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Nessun altro motivo oltre il colore della pelle. Discriminazione razziale e xenofobia nell’Egeo

Uno speciale di Are You Syrious?

Vathi, Samos

Divieti di viaggio illegali

A Samos il colore della pelle influenza la possibilità di viaggiare, senza alcuna base legale. Dal 30 ottobre 2020 al 27 febbraio 2021, Samos è stata esentata dal divieto di viaggio posto a livello nazionale a causa dello stato di emergenza vigente sull’isola dal terremoto di magnitudo 6,6 dell’ottobre 2020. Grazie a questa esenzione, per viaggiare dentro e fuori l’isola non erano richiesti i documenti giustificativi, come la prova del domicilio, la residenza permanente o il motivo del viaggio. Tuttavia, nonostante i documenti non fossero necessari, molte persone di colore con status di rifugiato riconosciuto sono state interrogate e non hanno avuto il permesso di partire anche se in possesso di un biglietto valido. È importante notare che le segnalazioni di ostruzionismo di questo tipo nei confronti di cittadini greci o europei bianchi sono state quasi nulle.

Questa tendenza dimostra che le persone in transito nel Mar Egeo non sono trattate come tutte le altre ai sensi della legge e delle politiche comunali.

Se per viaggiare servono dei documenti, devono essere richiesti ad ogni viaggiatore. Tuttavia, a Samos la guardia costiera ellenica decide chi ha il diritto legale di viaggiare in base al profilo razziale.

Questa discriminazione viola l’accesso degli individui a beni, servizi e diritti ed è illegale sia ai sensi della legge greca 4443/2016 che della direttiva del Consiglio UE 2000/43/CE. Viola il diritto all’uguaglianza davanti alla legge e alla protezione contro la discriminazione; eppure va avanti nonostante le denunce ufficiali presentate da attori legali sull’isola.

Esperienze quotidiane di razzismo

Vathi camp, Samos
Questa discriminazione è radicata nell’Egeo, ostacolando l’accesso ai servizi per i migranti, in netto contrasto con la facilità con cui la comunità locale riceve gli stessi servizi. I lavoratori delle ONG hanno osservato che i cittadini greci e gli europei bianchi possono entrare liberamente in molti negozi di Samos, mentre le persone di colore sono spesso invitate a lasciare le loro borse davanti alla porta. Oppure che alcuni ristoranti o caffè negano l’ingresso alle persone in base al loro profilo razziale. Questi casi di discriminazione, anche se non si verificano in ogni stabilimento, non sono rari sull’isola.

L’istruzione è un altro diritto umano delineato nella Convenzione dei diritti del fanciullo, ma è comunque contestato e ostacolato nell’Egeo. A febbraio 2021, alcuni genitori abitanti di Lesbo hanno protestato contro la presenza di nove bambini della comunità dei rifugiati e degli immigrati in una scuola locale, esemplificando come le narrazioni e gli atteggiamenti xenofobi siano presenti nelle comunità locali e siano anche diretti verso i bambini.

Razza e polizia

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Atene, 20 marzo 2021, Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. Contro i centri di detenzione e la deportazione. (Foto di Chrysoula Patsou, via Art Against)

Gli attori legali che lavorano a Samos riferiscono che la polizia multa in modo sproporzionato i rifugiati, i migranti e le persone di colore nelle strade. La Direzione Generale della Polizia Regionale del Nord Egeo ha recentemente pubblicato un comunicato stampa che ha evidenziato che, delle 9.033 multe imposte da novembre 2020 a marzo 2021 per aver violato le misure Covid-19 a Lesbo, Chio e Samos, 7.266 sono state fatte agli “stranieri” e 1.767 ai cittadini greci.

Sebbene le misure di prevenzione per il Covid-19 siano importanti per controllare la diffusione del virus e debbano essere seguite, l’enorme discrepanza tra le multe inflitte ai rifugiati e ai migranti rispetto ai cittadini greci è senza dubbio il risultato di una profilazione razziale e di discriminazione da parte della polizia nei confronti delle persone di colore. È stato ampiamente osservato dagli attori legali e dai difensori dei diritti umani di Samos che vi è un ingiusto e ovvio accanimento da parte della polizia e delle autorità nei confronti dei migranti e delle persone di colore.

Inoltre, è spesso difficile per i residenti del campo accedere immediatamente alle informazioni riguardanti la modifica delle restrizioni di lockdown e di conseguenza aderire immediatamente alle regole.

Ciò è amplificato dal fatto che i campi in Grecia sono stati in lockdown e quindi i residenti non hanno accesso ai centri sociali e ad altri servizi, fondamentali per diffondere e chiarire tali informazioni.

Subito dopo l’imposizione di un lockdown nazionale più severo all’inizio di quest’anno, c’è stato un aumento significativo del numero di multe rivolte ai migranti. Questo ha suscitato frustrazione tra la comunità e le ONG in quanto questo periodo di transizione è stato deliberatamente utilizzato dalle autorità per criminalizzare i rifugiati e rafforzare le narrazioni xenofobe.

A Samos l’abuso di potere da parte delle autorità è diventato così evidente e ipocrita che è stata infine intentata una causa contro gli agenti di polizia che presumibilmente non rispettavano le distanze sociali negli spazi pubblici. Questo mette ulteriormente in evidenza il doppio standard tra quelli a cui queste regole si applicano e quelli a cui non si applicano. Questi doppi standard sono particolarmente iniqui per quanto riguarda l’accesso all’informazione e le condizioni di vita delle persone che vivono nel campo di Vathy.

Oltre la Grecia

Questa profilazione razziale e la xenofobia, come esemplificato dai divieti di viaggio illegali e dalle multe imposte per Covid-19 ai migranti a Samos, violano il diritto all’uguaglianza di fronte alla legge e alla protezione contro la discriminazione, e continuano nonostante le denunce ufficiali presentate dagli attori legali sull’isola. Queste pratiche derivano e riproducono il clima prevalente del razzismo e della xenofobia in Grecia.

Le esperienze di discriminazione razziale contro le persone di colore nella comunità dei rifugiati e dei migranti non sono affatto limitate a Samos o alla Grecia. La discriminazione razziale sistematica e strutturale continua ad ogni confine e viola i diritti delle persone di colore che si spostano in tutta Europa. Un articolo scritto da Forensic Architecture, in collaborazione con ECCHR, ha dimostrato che i migranti provenienti dall’Africa subsahariana sono sistematicamente e strutturalmente discriminati al confine di Melilla (confine Marocco-Spagna).

La discriminazione razziale insita nelle pratiche di controllo dei confini ha fatto notizia quando a dicembre 2019 due studenti nigeriani sono stati respinti in Bosnia da Zaghreb dalla polizia croata che ha pensato di trovarsi di fronte a migranti senza documenti. In ogni caso è importante sottolineare che i respingimenti sono sempre illegali, indipendentemente dal fatto che le persone abbiano o meno i documenti corretti. Questo incidente evidenzia come la xenofobia e il razzismo siano profondamente radicati nelle pratiche statali e violentemente perpetuati.

Considerazioni finali

Vathi, Samos
Questi casi di discriminazione razziale e di xenofobia alimentano le “interazioni quotidiane tra i lavoratori del settore pubblico di fiducia e le persone che dovrebbero servire: infermieri e pazienti, polizia e vittime di crimini e insegnanti e i loro allievi“. Per questo motivo, i servizi pubblici sono lontani da essere spazi sicuri, inclusivi e costruttivi per i rifugiati, i migranti e le persone di colore.

Per paura di essere arrestati, tali individui possono astenersi dall’accedere a servizi vitali. Questo a sua volta normalizza la violenza, con gruppi emarginati che non si sentono in grado di parlare di ingiustizia a causa della reale paura di essere discriminati.

I servizi pubblici si trasformano in spazi d’ansia a Samos a causa di una paura internalizzata della sorveglianza e della discriminazione per la comunità dei rifugiati e dei migranti e per le persone di colore, che danneggia sia la salute mentale che il senso di appartenenza e sicurezza.