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Il traffico di documenti tra gli immigrati ad Atene: un’analisi etnografica

Elaborato di master di Chiara D'Ascenzo

Photo credit: La Luna di Vasilika (Atene, settembre 2020)

Università Ca’ Foscari di Venezia

Master in immigrazione
fenomeni migratori e trasformazioni sociali

Elaborato di Master

Il traffico di documenti tra gli immigrati ad Atene: un’analisi etnografica

Introduzione

L’idea di questo elaborato è nata agli albori della mia conoscenza con la città di Atene, che in modo graduale mi ha condotto nel ventre delle sue contraddizioni e delle sue resistenze.

Vuole proporsi come una riflessione che parte da un’esplorazione del microcosmo del volontariato e dell’intervento umanitario diretto ai rifugiati, che ho avuto modo di approfondire in Grecia e nello specifico ad Atene.

Ho vissuto e sento di continuare a vivere la città di Atene sia da soggetto attivo nella dinamica degli aiuti che da osservatore esterno: sono arrivata nella capitale ellenica come volontaria di un EVS (Servizio Volontario Europeo), e ci sono restata oltre la durata del progetto anche perché ho trovato molto materiale di lavoro che stimoli la mia coscienza critica e che mi permetta di coltivare una visione alternativa dell’Europa e di come le politiche potrebbero declinarsi se volessimo contribuire ad una società aperta, inclusiva, migliore. Vedo il fenomeno migratorio come portatore di molto materiale critico sulla realtà attuale ma anche come potenzialmente foriero di idee innovative per la società del futuro.

Il mio lavoro ad Atene è consistito nell’insegnare inglese ai rifugiati in un’associazione grassroots, interessante anche perché fondata da una donna keniana che in passato ha conosciuto la vita da migrante irregolare. Nell’associazione il mio ruolo era di coordinare i volontari arrivati da tutto il mondo per insegnare le lingue e proporre attività educative ai bambini. Nello spazio angusto di un locale sotterraneo, decine di volontari creavano incontri, cultura, arte, conoscenza, in un contesto che facilitava lo sbiadire dei classici ruoli di “noi” e “loro” e che univa le persone per il raggiungimento di obbiettivi, piccoli e grandi, comuni.

Nei miei quasi due anni di permanenza ad Atene ho avuto la possibilità di osservare la realtà da diversi punti di vista, spesso in scontro tra loro: dal punto di vista esterno al vissuto migratorio di cittadina europea di buona volontà attiva nel mondo del volontariato, ma anche un punto di vista più interno, di aiutante, schierata al fianco dei rifugiati.

Trovarsi a lavorare coi rifugiati per me ha significato inevitabilmente condividerne la quotidianità, diventarne amica e compagna; ho cercato e continuo a cercare di ritagliarmi un ruolo di aiutante, in varie storie personali che sembrano incontrare sul proprio cammino solo antagonisti e mostri.
 
Il mio lavoro si propone, forse in modo necessariamente velleitario, di aprire un dibattito su un fenomeno diffuso e pervasivo quanto ignorato dalla letteratura accademica e dal giornalismo; le ragioni di questa rimozione forse sono da trovarsi nel fatto che si tratta di un fenomeno difficile da afferrare, in continua mutazione e ad uno sguardo superficiale difficile da vedere in quanto scorre nel fiume sotterraneo dell’illegalità e che necessita di molto tempo per venire inquadrato e compreso.

Sto parlando del traffico di documenti e di “viaggi aerei” dalla Grecia verso l’Europa, perché per molti greci e per tutti i rifugiati “Greece is not Europe”.

Il mio auspicio è che in futuro questa realtà venga studiata in maniera scientifica perché sono certa che andando a fondo del fenomeno della compravendita dei documenti falsi si possa risalire a piccole e grandi corruzioni sino a trovare forse l’evidenza di profonde correlazioni tra il traffico di esseri umani e le politiche xenofobe e repressive dell’immigrazione.

Mentre scrivo, migliaia di persone in tutta la Grecia vivono per la strada, nella costante minaccia istituzionale, con la propria esistenza appesa ad un filo, coi propri diritti a repentaglio e con la speranza e la resistenza come uniche compagne.
In questo scenario di indefinitezza esistenziale quasi sempre l’unica speranza è portata dai trafficanti, che per qualche migliaio di euro possono farti uscire dalla Grecia e raggiungere un altro paese in cui restare più o meno a lungo, più o meno in pace. Questi trafficanti di documenti sono spesso richiedenti asilo o rifugiati originari dai paesi dei richiedenti asilo. Spesso sono molto inseriti nel tessuto sociale del paese europeo in cui operano e ne conoscono le lingue, le norme sociali e le leggi. Il loro principale lavoro è procurare passaporti e carte d’identità di paesi europei, siano originali o imitazioni, che permetteranno al viaggiatore privo di diritti di entrare nella fortezza europea. Spesso questi “agenti di viaggio” organizzano tutto il viaggio, procurando al “viaggiatore” sia i documenti che i biglietti di aereo con cui tentare di uscire dalla Grecia. Tutto ciò dipende dal prezzo che si può e si è disposti a pagare. Anche nel welfare sotterraneo il denaro è una componente discriminatoria nell’accesso a quelli che sono diritti fondamentali. Mi interesserà anche descrivere il sistema di varie garanzie che si possono acquistare, e come avvengono queste transazioni nella pratica.

Il mio lavoro si fonda sulla mia esperienza diretta, sull’ascolto dei racconti dei diretti interessati e dei volontari europei o dal passaporto “forte” che ho raccolto e su materiale foto-video che ho prodotto negli spostamenti da e verso la Grecia che ho rivisto in un secondo momento per cogliere aspetti che andassero oltre il mero vissuto emotivo.

Nella mia tesi che non vuole essere una ricerca esaustiva ma vorrebbe essere un report di un vissuto personale procederò con la descrizione di situazioni, come dei flash, storie personali che ho incontrato e vissuto in prima persona.
Questa esperienza diretta, amplificata dalla mia prossimità con le vittime di questo sistema mi ha mostrato quello che io credo il peggiore vulnus del sistema ovvero la assoluta discrepanza tra la teoria legale e la prassi corredata dall’imprevedibilità dell’agire della macchina burocratica e della polizia. Un richiedente asilo in Grecia si sente e di fatto è in balìa del caso più che di norme legali dai contorni definiti. L’apparente razionalità del Trattato di Dublino in realtà contiene al suo interno contraddizioni originarie ed incancellabili.

Nella mia esperienza questo vissuto mi ha condotto ad ampliare la riflessione, domandandomi sia dove il sistema europeo di asilo ha fallito e continua a fallire, ma anche su quale ruolo Ong e associazioni di volontariato dovrebbero avere se volessero agire come promotori di cambiamento e non come meri palliativi.
 
Credo che un nuovo corso nelle politiche migratorie possa nascere dal domandarsi in modo onesto: Quali sono i bisogni reali di queste persone? Di che aiuto hanno bisogno?

Le domande restano aperte ma spero che questo lavoro possa mostrare quelle che secondo me sono le falle più eclatanti del sistema, su cui inevitabilmente si innestano e continueranno a svilupparsi sistemi viziosi.

Spero inoltre di riuscire a dimostrare il paradosso assoluto del dovere ricorrere all’illegalità per poter godere di diritti fondamentali.
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