Omofobia e discriminazioni: il Ghana di Nana Akufo-Addo

Nel Paese una nuova legge punisce le relazioni tra persone dello stesso sesso e chi difende i diritti LGBTQ+

Photo credit: Pink Refugees, Verona

La notizia della imminente approvazione di una legge omofoba in Ghana ha fatto il giro del mondo senza destare un grande scalpore; c’è, forse, una sorta di assuefazione, che coinvolge in particolare il mondo occidentale, quando si parla di discriminazioni nei confronti dei diritti LGBTQ+. Assuefazione che si trasforma in sprezzante superiorità quando la negazione delle libertà personali avviene in quelli che per anni sono stati definiti “Paesi del Terzo Mondo”, concetto novecentesco di divisione del pianeta tout court.

A casa nostra ognuno è libero di fare ciò che vuole!“. Un assunto che nasconde però le tante discriminazioni subite dalla comunità LGBTQ+ nei paesi europei e in particolare in Italia (dove il tradizionalismo e il machismo imperanti evitano la promulgazione di una legge che già molti considerano superata).

Il Ghana, governato dal 2017 da Nana Akufo-Addo, presidente rieletto lo scorso anno 1 nonostante l’accusa di brogli, ha attualmente in vigore una legge che punisce con tre anni di carcere le relazioni tra persone dello stesso sesso 2. Il probabile inasprimento, un disegno di legge chiamato “Promozione degli adeguati diritti umani in ambito sessuale e dei diritti della famiglia ghanese”, prevede una pena detentiva che può arrivare a dieci anni di carcere sia per le persone LGBTQ+ sia per chi difende i loro diritti esprimendo solidarietà attraverso sostegno sociale o medico alla comunità.

Nonostante l’articolo 21 della Costituzione ghanese garantisca il diritto e la libertà di espressione, associazione e riunione, il 20 maggio di quest’anno 21 persone sono state arrestate per tre settimane e accusate di aver organizzato un’assemblea illegale sotto l’egida di Rightify Ghana, volta all’educazione di assistenti legali per garantire supporto alla comunità LGBTQ+. I media ghanesi hanno più volte sottolineato l’omosessualità delle persone coinvolte come una pena vergognosa e incontestabile.

Prima della salita al potere di Nana Akufo-Addo, almeno a parole, appellandosi alla Costituzione ghanese, il governo si era impegnato a proteggere le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+. La “saldatura” tra brutalità della polizia, influenza delle istituzioni religiose (tra cui gruppi di conservatori cristiani) e una campagna di condanna tra i media locali ha portato ad una legislazione sempre più oppressiva e discriminatoria attraverso una vera e propria “caccia alle streghe” che porta sempre più persone ad emigrare nella speranza di trovare protezione.

Nonostante una campagna di denuncia via social network, volta a fare pressioni sul governo di Nana Akufo-Addo, l’intolleranza continua a comprendere matrimoni forzati, stupri correttivi e terapie di conversione.
The Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanian Family Value Act, discusso in parlamento il 24 luglio, apre di fatto alla violenza “legalizzata” contro la comunità LGBTQ+ e alle attiviste e attivisti che supportano suddetta comunità.

E., dal Ghana fino a Verona e l’attivismo con il Pink Refugees

Abbiamo chiesto ad E., un rifugiato ghanese membro del Pink Refugees di Verona, di raccontarci quanto è grave la situazione nel suo paese e di come è peggiorata la situazione delle persone LBGTQ+ in questi ultimi 5 anni, ovvero da quando è presidente Nana Akufo-Addo.

E. ci ha trasmesso un quadro drammatico. Ci ha raccontato che fino a 5 anni fa le persone LBGTQI+ godevano di una certa tranquillità e che nella capitale Accra c’erano anche delle discoteche gay, sia pure da frequentare con una certa discrezione. Ma dal 2017 la situazione è tragicamente peggiorata. Le discoteche sono state chiuse e anche le associazioni hanno avuto grossi problemi a causa dell’ondata repressiva del governo di Nana Akufo-Addo.

La legge che punisce le relazioni tra persone dello stesso sesso, già in vigore, nelle intenzioni del governo vedrà inasprire la pena da tre a dieci anni. La polizia si introduce con falsi profili nelle chat di incontri e adesca le persone omosessuali per poi arrestarle. Una vera caccia al mostro supportata dalla complicità dei media che fomentano l’odio verso le persone LBGTQI+, additate come sataniche (posizioni non poi così distanti da quelle di gruppi integralisti cattolici e di una fetta di personaggi politici italiani).

I dieci anni di carcere previsti si ispirano chiaramente ai quattordici in vigore in Nigeria. Nell’opinione di E. quattro paesi africani, Ghana, Nigeria, Burkina Faso e Costa D’Avorio, si stanno allineando in un accordo non ufficiale sulla questione LGBTQI+ . “Sull’inasprimento della legge c’è molta preoccupazione anche perché andrebbe a colpire chi dall’esterno sostiene le persone LGBTQI+“, ci dice.
“E’ una situazione che naturalmente angoscia E. , ma anche noi di Pink Refugees, che dall’Europa accogliamo, probabilmente ci troveremo ad accogliere sempre più richiedenti asilo gay, lesbiche e trans ghanesi, dando per ammesso che riescano a fuggire e superare le barriere della fortezza Europa“, afferma il gruppo veronese.

Alcune nazioni, come ad esempio la Germania, stanno infatti concedendo sempre più visti a persone LGBTQI+ ghanesi e paesi come il Canada o l’Australia stanno riducendo gli aiuti umanitari ai paesi africani che continuano a perpetrare discriminazioni contro la comunità LGBTQI+. L’Italia, come spesso accade, rimane in silenzio.

La situazione, in Africa, è, purtroppo, in continuo peggioramento.

Il gruppo Pink Refugees è composto al 90% da persone LGBTQ+ nigeriane che ci raccontano che se anche la legge contro l’omosessualità non fosse in vigore, ci penserebbe la popolazione a ucciderle per strada, come avveniva prima del 2014, e che per molti di loro è preferibile farsi arrestare dalla polizia che finire linciati da una folla inferocita.

A guardarla da qui, una realtà spaventosa che crediamo non venga ancora compresa dalle autorità italiane, che spesso giudicano situazioni che non hanno approfondito attraverso leggi sterili e una mentalità di stampo coloniale.

  1. https://www.nigrizia.it/notizia/quattro-anni-in-salita
  2. Si vedano le COI citate nella sentenza “Nel Paese le persone LGBT sono apertamente oggetto di discriminazione e violenze da parte della società” – https://www.meltingpot.org/Ghana-status-di-rifugiato-Nel-Paese-le-persone-LGBT-sono.html

Matteo De Checchi

Insegnante, attivo nella città di Bolzano con Bozen solidale e lo Spazio Autogestito 77. Autore di reportage sui ghetti del sud Italia.
Membro della redazione di Melting Pot Europa.