Illustrazione: Tala Gryzda

La Polonia verso l’abolizione del diritto all’asilo e i «push-back» legali

Negli ultimi giorni 4 persone sono morte al confine tra Polonia e Bielorussia

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Queste morti avrebbero potuto essere evitate. Non sono vittime di un tragico destino, ma di una scelta politica disumana ed illegale, fatta di rastrellamenti e deportazioni. Una politica progettata dal Ministero dell’Interno e attuata dalla Guardia di frontiera. Una politica che, se non cambierà, produrrà sempre più vittime.
Il Ministero dell’Interno e il governo, la Guardia di Frontiera, tutti i deputati che hanno votato venerdì gli emendamenti alle leggi destinate a sancire legalmente le deportazioni e le retate: avete le mani sporche di sangue
”.

E’ con queste parole che inizia il messaggio di denuncia che diverse associazioni e organizzazioni polacche hanno pubblicato dopo la notizia della morte di 4 persone (tre uomini e una donna) al confine tra Polonia e Bielorussia.

Dall’introduzione dello stato di emergenza temevano quello che è poi effettivamente successo: “Oggi (domenica 19 settembre n.d.R.), tre persone provenienti dall’Iraq sono state trovate vicino a Gib (distretto di Sejny in territorio polacco). Due sono attualmente in ospedale. La terza persona è morta di ipotermia. C’erano 3 gradi nella zona questa mattina”.

La guardia di frontiera ha anche comunicato altre due vittime trovate nella stessa giornata a Kuźnica Białostocka e Bobrownikach, nella zona di confine.
Nella stessa giornata le autorità bielorusse hanno poi dato notizia del ritrovamento nel villaggio di Lesnoe nella regione di Grodno, del corpo senza vita di una donna irachena a un metro dal confine bielorusso-polacco.

Vicino al corpo c’erano tre bambini tra i 7 e i 15 anni, oltre a un uomo e una donna anziana. Hanno detto che erano stati costretti a camminare fino al confine e poi ad attraversare il confine polacco-bielorusso a piedi sotto la minaccia delle armi“. Dichiarano che ci sono tracce di trascinamento del cadavere in Bielorussia.
Casi in cui la guardia di frontiera polacca spinge i rifugiati dalla parte bielorussa vengono confermati anche dalle testimonianze delle persone in transito raccolte dalle organizzazioni per i diritti dei migranti e dalla stampa.
Ogni giorno al confine polacco avvengono respingimenti illegali: le persone vengono cacciate di notte in mezzo alla foresta, spinte oltre il confine nelle mani dei soldati bielorussi”, denunciano gli attivisti.

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Verso la fine del diritto all’asilo e la legalizzazione dei “push-back”?

Il 17 settembre il Sejm (la camera bassa del Parlamento) ha approvato le proposte di modifica della legge sugli stranieri e della legge sulla concessione della protezione internazionale nel territorio della Repubblica di Polonia. Le norme regolano la detenzione dei cittadini non comunitari immediatamente dopo aver attraversato la frontiera polacca, che è la frontiera esterna dell’UE, senza visto di ingresso.

Il governo giustifica queste misure come una risposta all’attuale situazione migratoria sul confine polacco-bielorusso per consentire un più efficiente svolgimento dei procedimenti in caso di attraversamento “illegale” del confine e per promuovere la sicurezza e la protezione dell’ordine pubblico. Nei fatti rappresentano un scempio giuridico che viola sia le disposizioni del diritto internazionale sul diritto di asilo sia le disposizioni della Costituzione polacca.

I presupposti dei progetti di modifica della legge sugli stranieri e della legge sulla concessione della protezione sul territorio della Polonia violano i principi del diritto d’asilo dell’UE. Possono anche essere usati per espellere illegalmente dal territorio della Polonia gli stranieri che hanno diritto alla protezione internazionale” sostiene la Fondazione Helsinki per i diritti umani.

Forti obiezioni a questi emendamenti sono state espresse dalle associazioni che lavorano a supporto delle persone migranti e anche dall’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR), dall’UNHCR Polonia, così come dalle ONG Helsińska Fundacja Praw Człowieka e Stowarzyszenie Interwencji Prawnej.

Il sito uchodzcy.info spiega nel dettaglio cosa potrebbe cambiare rispetto all’attuale normativa: “Secondo la legge in vigore finora, se uno straniero attraversava il confine polacco, che è la frontiera esterna dell’UE, veniva trattenuto dalla Guardia di frontiera in un centro chiuso e poi veniva avviata la procedura di rimpatrio (che è una procedura amministrativa, il che significa che può essere impugnata in tribunale). Se lo straniero dichiarava di voler fare richiesta di asilo, la procedura per la concessione della protezione internazionale doveva essere avviata subito.

Secondo gli emendamenti proposti dal Ministero, una persona fermata dopo aver attraversato la frontiera in un luogo non destinato a questo scopo sarà sottoposta a una procedura semplificata. La guardia di frontiera, dopo aver redatto un protocollo appropriato, emette un ordine di lasciare il territorio della Polonia. L’ordine viene eseguito immediatamente e non può essere impugnato. Il comandante della guardia di frontiera può anche emettere un divieto di reingresso in Polonia e nello spazio Schengen per un periodo che va da 6 mesi a 3 anni”.

Secondo l’analisi del sito di informazione nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle migrazioni, se le proposte di modifica saranno approvate anche al Senato, l’Ufficio per gli stranieri potrà anche decidere di lasciare in sospeso una domanda di protezione internazionale. L’eccezione alla nuova legge può avvenire solo nel caso in cui lo straniero “proviene direttamente da un territorio in cui la sua vita o la sua libertà era minacciata dal pericolo di persecuzione o dal rischio di danno grave” e motivi in modo credibile perché ha attraversato la frontiera al di fuori del posto di frontiera. “Come sappiamo, tuttavia, la Bielorussia non è considerata un paese pericoloso dal governo polacco”.

La disposizione proposta che permette di non prendere in esame la domanda di protezione internazionale viola una serie di disposizioni fondamentali della legge sull’asilo”, chiarisce in un dettagliato commento Tadeusz Kołodziej, avvocato del Centro di assistenza agli stranieri, gestito dalla Fondazione Ocalenie.

Perché i cambiamenti proposti sono una bolla legale? si domanda uchodzcy.info. “Il progetto viola uno dei principi più importanti del diritto umanitario: il principio di “non respingimento”. Il “non respingimento” proibisce il ritorno dei richiedenti asilo in un paese dove la loro libertà o la loro vita può essere minacciata. Gli emendamenti alla legge permettono di rimpatriare le persone che hanno attraversato illegalmente il confine.

Nel frattempo, una gran parte dei rifugiati – compresi quelli che hanno già trovato rifugio in Europa – attraversano o hanno attraversato illegalmente l’UE. Sono semplicemente le circostanze che li costringono a farlo – nel caso della Polonia anche se le persone dichiarano la volontà di chiedere la protezione internazionale, gli interventi della Guardia di frontiera non lasciano passare la stragrande di loro”.

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Lo stato di emergenza e il diritto all’informazione

La decisione di prolungare lo stato di emergenza non è ancora stata presa, ma dalle dichiarazioni del primo ministro Mateusz Morawiecki si deduce che continuerà.

Intanto diverse decine di testate giornalistiche, che dal giorno della dichiarazione dello stato di emergenza non possono più avere accesso all’area di confine hanno firmato l’appello “Giornalisti alla frontiera“.

Lo stato di emergenza introdotto dal governo di “Destra unita” su tutta la lunghezza del confine polacco-bielorusso – scrivono le 30 redazioni più importanti del paese – esclude la libera attività dei media e delle organizzazioni umanitarie. E’ un chiaro segnale che è la nostra presenza ad essere scomoda per il governo.

Affermiamo che le azioni delle autorità sono contrarie al principio della libertà di parola e costituiscono una manifestazione di ostruzione del lavoro dei giornalisti e di soppressione della critica giornalistica contraria alla legge sulla stampa.
Informiamo le autorità della Repubblica di Polonia e l’opinione pubblica che non siamo d’accordo con il divieto ai giornalisti di lavorare nelle zone di confine. Ci priva della possibilità di compiere la missione della nostra professione e nega al pubblico il diritto costituzionale all’informazione
”.

Le autorità sostengono che la situazione alla frontiera rappresenta una minaccia per la Polonia” si sottolinea dalla redazione di Oko.press. “Tanto più necessaria è la presenza dei media (e delle organizzazioni sociali), che sono obbligati a presentare al pubblico una valutazione indipendente degli eventi, compresa la condotta delle autorità, tra l’altro informando se gli stranieri che si sono trovati alla frontiera sono trattati secondo i principi di umanità e di diritto internazionale“.

Su quanto accade al confine tra Polonia, Lituania e Bielorussia, l’opinione pubblica si può solo affidare alle comunicazioni ufficiali governative e della Guardia di frontiera, che spesso sono volutamente imprecise e omissive. Di fatto è impedita la possibilità di accertare i fatti e di monitorare se vengono violati i diritti delle persone.

A proposito, che ne è dei 32 richiedenti asilo afghani bloccati a Usnarz Górny?

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Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.