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A Briançon senza tetto né legge

La crudele assenza istituzionale per l’accoglienza d’emergenza. Sabato 13 novembre mobilitazione cittadina

Lo scatto è degli attivisti che, ogni notte, battono i sentieri boschivi per soccorrere le persone in transito

A sei mesi dalle elezioni presidenziali della primavera 2022, il governo Macron si distingue per le violazioni dei diritti fondamentali, di prassi lesive dei diritti anche dei minori e per l’escalation della violenza delle forze di polizia e di illegittime pratiche di respingimento.
Sabato due manifestazioni in luoghi diversi – a Briançon e Calais – ma unite da rivendicazioni simili.

La Francia sta attuando abusi di stato nei confronti dei migranti sul suo territorio“.
È quanto denuncia Sébastien Nadot, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle migrazioni dopo un lavoro di sei mesi sul campo. Il rapporto traccia una mappa delle condizioni di vita e di accesso ai diritti dei richiedenti asilo che vengono “consapevolmente violati“.


Questo lavoro molto importante sostiene ciò che denunciamo da più di 5 anni” commenta Tous Migrants che con altre associazioni tra cui Refuges Solidaires, Secours Catholique, Médecins du Monde è attiva a Briançon sulla frontiera alpina fra Italia e Francia, dove la Commissione è stata in visita a settembre. “La violazione dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo, le pratiche illegali alla frontiera, la deplorevole politica di accoglienza, la crudele assenza dello Stato sono fatti provati”.
Secondo il recente rapporto dei ricercatori del Dossier IDos sulle Immigrazioni sono quasi settemila le persone respinte, tra luglio 2020 e aprile 2021, dopo aver tentato di attraversare il confine italo-francese in val di Susa, passando da Oulx o da Bardonecchia.

Photo credit: Tous Migrants

Per andare a Grenoble, a Lione o a Parigi, è obbligatorio il possesso del pass sanitario. Ma al rifugio i tamponi Covid vengono effettuati solo 2 o 3 volte alla settimana, e i tempi di attesa sono generalmente di diversi giorni. Inoltre, a causa dei lavori sulla linea ferroviaria notturna da dicembre 2020, i posti a bordo dell’autobus sostitutivo sono fortemente limitati: 20 posti in tutto.
La decisione di sospendere temporaneamente il rifugio è stato un gesto simbolico ma tangibile per mettere Prefettura, Comune e il Governo di fronte alla proprie responsabilità.

Dalla chiusura del rifugio cittadini, attivisti e associazioni di solidarietà del Briançonnais, hanno continuato ad aiutare le persone in transito distribuendo pasti caldi, sostenendoli con la loro presenza e aiutandoli a ripartire.
Nella serata di domenica 25 ottobre, oltre 200 richiedenti asilo hanno occupato la stazione ferroviaria di Briançon. Sono poi stati accolti dal parroco della chiesa di Sainte Catherine per evitare lo sgombero e il rischio di identificazioni e respingimenti in Italia.

Il 4 novembre, quando è caduta la prima neve, 60 persone hanno dovuto essere ospitate in un centro parrocchiale e in tende, e nonostante le numerose richieste, le autorità pubbliche non hanno risposto alla necessità di ulteriori alloggi di emergenza”, scrive la Cimade, associazione di supporto legale e giuridico nella petizione on line in sostegno alle persone in transito nella città delle Alpi francesi.

Nel comunicato congiunto del 9 novembre scorso sottoscritto dalle associazioni si denuncia che “l’unica risposta dei poteri pubblici è stata una lettera tanto sorprendente quanto violenta del prefetto delle Hautes Alpes, Martine Clavel: ammette la presenza di persone senza soluzione di accoglienza e di alloggio nella zona del Briançonnais, ma rifiuta la necessità di strutture di accoglienza di emergenza, mettendo allo stesso tempo in dubbio la nostra legittimità, e rifiuta così le nostre condizioni di riapertura”.
Al contrario – continua il comunicato – presuppone una gestione controllata dei flussi attraverso un “dispositivo rinforzato alla frontiera” in barba alla legge, che dal 1982 prevede la possibilità di chiedere asilo alla frontiera”.

Dopo la caduta della prima neve, in un territorio di montagna inospitale e pericoloso, le temperature sono scese a -10 gradi. Di fronte a condizioni climatiche sempre più dure ogni sera arrivano molte famiglie con bambini piccoli.

La parrocchia di Santa Caterina è stata trasformata in un campo di fortuna con due grandi tende allestite per ospitare quasi 100 persone e sabato 13 novembre Médecins Sans Frontières allestirà una grande tenda umanitaria.

Lo stesso giorno è stata lanciata una mobilitazione cittadina “Un toit, c’est la loi” (Un tetto, è la legge”), dalle 14 alle 20 nel Parco Roseinheim 1. Un evento culturale e di presa di parola che ha chiare rivendicazioni: l’apertura di un tavolo di confronto e consultazione con le associazioni, i cittadini e le persone interessate; l’implementazione di un sistema di accoglienza d’emergenza dignitosa oltre al rifugio solidale; l’accesso ai test Covid-19 per garantire la salute pubblica e l’accesso facilitato ai mezzi di trasporto.

Da Calais, passando per Ventimiglia, Bayonne, fino a Briançon, siamo di fronte a una politica repressiva, indegna e irresponsabile che mette a rischio vite umane. Siamo più che mai determinati a far sentire le nostre richieste e a mostrare la realtà di questa situazione che lo Stato consapevolmente invisibilizza con la massima disumanità”.

Il 13 novembre si manifesterà anche a Calais per chiedere che sia posto fine ai trattamenti inumani e degradanti, contro gli sgomberi e l’escalation di violenza di polizia alla frontiera franco-britannica.

  1. Leggi la locandina dell’evento

Barbara Barbieri

Direttrice responsabile del Progetto Melting Pot. Dal 2014 sono iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ODG del Veneto.
Da diversi anni mi occupo dell’organizzazione di Sherwood Festival, rassegna musicale e culturale che si svolge a Padova nel periodo estivo.