finanziatori.

Nuovi concetti di maternità

Dopo questa breve introduzione generale e considerando la grandezza del tema, mi concentro principalmente su una delle due realtà, quella della “maternità transnazionale”. Contrariamente alla credenza comune secondo la quale le madri hanno la responsabilità etica di prendersi cura dei loro figli fisicamente, la maternità a distanza vede le madri vivere separate dai loro figli per lavorare all’estero e procurare loro migliori condizioni economiche, materiali e culturali 5. Le madri transnazionali, perciò , smentiscono i canoni tradizionali dell’essere madre e creano nuove definizioni del concetto di maternità, includendo non solo una maternità a distanza, ma anche un ruolo, inusuale per la cultura di alcuni paesi, di donne che diventano capofamiglia assicurando stabilità economica 6.

Intuiamo, quindi, che la maternità transnazionale è un fenomeno che non riguarda solo un fattore di genere, ma anche quello economico e culturale. Di conseguenza, una comprensione coerente delle madri transnazionali può avvenire solamente tenendo in considerazione fattori indipendenti che, se analizzati in relazione al genere, aiutano a capire in modo esaustivo le diverse ineguaglianze cui sono riportate le donne-madri che emigrano. Uno strumento teorico che aiuta ad analizzare un fenomeno multi-dimensionale come la maternità transnazionale è quello dell’intersezionalità, inizialmente creato da Kimberlé Crenshaw nel 1991 per esplorare la relazione tra genere e etnia. Crenshaw affermo che la donna nera subisce discriminazioni, non solo in qualità di donna, ma anche perché persona nera 7. Con il tempo, però, il concetto di intersezionalità si è evoluto, diventando applicabile ad altri elementi come genere, classe, etnia, religione, cultura. Questi interagiscono tra di loro a svariati livelli, creando così la base per diverse forme di ineguaglianza 8.
Quest’articolo, quindi, analizza la maternità transnazionale attraverso le lenti teoretiche dell’intersezionalità. Ciò è necessario perché analizzare un fenomeno così complesso e multi-fattoriale come questo solamente in termini di genere rischierebbe di farci cadere nella trappola dell’essenzialismo, eclissando aspetti importanti che permettono di vedere il fenomeno delle madri che emigrano nell’integrità. Sostengo, perciò, che le disparità a cui le madri transnazionali vanno incontro non derivano solamente dal genere, ma anche dall’intersezione tra 1) genere e classe e 2) genere e cultura.

Il rapporto tra genere e classe

Per quanto riguarda la relazione tra genere e classe è fondamentale considerare queste realtà insieme perché i due fattori sono così intercorrelati che “non esiste il genere senza la classe” (p. 195) 9. In quest’articolo con “classe” si intende l’appartenenza ad un particolare ceto sociale e la disponibilità economica di quest’ultimo. Pensiamo, ad esempio, alle motivazioni che spingono le madri transnazionali ad emigrare. Queste donne decidono di iniziare un lavoro all’estero principalmente per motivi economici, soprattutto se il paese d’origine non offre un’economia stabile o se il tasso di disoccupazione è alle stelle. Un esempio lampante sono le madri transnazionali che arrivano nei paesi del Mediterraneo, soprattutto Italia e Spagna, dalla Romania o dall’Ucraina. Molte madri raccontano di essere state obbligate a lasciare il paese perché partire era diventata l’ultima possibilità per scappare dalla povertà è garantire alla propria famiglia una sicurezza economica, anche se solo a breve termine 10. Inoltre, le madri sentono il forte senso del dovere di mandare i soldi che guadagnano immediatamente alla famiglia nel paese d’origine, facendo enormi sacrifici e privandosi di un pasto o di un letto, pur di sfamare i figli 11. In alcune culture, come vedremo nella sezione successiva, le donne hanno dei criteri sociali specifici da seguire per essere delle buone madri. Però, a causa dell’instabilità economica, si forma spesso un dilemma interno tra le aspettative di genere e la necessità economica. In Indonesia, per esempio, nonostante la narrativa di genere celebri il ruolo della madre all’interno della famiglia, il governo facilita la migrazione per le madri transnazionali al Medio Oriente, per usare le rimesse come una strategia di recupero economico del paese 12.
Vediamo, quindi, quanto sia importante considerare non solo il fattore di genere, ma anche la relazione tra genere e classe per capire la maternità transnazionale nella sua complessità. L’internazionalità qui mostra come l’economia sia la causa scatenante della partenza, ma allo stesso tempo l’elemento che migliora il paese d’origine grazie alle rimesse che mandano le madri transnazionali.

Il legame tra genere e cultura

Inoltre, l’internazionalità è necessaria anche per trattare del legame che esiste tra genere e cultura. Vista la sconfinatezza dei significati di “cultura”, bisogna chiarire che quest’articolo intende “cultura” in termini dell’organizzazione sociale del paese d’origine considerando, in particolare, le modalità di chi e come si prende cura della famiglia è la posizione delle donne rispetto agli uomini. Specialmente nella fase pre-migrazione è essenziale esaminare la cultura del posto perché è spesso proprio questa che determina la possibilità concreta della migrazione femminile. Non a caso, le relazioni culturali tra i due generi, la posizione che occupa la donna all’interno della società e l’influenza del patriarcato in alcuni paesi condizionano la capacità delle donne-madri di prendere decisioni indipendenti riguardo la migrazione 13. Perciò è importante capire che l’esperienza delle madri transnazionali non dipende solo dal genere, ma anche da come il genere sia visto nella cultura del paese d’origine 14. Tradizionalmente, le madri sono responsabili dei rituali della vita giornaliera: si occupano dell’igiene personale dei figli, dei piatti che preferiscono, o di metterli a letto. E’ curioso notare come spesso, quando la madre lascia il paese, non sia il padre a prendere il suo posto in queste faccende, bensì altre donne della famiglia, come nonne, sorelle, o zie 15. Questo rinforza il mio argomento di quanto tanto il genere quanto il ruolo che la cultura impone su di esso devono essere analizzati. Inoltre, i figli riflettono involontariamente le aspettative che la cultura con la quale sono cresciuti ha sulle loro madri. Non a caso, colpevolizzano di più le madri transnazionali piuttosto che i padri transnazionali se non sono stati accuditi a modo, o se non hanno ricevuto i regali che volevano dall’estero. In altre parole, criticano le madri perché sono quest’ultime che, ai loro occhi, hanno il compito di prendersi cura dei figli 16. In Sri Lanka, per esempio, le aspettative culturalmente radicate sul ruolo della madre e la nuova responsabilità economica, come spiegato nel paragrafo precedente, si traducono nel cosiddetto “double-burden” (doppio-peso/responsabilità): la società si aspetta da loro non solo che vadano a lavorare all’estero per salvare i figli dalla povertà, ma anche che continuino a prendersi cura delle emozioni e dell’unità familiare a distanza 17.
Dunque è fondamentale studiare la maternità transnazionale non solamente attraverso la realtà di genere, ma anche analizzando come la società e la cultura del paese d’origine considerano i ruoli di genere. Questo, non a caso, mostra quanto la cultura e le aspettative della società gravino in modo sproporzionato sulle spalle delle madri transnazionali.

I compromessi delle madri transnazionali

In conclusione, il concetto di genere da solo non può rappresentare l’immagine giusta e completa della maternità transnazionale. Piuttosto, trovo che sia non solo raccomandabile, ma anche necessario considerare altri aspetti. E’ per questo che un quadro teorico come quello dell’intersezionalità è importante: grazie a quest’ultimo è possibile vedere che ruolo hanno altri aspetti come l’appartenenza ad una classe economica o le radici culturali del paese d’origine nella comprensione del fenomeno in toto. Dopo tutto, le madri transnazionali non solo fanno compromessi perché donne, ma ogni giorno si ritrovano a dover negoziare con la distanza fisica, la necessità economica e i ruoli che la società gli impone 18.

  1. Pantea, M., C. (2012). From ‘Making a Living’ to ‘Getting Ahead’: Roma Women’s Experiences of Migration. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38(8), 1251–1268. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.689185
  2. Carling, J., Menjívar, C., & Schmalzbauer, L. (2012). Central Themes in the Study of Transnational Parenthood. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38 (2), 191-217. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.646417
  3. Pantea, M., C. (2012). From ‘Making a Living’ to ‘Getting Ahead’: Roma Women’s Experiences of Migration. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38(8), 1251–1268. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.689185
  4. Pantea, M., C. (2012). From ‘Making a Living’ to ‘Getting Ahead’: Roma Women’s Experiences of Migration. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38(8), 1251–1268. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.689185
  5. Bourque, A. J. J. (2020). Transnational Motherhood: A Brief Introduction. In D. N. Farris & A. J. J. Bourque (A c. Di), International Handbook on the Demography of Marriage and the Family (pp. 263–269). Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-35079-6_17
  6. Hondagneu-Sotelo, P., & Avila, E. (1997). «I’m Here, but I’m There»: The Meanings of Latina Transnational Motherhood. Gender and Society, 11(5), 548–571.
  7. Crenshaw, K. (1991). Mapping the Margins: Intersectionality, Identity Politics, and Violence against Women of Color. Stanford Law Review, 43(6), 1241–1299. https://doi.org/10.2307/1229039
  8. Verloo, M. (2006). Multiple Inequalities, Intersectionality and the European Union—Mieke Verloo, 2006. https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/1350506806065753
  9. Weldon, S. L. (2008). Intersectionality. In A. G. Mazur & G. Goertz (A c. Di), Politics, Gender, and Concepts: Theory and Methodology (pagg. 193–218). Cambridge University Press. https://doi.org/10.1017/CBO9780511755910.009
  10. Slany, K., & Ślusarczyk, M. (2015). In a Decision Trap – Debates around Caring and Care Provisions in Transnational Families. The Ukrainian Case. Studia Migracyjne – Przegląd Polonijny, 41(3), 37–55.
  11. Abrego, L. (2009). Economic Well-Being in Salvadoran Transnational Families: How Gender Affects Remittance Practices. Journal of Marriage and Family, 71 (4), 1070-1085. https://doi.org/10.1111/j.1741-3737.2009.00653.x
  12. Carling, J., Menjívar, C., & Schmalzbauer, L. (2012). Central Themes in the Study of Transnational Parenthood. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38 (2), 191-217. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.646417
  13. Grieco, E., & Boyd, M. (2003). Women and Migration: Incorporating Gender into International Migration Theory.
  14. Pantea, M., C. (2012). From ‘Making a Living’ to ‘Getting Ahead’: Roma Women’s Experiences of Migration. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38(8), 1251–1268. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.689185
  15. Carling, J., Menjívar, C., & Schmalzbauer, L. (2012). Central Themes in the Study of Transnational Parenthood. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38 (2), 191-217. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.646417
  16. Carling, J., Menjívar, C., & Schmalzbauer, L. (2012). Central Themes in the Study of Transnational Parenthood. Journal of Ethnic and Migration Studies, 38 (2), 191-217. https://doi.org/10.1080/1369183X.2012.646417
  17. Withers, M. (2019). Decent Care for Migrant Households: Policy Alternatives to Sri Lanka’s Family Background Report. Social Politics: International Studies in Gender, State & Society, 26(3), 325–347. https://doi.org/10.1093/sp/jxz024
  18. Slany, K., & Ślusarczyk, M. (2015). In a Decision Trap – Debates around Caring and Care Provisions in Transnational Families. The Ukrainian Case. Studia Migracyjne – Przegląd Polonijny, 41(3), 37–55.

Barbara Porrovecchio

Laureata in Studi Europei, mi interesso alle Migrazioni, sia nella dimensione accademica che nella praticità di tutti i giorni. Osservo, scarabocchio i pensieri su carta, leggo, ricerco, ripenso, e poi scrivo.