Afghanistan: “Date voce alle richieste e ai diritti della comunità LGBTQI afghana. I talebani non sono cambiati, sanno solo mentire meglio”

Intervista a Artemis Akbary, attivista LGBTQI afghano

Il ritorno dei talebani in Afghanistan, e la conseguente stretta delle libertà, metterà in serio pericolo la vita di tante persone, in particolare quelle appartenenti alla comunità LGBTQI.
A tal proposito, grazie alla collaborazione del Pink Refugees di Verona, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Artemis Akbary, attivista LGBTQI afghano, che vive in Turchia. Akbary è un presentatore radiofonico e produttore di “Radio Ranginkaman“, una stazione radio per le persone LGBTQI afghane e iraniane (per ascoltarla: clicca qui).

C’è qualche associazione o realtà LGBTQI in Afghanistan, che è sotto copertura,
in grado di aiutare le persone discriminate?

Sfortunatamente non esiste un’organizzazione per LGBTQ che li possa aiutare.

I canali umanitari potrebbero essere in grado di aiutare alcune persone a lasciare il Paese (cosa che di fatto sta già accadendo in questi giorni). Quale potrebbe essere una soluzione credibile per consentire a più persone la possibilità di espatriare?

Stiamo facendo del nostro meglio per aiutare le persone LGBTQI in Afghanistan a lasciare il paese; la maggior parte di loro non ha soldi per richiedere il visto e per questo stiamo raccogliendo fondi per loro con il sostegno della Queerkadeh Organization per aiutarli a ottenere il visto e comprare un biglietto per fuggire dall’Afghanistan.
Ho molti amici che sono vulnerabili in Afghanistan. Ad esempio c’è un uomo gay che ha perso una gamba a causa di una bomba e stiamo cercando di raccogliere fondi per fargli ottenere il visto del Pakistan o dell’Iran.
Inoltre stiamo cercando contatti con qualche organizzazione in Europa o in Canada che possa aiutare alcune persone LGBTQI vulnerabili.

Che tipo di pressione possiamo esercitare come attiviste e attivisti direttamente dai nostri Paesi?

Per prima cosa, dovete documentare le atrocità commesse dai talebani contro la comunità LGBTQI e raccontare al mondo la storia ed i problemi delle persone LGBTQI afghane.
Date voce alle richieste e ai diritti della comunità LGBTQI afghana.
Quindi, attraverso campagne su larga scala e manifestazioni pacifiche davanti ai parlamenti, chiedete ai vostri governi di fare pressione sui talebani per fermare la violenza e di non riconoscere il governo dei talebani.
È importante anche chiedere ai governi di concedere l’asilo per le persone LGBTQI afghane.

Cosa rischiano le persone LGBTQI ora che i talebani sono saliti al potere, quali sono le loro paure?

Con l’arrivo dei talebani i Queers afghani sono in grave pericolo. La morte li minaccia più di prima perché la punizione della “relazione tra persone dello stesso sesso” nel Corano (libro sacro dei musulmani) è la morte. I talebani si basano sul Corano ed in base a quello decidono come punire qualcuno.
I talebani governarono l’Afghanistan 21 anni fa, tra il 1996 e il 2001. A quel tempo uccisero molti gay e trans. Ad esempio nel 1998 nella provincia di Herat giustiziarono due giovani, uccisi a causa di una relazione omosessuale.
I talebani non sono cambiati perché la loro ideologia non è cambiata. La loro ideologia si basa sulla Sharia e sul Corano. E nella Sharia e nel Corano la punizione delle relazioni omosessuali è la morte!
In questo momento la maggior parte dei miei amici ha paura di loro. Non sanno cosa accadrà a loro in futuro e per questo si stanno nascondendo.
I talebani sono molto attivi sui social media come Twitter e Facebook, creano profili falsi e ingannano gli e le LGBTQI fingendo di essere membri di questa Community.
Giorni fa ho ricevuto un messaggio vocale da una persona che diceva che un suo amico gay è stato violentato da un soldato talebano. Ha detto che il soldato talebano ha ingannato il suo amico tramite Facebook.

I talebani non sono cambiati. Sanno solo mentire meglio.

In questi giorni stanno cercando di dire al mondo che sono cambiati e che non hanno problemi con i diritti delle donne o i diritti umani in generale, ma stanno dicendo bugie.

Che differenza c’è per le persone LGBTQI tra la situazione con l’ex governo e quella attuale con i talebani al potere?

Nel nostro governo precedente la punizione per le relazioni omosessuali era la prigione e la maggior parte delle volte il governo non prestava attenzione a gay e lesbiche. E la comunità LGBTQI aveva qualche piccola libertà. Anche recentemente alcuni media ed il quotidiano IN Afghanistan hanno scritto dei Queers afgani e li hanno sostenuti. Inoltre ho scritto un articolo sul giornale Etilaateroz sulla LGBTQI afghana.
Ma con l’arrivo dei talebani tutto cambierà. Le regole cambieranno. Come ho detto prima, la punizione per relazioni tra persone dello stesso sesso sarà la morte. E nessun media o altri mezzi di comunicazione potranno più parlare di LGBTQI.

Qual è l’appello che arriva dalla comunità LGBTQI dell’Afghanistan?

La più grande paura è di essere uccisi da parte dei talebani; paura di rivelare il proprio orientamento sessuale o identità di genere. Dovrebbero essere in grado di lasciare il paese facilmente. Deve essere rilasciato un visto speciale per l’uscita di emergenza delle persone LGBTQI afghane dall’interno dell’Afghanistan.
Dovrebbero anche aiutare i richiedenti asilo LGBTQI afghani fuggiti dall’Afghanistan in Iran e Turchia. In Turchia, ad esempio, i richiedenti asilo non hanno assicurazione sanitaria né
permessi di lavoro. Non ricevono alcun aiuto finanziario. Se vengono scoperti mentre lavorano, possono essere multati o espulsi.
Il popolo turco è omofobo ed ha ripetutamente attaccato omosessuali e transgender. Ad esempio, io e il mio compagno abbiamo subito violenze da parte del popolo turco. Anche il servizio di immigrazione turco non ci prende sul serio perché siamo gay e ci deridono!
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Possibile LGBTI+ per sostenere la richiesta degli e delle attivist* di afghanlgbt chiede al Governo italiano di garantire corridoi umanitari e l’asilo alle persone LGBTIQ+ e alle donne afghane.
Il portavoce Gianmarco Capogna ha indirizzato una lettera al Governo italiano alla quale abbiamo aderito e invitiamo a firmare: https://www.ilfirmamento.com/lgbti-afghanistan

Matteo De Checchi

Insegnante, attivo nella città di Bolzano con Bozen solidale e lo Spazio Autogestito 77. Autore di reportage sui ghetti del sud Italia.
Membro della redazione di Melting Pot Europa.