Dove vai se una casa non ce l’hai? Il caso di Verona

La mobilitazione sociale ottiene risultati importanti, ma i diritti non sono un'emergenza

Agorà Pubblica Verona, 2 giugno 2021 - I diritti non sono un'emergenza - ph by Teatro Pop Verona

Dopo giorni di pressioni e trattative condotte dal Laboratorio Autogestito Paratod@s, in collaborazione con altre realtà cittadine impegnante sul fronte dell’accoglienza, dell’antirazzismo e dei diritti, l’assessorato ai servizi sociali del comune di Verona ha trovato la soluzione per garantire, fino a fine estate, la permanenza nei dormitori comunali di 25 persone migranti in precedenza sfrattati.
È un risultato positivo, di cui siamo contenti, pur nella consapevolezza che si tratta di una vittoria parziale.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
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Ma ricapitoliamo brevemente gli eventi.
Il problema nasce a fine aprile, quando arriva a scadenza l’ordinanza comunale che, in base alle emergenze freddo e Covid, metteva a disposizione nei dormitori pubblici un numero di posti supplementare rispetto a quelli ordinari, con la conseguenza che circa ottanta persone, in prevalenza migranti ma anche alcuni italiani, si sarebbero trovate senza un posto dove trascorrere la notte, dove mangiare, dove lavarsi.
Come Paratod@s, Falegnameria Resistente, ADL Cobas già dagli ultimi giorni di aprile ci siamo attivati facendo pressione sul Comune affinché venisse trovata qualche soluzione alternativa.

Tuttavia il Comune si è, sulle prime, dimostrato irremovibile e quindi il primo maggio gli ottanta ragazzi sono stati buttati in strada. Di questi, prima che scomparissero nuovamente nell’invisibilità, siamo riusciti a intercettarne venticinque, offrendo loro ospitalità nella nostra sede di Corso Venezia 51. Ovviamente una soluzione di fortuna, vista la non adeguatezza della struttura all’accoglienza di così tante persone, ma che ci ha permesso di costruire un rapporto con questi migranti, di conoscerli, di ascoltare le loro tormentate storie passate e la loro condizione attuale, fatta di duro lavoro nelle campagne veronesi e di quotidiana negazione dei diritti.
Dopo circa una settimana contrassegnata da una costante pressione sul Comune è arrivata la proroga di un mese della chiusura dei dormitori.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
Photo credit: Teatro Popolare di Verona

Un puro e semplice rinvio del problema, che infatti è riesploso a fine maggio. Anche in questa occasione ci siamo attivati avviando una mobilitazione più ampia e più determinata. È stato lanciato un pubblico appello rivolto a Sindaco e Prefetto che è stato sottoscritto da più di 1600 cittadin*; si è organizzata per il 31 maggio un’Agorà pubblica in Piazza Dante sul tema “I diritti non sono un’emergenza”, che ha coinvolto una ventina di realtà veronesi attive nel campo dell’accoglienza e dei diritti; infine è stata preannunciata un’acampada solidale sotto il Municipio qualora non vi fossero risposte concrete da parte delle istituzioni.
La lotta alla fine ha dato i suoi frutti, con la sistemazione, fino a fine agosto, in strutture pubbliche, di 25 migranti privi di casa.
Come già detto si tratta però di una vittoria parziale.
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È una vittoria parziale, perché in occasione della prima chiusura dei dormitori il 30 aprile erano state 80 le persone messe per strada e di questi siamo riusciti a ottenere un posto nei dormitori per 25, ma gli altri? Tornati nella più totale invisibilità.

È una vittoria parziale, perché la questione dormitori è solo la punta di un iceberg la cui gigantesca parte nascosta è la totale inadeguatezza delle politiche pubbliche in tema di diritto alla casa.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
Photo credit: Teatro Popolare di Verona

Questo è il vero problema, certamente complesso e di non semplice soluzione, ma che dovrebbe essere affrontato, che dovrebbe essere messo in cima alla lista delle priorità di una classe politica degna di questo nome, tanto a livello cittadino, quanto a livello nazionale.
Sul tema del diritto alla casa è fondamentale continuare a dare battaglia e a non dare tregua alle istituzioni. E in questo senso l’Agorà pubblica del 31 maggio è stato un momento importante, in cui si è parlato di migrazioni, di libertà di movimento, di accoglienza, di documenti, di casa, di lavoro.
Ne emerso un quadro preoccupante con la denuncia dei tanti casi di negazione di diritti essenziali, previsti e sanciti dalla Costituzione italiana e da tante dichiarazioni internazionali.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
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Ed è stato con forza ribadito che i diritti non sono un’emergenza: o sono riconosciuti stabilmente e per tutti o non sono diritti. Incoraggiante è stata anche la partecipazione della cittadinanza. Era un altro degli obiettivi dell’iniziativa: coinvolgere i veronesi, squarciare quella cappa di indifferenza che spesso avvolge la città, far emergere e rendere pubbliche le contraddizioni di un sistema economico-sociale malato, di cui la stampa locale “di regime” non parla mai.

Un momento di confronto e dibattito, sia tra realtà associative, sia con la cittadinanza, molto utile e proficuo, da cui può partire un percorso di collaborazione e di convergenza delle lotte da parte di tutti coloro che non sono più disposti ad accettare le inadempienze delle istituzioni, mascherate da ormai insopportabili narrazioni grondanti ipocrisia.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
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Dall’Agorà pubblica e dagli incontri che l’hanno preceduta è emersa anche la piattaforma rivendicativa, che è stata presentata all’assessora ai servizi sociali del Comune e che delinea l’orizzonte di lotta delle prossime settimane:

– per i dormitori e le strutture di accoglienza: superamento del binomio accoglienza ordinaria/straordinaria; eliminazione dei limiti di accesso; aumento significativo dei posti.
– agevolare la concessione della residenza, in modo da permettere il godimento dei diritti connessi (rinnovo permesso di soggiorno, assistenza sanitaria, ecc.).
– avviare un progetto di accompagnamento verso l’autonomia abitativa. La soluzione dormitorio deve essere residuale ed eccezionale. Chi ora è in dormitorio, ma ha un lavoro potrebbe pagarsi affitto ed utenze se trovasse proprietari disposti ad affittare agli stranieri. Il Comune promuova la creazione di un fondo di garanzia etico, coinvolgendo istituzioni, banche e fondazioni, imprenditori a tutela dei proprietari di case disponibili ad affittare.
– blocco degli sgomberi o, in subordine, accompagnamento delle persone sgomberate nelle strutture di accoglienza. È inaccettabile che il Comune da un lato chiuda i dormitori, e dall’altro dia la caccia a chi un tetto e un rifugio deve comunque trovarlo. Stop a questo spreco di risorse pubbliche e stop alle denunce, che intasano di cause inutili i tribunali, in quanto l’occupazione per necessità non costituisce reato.
– affrontare per tempo il problema degli sfratti chiedendo al Governo una proroga per tutti (finita locazione e morosità).
– aumentare considerevolmente, in questa fase di emergenza sociale gravissima legata alla pandemia, sia i fondi destinati ai servizi sociali, sia il loro organico, per permettere agli operatori un coinvolgimento più appropriato verso le persone in difficoltà, che sono in costante aumento. E con la fine del blocco dei licenziamenti e degli sfratti, alla fine di giugno, la crisi sociale diventerà esplosiva.

Photo credit: Teatro Popolare di Verona
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