Manifestazione "Stop tortura alla frontiera" (Polonia, Varsavia - 17 ottobre 2021) Photo credit: Rodziny Bez Granic
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Polonia: il Parlamento approva la legge sui “push-back legali” e la fine del diritto all’asilo

Nel paese cresce la mobilitazione contro le torture perpetrate al confine con la Bielorussia

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Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.21)
Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.21)

Nel paese cresce la mobilitazione contro le torture perpetrate al confine con la Bielorussia

Audio tratto dal video di Monika Bryk pubblicato su Krytyka Polityczna

Hello?
Please we are in the jungle right now
We are too cold
We don’t know what we can do
Please help us
This is my location
So, we are waiting someone help us
Please, please
My child, my child is too cold
It’s freezy
Please
Why the goverment from Poland do like this?
Why they are deporting us?
We don’t do anything

Si nascondono tra i cespugli nelle zone boschive al confine tra Polonia e Bielorussia, tra loro ci sono minori e neonati, donne e persone anziane. Arrivano dall’Iraq, Afghanistan, Siria, Turchia e altri paesi dove sono minacciati dalla guerra, dalla persecuzione, dalla violenza e dalla povertà.
Rischiano di morire per il freddo e la fame, senza acqua, hanno solo i loro pochi averi in uno zaino.

Le guardie di frontiera bielorusse li spingono verso la Polonia, quelle polacche verso la Bielorussia. Le organizzazioni umanitarie e solidali provano a cercare i gruppi di persone nascoste tra i cespugli, offrono una tazza di tè, qualcosa da mangiare, una coperta per proteggerli dal freddo.

Lungo il confine orientale dell’Unione Europea si muore (ad oggi 7 persone hanno perso la vita) e centinaia di persone si rifugiano in mezzo ai boschi fino a quando arriva la guardia di frontiera polacca, li carica su un mezzo e li porta via. Ma dove?
Lo stato di emergenza introdotto dal governo di “Destra unita” su tutta la lunghezza del confine polacco-bielorusso è stato prorogato fino alla fine di novembre, rendendo molto difficile sia il lavoro di monitoraggio e soccorso delle e degli attivisti che il lavoro degli organi di informazione.

Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.2021)
Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.2021)

Marianna (nome di fantasia) che insieme a un gruppo di amici gestisce interventi di soccorso civico vicino al confine bielorusso sta raccontando a Okopress (sempre che riesca ad evitare l’arresto) ciò che vede 1. A chi riescono ad incontrare fanno firmare la delega per l’avvio della procedura d’asilo.

«Li cerchiamo per forse un’ora, perché il posto dove dovrebbero essere è assurdo – un ciuffo di cespugli fangosi vicino alla strada. Ascoltiamo, cerchiamo tracce e allo stesso tempo agitiamo i nostri cesti di funghi per giustificare la nostra presenza in questo bosco dove i funghi non ci sono.
Finalmente ci hanno sentito. 10 giovani uomini, anzi ragazzi. Quasi blu per il freddo, bagnati fradici, congelati. Alcuni non hanno scarpe, sono a piedi nudi, altri in infradito. Uno senza dita dei piedi. Hanno cercato di scappare, ma ora non sono nemmeno in grado di camminare.
M. corre a prendere vestiti e cibo, io resto solo con i ragazzi e cerco di spiegare come possiamo aiutarli (per quel poco che possiamo fare).
“Signora, ci porti nel suo ufficio! Bielorussia no! Per favore, la Bielorussia no!”. – implorano.
Spiego lentamente che l’unica cosa da fare è avviare la procedura d’asilo. Poi andranno in un centro di detenzione. “Sì, sì – gridano – portateci in prigione!”.
Finalmente arriva l’ambulanza. Insieme alla guardia, il soccorritore dagli occhi tristi si avvicina. Trova tutti e 10 gli uomini in ipotermia. Chiedo se poi li porteranno in ospedale.
Dopo aver consultato la guardia di frontiera, tuttavia, si scopre che la mia immaginazione non era sbagliata – solo uno degli uomini andrà in ospedale. Perché? Non lo sappiamo, cerchiamo di convincerli, ma senza successo. Più tardi ne prenderanno altri due
».

Photo credi: Fondazione Ocalenie
Photo credi: Fondazione Ocalenie

Il 14 ottobre 2021 2, il Sejm (il Parlamento polacco) ha approvato un emendamento alla legge sugli stranieri, che di fatto legalizza le pratiche usate dalle guardie di frontiera polacche al confine con la Bielorussia, cioè le decisioni arbitrarie di spingere le persone fuori dal confine polacco senza una considerazione sostanziale delle loro richieste di asilo e protezione internazionale: i cosiddetti pushback.
Allo stesso tempo, il Sejm ha respinto un emendamento del Senato, che stabiliva che le famiglie con minori potessero impugnare la decisione di espulsione.

Secondo l’emendamento adottato dal Sejm e dal Senato, una persona fermata dopo aver attraversato illegalmente la frontiera esterna dell’UE (cioè la frontiera con la Russia, la Bielorussia e l’Ucraina) può essere immediatamente riportata alla frontiera e temporaneamente vietata l’entrata in Polonia. Anche se tale persona dichiara di voler richiedere la protezione internazionale. Chi deciderà su questo? Il comandante della guardia di frontiera.

Quel che è peggio, la legge permette all’Ufficio per gli stranieri di lasciare in sospeso una domanda di protezione internazionale, a meno che lo straniero non provenga direttamente da uno Stato in cui è perseguitato (ma nel novero di questi paesi non rientra la Bielorussia). Inoltre può essere vietato l’ingresso nell’area Schengen per un periodo compreso tra sei mesi e tre anni.

Si tratta di una legalizzazione dei pushback, che finora la guardia di frontiera ha usato illegalmente.

Contro queste modifiche della legge sugli stranieri e della legge sulla concessione della protezione internazionale nel territorio della Repubblica di Polonia, si sono alzate le forti critiche di avvocati e giuristi perché violano sia le disposizioni del diritto internazionale sul diritto di asilo sia le disposizioni della Costituzione polacca.

In questo quadro di vergognosa cancellazione dei diritti si inserisce un ulteriore elemento: il finanziamento per 368 milioni di euro (1,6 miliardi di PLN) per la costruzione di una barriera al confine tra Polonia e Bielorussia, già annunciata nei mesi scorsi.

Il 14 ottobre il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una legge speciale per il finanziamento di quella che il disegno di legge descrive come una “recinzione permanente e alta, dotata anche di un sistema di monitoraggio e di rilevamento del movimento“. I 112.985 metri di filo spinato a spirale e gli altri 123.891 metri di recinzione non sono stati sufficienti per fermare il flusso, ha dichiarato Maciej Wąsik, ministro per gli Affari interni.
Ma «le informazioni sulla costruzione, la protezione e i parametri tecnici della barriera non costituiscono informazioni pubbliche e non sono soggette a divulgazione in base a regolamenti separati».
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Nonostante la propaganda “anti immigrazione” sostenuta dal governo e il “coprifuoco” nelle zone di frontiera, alcune associazioni, gruppi e ONG che operano a supporto delle persone migranti si stanno mobilitano 3 per chiedere la fine di quelle che definiscono vere e proprie torture al confine. Domenica 17 ottobre si è svolta una grande manifestazione a Varsavia 4. «Nella Polonia libera e relativamente ricca, a 250 km dalla capitale di questo paese, la gente muore di freddo, fame e sete – ha detto nel suo intervento un’attivista della Fondazione Ocalenie -. Di notte, al buio e al freddo, le forze polacche – le guardie di frontiera, l’esercito – portano la gente nella foresta, nelle paludi… Li lasciano in balia di un regime sanguinario in un paese vicino dal quale, in questa particolare situazione, non siamo molto diversi. E nessuno di noi, cittadini della Polonia, dovrebbe sentirsi bene in questo momento».

Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.2021)
Photo credit: Maciej Moskwa | Testigo Documentary (Polonia, 9.10.2021)

Grazie a Marianna, torniamo sul confine, in mezzo ai boschi. Sono parole crude, forti.

«Improvvisamente, sentiamo una macchina e vediamo delle luci. È la guardia di frontiera. “Scendi – sibila M. – togliti gli occhiali e nasconditi la faccia”.

Ci nascondiamo e aspettiamo. La guardia sta setacciando la foresta con le luci, ma non molto attentamente. Passa un momento e l’auto si allontana. Continuiamo. Questo accadrà altre due volte. Dopo un’ora e mezza siamo quasi arrivati. Ancora una foresta, ma molto più rada, si possono vedere le lunghe ombre degli alberi e il terreno a pochi metri. Cerchiamo di camminare il più silenziosamente possibile, non siamo lontani dal confine. Un profondo silenzio ci circonda.

Improvvisamente sento, molto vicino, il grido stridulo di un bambino. Mi muovo più velocemente, quasi corro, la luna mi brilla dritta in faccia.

“Basta”, grida M. in un sussurro. Sento di nuovo piangere A. È dall’altra parte del confine, in Bielorussia, non lontano da me.

Ancora oggi non sappiamo cosa stia succedendo alla piccola A., ai suoi parenti. Ha trovato sua madre? È ancora viva?».

Photo credit: PSTRO. Małgorzata Romanowska (Manifestazione a Varsavia, 17.10.21)
Photo credit: PSTRO. Małgorzata Romanowska (Manifestazione a Varsavia, 17.10.21)

«Non possiamo accettare che le persone muoiano nelle foreste, dobbiamo aiutarli a sopravvivere». Kamil Syller è un avvocato che vive a 5 chilometri dal confine e spiega il senso dell’iniziativa che ha lanciato alla gente del posto. Accendere una luce verde fuori dalle proprie abitazioni per segnalare che lì possono bussare per avere un supporto, qualcosa da mangiare, medicare le ferite, bere un tè caldo e vestiti puliti.
«Questa idea è nata dalla nostra impotenza, perché le persone preferiscono rimanere nella foresta piuttosto che chiedere aiuto, anche a rischio di morire di ipotermia. Questa è la loro scelta perché hanno il terrore di essere trasportati di nuovo in Bielorussia», scrive Syller sulla pagina social in cui promuove la campagna dove si pubblicano post in inglese, polacco e arabo.
«Green light è un gesto civico dal basso nella zona di confine.
La luce verde è una vergogna per chi rimane indifferente
».

Documenti allegati

  1. Qui la raccolta di testimonianze di Marianna pubblicate da OkoPress
  2. Sejm przyjął ustawę o wywózkach na granicę. I odrzucił poprawkę o dzieciach“, Magdalena Chrzczonowicz (Okopress, 14 ottobre 2021)
  3. Manifestazione del 17 ottobre a Varsavia
  4. Guarda le fotografie di AP.ART

Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.