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Italiani veri. Parte la campagna per mettere in nero su bianco la cittadinanza

Una nuova legge sul diritto di cittadinanza non è più rinviabile, firma la petizione

Un milione di giovani italiani che non sono ancora italiani. Un milione di ragazze e ragazzi nate e cresciute nel nostro Paese, che hanno studiato nelle nostre scuole, che sono cresciute nelle nostre strade, che parlano la nostra lingua, che si sentono italiane ma che non hanno gli stessi diritti degli altri italiani. Non hanno gli stessi diritti perché non gli è ancora stata ancora riconosciuto un diritto fondamentale: quello alla cittadinanza.

La campagna “Cittadinanza nero su bianco” vuole per l’appunto riportare all’attenzione dei media e della società civile il tema dello ius soli, chiedendo al Parlamento di “leggere la realtà e scrivere una nuova legge sulla cittadinanza per tutti gli #ItalianiVeri” che “promuova uguali diritti per tutti i cittadini Italiani”, come possiamo leggere nella pagina della piattaforma dove possiamo sottoscrivere la petizione (http://chng.it/mJczQdPyxs).

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Letta così, diciamocelo subito, la campagna sembra una minestra riscaldata. Giustissima, per carità, la battaglia per lo ius soli. La proposta di legge è ancora ferma tra la Camera e il Senato, e dal 2015 non dà più segni di vita. Periodicamente, le varie associazioni per i diritti civili si mobilitano per far procedere l’iter parlamentare ma senza riuscire a superare l’ostracismo della destra e la poca volontà di certa sinistra. Ben vengano quindi anche le minestre riscaldate ma, attenzione!, “Cittadinanza nero su bianco” non lo è affatto.

Perché, rispetto alle precedenti campagne, “Cittadinanza nero su bianco” presenta tre sostanziali novità: i proponenti, i referenti e il linguaggio.

Cominciamo con i proponenti. “Cittadinanza nero su bianco” è stata lanciata da una azienda di cosmetici: la Lush, noto brand che fabbrica e commercia prodotti naturali per la cura del corpo. In quasi tutte le città italiane potete trovare i suoi negozi e, in ognuno di essi, recuperare tutto il materiale di supporto alla campagna. La Lush ha lanciato l’iniziativa in stretta collaborazione con l’associazione Blackpost Italia, un progetto editoriale che si propone di mettere in primo piano chi troppo spesso viene denigrato, discriminato e non riesce ad esprimere il proprio punto di vista. Che c’entrano le saponette con la cittadinanza ce lo spiega Bruna Kola Mece di BlackPost: “La Lush è una azienda che punta molto sulla sostenibilità e sull’ambiente. Oggi, questi temi non possono più essere distinti dai diritti civili. Così come il tema della cittadinanza non può più essere affrontato sotto la lente delle ideologie. Per questo, ci ha fatto molto piacere che a scendere in campo non sia stato il ‘solito’ associazionismo di sinistra ma una azienda commerciale che chiede a chi ci governa semplicemente di leggere la realtà e di fare quello che non può più essere rinviato per il bene di tutti: dare la cittadinanza agli italiani”.

Bruna è arrivata con i suoi genitori in Italia dall’Albania nel ’92, lei che non aveva neppure un anno di vita. “Ho fatto tutte le scuole in Italia e mi sento italiana. Ma per avere la cittadinanza ho dovuto aspettare 24 anni. In tutto questo tempo, mi sono sentita limitata in tante cose. Ho fatto scienze politiche ma non ho potuto tentare la carriera diplomatica perché non avevo la cittadinanza. Ho fatto l’attivista in tante consultazioni elettorali ma non potevo votare per lo stesso motivo. Oggi poi, con le leggi sulla sicurezza, i’iter è diventato ancore più lungo e complesso. E’ ora di finirla con queste assurdità che non aiutano nessuno e di concedere la cittadinanza italiana a tutte le italiane vere”.

Il secondo punto è focalizzato sulle persone alle quali la campagna si rivolge. “Questa per la cittadinanza non può più essere vista come una lotta della destra contro la sinistra – spiega Bruna -. La questione è universale. Noi ci vogliamo rivolgere anche a coloro che hanno scelto di votare a destra ma che hanno avuto un vissuto di nuova generazione come il mio. Anche loro hanno sofferto, perché sentirsi italiani ma non essere riconosciuti come tali, crea disagio e malessere psicologico, oltre che precluderti tante strade. C’è un milione di ragazze e ragazzi italiani che non sono tutelati come gli altri coetanei e che sono vittime di un senso di isolamento perché si sentono cittadini di nessun posto. La cittadinanza non è solo concessione di diritti ma anche un riconoscimento identitario”.

E qui veniamo alla terza questione: il linguaggio. “Cittadinanza nero su bianco” usa termini come “veri italiani”, “riconoscimento identitario” che sono cavalcati dalla destra sovranista. “Ti ripeti che la nostra campagna non è né di destra né di sinistra – conclude Bruna -. Noi chiediamo solo il riconoscimento di un diritto a dei giovani italiani. Se uno è di destra, non è razzista, ma crede in valori, sia pure a mio personale avviso discutibili, come il nazionalismo, tanto di più dovrebbe lottare perché venga riconosciuto il diritto ad un italiano di essere italiano”.

Innovativi sono anche gli strumenti su cui gioca la comunicazione della campagna lanciata da BlackPost e Lush. Tanto per fare un esempio, i testi dei depliant informativi strizzano in più occasioni l’occhio alla celeberrima canzone di Toto Cotugno, quella dell’italiano vero. Ma va bene così. La cittadinanza è un diritto per tutte e tutti. E i diritti non sono, o non dovrebbero essere, messi in discussione né da destra né da sinistra. E poi, a pensarci bene, quella canzone parlava anche di “un partigiano come presidente”. Neanche questa è una cosa che va messa in discussione.

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Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.