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Rapporto COI “Croazia – La rotta balcanica”

A cura della Clinica Legale Roma Tre

Il Rapporto COI (Country of Origin Information) Croazia – La rotta balcanica, redatto in italiano, con introduzione in italiano ed in inglese, è il primo di una serie di tre pubblicazioni incentrate sulla c.d. rotta balcanica, frutto di un progetto tra la Clinica Legale Roma Tre e la Clinica Legale “Coesione e diritto” dell’Università di Catania, che ha sottoposto a peer review il Rapporto Croatia Country of Origin Information (COI). Gli altri due rapporti COI riguarderanno Slovenia e Bosnia ed Erzegovina e saranno pubblicati a breve.

Il Rapporto sulla Croazia offre informazioni pubbliche, oggettive, verificabili e recenti sulla gestione delle frontiere in Croazia (compresi i rapporti transfrontalieri tra le autorità croate, slovene e bosniache e le violazioni commesse dalle autorità croate nei confronti dei migranti che percorrono la c.d. rotta balcanica) sul sistema di accoglienza croato, sulla tratta, sulla libertà dei media e sulle condizioni dei gruppi migranti vulnerabili.

La Clinica Legale Roma Tre si occupa di progetti volti a promuovere il rispetto dei diritti umani, compresa la redazione di Rapporti COI, a supporto dei giudici della Sezione Specializzata sull’immigrazione del Tribunale di Roma, in merito alle controversie relative al riconoscimento della protezione internazionale.
La Clinica opera anche come legal aid legal clinic e partecipa a contenziosi strategici. In quest’ultima veste, ha partecipato a procedimenti e quasi-procedimenti di fronte alla Corte penale internazionale, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, al Comitato ONU per l’eliminazione di ogni di discriminazione nei confronti delle donne e all’Ombudsperson del Comitato delle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

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Executive summary in italiano

Il presente rapporto analizza l’attuale situazione dei migranti lungo il segmento croato della c.d. “rotta balcanica”, con l’obiettivo di fornire informazioni rilevanti ai fini della determinazione del loro status di protezione in Italia.
Il rapporto è strutturato in due parti. Da una parte, esso offre una panoramica generale sul contesto politico, economico e sociale croato; inoltre, descrive in termini generali l’ordinamento giuridico e istituzionale in Croazia, incluso l’ordinamento delle forze di polizia. Dall’altra, il rapporto analizza nove questioni specifiche attinenti al trattamento dei migranti, come segue.
Primo, il rapporto descrive le norme rilevanti dell’ordinamento giuridico croato, in particolare quelle che regolano l’accesso al territorio. Inoltre, esso descrive le disposizioni degli accordi bilaterali sulla riammissione informale conclusi dalla Croazia con due Stati confinanti, ossia la Slovenia e la Bosnia.
Secondo, il rapporto guarda all’attuazione delle norme citate, volgendo in particolare l’attenzione sulla situazione lungo i confini croato-sloveni e croato-bosniaci. In particolare, il rapporto offre informazioni circa una serie di violazioni dei diritti umani attribuibili alla Croazia, ivi incluse violazioni di: divieto di espulsioni collettive; obblighi negativi e positivi derivanti dal principio del non-refoulement; divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti, inclusa la violenza sessuale; diritto alla vita privata e familiare. Il rapporto nota le azioni adottate dalle autorità croate in esecuzione degli obblighi di prevenzione e repressione in relazione alle menzionate violazioni.
Terzo, il rapporto analizza il sistema croato di accoglienza dei migranti, soffermandosi in particolare: sulle norme rilevanti; le condizioni nei centri di accoglienza e detenzione, ivi incluse le strutture presenti in frontiera – in relazione alle quali si evidenziano standard inferiori rispetto a quelli previsti a livello CoE.
Quarto, il rapporto offre informazioni sull’accesso alle procedure di asilo per i migranti e nota in particolare come i diritti di difesa siano compressi.
Quinto, il rapporto nota come la Croazia sia sempre più un paese di origine, transito e destinazione delle vittime di tratta e descrive le azioni intraprese a livello legislativo e istituzionale per combattere il fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo, soffermandosi in particolare sulle azioni adottate in esecuzione dei rilevanti obblighi di prevenzione e repressione, inclusi i doveri di identificazione e assistenza alle vittime. Si rileva come queste azioni sono generalmente ritenute non sufficienti alla luce degli standard internazionali minimi di protezione.
Sesto, il rapporto offre dati e descrive le azioni intraprese per combattere la corruzione nel settore pubblico, in particolare tra le autorità di frontiera e la magistratura.
Settimo, il rapporto si occupa del tema dell’accesso alle informazioni pubbliche e della libertà dei media. Quanto a quest’ultimo tema in particolare, il rapporto descrive gli atti di intimidazione, le minacce e le azioni legali rivolte nei confronti dei giornalisti, anche da parte dei rappresentanti politici.
Ottavo, il rapporto analizza la situazione delle ONG, in particolare di quelle che si occupano di diritti umani e di tutela delle persone migranti, e rileva gli ostacoli che tali organizzazioni incontrano nell’accesso ai beneficiari della loro protezione.
Nono e da ultimo, il rapporto si concentra sulla situazione dei migranti vulnerabili, in particolare le donne, i minori (inclusi i minori non accompagnati), i migranti di fede musulmana e le persone LGBTQI+. Si rilevano in particolare una serie di violazioni attribuibili alle autorità croate, incluse: violenza sessuale; violazioni del principio di non-refoulement con particolare riguardo ai minori in connessione alle procedure per la determinazione della minore età; discriminazioni religiose, sessuali, sulla base del genere e intersezionali.