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Trento – Richiedenti asilo costretti a vivere sotto un ponte in mezzo ai topi e insetti vari

Le prassi illegittime di Questura, Commissariato del Governo e Provincia creano attesa e sofferenza

Tariq* ha 32 anni e vive nella ricca Trento sotto un ponte. E’ arrivato a piedi dalla rotta balcanica a fine agosto. Al confine tra la Bosnia e la Croazia è stato respinto ripetutamente, ha perso il conto di quante volte ha tentato il cosiddetto game per oltrepassarlo 1; poi è riuscito ad attraversare la Slovenia, raggiungere Trieste ed infine fermarsi qui nella nostra città.
Lo incontrano gli operatori del progetto “Un sacco bello” – un servizio di custodia di sacchi a pelo e coperte, e assistenza per senzatetto dell’associazione “Il Gioco degli Specchi” – che da gennaio 2021 monitorano le zone della città dove le persone senza casa cercano un riparo per dormire.

La serata è fredda e piovosa, la temperatura autunnale e l’umidità penetra fin dentro le ossa. Le coperte che gli operatori consegnano al ragazzo e al gruppo dei suoi amici saranno sufficienti per non congelarsi ancora per poco tempo, ma sono un’azione concreta di sostegno fondamentale per accorciare le distanze ed entrare in contatto con loro.
Tariq, che arriva dal Pakistan, è formalmente un richiedente asilo. E come lui lo è anche una decina di persone che hanno ricevuto assistenza dai volontari notturni.
Ho fatto richiesta di accoglienza, ma non mi hanno ancora chiamato. Qui non si può vivere, è freddo e sporco, ci sono topi e insetti, sono stato anche morsicato in varie parti del corpo” , spiega Tariq agli operatori. Poi mostra loro la ferita ancora aperta sul suo piede ed invita anche le altre persone che dormono con lui a mostrare le cicatrici e i segni sui loro corpi causati dal morso dei topi e dalle punture degli insetti. C’è anche un connazionale, sempre nelle stesse condizioni disumane, che ha subito un intervento chirurgico e che non si è ancora ristabilito del tutto. Un altro ragazzo racconta un fatto spiacevole: “I topi prima hanno strappato a morsi il mio zainetto e poi si sono mangiati i miei documenti”.
Sono a Trento da un mese – dice Qaiser* – , e appena sono arrivato mi sono recato in Questura perchè volevo fare richiesta di asilo, ma non me l’hanno formalizzata poiché non mi hanno identificato“.

Fino a poco tempo fa la Questura richiedeva un domicilio e solo dopo permetteva di fare domanda. Nonostante la normativa fosse chiara e la richiesta degli uffici fosse in palese contrasto con l’articolo 6 della direttiva 2013/33/UE2, la Questura di Trento da tempo immemore è solita alzare barriere immateriali per rendere complicata la vita ai richiedenti asilo e così filtrare le domande di protezione internazionale. L’accoglienza veniva preclusa fino a quando il richiedente non dimostrava di avere un domicilio, consegnando agli uffici di viale Verona una dichiarazione di ospitalità. Questo ha provocato anche l’emergere di un mercato nero dove una dichiarazione poteva costare fino a 400-500 euro.
Sono anni che avviene questo, si tratta di prassi totalmente arbitrarie, illegittime” ci conferma l’operatore. “Operatori legali, avvocati, associazioni insieme all’Assemblea Antirazzista avevano denunciato più volte questa pretestuosa quanto assurda richiesta, ora la Questura ha trovato un altro modo per ritardare l’esercizio di un diritto fondamentale, cioè di entrare nel sistema di accoglienza appena formalizzata la domanda. Nel frattempo le persone rimangono in strada”.

A fine 2018, in effetti, l’Assemblea Antirazzista di Trento aveva denunciato la mancata accoglienza di molti richiedenti asilo arrivati in città in modo autonomo (non attraverso le quote del Ministero dell’Interno dopo uno sbarco), promuovendo con l’avv. Giovanni Guarini anche un’azione legale a difesa di un richiedente asilo di nazionalità afgana a cui veniva negato l’accesso al sistema di accoglienza. Il caso era l’emblema del limbo in cui i richiedenti asilo sono relegati dalla triade Questura, Commissariato del Governo e Provincia, che non rispettano i tempi stabiliti dalla normativa né per formalizzare l’istanza di protezione, né per accedere ad un progetto di accoglienza straordinaria.
In primavera di quest’anno, finalmente, il Giudice per le indagini preliminari, con un provvedimento depositato il 3 maggio, ha ordinato alla Procura di Trento ulteriori indagini per individuare chi aveva curato la pratica di richiesta di accoglienza del ragazzo e quali provvedimenti aveva assunto a tutela del richiedente.

Per un periodo grazie a questa decisione – sottolinea l’operatore – le cose sembravano funzionare e sembrava che lo stato di diritto fosse stato ristabilito, ma a distanza di qualche mese tutto è tornato come prima, anzi probabilmente siamo in una situazione peggiore dello scorso anno. Ora infatti i richiedenti asilo non possono nemmeno rivolgersi al dormitorio di bassa soglia perché, tra virgolette, intaserebbero anche quel servizio.
Infatti, non possono più fare domanda allo sportello unico per un posto letto nell’accoglienza provinciale per senza fissa dimora in quanto la competenza per la loro accoglienza sarebbe (ed effettivamente è) del Commissariato del Governo in collaborazione con Cinformi, ma il fatto che tale accoglienza non venga garantita con celerità comporta il paradosso che persone che avrebbero diritto ad un accoglienza progettuale rimangano tra i topi
”.

Dalle azioni di monitoraggio dei volontari si calcola che almeno una quarantina di richiedenti asilo sia abbandonata in questa inaccettabile attesa e sofferenza. Nota positiva, l’encomiabile apertura da parte del Centro Astalli di un dormitorio con 10 posti letto dedicato esclusivamente ai richiedenti asilo che aspettano il via libera per accedere al circuito dell’accoglienza straordinaria.
L’idea di fondo, quella che in molti tavoli istituzionali si sente pronunciare persino dalle bocche di addetti ai lavori che si definiscono progressisti o di “sinistra”, è che rispettare il diritto all’accoglienza e offrire dei servizi di qualità in fin dei conti provocherebbe un “effetto calamita”. Ma analizzando i dati facilmente visibili dal sito del Cinfomi3 questa affermazione non è corretta. Anche all’inizio dell’estate, quando a conseguenza alla sentenza ottenuta dall’avv. Guarini, i tempi di attesa si erano ridotti a pochi giorni, e in coincidenza con il bel tempo che favorisce il movimento dei migranti, il numero di arrivi non ha registrato nessuna impennata che non sia facilmente assorbibile dal sistema di accoglienza provinciale. Infatti al 4 ottobre il numero di uscite annuali è pari a 237 persone mentre gli inserimenti sono 149.

Ma anche fosse vero il contrario, ritornare ad essere un territorio accogliente e capace di rispondere a dei bisogni primari andrebbe rivendicato senza alcun tentennamento.
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* Nomi di fantasia

  1. C’è un’ampia mole di report, inchieste e articoli che denunciano gli abusi e le torture che le persone in movimento subiscono sui confini della rotta balcanica, in particolare dalla polizia croata. L’ultimo in ordine di tempo è questo: https://www.meltingpot.org/Uomini-fantasma-smascherati-respingimenti-al-confine-croato.html
  2. “(…) gli Stati membri non esigono documenti inutili o sproporzionati né impongono altri requisiti amministrativi ai richiedenti prima di riconoscere loro i diritti conferiti dalla presente direttiva, per il solo fatto che chiedono protezione internazionale”.
  3. https://www.cinformi.it/Progetti/Accoglienza-straordinaria/Cruscotto-statistico-accoglienza/Quadro-presenze-in-Trentino

Redazione

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Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org