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Nella no man’s land tra Polonia e Bielorussia: 32 persone provenienti dall’Afghanistan bloccate da due settimane

Ellen Elias-Bursac, Are You Syrious? - 25 agosto 2021

Photo credit: Mikołaj Kiembłowski (23.08.2021, Usnarz Górny)

La Polonia è l’ultimo stato europeo ad aderire al club dei paesi che stanno costruendo recinzioni al confine che impediscono alle persone di entrare e di far valere effettivamente il loro diritto di chiedere asilo. Il ministro della Difesa polacco ha annunciato che un muro alto 2,4 metri sarà installato al confine con la Bielorussia, seguendo il modello della recinzione ungherese costruita nel 2015. In una conferenza stampa del 23 agosto, parlando dei rifugiati il ministro ha usato una retorica bellica e razzista. Una barriera di filo spinato di 100 km è già stata eretta nelle ultime settimane.


Nel frattempo non c’è stata nessuna svolta per il gruppo di circa 30 persone bloccate tra il confine polacco e quello bielorusso a Usnarz Górny. La polizia polacca non permetterà loro di entrare e l’esercito bielorusso non permetterà loro di tornare indietro.

Nelle ultime due settimane la situazione è rimasta invariata, anche se i migranti hanno chiaramente dichiarato la loro intenzione di fare richiesta di asilo in Polonia. Sono completamente privi di protezione dalla pioggia e dal freddo, e la polizia polacca impedisce a medici, giornalisti, avvocati e attivisti di raggiungerli per fornire supporto.

Il rappresentante dell’UNCHR in Polonia ha fatto un appello al paese, chiedendo di:
fornire a queste persone l’accesso al territorio, cure mediche immediate, assistenza legale e supporto psicologico e sociale. L’accesso al territorio e all’asilo dovrebbe essere concesso conformemente agli obblighi derivanti dalla Costituzione della Repubblica di Polonia e dal diritto nazionale e internazionale.

Mentre la situazione rimane in stallo, il deputato polacco Franek Sterczewski ha agito in prima persona cercando di sfondare la barriera della polizia per fornire al gruppo i rifornimenti urgentemente necessari.

Allo stesso tempo, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha ringraziato le guardie di frontiera polacche per la loro azione, e ha affermato che sono in piena conformità con la Commissione europea.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha tuttavia assunto una posizione diversa al riguardo. In una decisione provvisoria pubblicata mercoledì, la Corte ha ordinato alle autorità polacche e lettoni di “fornire a tutti i richiedenti cibo, acqua, vestiti, cure mediche adeguate e, se possibile, un rifugio temporaneo“. Tuttavia, la Corte ha affermato che ciò non deve essere inteso come una richiesta “che la Polonia o la Lettonia lascino entrare i richiedenti nei loro territori“. La Corte inoltre ha osservato che questa decisione è stata presa in conformità con il fatto che “gli Stati contraenti hanno il diritto, in base al diritto internazionale consolidato e fatti salvi i loro obblighi derivanti dai trattati, compresa la Convenzione, di controllare l’ingresso, il soggiorno e l’espulsione degli stranieri“.

Quest’ultima nozione suscita timori che la Corte possa ancora una volta seguire una linea di argomentazione che di fatto rafforza i confini e indebolisce i diritti dei rifugiati, come ha fatto in precedenza in altri casi.