//

Pattuglie di confine greche picchiano e respingono migranti in Turchia con la forza

Daily Sabah, 29 giugno 2021

Persone migranti denudate dalle pattuglie di confine greche, in una località non identificata a Edirne, in Turchia, vicino al confine greco. 28 giugno 2021 (Materiale fornito dal Ministero della Difesa della Turchia).

Martedì 29 giugno il Ministero della Difesa della Turchia ha dichiarato che le forze dell’ordine hanno detenuto decine di migranti irregolari che erano stati sottoposti a perquisizioni corporali e picchiati da agenti greci oltre il confine.
Il ministero ha anche notificato che 42 migranti irregolari, tra cui 12 individui completamente nudi, sono in custodia nella provincia di Edirne vicino al confine greco.

Le pattuglie di confine hanno permesso ai migranti di transitare nell’area di Nazımbey Çiftliği per soddisfare alcune esigenze urgenti.

I migranti hanno raccontato alle autorità di confine turche che in territorio greco non hanno ricevuto né cibo né acqua, che hanno subito maltrattamenti e che le autorità greche li hanno costretti a spogliarsi e ad attraversare il confine in Turchia.
Stando al ministero, i migranti sono stati trasferiti al Comando della gendarmeria provinciale di Edirne.

Non è l’unica notizia di maltrattamenti di persone migranti a opera delle autorità greche.

La reazione greca ai migranti è stata finora molto dura: alcuni rifugiati sono stati uccisi e diversi altri picchiati, aggrediti e colpiti con gas lacrimogeni dalle autorità greche. Le autorità greche hanno anche cercato di affondare i gommoni con cui alcuni rifugiati tentavano di attraversare l’Egeo.

Le autorità della Turchia, che ospita quasi 4 milioni di migranti siriani, più di ogni altro Paese al mondo, sostengono che il Paese non possa gestire un’altra ondata di rifugiati.

Ankara ha più volte lamentato il mancato mantenimento da parte dell’Europa delle promesse contenute nell’accordo sui rifugiati tra UE e Turchia del 2016, che avrebbe dovuto sostenere le persone migranti e arginare nuove ondate migratorie.

Negli ultimi anni Turchia e Grecia sono diventati punti di passaggio chiave per le persone migranti che tentano di raggiungere l’Europa per sfuggire a guerre e persecuzioni e cominciare una nuova vita.

Diverse organizzazioni per i diritti umani e il governo turco hanno accusato la Grecia di respingimenti di massa e deportazioni sommarie, messi in atto senza permettere l’accesso alle procedure di richiesta d’asilo, il che costituisce una violazione del diritto internazionale. Accusano inoltre l’Unione Europea di chiudere un occhio davanti a quello che definiscono un palese abuso dei diritti umani.

I respingimenti sono considerati contrari agli accordi internazionali per la protezione dei rifugiati, secondo cui le persone non possono essere espulse o rimandate in un Paese dove la loro vita o la loro sicurezza potrebbe essere in pericolo a causa della loro etnia, religione, nazionalità o appartenenza a un gruppo sociale o politico.

Il 3 marzo l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che la pratica di respingimenti di migranti irregolari in Turchia da parte della Grecia costituisce una chiara violazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, della Convenzione europea sui diritti umani e della legge Europea.

Inoltre un’indagine congiunta di diverse testate giornalistiche internazionali, pubblicata ad ottobre, ha riportato che Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, è stata complice di operazioni di respingimenti marittimi finalizzate ad allontanare migranti che tentavano di entrare nell’UE attraversando acque territoriali greche. Un mese dopo la testata EUobserver, con sede a Bruxelles, ha rivelato uno scambio di lettere tra Frontex e le autorità greche riguardanti gli ordini di Atene di respingere i migranti in acque territoriali turche.