Ostacoli burocratici e Piano Vaccinale. Misure per garantire un accesso equo ed universale

Intervista a Sabina Alasia, presidente del Naga

Photo credit: Naga
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Quali sono le fasce della popolazione a rischio di esclusione dal piano vaccinale nazionale?

Sulla carta nessuna. La legge e le dichiarazioni pubbliche fatte sul tema fino ad ora, così come il documento rilasciato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) 1, sottolineano che il piano vaccinale nazionale si applica a tutte le persone presenti sul territorio, a prescindere dal fatto che siano regolarmente soggiornanti o meno. Però, nella pratica, le persone non iscritte al Sistema Sanitario Nazionale sono al momento escluse. Questo anche perché i portali di prenotazione per la vaccinazione chiedono come prima informazione il numero della tessera sanitaria. In questa grande categoria di persone non iscritte al SSN rientrano poi casistiche diverse: persone senza permesso di soggiorno, persone regolari ma sprovviste di tessera sanitaria, persone bloccate nel bel mezzo di iter burocratici/amministrativi complessi, come ad esempio chi ha fatto richiesta di regolarizzazione la scorsa estate ed è ancora in attesa di risposta.

Quali misure per garantire un accesso equo ed universale al vaccino, con particolare riferimento alle persone senza titolo di soggiorno o che sono sprovviste di documenti e di tessera sanitaria in corso di validità, visto che senza tessera sanitaria non ci si può prenotare?

La soluzione ideale sarebbe permettere l’iscrizione al servizio sanitario in modo da avere una tessera sanitaria e poter quindi procedere con i canali di prenotazione messi a disposizione per tutti. In alternativa, vista l’urgenza della questione e dato che è importante che la vaccinazione raggiunga tutti e presto, occorre prevedere altri canali per la prenotazione o modalità di accesso diretto alla vaccinazione. A questo dovrebbe però anche seguire una campagna informativa adeguata a raggiungere il maggior numero di persone. È importante sottolineare che non stiamo parlando di persone che compongono una categoria a sé stante, per le quali istituire dei canali ad hoc, ma di trovare il modo per inserirle nella campagna vaccinale già costruita rispettando quindi le categorie di vulnerabilità e di età.

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Quindi, gli ostacoli principali sono di natura burocratica e la soluzione risiede nella previsione di misure “flessibili” al fine di agevolare l’accesso alla campagna vaccinale per coloro che sono sprovvisti di documenti e di tessera sanitaria.

Assolutamente. Il documento dell’AIFA a cui mi riferivo poco fa, specifica che in assenza di tessera sanitaria è possibile presentare un documento di identità – non importa se in corso di validità o meno – e in mancanza di questo dovrebbe essere semplicemente necessario fornire le proprie generalità per essere inseriti nella campagna vaccinale.

A febbraio il Tavolo Immigrazione e Salute (TIS) ha inviato una lettera al Ministro della Salute, chiedendo l’intervento del governo in materia 2. C’è stata qualche risposta dal Governo?

Al momento non mi risulta ci siano state delle risposte.

Qual è il ruolo delle Regioni?

Le Regioni rivestono un ruolo fondamentale e primario. In Italia la sanità è gestita a livello regionale è quindi compito delle singole regioni implementare quanto previsto dalla legge ed è sempre compito delle Regioni trovare soluzioni per raggiungere tutte le persone presenti sul territorio. Come Naga abbiamo già inviato due lettere alla Regione Lombardia ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta e so che iniziative come la nostra hanno avuto luogo anche in altre Regioni.

La legislazione sanitaria nazionale è garantista nei confronti degli stranieri in situazione irregolare, che hanno diritto alle cure d’urgenza e alle cure essenziali. Con cure essenziali si fa riferimento alla quasi totalità delle prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche. Quali criticità vengono in rilievo nell’applicazione della legge a livello regionale? Qual è l’esperienza di Naga sul territorio milanese?  

Allargando lo sguardo oltre la pandemia, l’accesso alle cure per le persone senza permesso di soggiorno è spesso un percorso ad ostacoli. In Regione Lombardia e in particolare a Milano, che è la realtà che conosciamo meglio, c’è molta discrezionalità da struttura a struttura ed è spesso necessario insistere e sollecitare per una corretta applicazione della legge. Anche lo stesso rilascio dell’STP per gli stranieri, non è scontato, sebbene sia previsto 3. Ciò spesso è dovuto per ignoranza della legge da parte del personale delle strutture sanitarie. Altre volte, invece, abbiamo riscontrato delle resistenze più di tipo ideologico. Un’altra cosa che abbiamo riscontrato è che sull’urgenza le risposte sono efficaci, molto meno quando si tratta di dare un seguito alle cure. Un caso semplice: una persona va in ospedale con un braccio rotto, i medici che la visitano le ingessano il braccio, poi, però, non le programmano un appuntamento per la visita di controllo, per togliere il gesso. Inoltre quello che manca, ed è il motivo per cui il Naga esiste, è un accesso sanitario che possa garantire costanza, specialmente per chi soffre di malattie croniche, fondamentale anche in un’ottica di prevenzione.

Photo credit: Naga
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Da cosa dipende il fatto che se una persona viene presa in carico dal sistema sanitario, non sempre si dà seguito alle cure?

Perché di fatto le strutture sanitarie non la considerano una vera e propria “presa in carico”. Si agisce sull’urgenza e si procede alle dimissioni senza però concedere un appuntamento di controllo – non si sa se per volontà o ignoranza. Questo anche perché la presa in carico comporterebbe il rilascio dell’STP, che non sempre viene eseguita. Oltre che con le persone extracomunitarie irregolari, esistono altre situazioni complicate anche i cittadini comunitari non in regola con il soggiorno.

Quanto è importante l’attività di volontariato? Pensa che le associazioni di volontariato, che fanno da ponte con le persone più fragili, avranno un ruolo importante nell’accesso ai vaccini?

Personalmente ritengo che le attività di volontariato come la nostra siano fin troppo importanti. Al Naga ripetiamo spesso che ci piacerebbe poter chiudere perché vorrebbe dire che il servizio pubblico si è fatto pienamente carico di ciò che oggi è lasciato al volontariato. E finché esisteremo credo che la nostra azione, e quella di realtà come la nostra, si debba muovere su due piani fortemente intrecciati tra loro: fornire un servizio attualmente mancante, e sulla base di ciò che osserviamo quotidianamente dal nostro punto di vista privilegiato, fare pressione affinché le cose cambino. Il nostro ruolo determinante è stato rimarcato in questo contesto pandemico.

Come Naga siamo contenti di non aver dovuto interrompere i nostri servizi mai, neanche durante il lockdown, perché i nostri medici si sono sempre resi disponibili a coprire i turni. Per tornare all’accesso ai vaccini, e sperando che presto verranno fornite indicazioni precise in merito, credo che le realtà presenti e conosciute nei singoli territori possano avere un ruolo importante soprattutto come strumento per diffondere informazioni corrette e verificate, raccogliere eventuali segnalazioni e rimanere come punto di riferimento per chiunque ne avrà bisogno.

  1. Hanno diritto alla vaccinazione “tutte le persone residenti o stabilmente presenti sul territorio italiano, con o senza permesso di soggiorno, che rientrano nelle categorie periodicamente aggiornate nel Piano Vaccinale”, lo specifica l’AIFA nel documento consultabile qui
  2. Nella lettera inviata al Ministro della Salute, il Tavolo Immigrazione e Salute (TIS) ha elencato una serie di raccomandazioni al fine di garantire un accesso effettivo ai vaccini da parte delle persone appartenenti a categorie socialmente fragili: le persone, italiane o straniere, accolte in strutture collettive, coloro che sono sprovviste di documenti o di un titolo per il soggiorno, i cittadini europei in condizione di irregolarità amministrativa, i richiedenti asilo che non ancora hanno potuto accedere al servizio pubblico e gli apolidi, nonché i soggetti socialmente fragili che vivono in insediamenti informali e in generale chiunque non ha il medico di base e ha difficoltà di accesso al SSN. Per leggere la lettera qui
  3. Il Testo Unico sull’Immigrazione (art. 35) prevede che, pur non potendosi iscrivere al Servizio Sanitario Nazionale, il cittadino straniero senza permesso di soggiorno ha accesso alle cure urgenti o comunque essenziali, dove per cure essenziali si intendono le “prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggior danno alla salute o rischi per la vita” (Circ. Ministero della Salute del 24 marzo 2000, n. 5). Inoltre, qualora il cittadino straniero non disponga di risorse economiche, le prestazioni gli vengono erogate a carico della Asl territorialmente competente (art. 43 del regolamento attuativo TUI). Lo straniero sprovvisto di titolo per il soggiorno ha diritto al rilascio di una tessera STP (Straniero Temporaneamente Presente), la quale ha una validità di due mesi e può essere rinnovata; in questo modo ha accesso alle prestazioni di medicina generale e specialistiche, diagnostiche e terapeutiche, anche continuative, alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Ai fini dell’assegnazione del codice STP è sufficiente comunicare le proprie generalità. Se il cittadino straniero è sprovvisto di risorse economiche, all’STP si allega una dichiarazione di indigenza (codice X01).

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Mi sono laureata in Giurisprudenza all'Università di Bologna, dove ho poi frequentato un corso di alta formazione in pratiche sociali e giuridiche nell'accoglienza ed integrazione dei migranti.
Sto svolgendo il tirocinio forense presso uno studio specializzato in diritto dell'immigrazione.
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Laureata in Giurisprudenza, con l'ambizione di poter dare un contributo concreto circa la gestione del fenomeno migratorio.
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Svolgo anche volontariato per Avvocato di Strada ODV a Bologna, dove gestisco, insieme ad altr* volontar*, un help desk immigrazione.