Le isole Canarie – La frontiera coloniale dell’Europa e del capitalismo

Il manifesto della Carovana internazionale Canarias 2021

Dal sale alla terra. Senza vita e senza nome.
481 persone sono scomparse lungo la Ruta Canaria nelle sole prime due settimane di giugno. Quindici persone sepolte, senza nome, nel piccolo cimitero di Agüimes nell’isola di Gran Canaria.

La politica europea della morte si dispiega con tutta la sua mostruosa efficienza in un apparente silenzio. Altri corpi, altri e altri ancora, scomparsi nel mare e nella terra. Sono immagini e dinamiche che si ripetono in molti luoghi della nostra piccola storia. Ci tornano in mente immagini di altre frontiere: il cimitero di Rotoli a Palermo, il cimitero di Zarzis in Tunisia, quelli calcificati dal sole sulla costa siciliana, il piccolo cimitero di montagna al confine italo-francese, la Carovana di madri e famiglie centroamericane alla ricerca dei loro cari…
Alle Canarie quest’anno saranno rappresentate molte frontiere, da sud a est, dai quattro punti cardinali, da Lampedusa a Trieste, ai Balcani, dalla frontiera franco-italiana e franco-spagnola alla frontiera meridionale dello Stato spagnolo, Ceuta e Melilla, dalla frontiera mediterranea e atlantica a quella mesoamericana.

Le politiche nefaste dell’Unione Europea generano morte ovunque.

È essenziale rispondere a questa logica portando alla luce ciò che queste politiche europee vorrebbero tenere nascosto. Dietro questi progetti di morte ci sono piani per la difesa violenta delle frontiere europee e per i profitti delle élite. Il messaggio è chiaro: non arriverai mai qui, morirai, scomparirai, e – nella migliore delle ipotesi – sarai riportato al tuo luogo di partenza o ti ritroverai detenuto in condizioni disumane in uno dei tanti campi ai confini della fortezza.

Se passate, vi troverete schiavi, senza diritti nelle città, nei campi, nei posti di lavoro. È un’Europa sempre più blindata, che ha incrementato enormemente il budget per la militarizzazione e l’esternalizzazione delle frontiere, attraverso una retorica che criminalizza le persone migranti e coloro che le supportano. Questa esternalizzazione non consiste solo nella frontiera fisica, ma forma una complessa rete che coinvolge corpi e forze di sicurezza come FRONTEX, ma anche imprese come INDRA, ACS, TELEFÓNICA, EL CORTE INGLÉS, SACYR, AIR NOSTRUM, EVELOP, ENI, ENEL, FINMECCANICA-LEONARDO. Fin nei settori della logistica e della tecnologia; fino a organizzazioni e fondazioni del terzo settore per attuare le politiche di contenimento sociale, quindi all’innalzamento di confini psicologici di disperazione e impotenza basati su cure precarie, senza risorse e condizionate da un sistema giuridico apertamente razzista.

Il nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo mira a trasformare le isole Canarie in una prigione a cielo aperto, mentre il governo spagnolo difende la stessa politica anti-migratoria pianificata e portata avanti dall’UE. Infatti nonostante abbia il potere di trasferire le persone all’interno del suo territorio e di impedire che rimangano bloccate nei campi sulla frontiera, decide di non farlo, o di farlo in modo arbitrario, al fine di controllare l’immagine questa ipotetica ondata.

In questo modo, si conserva il circolo vizioso formato dalle grandi imprese che traggono vantaggio dalla militarizzazione delle frontiere e dalla classe politica incaricata di legittimare questo bisogno di sicurezza, che non è quello di tutte le persone, bensì quello degli interessi delle élite dirigenti e imprenditoriali.

Denunciamo la politica neocolonialista di incentivi e minacce che l’Unione Europea porta avanti nella regione del Sahel, soprattutto in Niger, dove condiziona, con i fondi di aiuto per lo sviluppo, l’approvazione di leggi o di misure di detenzione dei migranti. Il Niger è così diventato la frontiera più a sud d’Europa e una delle meglio pagate.

Denunciamo l’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco e l’abbandono del popolo Saharawi da parte dei governi europei, specialmente da parte del governo spagnolo, principale responsabile di un processo di decolonizzazione sospeso da 45 anni, che è anche la causa di nuove violazioni dei diritti umani alle frontiere, come i recenti fatti di Ceuta, causati dalle tensioni tra Spagna e Marocco.

Denunciamo il saccheggio delle risorse africane da parte delle imprese europee con la complicità dei governi, e in particolare gli accordi di pesca neocoloniali imposti dall’Unione Europea a 13 governi africani, che hanno significato, in particolare in Senegal, la distruzione di centinaia di migliaia di posti di lavoro negli ultimi anni e l’esodo di migliaia di giovani verso l’Europa attraverso le isole Canarie. Gli accordi comportano anche un alto costo ecologico: il 90% delle risorse ittiche del Senegal sono esaurite secondo la FAO.

Denunciamo l’intervento delle truppe dei governi europei nel Sahel, specialmente della Francia nella guerra che ha devastato il Mali per sette anni, e che ha causato la fuga di migliaia di giovani maliani verso l’Europa attraverso la rotta atlantica delle Canarie e il Mediterraneo centrale. Contestualmente, denunciamo la produzione e il traffico di armi dell’Unione Europea, per la relazione diretta che questo traffico ha con i conflitti che provocano il continuo spostamento forzato di centinaia di migliaia di persone e per la responsabilità che i governi e le imprese europee hanno in questo commercio criminale.

Denunciamo un modello migratorio che è parte di un modello più ampio che è in guerra con la vita, un modello capitalista che privilegia l’accumulo di ricchezza e risorse in poche mani a costo di espropriare e sfruttare la maggioranza, un sistema patriarcale che distrugge la vita delle donne e delle persone con identità e orientamenti diversi, un sistema coloniale e razzista, ecocida e omicida.

Denunciamo l’uso delle frontiere come strumento per mantenere questo sistema.

Da un razzismo globale e istituzionale, l’idea di scarto umano viene avvalorata, le persone che non sono funzionali al modello vengono lasciate morire, i popoli e le persone che sfuggono alla morte o che si ribellano e decidono di rompere i confini, vengono “zonate”/imprigionate. Questa è la pratica che Mbembe chiama “zonazione”. Ceuta, Melilla e le isole Canarie ne sono un esempio.

Un altro esempio è quello del governo danese, che dopo aver ideato l’apartheid sociale e urbano per isolare i migranti in quartieri specifici, ha approvato una legge crudele che ribalta la retorica dell’esclusione: contenere i richiedenti asilo, anche i rifugiati già riconosciuti, in campi di concentramento fuori dall’Unione Europea, comprando governi autoritari e compiacenti per fare questo sporco lavoro. Questa decisione favorirà ovviamente le multinazionali private, spesso travestite da ONG, rafforzando la tendenza all’esternalizzazione commerciale del controllo degli esseri umani “in eccesso”. Di fronte a tutto questo, vogliamo generare alternative che combinino l’azione umanitaria legata all’azione delle rivendicazioni politiche. Crediamo che sia possibile e necessario realizzare azioni di sostegno e di cura molto concrete e – allo stesso tempo – profondamente politiche e capaci di costruire nuovi immaginari.

Vogliamo anche sottolineare il carattere di empowerment e di resistenza che, di fronte a questo sistema, ha l’azione di tutte quelle persone che, con la loro azione migratoria, affrontano e disobbediscono alle leggi e ai mandati di questo ordine mondiale stabilito. Per comprendere le migrazioni, è necessario partire da una prospettiva decoloniale, che aiuta a capire che la colonialità e il razzismo sono problemi strutturali e che attraversano tutti gli ambiti. La prospettiva occidentale ha permeato i simboli, la cultura, il linguaggio e ha generato privilegi per il mondo bianco. Le persone razzializzate possono essere inferiorizzate, subalternizzate, perché la prospettiva occidentale ha definito tutto ciò che è “non bianco” come inferiore. È necessario rivedere urgentemente i modelli predominanti. Indubbiamente, il sistema eteropatriarcale rappresenta una delle oppressioni vissute dalle donne migranti e razzializzate; tuttavia, non è il sistema di maggiore esclusione e invisibilizzazione: anche il razzismo, la colonialità e il classismo sono sistemi di dominazione che intersecano le vite delle donne.

Nella Carovana Europea e Internazionale alle Isole Canarie 2021, Caravana Abriendo Fronteras, Carovane Migranti, Rete Antirazzista Catanese, Linea d’Ombra, Tous Migrants, La Terre Pour Tous, Movimiento Migrante Mesoamericano e Movimiento Zapatista condividono esperienze, obiettivi, denunce e richieste. In particolare, richiediamo ai governi dell’Unione Europea, ma specialmente a quello spagnolo e italiano:

● Di fronte alla crisi sociale che stanno vivendo le isole Canarie, esigiamo la responsabilità di tutte le amministrazioni pubbliche: comunali, insulari, autonome, statali ed europee. Non possono continuare a violare i diritti e mantenere condizioni indegne nei centri di accoglienza, né dare il via libera alla gestione violenta dei conflitti.

● Relazioni internazionali di cooperazione che mettano fine alle politiche di saccheggio e depredazione delle risorse in Africa da parte delle multinazionali e dei governi del Nord arricchito.

● L’abbandono una volta per tutte di queste politiche di blindatura e di blocco delle frontiere. La soluzione non è la deportazione, né la lunga attesa in condizioni disumane. Riconoscere e rispettare il diritto a migrare, come strategia di resistenza e riparazione di fronte alle politiche estrattiviste, imperialiste e colonialiste.

● La creazione di punti di informazione per i parenti dei migranti, che devono fare un pellegrinaggio straziante attraverso le istituzioni per raggiungere informazioni minime, nel migliore dei casi, sulla vita o la morte dei loro cari.

● Vie legali e sicure, in modo che nessun altro perda la vita per aver esercitato il proprio diritto a migrare ed evitare lo sfruttamento, l’abuso, la violenza, la tratta e il contrabbando di esseri umani.

● Autorizzare le navi di soccorso marittimo in modo che possano svolgere liberamente il loro lavoro di salvataggio per salvare vite umane. Che il soccorso pubblico umanitario sia una competenza dell’UE e che sia dotato di risorse sufficienti.

● Un protocollo per trattare gli incidenti con vittime multiple, che non è applicato nel caso dei naufragi, e che produce a crudeltà e torture.

● Lo scioglimento di FRONTEX e la fine dell’esternalizzazione e del controllo delle frontiere. Le esorbitanti spese militari per questa agenzia europea di frontiera, la cui missione è quella di interrompere il processo migratorio ed eseguire deportazioni, devono essere fermate. E finché esiste, è necessario creare un osservatorio sulle violazioni dei diritti umani compiute da Frontex.

● La cessazione della produzione e del traffico di armi dell’Unione Europea. E nel frattempo, il rispetto dei regolamenti internazionali sulla vendita di armi, mettendo fine alle esportazioni verso paesi che bombardano le popolazioni civili nei conflitti armati e che non rispettano i diritti umani.

● Sospendere gli accordi di espulsione con paesi terzi come Marocco, Senegal, Mauritania, Gambia, Afghanistan, Libia o Turchia. Nessuna persona dovrebbe essere mandata in un paese dove potrebbe subire torture, persecuzioni o minacce alla propria vita. L’esternalizzazione delle frontiere favorisce i governi corrotti che non garantiscono i diritti umani e le mafie che agiscono con la loro complicità.

● L’abrogazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.

● La regolarizzazione urgente e permanente per tutti coloro che si trovano in una situazione amministrativa irregolare. Chiediamo anche che sia garantito il ricongiungimento familiare.

● L’abrogazione della legge e dei regolamenti sugli stranieri.

● La chiusura dei CIE (CPR) e lo sviluppo di alternative all’espulsione coercitiva, sempre con particolare attenzione alla situazione di radicamento dei migranti nel nostro paese.

● La ratifica dell’art. 189 dell’ OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) che garantisce una protezione specifica per i lavoratori domestici.

● Porre fine ai respingimenti violenti e ai respingimenti a catena, contrari al diritto internazionale.

● La fine delle retate razziste e xenofobe e delle intimidazioni ai migranti e ai rifugiati.

● La fine della criminalizzazione delle persone e delle organizzazioni solidali con le persone migranti.

● Il rispetto delle disposizioni del diritto internazionale, in particolare della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, e delle norme che proteggono le persone migranti.

● Garanzie specifiche per le persone in situazioni di particolare vulnerabilità stabilite nella direttiva europea sulle procedure comuni per la concessione della protezione internazionale: donne che hanno subito violenza sessuale, vittime della tratta, minori, persone con diversità funzionale, persone LGBTQIA+, ecc.

● Il diritto alla protezione delle bambine e dei bambini contro ogni tipo di violenza e sfruttamento, il rispetto della Convenzione ONU del 1989 in relazione ai loro diritti.

● Trasparenza e pubblicazione di dati sull’effettiva perdita di vite umane sulle rotte migratorie e che questi dati siano ordinati per sesso, origine e destinazione.

● L’apertura di cause legali – e che gli stati e la stessa Unione Europea siano portati in giudizio – per ogni morte sulle rotte migratorie e negli spazi di non diritto come i CIE (CPR), i CETI e i CATE.

● Politiche di accoglienza dignitose ed efficaci e l’attuazione di protocolli con una prospettiva di genere in tale accoglienza

● L’abrogazione del regolamento di Dublino e della direttiva europea sui rimpatri, conosciuta come la direttiva della vergogna.

● Il rispetto delle raccomandazioni del Tribunale Permanente dei Popoli nelle sue sessioni sulla violazione dei diritti dei migranti e dei rifugiati a Barcellona, Palermo, Parigi e Londra (2017- 2019), delle proposte della relatrice delle Nazioni Unite nel suo rapporto sulle sparizioni forzate sulle rotte migratorie e di quelle di diverse organizzazioni non governative, come quelle di Amnesty International (rapporto di dicembre 2017) sulla violazione dei diritti in Libia.

● La fine dell’inferno in cui le autorità libiche hanno gettato migranti e rifugiati.

● L’adozione del trattato vincolante sul controllo delle società transnazionali e di altre imprese commerciali riguardo al rispetto dei diritti umani, negoziato nel quadro del Consiglio delle Nazioni Unite a Ginevra.

● La ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

● Garanzie sulla giustizia e sulla migrazione climatica, controlli e sanzioni sull’attività delle imprese inquinanti e il rispetto dell’accordo di Parigi firmato nel 2016 per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare il riscaldamento globale.

Non possiamo voltarci dall’altra parte durante la più grande crisi umanitaria della storia, in cui l’inevitabilità dello spostamento forzato sta distruggendo la vita di migliaia di persone. La società organizzata delle Isole Canarie sta dando una straordinaria lezione di solidarietà e buon senso, riempiendo il vuoto causato dalla disorganizzazione istituzionale pianificata. Non vogliamo che i nostri mari e la nostra terra diventino un luogo di sofferenza, di abbandono di persone in estremo bisogno, di morte e di violazione sistematica dei diritti umani. Rifiutiamo tutto ciò che alimenta sentimenti di odio, razzismo e xenofobia, nonostante coloro che ci rappresentano politicamente sembrano essere determinati a seguire la direzione contraria. Per questo siamo qui alle Canarie, in memoria di coloro che hanno perso la vita, per esigere la loro memoria, giustizia, riparazione e non ripetizione.

Vogliamo la vita, un’accoglienza dignitosa e diritti per tutte le persone.

Ti incoraggiamo ad accompagnare questa Carovana europea e internazionale nelle Isole Canarie e a partecipare alle azioni e agli eventi proposti sul nostro percorso nelle isole di Gran Canaria e Tenerife!

Lasciamo quell’Europa che non smette di parlare di umanità, mentre la uccide ovunque la trovi, in ogni angolo delle sue stesse strade, in ogni angolo del mondo” (Frantz Fanon).

Per seguire la Carovana
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  1. Lista completa delle adesioni e possibilità di aderire qui: https://abriendofronteras.net/canarias2021/adhesiones/