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Bosnia Erzegovina: 300 persone afghane in condizioni inumane al confine con la Croazia

Un appello di Transbalkan Solidarity

Photo credit: Transbalkan Solidarity

Uniamo le forze e assicuriamo un rifugio e una vita dignitosa prima dell’inverno a tutte le famiglie dell’Afghanistan che si trovano in Bosnia ed Erzegovina“, scrive Transbalkan Solidarity, un gruppo di attivisti e attiviste che opera nella regione balcanica per i diritti delle persone migranti. “La maggior parte di loro è attualmente bloccata al confine con la Croazia e l’Unione europea. Molte famiglie e altre persone provenienti dall’Afghanistan hanno cercato per anni di raggiungere un paese che offrisse loro protezione, ma hanno sempre dovuto affrontare violenti respingimenti“.

Transbalkan Solidarity chiede di:

  • firmare l’appello indirizzato ai governi degli stati dell’UE
  • invia questo appello al governo del paese in cui vivi
  • invia questo appello a Ylvi Johansson, commissario europeo per gli affari interni, a cab-johansson-contact@ec.europa.eu
  • condividi questo post con le istruzioni e il modulo di raccolta firme


Di seguito la traduzione della petizione.

Appello per fornire rifugio alle famiglie afghane al confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia

Tra le 200 e le 300 persone, famiglie con bambini, sono bloccate e costrette a vivere all’aperto nell’area di Velika Kladuša, in Bosnia Erzegovina (BiH), vicino al confine con la Croazia e l’Unione Europea (UE). Le famiglie sono costrette a stare in rifugi di fortuna fatti con grandi sacchi neri dell’immondizia.
Questo insediamento improvvisato non ha accesso ad acqua ed elettricità, le persone non hanno modo di riscaldarsi e l’unico cibo a disposizione è quello dato loro dalla gente del posto.
Le tende sono state montate su un terreno paludoso, che si inzuppa con un po’ più di pioggia, mentre il fango circonda già i rifugi di fortuna. Quando la temperatura scenderà sotto lo zero, cosa che è prevista a breve, non sarà possibile rimanere lì.

Queste persone fanno parte delle centinaia di persone provenienti dall’Afghanistan che sono bloccate in Bosnia-Erzegovina, dove sono arrivate dopo non aver ricevuto rifugio e trattamenti umani in Grecia o negli altri paesi della regione.
Non hanno accesso all’asilo in Bosnia-Erzegovina, né la possibilità di una vita dignitosa. Vogliono solo l’opportunità di proseguire il viaggio alla ricerca di un rifugio sicuro e dignitoso.
Per queste persone, Velika Kladuša e la BiH sono diventate una vera e propria prigione a cielo aperto. Qualsiasi tentativo di continuare il loro viaggio verso una vita dignitosa, significa camminare per giorni sulle montagne e attraverso le foreste, temendo il momento in cui le guardie ai confini dell’UE in Croazia li scopriranno e li respingeranno violentemente. Tuttavia, non possono restare in Bosnia-Erzegovina, né possono tornare in Afghanistan.

Organizzazioni internazionali come l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), finanziata sia dall’UE che da alcuni governi occidentali, stanno facendo del loro meglio per dissuadere i rifugiati afghani bloccati in Bosnia-Erzegovina dall’andare oltre. Contemporaneamente, non stanno facendo nulla per garantire una sistemazione dignitosa in Bosnia-Erzegovina. Inoltre, queste organizzazioni sono complici nell’incoraggiare le autorità locali a sgomberare e distruggere di tanto in tanto i campi informali e portare le persone in spaventosi centri di raccolta costruiti dall’UE.
La stessa Bosnia Erzegovina è stata distrutta dagli interventi di quelle stesse organizzazioni e dalla cosiddetta industria della pace. Ora, quella stessa industria della pace si sta semplicemente espandendo nella “gestione delle migrazioni” creando e amministrando “campi di concentramento” nei Balcani.

Non importa quello che devono affrontare i rifugiati afgani, quando vi recate nell’insediamento improvvisato in veste di intrusi privilegiati per portare loro cibo e vestiti, anche se sono stanchi e preoccupati, vi offriranno volentieri quel poco che hanno. Condivideranno con voi le loro preoccupazioni e speranze. I bambini vi saluteranno allegramente e con il sorriso. Vi renderete conto che sono amici migliori di molti di quelli che chiamate amici.

Queste famiglie provenienti dall’Afghanistan cercano da anni di trovare un posto sicuro e una vita dignitosa. Non possono tornare in Afghanistan, grazie alle imprese imperialistiche dei nostri Paesi. Siamo tutti complici delle loro persecuzioni e sofferenze, sia per la nostra incondizionata adesione all’imperialismo dei nostri governi sia per il nostro insaziabile consumismo che ci rende ciechi davanti a tutto il resto.

Perseguitati e senza diritti, nessun paese in Europa vuole riceverli e dar loro rifugio.

È un momento critico per risvegliare in noi almeno un briciolo di senso di responsabilità. Prima che la gente congeli cercando di attraversare le frontiere o dormendo in tende di fortuna, dobbiamo trovare un modo per aiutarli e permettere loro di vivere dignitosamente.

Chiediamo a tutti i governi dell’Unione europea di aprire le loro porte e fornire protezione internazionale a queste famiglie, con accesso a tutti i diritti sociali dai quali sono stati tagliati fuori.Questi stessi governi sono responsabili di ciò che sta accadendo loro ed è ora che si assumano le proprie responsabilità.

Mentre si vantano delle evacuazioni “riuscite” dall’Afghanistan, non vedono le persone alle loro frontiere. Fornire protezione e garantire una vita dignitosa a queste famiglie non costituisce una grande impresa logistica. Non c’è bisogno di un corridoio. Bastano qualche aereo e un trattamento umano.

Transbalkan Solidarity