Sui fatti di Ceuta

Promuovi e aderisci al comunicato stampa promosso da 5 organizzazioni

Fotos de Irina Samy, No Name Kitchen
Fotos de Irina Samy, No Name Kitchen
Fotos de Irina Samy, No Name Kitchen

Oggi, quando “la difesa dei nostri confini” ha la precedenza sulla difesa della vita e della dignità umana, diventiamo spettatori di una tragedia umana e diplomatica senza precedenti nella città di Ceuta.

Da lunedì 17 maggio 2021 stiamo assistendo ad una situazione di crisi umanitaria derivata da una situazione diplomatica caratterizzata dalla pressione politica e dalla strumentalizzazione dei migranti da parte del Regno del Marocco e resa possibile dalle politiche migratorie già consolidate. Sono state coinvolte circa 10.000 persone; tra questi, soprattutto soggetti vulnerabili (famiglie, bambini, possibili vittime di tratta, possibili richiedenti protezione internazionale, ecc.) e con diversi profili migratori.

L’istigazione da parte delle autorità marocchine ha favorito l’ingresso, via mare e via terra, di oltre 8.000 persone, compresi minori molto giovani. Davanti a questo, il governo spagnolo non ha risposto con un’azione umanitaria adeguata alla grave situazione, mettendo a rischio la vita di migliaia di persone e provocando la morte di due di loro. Le persone ferite hanno ricevuto cure insufficienti, il tutto in un contesto pandemico in cui non è stato garantito il rispetto delle misure sanitarie.

La situazione ha portato al sovraffollamento di migliaia di persone – completamente disorientate e disinformate – al confine del Tarajal, che hanno raggiunto il loro apice lunedì 17 maggio. Così, coloro che sono arrivati bagnati, feriti e bisognosi di viveri si trovavano all’esterno di questa recinzione, sottoposti alle intemperie, alle condizioni di sovraffollamento e al trattenimento da parte delle forze dell’ordine, che hanno usato la violenza e le attrezzature antisommossa in modo incontrollato e non necessario, come è stato denunciato in diversi video postati in rete.

Questi fatti si sono sviluppati in un vortice di caos e violazioni che, tra le altre conseguenze, ha portato al respingimento in Marocco di quasi 5.000 persone, senza che siano stati attivati procedure di assistenza individuale in cui si garantisse supporto legale, mediazione, traduzione e risposta ai bisogni primari. Inoltre, è stato reso noto che le persone che hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo o che avevano già una domanda in corso sono state rimpatriate in Marocco. Il viaggio migratorio di molti di loro è durato anni e il ritorno nel paese vicino, di cui non sono cittadini, costituisce un flagrante atto di persecuzione, discriminazione, razzismo e violazione dei loro diritti.

Insomma, non è stato in alcun modo garantito il rispetto delle normative internazionali sui diritti umani, la protezione internazionale e la tutela del superiore interesse del minore.

Alla luce di questo, chiediamo:

1. Garantire il trattamento individualizzato e dignitoso di ogni situazione personale, attraverso assistenza legale e servizio di mediazione e traduzione che consenta di conoscere e garantire la tutela dei bisogni di ogni persona.

2. Garantire la sicurezza dei minori stranieri non accompagnati. Chiediamo l’assistenza completa da parte di centri autorizzati che assicurino un trattamento dignitoso in tutte le sue forme e che prevengano qualsiasi situazione di aggressione o pericolo nei confronti di queste persone.

3. Fornire risorse umane e materiali in base alle esigenze del momento e alla situazione umanitaria, consentendo meccanismi di accoglienza dignitosi. È essenziale disporre di professionisti in grado di affrontare i bisogni reali dei migranti.

4. Condannare l’incitamento all’odio che promuove la divisione sociale e il razzismo, alimentati dal sentimento di insicurezza e confusione derivante dalla mancanza di una risposta adeguata da parte del governo.

5. Garantire rotte e vie legali e sicure che non mettano a rischio la vita delle persone e che non le subordinino agli interessi di alcun governo.

Pertanto, proponiamo:

1. Una politica basata sulla solidarietà tra le Comunità Autonome per l’accoglienza e l’inclusione dei migranti che arrivano nel nostro territorio.

2. Sensibilizzare e coinvolgere la società civile nella difesa dei diritti umani per esigere il rispetto della legislazione vigente in materia di protezione dei diritti basici e fondamentali dei minori e dei migranti in Spagna.

3. Cambiare la politica di esternalizzazione delle frontiere, che strumentalizza i migranti e li riduce a merce di scambio. L’emissione di 30 milioni di euro come prima voce per la chiusura e il contenimento della frontiera potrebbe, invece, essere destinata ad accogliere degnamente e garantire l’adempimento dei diritti fondamentali propri di ogni persona.

No Name Kitchen
Asociación Elín
Solidary Wheels
Maakum Ceuta
Apdha

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