/

Mediterraneo centrale, report giugno 2021

Un altro mese di naufragi e di copiosi respingimenti verso la Libia

Da inizio anno sono 20.359 le persone che hanno raggiunto le coste italiane provenienti dal Nord-Africa. Nel 2020 ne arrivarono 6.949. Nel mese di Giugno appena concluso, gli approdi sono quadruplicati rispetto al precedente anno: 5.667 contro 1.831. Si riaprono altresì le rotte di attracco pugliesi, calabresi e sarde mentre, continuano copiosi i respingimenti per procura e aumenta il numero delle persone disperse in mare in Libia ed in Tunisia: 15.325 push-back (4.700 a Giugno) e oltre 715 decessi per annegamento da inizio anno. L’ultimo dei tre naufragi del mese è avvenuto la notte del 30 Giugno a 6 miglia da Lampedusa.

Da terra, giungono quotidiane le segnalazioni di violenze ed aggressioni nei centri di detenzione libici, ormai sempre più blindati all’accesso degli operatori umanitari. Medici Senza Frontiere è costretta a sospendere temporaneamente le proprie attività nei centri di Madani e di Abu Salim dopo i ripetuti atti di violenza contro rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente. In parallelo, dall’Europa nessun impegno concreto e la discussione del Nuovo Patto per l’Immigrazione e l’Asilo, durata solo 10 minuti, viene slittata in autunno.

Di seguito la ricostruzione cronologica di quanto avvenuto durante il mese di giugno, in comparazione con i dati emessi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza aggiornati al 30/06/2021:

1 Giugno. Alarm Phone dirama una richiesta di soccorso urgente per 78 persone al largo di Zuwara. Rischiano di ribaltarsi perché hanno il motore in avaria. Solo dopo diverse ore interverrà la motovedetta Ubari della “Guardia Costiera” libica e li riporterà a Tripoli. Fra loro 9 donne e 7 bambini. Nazionalità dei naufraghi: Mali 31, Costa d’Avorio 29, Niger 4, Camerun 4, Chad 1, Sudan 1.

2 Giugno. Un terribile naufragio si consuma al largo di Sfax in Tunisia. Solo 2 i corpi recuperati a fronte di almeno 20 dispersi. Verranno salvati dai pescatori locali 70 persone, tutti maschi tra cui 10 minori. Nazionalità dei superstiti: Sudan 32, Eritrea 37, Egitto 1. In Calabria, nella località di Roccella Jonica, un peschereccio salva 232 persone su di una imbarcazione di 18 metri a 33 miglia dalla costa, colma d’acqua, in alto mare e con pessime condizioni meteo-marine. Tra loro ben 40 minori non accompagnati, per lo più di età inferiore ai 10 anni, molte donne e nuclei familiari. Nazionalità dei naufraghi: Afghanistan 154, Iran 49, Siria 15, Somalia 9, Pakistan 3, Turchia 2.

5 Giugno. A Santa Maria di Leuca approdano 78 persone. In Libia, la motovedetta Ubari, intercetta e respinge a Tripoli 59 persone fra cui 15 donne ed 1 bambino. Nazionalità dei naufraghi: Nigeria 32, Sudan 17, Ghana 9, Camerun 1.

8 Giugno. A Santa Maria di Leuca (LE), approda una imbarcazione con 43 persone, tutte siriane, intercettate dalla Guardia di Finanza nel Canale di Otranto. Fra loro 7 donne ed 11 bambini di età compresa fra i 6 ed i 7 anni. Tutti saranno trasferiti nel centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.

9 Giugno. In mattinata, una barca a vela con a bordo 57 persone, tutti uomini, è stato notato da un pattugliatore del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza mentre si trovava al largo del Capo di Leuca. Fra loro, 46 iraniani, 9 iracheni e 2 presunti scafisti ucraini partiti dalle coste greche ed ora trattenuti dal pool interforze della Procura di Lecce dove rischiano l’imputazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’imbarcazione è stata scortata nel porto di Santa Maria di Leuca ed i nuovi arrivati sono stati trasferiti presso Masseria Ghemi.

10 Giugno. Riprendono le partenze copiose dalle coste libiche. In poche ore, la cosiddetta Guardia Costiera libica, intercetta 452 persone, tutte di nazionalità sub-sahariana. Nella prima operazione, con la motovedetta Zawiya, verranno respinte 13 persone, tra cui 2 donne e 6 minori; nella seconda operazione, con la motovedetta Ubari, verranno respinte 151 persone, tra cui 10 donne e 6 minori; nella terza operazione, con la motovedetta Ras Jadar, verranno respinte 288 persone, tra cui 3 donne e 3 minori. Riusciranno a raggiungere Lampedusa 2 imbarcazioni con a bordo 25 e 88 persone, ospitate presso il centro di Contrada Imbriacola dove erano rimaste 10 persone. La Geo Barents, nave umanitaria di Medici Senza Frontiera, unica presente nel Mediterraneo centrale, metterà in salvo 26 persone a rischio naufragio. Fra loro molti minori non accompagnati.

11 Giugno. La Geo Barents effettua altri 2 salvataggi in acque internazionali al largo delle coste libiche. Il primo soccorso di 97 persone da una barca in legno ed il secondo di 21 persone da una imbarcazione in vetroresina. Nel mentre, in Libia proseguono i respingimenti: 200 persone intercettate dalla motovedetta Zawiya e 358 persone intercettate dalla motovedetta Ras Jadar. A Lampedusa riprendono gli sbarchi. Sin dalle prime luci dell’alba, si susseguono 4 approdi con complessivamente 205 persone (80+15+8+102).

12 Giugno. Nella notte Alarm Phone riceve richieste di aiuto da 4 imbarcazioni alla deriva in zona SAR Maltese. A bordo un totale di circa 300 persone. In Libia, la sedicente Guardia Costiera, con la motovedetta PB Rescued, intercetterà e respingerà a Tripoli altre 119 persone, tutte di nazionalità sub-sahariana. A Lampedusa proseguono massicci gli arrivi semi-autonomi: 645 persone partite da Zuwara e da Zawiya (11+80+24+73+88+32+113+100+124) alle quali si aggiungono altre 254 persone partite da Sfax in Tunisia. In Calabria sopraggiungeranno 73 persone ed in Sardegna 13 persone. Una bella notizia giunge da Lampedusa: Vincenzo Partinico, pescatore lampedusano, salva 24 persone a rischio naufragio a 39 miglia dalla costa. Era in mare aperto per una battuta di pesca quando, intorno alle 4.45 del mattino ha sentito qualcosa urtare contro la sua imbarcazione. Li ha salvati tutti Vincenzo, senza esitazione, senza né remore, né pregiudizi e per questo per noi è un eroe ma, la sua valorosa azione, gli è costata, paradossalmente, una denuncia alla Procura di Agrigento perché si trovava a 39 miglia dalla costa, violando così, il Codice della Navigazione.

13 Giugno. La motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, in 2 separate operazioni intercetta e respinge in Libia 544 persone (338+206) incluse 37 donne e 8 minori. Nazionalità: Bangladesh 38, Benin 13 Algeria 1, Burkina Faso 1, Camerun 1, Chad 2, Egitto 39, Gambia 22, Ghana 16, Guinea 83, Costa d’Avorio 24, Mali 99, Marocco 8, Nigeria 23, Palestina 1, Senegal 18, Siria 21 e Tunisia 12.

14 Giugno. 442 persone approdano su Lampedusa. Intanto la Vos Triton, battente bandiera di Gilbilterra, soccorre 170 persone da una imbarcazione alla deriva da diverse ore a 6 miglia nautiche dalla zona SAR maltese. Poi inverte la rotta e si dirige verso la Libia. Fra loro 7 bambini sotto i 10 anni di nazionalità siriana richiedenti asilo. Il velivolo SeaBird di SeaWatch International, documenterà dall’alto il trasbordo sulla motovedetta Zawiya della cosiddetta Guardia costiera libica, compiendo una gravissima violazione del diritto internazionale. Di seguito il comunicato congiunto di Oim e Unhcr che condannano il respingimento. Intanto, la motovedetta Ubari respingerà altre 29 persone, incluse 5 donne e 6 minori. Nazionalità: Eritrea 27 e Sudan 2.

15 Giugno. Altri 7 sbarchi, a partire dalla mezzanotte a Lampedusa per un totale di 250 persone. Fra loro vi è un neonato di 5 mesi. Le Fiamme Gialle e la Guardia Costiera hanno intercettato nella notte una imbarcazione con 85 persone a bordo. E’ poi sopraggiunto in porto, autonomamente un barchino con 13 persone di nazionalità tunisina, seguito da un’altra piccola imbarcazione con 12 persone a bordo di nazionalità sudanese e marocchina. Poco dopo, altre 4 barche con 20+53+54(tra cui il neonato di 5 mesi)+13 persone. In Libia, la motovedetta Fezzan respingerà 159 persone, incluse 17 donne e 11 minori. Nazionalità: Ghana 62, Guinea 24, Senegal 12, Sierra Leone 11, Mali 15, Costa d’Avorio 10, Nigeria 6, Niger 6, Sudan 1, Benin 1, Camerun 2 e Gambia 2.

16 Giugno. Proseguono i respingimenti in Libia. La motovedetta Fezzan della “Guardia Costiera” libica intercetta e riporta a Tripoli altre 250 persone. Al momento dello sbarco, gran parte dei naufraghi sono riusciti a disperdersi, eludendo i controlli. Solo in 61 sono rimasti sotto il controllo delle guardie tra cui 15 donne e 6 minori. Nazionalità: Bangladesh 10, Burkina Fasu 1, Camerun 5, Chad 2, Gambia 1, Ghana 2, Guinea 1, Costa d’Avorio 14, Mali 5, Nigeria 7, Pakistan 4, Senegal 1, Somalia 3 e Sudan 5. La motovedetta Ubari intercetterà in mare altre 58 persone. Nazionalità: Sudan 41, Chad 12, Eritrea 3 e Bangladesh 2.

20 Giugno. A Porto Selvaggio (LE), un’imbarcazione con a bordo 88 persone giunge in rada. Tutti giovanissimi e originari del Pakistan. Tra loro anche due donne.

21 Giugno. Altro sbarco lungo le coste nel Salento. Questa volta secondo 14 persone sono approdate nei pressi della Grotta della Zinzulusa, sul litorale di Castro. L’avvistamento della piccola imbarcazione di soli 5 metri è avvenuto a ridosso della scogliera intorno alle 13,30 e poco dopo motovedette della Guardia Costiera di Otranto e della Guardia di Finanza hanno raggiunto la zona per prestare soccorso. Fra i naufraghi, di nazionalità iraniana ed irachena, vi erano anche 3 donne, una bambina, sette uomini e tre minori maschi. A Lampedusa, 93 persone tra cui 2 donne ed 1 minore (88 tunisini, 4 egiziani ed 1 nigeriano), sono stati trasbordati sulle motovedette della Guardia Costiera da un barchino lasciato alla deriva a 20 miglia dalla costa. In serata, sono approdati autonomamente al Molo Favarolo altre 56 persone di nazionalità tunisina. In Libia, motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, intercetta e respinge a Tripoli 25 persone tra cui 5 donne ed 1 minore. Nazionalità dei naufraghi: Camerun 6, Sudan 5, Senegal 4, Burkina Faso 1, Chad 1, Gabon 1, Gambia 1 e Sierra Leone 1.

22 Giugno. Nuovi arrivi nella notte sulla costa calabrese di Roccella Jonica: 89 persone, tutti uomini di origine egiziana ad eccezione di 1 palestinese. Fra loro 66 minori. A bordo anche 6 scafisti, anch’essi di nazionalità egiziana, partiti presumibilmente dalla Cirenaica. Viaggiavano su un grosso peschereccio intercettato dagli assetti aerei nazionali e raggiunto, con un mezzo veloce della Guardia di Finanza, prima che trafficanti riuscissero a far perdere le loro tracce. Nel pomeriggio, una piccola imbarcazione con 5 persone è stata intercettata dalla Guardia di Finanza a circa un miglio da Marina di Andreano (LE). A bordo vi erano 4 migranti di origine srilankese e 1 di nazionalità pachistana. Sono stati subito soccorsi e scortati fino al porticciolo di Santa Maria di Leuca, dove sono avvenute le operazioni di identificazione e le visite mediche. Nessuno sembra aver riportato gravi conseguenze fisiche dovute al viaggio, a parte una forte disidratazione. Al termine delle operazioni, sono stati tutti accompagnati presso il centro di prima accoglienza Masseria Ghermi di Lecce.

23 Giugno. In Libia, la motovedetta PB P-301 della “Guardia Costiera” libica, intercetta e respinge a Tripoli 13 persone. Seguirà un secondo intervento della motovedetta Fezzan che catturerà altre 20 persone fra cui 3 bambine. Nazionalità dei naufraghi: Costa d’Avorio 10, Mali 4, Guinea 4 e Camerun 2.
Intanto, Medici Senza Frontiere (MSF) annuncia di essere costretta a sospendere temporaneamente in Libia le proprie attività nei centri di detenzione di Madani e di Abu Salim dopo i ripetuti atti di violenza contro rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente. Da febbraio infatti, i casi di maltrattamenti, abusi fisici e violenze contro le persone detenute in questi centri di detenzione sono progressivamente aumentati. In una sola settimana, il team di MSF ha assistito in prima persona e ricevuto segnalazioni di almeno tre eventi violenti che hanno causato gravi danni fisici e psicologici. Il 13 giugno, armi automatiche sono state sparate contro le persone detenute nel centro di detenzione di Abu Salim, causando diverse vittime. Nei sette giorni successivi all’incidente, è stato negato l’accesso degli operatori umanitari, sollevando preoccupazioni per via della mancanza di cure in supporto delle persone che soffrono di lesioni potenzialmente gravi e per i malati critici. L’aumento della violenza dall’inizio dell’anno è accompagnato da un aumento significativo del numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo intercettati in mare dalla “Guardia Costiera” libica. Ciò ha comportato un grave sovraffollamento dei centri e un deterioramento delle già deplorevoli condizioni di tali strutture. La maggior parte dei centri di detenzione manca di ventilazione e luce naturale; alcuni sono così sovraffollati che fino a quattro persone condividono un metro quadrato di spazio, costringendo a turno le persone a sdraiarsi e a dormire. Le persone rinchiuse nei centri non hanno accesso costante all’acqua pulita e alle strutture igieniche. Inoltre, migranti e rifugiati non ricevono cibo a sufficienza. Riescono a malapena a mangiare uno o due piccoli pasti al giorno, di solito un piccolo pezzo di pane e formaggio o un piatto di maccheroni che devono condividere tra tanti. Il personale sanitario di MSF ha osservato che in assenza di cibo, a volte le persone usano farmaci per controllare la fame. La mancanza di cibo nutriente a sufficienza ha fatto sì che alcune donne non siano in grado di produrre latte materno per nutrire i loro bambini. Una donna ha detto alle équipe di MSF che era così disperata di nutrire sufficientemente il suo bambino di soli cinque giorni che, ha cercato di dargli la sua razione di cibo solido in modo che non morisse di fame. In queste condizioni disumane, le tensioni spesso innescano escalation di violenza tra le guardie e le persone detenute arbitrariamente nei centri. MSF chiede, pertanto, la fine delle violenze e il miglioramento delle condizioni dei rifugiati e dei migranti intrappolati nei centri di detenzione di Mabani e Abu Salim. Ribadisce, inoltre, la sua richiesta di porre fine alla pratica di lunga data di detenzione arbitraria in Libia e di evacuare immediatamente dal Paese rifugiati, richiedenti asilo e migranti esposti a rischi mortali.

24 Giugno. La Guardia Nazionale tunisina intercetta al largo della costa di Ben Guerdane 267 persone su una barca sovraccarica e malridotta salpata da Zuwara in Libia la notte tra il 23 ed il 24 giugno. Nazionalità dei naufraghi: Bangladesh 264 e Egitto 3.
La motovedetta Fezzan della sedicente Guardia Costiera libica, intercetta e respinge a Tripoli 27 persone tra cui 3 donne e 2 minori. Nazionalità dei naufraghi: Mali 9, Camerun 6, Guinea 4, Costa d’Avorio 3, Siria 3, Sudan 2.

25 Giugno. In Etiopia uccisi in un attentato nel Tigray etiope tre giovani operatori umanitari di Medici Senza Frontiere. Maria Hernandez, cittadina spagnola di 35 anni, era una delle coordinatrici delle emergenze di MSF nel Tigray. Yohannes Halefom Reda e Tedros Gebremariam Gebremichael, entrambi etiopi e di 31 anni, erano assistente coordinatore e autista per l’ONG. “Erano lì per aiutare la popolazione ed è impensabile che abbiano pagato con la vita per questo”, ha dichiarato la ONG nel suo comunicato stampa. Il loro veicolo è stato ritrovato vuoto e i loro corpi senza vita a pochi metri di distanza. Nel Tigray continuano ad esserci numerosi abusi contro i civili. L’esercito federale etiope sta conducendo da novembre un’operazione nella regione che ha portato al rovesciamento delle autorità locali dissidenti del Fronte Popolare per la Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), dove da allora Addis Abeba ha installato un’amministrazione di transizione. Questa operazione militare si è trasformata in un conflitto di lunga durata, segnato da numerosi assalti e violenze contro i civili (massacri, stupri, sfollamenti di popolazione, ecc.). Martedì almeno 64 persone sono state uccise e altre 180 ferite in un mercato a Togoga, a nord-ovest di Mekele, la capitale della regione, in un attacco aereo dell’esercito etiope che afferma di aver preso di mira i combattenti ribelli. Il capo dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, lui stesso del Tigray, ha accusato venerdì le autorità di aver ucciso e ferito civili e di aver impedito alle ambulanze di accedere ai locali ed evacuare i feriti. Si stima che circa 900.000 persone stiano vivendo in condizioni di carestia e che altre milioni di persone sfollate siano ad alta vulnerabilità.

Ad Augusta approdano 26 persone partite dalla Libia il 22 Giugno a bordo di una piccola imbarcazione. I soccorsi da parte di un pattugliatore della Guardia di Finanza e di una motovedetta della Capitaneria di Porto a 45 miglia dalla costa, hanno altresì portato alla identificazione di due probabili scafisti di nazionalità egiziana, ora in stato di fermo.

26 Giugno. Alarm Phone lancia una richiesta di soccorso per un gruppo di 17 persone di differenti nazionalità in difficoltà nella zona SAR maltese. Fortunatamente, diverse ore dopo, si apprenderà che la Guardia Costiera italiana li ha soccorsi a 10 miglia dalla costa e scortati a Lampedusa. Nelle stesse ore a Crotone, l’ottavo sbarco dall’inizio del mese conduce 65 persone, tra le quali una donna incinta e diversi minori. Di questi, 51 migranti sono stati intercettati dalla Guardia di Finanza, mentre 14 sono stati bloccati dagli operatori della Questura nel mentre tentavano la fuga dalla imbarcazione madre. Sono in corso accertamenti su alcuni soggetti ritenuti scafisti dei due sbarchi. Nazionalità dei naufraghi: Siria, Iraq e Iran. In Libia, la motovedetta Fezzan, intercetta e respinge a Tripoli 201 persone, tra cui 12 donne e 5 minori. Nazionalità dei naufraghi: Mali 56, Sudan 46, Bangladesh 40, Somalia 22, Egitto 15, Etiopia 5, Costa d’Avorio 2, Pakistan 2, Gambia 1, Guinea 1, Nigeria 1. La motovedetta Ubari, intercetta e respinge a Tripoli altre 33 persone fra cui una donna. Nazionalità dei naufraghi: Siria 25, Camerun 4, Guinea Bissau 2, Costa d’Avorio 2.

27 Giugno. La Guardia Nazionale tunisina, in 3 diverse operazioni di soccorso, riporta in costa 178 persone e 2 corpi, tutti partiti dalla città costiera libica di Zuwara nella notte tra il 25 ed il 26 di giugno. Nella prima operazione hanno trasbordato, dal rimorchiatore tunisino Maridive 9 che li aveva soccorsi a nord est di Takarms, 102 persone fra i 15 ed i 45 anni (incluse 4 donne) e 2 corpi. Nazionalità dei naufraghi: Bangladesh 33, Etipia 32, Egitto 15, Mali 13, Costa d’Avorio 1, Siria 1 e Tunisia 1. Nella seconda operazione sono state soccorse 15 persone di età compresa fra i 21 ed i 40 anni, tutte provenienti dal Bangladesh. La barca su cui viaggiavano è stata soccorsa a 82 km a nord di Al-Kutf nel mentre imbarcava acqua. Nella terza operazione, sono stati soccorse 61 persone tra i 17 ed i 51 anni di diverse nazionalità: Bangladesh 35, Egitto 12, Eritrea 6, Somalia 1, Sudan 1, Etiopia 1, Mauritania 1 e Yemen 1.
In Libia, la motovedetta Ubari della cosiddetta Guardia Costiera libica, ha intercettato e respinto a Tripoli 92 persone, fra cui 13 donne e 6 minori. Nazionalità dei naufraghi: Etiopia 68, Eritrea 12, Sudan 12. La motovedetta Fezzan ha intercettato e respinto a Tripoli, in diverse operazioni di push-back, 271 persone tra cui 26 donne e 10 minori. Nazionalità dei naufraghi: Eritrea 90, Nigeria 57, Bangladesh 31, Sudan 28, Sierra Leone 19, Somalia 18, Marocco 15, Egitto 10, Mali 1, Gambia 1, Senegal 1.
A Lampedusa la Guardia Costiera ha soccorso 103 persone, tra cui 26 donne e 18 minori (5 non accompagnati) mentre a Santa Maria di Leuca la Guardia di Finanza scorterà a terra due imbarcazioni: una con 55 persone fra cui 3 donne e 5 minori, per lo più di nazionalità iraniana, pakistana, irachena e siriana; l’altra con sole 6 persone a bordo di nazionalità siriana ed irachena. Fra loro anche un ragazzo di 16 anni accompagnato da suo nonno.

28 Giugno. Un terribile naufragio si consuma al largo della località di El Aabed (Sfax) in Tunisia. Secondo le informazioni fornite da Ali Al-Ayari, portavoce della Guardia Marittima Nazionale tunisina, una motovedetta, supportata da una squadra di sommozzatori della Protezione Civile, hanno tratto in salvo 3 persone di origine sub-sahariana (2 uomini ed una donna), oltre ad aver recuperato i corpi di 9 donne. Non è al momento certo il numero delle persone a bordo dell’imbarcazione naufragata. Altre 39 persone sono state tratte in salvo nelle acque antistanti l’isola di Kerkennah. Fra loro 15 donne e 2 bambini. A Lampedusa arrivano 99 persone, 55 soccorse da una motovedetta della Guardia di Finanza e 44 da una motovedetta della Guardia Costiera. Tutti originari del Bangladesh. Fra loro, 7 persone sono state ricoverate presso il poliambulatorio dell’isola. In Libia si consuma un altro respingimento per procura: la motovedetta PB P-301 della “Guardia Costiera” libica, intercetta e riporta a Tripoli 33 persone fra cui donne e bambini di diverse nazionalità. Intanto, dopo quasi due mesi di stop tra quarantena e lavori di manutenzione, la Ocean Viking di SOS Mediterranee è ripartita dal porto di Marsiglia per raggiungere il Mediterraneo centrale. Nelle prossime settimane sarà l’unica nave umanitaria di ricerca e soccorso presente in area.

29 Giugno. A Lampedusa approdano 118 persone su tre natanti. Il primo barchino con a bordo 12 persone di nazionalità tunisina è stato intercettato da una motovedetta della Guardia di Finanza e condotto nel primo pomeriggio al Molo Favarolo. Poco dopo, la Guardia Costiera ne intercetterà un altro con 65 persone di origine sub-sahariana, tra cui 32 donne e 5 minori non accompagnati. In serata, è stato intercettato un terzo barcone di 10 metri a 19 miglia dalla costa. A bordo 41 persone di nazionalità tunisina, trasbordati dagli operatori della Guardia di Finanza che ha poi lasciato alla deriva l’imbarcazione su cui viaggiavano. In Libia, la motovedetta Ras Jadar della “Guardia Costiera” libica, intercetta e respinge 70 persone partite da Zliten a 160 km da Tripoli.

30 Giugno. Un terribile naufragio si consuma nella notte a 7 miglia da Lampedusa, dentro il confine delle acque territoriali italiane. Su un barchino di circa 8 metri, partito da Sidi Mansour, città portuale di Sfax, vi erano 63 persone. Recuperati 7 corpi, tutte donne, una delle quali in avanzato stato di gravidanza, almeno 10 dispersi e 46 superstiti. Il personale sanitario Cisom a bordo della motovedetta CP 312 della Guardia Costiera, ha dovuto rianimarne 5 di loro e stabilizzare 1 donna incinta. Un’altra donna, in condizioni parecchio critiche, è stata poi trasferita con urgenza al poliambulatorio dell’isola che però è sprovvisto di attrezzature per la rianimazione. La Capitaneria di Porto, in un comunicato spiegherà che, il natante si è capovolto prima dell’inizio delle operazioni di soccorso, probabilmente a causa dello spostamento improvviso delle persone stipate a bordo in pochissimo spazio. Tra i superstiti ci sono 29 uomini e 17 donne. Tra i dispersi molte donne ed un bambino. Da quanto sin qui ricostruito in queste concitate ore, i naufraghi sono originari del Burkina Faso, della Guinea Bissau, del Mali, della Costa d’Avorio e del Camerun. Intanto, la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo, per il momento a carico di ignoti, per il ribaltamento dell’imbarcazione naufragata ed il Procuratore Luigi Patronaggio sta valutando se disporre l’autopsia sui corpi delle vittime. Poco prima che si consumasse quest’ultimo naufragio, altre 256 persone (120+30+100+6), a partire dalle ore 3.30, raggiungevano Lampedusa a bordo di quattro imbarcazioni. Le prime 120 persone, di diverse nazionalità sub-sahariane, sono state intercettate a 14 miglia a sud dell’isola a bordo di una imbarcazione di 8 metri. I militari della Guardia di Finanza li ha trasbordati e lasciato alla deriva il natante. Le altre tre imbarcazioni hanno poi raggiunto autonomamente il Molo Favarolo. In serata, il veivolo SeaBird di Sea Watch International, avvista dall’alto la “Guardia Costiera” libica sparare e cercare di bloccare il motore con una corda di un barchino con 50 persone a bordo.

Si conclude tristemente anche il mese di Giugno in uno psicodramma politico fatto di rinvii, omissioni e silenzi assordanti sulla pelle degli altri. Mentre si continua a non voler prendere coscienza di ciò che avviene nel Mediterraneo, nuove crisi stanno sorgendo e su di esso si riverseranno. Pensiamo al nord del Mozambico, dove la violenza dei gruppi armati, la povertà, i cambiamenti climatici e altri fattori hanno provocato lo sfollamento di 700.000 persone o ai paesi del Sahel centrale, tra cui Burkina Faso, Niger e Mali, dove le medesime instabilità hanno spinto oltre 750.000 persone a fuggire dalle proprie case. E poi, naturalmente, l’Etiopia, dove la crisi del Tigray ha provocato fino a fino a 1 milione di sfollati interni e circa 60.000 persone che hanno attraversato il confine con il Sudan. Questo non è più il tempo per rimandare, occorre una risposta immediata per queste complesse emergenze che non si risolveranno voltandosi dall’altra parte.

Eleana Elefante

Giurista esperta in Advocacy & Communication dei Flussi Migratori del Mediterraneo Centrale.
Collabora con diverse NGO’s e Patners Europei nel Monitoraggio & Valutazione dei flussi migratori in linea con l’analisi geopolitica di aree geografiche quali il Nord - Africa ed il Medio-Oriente.