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L’accoglienza da incubo

A Pantelleria e Lampedusa centri sovraffollati e prassi che negano i diritti basilari

Foto di coperatina tratta da Progetto InLimine (Pantelleria)

Con l’arrivo dell’estate, negli anni ci siamo oramai abituati ai riflettori puntati sull’isola di Lampedusa, ai talkshow di bassa lega, ai titoloni dei giornali che superficialmente parlano di emergenza sbarchi, rimbalzano numeri e statistiche, offrono il palco alla strumentalizzazione politica. Un grande teatrino che prolifera slogan, frasi fatte e poco altro, e che rende invisibile e inascoltati coloro che provano ad analizzare la situazione, a diffondere le voci delle persone che approdano sulle isole siciliane, a raccontare quello che non funziona affinché sia migliorato. A ridare luce alle troppe zone grigie, a luoghi oscuri dove i diritti fondamentali non entrano e rimangono solo buoni propositi.

A Pantelleria, racconta Yasmine Accardo, referente di LasciateCIEntare, sono 45 le persone che denunciano la situazione da incubo che stanno vivendo da 10 giorni nella struttura “approntata” nell’ex caserma Barone gestita dal Comune di Pantelleria, da Misericordia e dalla Associazione “Dai Un Sorriso”.

“Nessun sorriso per le decine di bambini bloccati in quest’orrore da oltre 10 giorni – afferma Accardo. Materassi a terra sporchi e pieni di cimici, bagni insufficienti ed un calore insopportabile. Le persone si trovano in una quarantena che sa di punizione non di misura sanitaria. Nei terrificanti video che ci hanno mandato, una madre mostra il corpo del figlio con le punture degli artropodi che popolano i materassi, il bimbo piange e si dispera. Nessuno riesce a credere che questa sia l’accoglienza che riserva loro l’Italia”.

E’ una situazione che si ripete da tempo, come conferma il Progetto InLimine, autore di un rapporto giuridico 1 inerente alle procedure, all’accoglienza e alla gestione degli arrivi nell’isola di Pantelleria. Il numero di persone arrivate, in particolare proveniente dalla Tunisia che è distante circa 53 km e le cui coste sono visibili dall’isola, ha avuto un significativo aumento di arrivi, ma tutto ciò era facilmente preventivabile.

“Secondo i dati forniti dalla prefettura di Trapani – si legge nel rapporto – sono stati 1.772 i cittadini stranieri transitati dal “centro di accoglienza” di Pantelleria nel periodo compreso tra gennaio 2020 e l’11 dicembre 2020. Tra questi, 1.758 sono cittadini tunisini. Negli ultimi sei mesi, invece, in 430 sono sbarcati a Pantelleria, di cui 426 tunisini, 3 algerini e un marocchino.
Per quanto riguarda le tipologie di strutture in cui si sono stati trasferiti una volta terminate le procedure di identificazione, nel periodo compreso tra il primo agosto 2019 e l’11 dicembre 2020 su 2.119 cittadini stranieri transitati dal centro, 380 sono state le persone soggette a trattenimento presso Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) in quanto destinatarie di provvedimenti di espulsione e successivo ordine di trattenimento, mentre 119 sono state trasferite presso centri per lo svolgimento della quarantena, 662 presso centri per richiedenti protezione internazionale o comunità per minori stranieri non accompagnati. Nello stesso periodo 388 migranti sono stati destinatari di decreti di espulsione e successivo ordine di allontanamento dal territorio nazionale e 570 si sono allontanati dai centri presso i quali erano ospitati”.

Il monitoraggio di In Limine mette poi in luce che nell’isola si replicano alcune delle prassi lesive dei diritti dei cittadini stranieri riscontrabili in altri centri, dove da tempo di applica l’approccio hotspot in una condizione di sostanziale invisibilità. Le criticità principali sono emerse sia nelle procedure per la richiesta di asilo e sia nell’accoglienza, entrambe con palesi violazioni dei diritti basilari. Tra i problemi riscontrati a Pantelleria c’è anche quello del sovraffollamento dell’unico centro di accoglienza che in alcune occasioni è arrivato anche a 100 persone stipate all’interno, compresi minori non accompagnati.

Anche la campagna LasciateCIEntrare, in collaborazione con l’associazione tunisina Terre Pour Tous, aveva seguito durante il corso dell’anno diversi casi di tunisini “accolti” per pochi giorni ai quali era stato negato il diritto di accedere alla procedura di asilo e che in seguito si sono ritrovati trattenuti in un CPR, o i più fortunati trasferiti nel CAS “quarantena” a Valderice, in provincia di Trapani.
“Più che un periodo di osservazione sanitaria – sottolinea Yasmine Accardo – sembra di essere sbattuti in un girone dell’inferno”.

“Come nel caso che stiamo seguendo – prosegue Accardo – nessuna persona è stata informata di quanto tempo ancora saranno costretti a vivere in queste condizioni. Ancora una volta la macchina dell’indegno e dei trattamenti inumani e degradanti va avanti senza fine. Noi abbiamo segnalato alle autorità competenti quando sta accadendo. Ci auguriamo che quest’incubo finisca presto, sappiamo però che questi giorni resteranno impressi nel cuore di quei bambini che avrebbero diritto a tutt’altra collocazione, ma per le autorità sono solo numeri”.

Se a Pantelleria la situazione è estremamente critica, a Lampedusa, le cose nel frattempo non vanno meglio, ma qualcosa negli ultimi giorni si è mosso forse perché sull’isola si trovava il senatore Gregorio De Falco, che accompagnato dall’avvocata Alessandra Ballerini e dal parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra, si è visto negare venerdì 18 giugno l’accesso al centro “hotspot” di contrada Imbriacola.

Il giornalista Mauro Seminara di “Mediterraneo cronaca” ricostruisce minuziosamente tutta la vicenda e conferma che la visita del senatore si è svolta solo il giorno successivo e dopo il trasferimento di circa 400 delle 952 persone presenti, su una capienza che dovrebbe prevedere 250 posti.

“A Lampedusa – conclude Yasmine Accardo – soltanto 5 giorni fa le condizioni erano ancora di sovraffollamento, con persone che dormono a terra su gommapiuma luridi. Poi, in una decina di ore sono stati effettuati rapidi spostamenti. Ci auspichiamo che avvenga lo stesso per Pantelleria e che le persone siano trasferite nel sistema di accoglienza con la garanzia di poter fare richiesta di asilo. Ma questa, signori, è l’Italia dell’accoglienza”.
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* Fotografie raccolte da LasciateCIEntrare
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Migranti invisibili e precari a Pantelleria: ASGI scrive alle autorità competenti dopo un sopralluogo giuridico
Nelle lettere aperte l’Associazione raccomanda alle autorità di garantire condizioni di vita e misure assistenziali adeguate e rispondenti a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea e il rispetto della libertà personale, cessando pratiche di trattenimento arbitrario e la prassi del sequestro illegittimo dei beni materiali dei cittadini stranieri che arrivano a Pantelleria, in particolare dei telefoni cellulari.

  1. Rapporto completo: https://inlimine.asgi.it/wp-content/uploads/2021/06/Report-sopralluogo-Pantelleria-ASGI-maggio-2021.pdf

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org